Tranquilla serata cinefila

Ti rendi conto che c’è qualcosa che non va, quando sdraiato sul letto guardi il counter del lettore dvx e segna ventitré minuti e quarantacinque secondi, quarantasei secondi, quarantasette secondi… Del secondo film contenuto nel dvd. Cinquanta secondi, cinquantuno secondi… Tanto vale spegnere. Ti rendi conto che c’è qualcosa che non va, quando ti alzi, ti metti seduto su un fianco del letto e cerchi di ricordare la fine del primo film. Mandi un’altra occhiata fugace al counter: venticinque minuti e dodici secondi, tredici secondi… Distogli lo sguardo, niente, proprio no, non la ricordi, o precisamente non l’hai vista. Non perché dormivi, ma perché ti sei appena destato dalle visioni. Le stesse visioni che – ventisei minuti e diciassette secondi, diciotto secondi – erano comparse la sera prima mentre leggevi, le stesse visioni che in maniera ciclica compaiono quando il vagone del treno dove viaggi, viene sganciato. E il bigliettaio, quel grande, grandissimo stronzo di bigliettaio ti fa ciao ciao con la manina. Ma che vuole questo? Pensi. Ecco, questa era un’altra visione… tanto per capirci. Parte tutto da qua – ventisette minuti e trenta secondi, trentuno secondi… -, ti viene in mente una metafora, poi passi a immaginare che il vagone rallenta e si ferma, immagini dove ti trovi, che scendi, che magari sei in una città. Deserta. E cammini. Incontri qualcuno. Scappa scappa! Ti urla. E ti rendi conto che c’è qualcosa che non va quando stai scrivendo di questo problema e ci ricaschi mentre lo descrivi. Ventotto minuti e tre secondi, quattro secondi, cinque secondi… Fosse utile a qualcosa questo fantasticare… sarebbe pure bello, poetico e addirittura ti farebbe acchiappare, ma ti rendi conto che non è poi tanto utile quando il vagone si è sganciato da tempo (più dei ventotto minuti e ventiquattro secondi in questione per capirci) e tu, adesso, sei in uno di quei periodi in cui dipendi solo da te. E dovresti svegliarti. E ti rendi anche conto che – quarantotto secondi… – c’è qualcosa che non va, quando sei perfettamente consapevole che non ti mancherebbe nulla per spaccare il mondo – quello che per te è il mondo, piccola cosa, poche pretese in fondo… cinquacinque secondi… non sei poi così superbo – ma la paurosa verità è che non te ne frega un cazzo di smuoverti. Ventinove minuti. Un secondo. Due secondi. Tre… Premi stop. Il counter sparisce. Avercelo anche noi un tasto stop… Io me lo metterei sul cuore per dire.