riflessioni

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L’autunno in estate, la stanza rossa

Oggi è una giornata perfetta per dire quello che voglio dire.
L’estate è agli inizi, ma per me è come se fosse autunno inoltrato, la luce è tenue, il grigiore ci avvolge, il vento ci accarezza. Nonostante tutto, oggi si sta bene. Almeno in superficie, quest’aria che ti sfiora la pelle e te la fa quasi accapponare, come se ti baciasse, stride con quello che sta succedendo dentro.

L’amore, io me lo immagino un po’ così: c’è questa enorme stanza col pavimento rosso dalle sfumature rosate, il colore di un buon vino per intenderci. Per arrivare in questa stanza, enorme, si sale attraverso un corridoio, stretto e buio che si arrampica curvando dal basso. È una salita dura, faticosa, estenuante, ma appena sei su e metti un piede, il terreno rosso, ti accorgi che è morbido, quasi gommoso. Puoi lasciarti cadere e riposare, ovunque, dove ti pare. Si sta bene in questa stanza. Apri gli occhi e ti accorgi poi che il soffitto, le pareti e tutto intorno è nero. Non so perché, ma è così, nero: buio pieno.

Il mio amore è così, oscuro. Non so come sia viverlo.

In questa stanza enorme c’è una porta. E sopra c’è l’adesivo che c’è sulle porte di emergenza. Forse proprio perché è un’uscita di emergenza. È il classico adesivo, c’è un omino bianco e una freccia su sfondo verde. Una volta l’ho aperta e ho visto cosa c’è. C’è uno scivolo: è una strada semplice e veloce. In un attimo sei dall’altra parte, sei fuori da questa stanza rossa e buia. E quella volta l’ho presa questa uscita, sono arrivato giù, ed ero nel bianco, nel bianco più completo. Ma non ero uscito veramente, vagavo in giro, fuori, ma ero ancora completamente dentro: l’odio non è la vera uscita.

Adesso, ogni volta che devo scendere da quassù, faccio così: vado verso la porta d’entrata, quella del corridoio buio e piano piano comincio a scendere da lì. E fa male, fa veramente male, perché passando da lì, piano piano, ti vedi passare tutto quello che hai sofferto, vissuto e di cui hai goduto per arrivarci in questa stanza. Ma è l’unico modo, vero, per uscirne. Disinnescare. Soffrire, quanto serve, da soli, rivivere tutto, fare proprio e assaporare il male. Diventare più forti.
Alla fine non si prova odio, l’odio non serve a niente. Distrugge e io voglio costruire, io devo poter costruire qualcosa da ogni cosa.

Come una spugna

Una spugna assorbe finchè può, poi comincia a rilasciare. Piano piano l’acqua se ne va, o evapora. Resta solo un po’  di sporcizia, ma va bene così, è meglio che rimanga qualcosa, anche solo un po’ di polvere.

Cose che direi a un bambino, volume #1

01. hai già caricato tutto, rilassati, respira
02. diffida di chi sorride a tutti nella stessa maniera
03. cerca e ama chi ti ha sorriso con timidezza
04. proteggi chi non ha mai problemi
05. nessuno ce l’ha con te, ce l’abbiamo tutti con tutti
06. se non parlano più e ti guardano, ti stanno chiedendo un abbraccio o addirittura un bacio
07. una casa è dove vieni accolto e anche il posto da cui andarsene
08. con un gatto si litiga veramente bene
09. il tempo sa le risposte, ma deve scorrere per riverlarle
10. si fallisce meglio cercando di non fallire

Cose invisibili

Alle volte mi costringo a fare un esercizio. Mi concentro su un oggetto o una situazione e ogni giorno cerco di percepire se c’è qualcosa di diverso; quindi mi segno il risultato: una sfumatura, un graffio, un po’ di polvere… se l’oggetto è spostato, se non c’è più… un esempio piuttosto evidente è questo: ho provato a fare una fotografia al tramonto ogni sera per una settimana di fila, poi le ho messe tutte vicine e le ho osservate. In soli sette giorni un tramonto dietro una stessa collina può variare in maniera sostanziale già di giorno in giorno. Le piccole cose si verificano sempre e mi stupisco di quanto a volte siamo ciechi e ci lasciamo distrarre da chi ci avverte che si verificherà un’eclissi spettacolare e che dovremmo proprio vederla tutti. In cielo, succede sempre qualcosa, non ci sono solo le eclissi spettacolari da vedere, e anzi spesso i veri spettacoli sono quelli invisibili… solo che diamo sempre tutto per scontato. Io ho bisogno di vedere che tutto può mutare nel tempo anche solo un po’ e ho bisogno di trovarci intorno quelle cose invisibili… sono queste piccole cose che in certi periodi possono salvarci.

tramonto

…e poi restano a marcire nel fondo

Aspettiamo sempre questi momenti magici. Li immaginiamo, sogniamo, li pensiamo, li raccontiamo, ne scriviamo. Potremmo quasi soppesarli e tastarli con mano per quanto diventano familiari e tangibili. E ne capitano… oh se ce ne capitano. A certi individui incapaci di imparare dagli errori, e da riempire di schiaffi, ne capitano anche più di quanti se ne possa meritare. Ma quando arriva un momento magico, non ce l’aspettiamo perché siamo troppo presi ad aspettarlo, e, allora, appena capita sobbalziamo come colti in flagrante nell’atto di compiere chissà quale gravoso crimine, e in maniera molto stupida giriamo la testa a quel sorriso particolare dando così l’addio al nostro agognato inaspettato momento magico. Non c’è stato nemmeno il tempo di rendersene conto, ma è successo.

Pensiamo che quanto accade nel rifugio nella nostra testa sia molto meglio di quello che potrebbe capitare davvero, poi questi momenti magici invece ci passano davanti agli occhi per davvero, inequivocabili, in maniera anche fin troppo arrogante… esistono! E tutte le volte che si ripensa a questi momenti magici persi non resta che tirare su un angolo della bocca e chiudere gli occhi alla Clint, magari scuotendo anche la testa. E si rientra nella spirale: ormai è andata, non c’è niente da fare e pensare che poteva succedere che. Eccoli, ritornano nel rifugio sotto forma di spettri e poi…

Condensatori

Il condensatore o capacitore è un componente elettrico che immagazzina l’energia in un campo elettrostatico, accumulando al suo interno una certa quantità di carica elettrica. Fonte: wikipedia.

A volte il condensatore si gonfia e non funziona più niente.
In teoria basta semplicemente cambiarlo, ma bisogna trovare un mercante di condensatori disponibile a vendertene uno.

Immedesimarsi

Alle volte mi capita di andare sotto di brutto con un telefilm, o un film, o un fumetto… ci vado così sotto che comincio a parlare e ripetere in maniera fastidiosa frasi e tormentoni o a ricreare situazioni e scenette per giorni e giorni e me la ridacchio tra me e me mentre tutti mi guardano attoniti o con amorevole preoccupazione. Questo mi fa sentire spesso ancora più solo, quindi dopo un po’ tiro un lungo sospiro e la pianto – finché non trovo qualcos’altro e ricomincio da capo, ovvio.
Ultimamente credo di vivere nelle strip dei peanuts ad esempio e mi viene molto bene. Specie quando guardo in camera.
Onestamente penso che sarebbe molto bello vivere nelle strip dei peanuts.

Interazioni impossibili

- Ti piace di più il bianco o il nero?
- Marmotte.
- Ma che risposta è? Ti ho chiesto se ti piace di più il bianco o il nero.
- Marmotte marroni.

miao miao miao miao miao

non c’è non è che mi ha abbandonato anche lui adesso miao come faccio se mi ha abbandonato anche lui adesso miao non so dovrei andare ancora in giro e sperare che qualcuno mi dà crocchette miao mi piacciono crocchette sono buone crocchette miao ma se lui non c’è io cosa faccio adesso miao forse dovrei andare a prendere a lui una lucertola così poi lui mi vuole più bene miao no no no lo aspetto qua miao mi metto qua dove si siede lui e lo aspetto miao certo certo è l’unica cosa da fare miao io aspetto lui torna e crocchette tante crocchette miao mi piacciono crocchette ecco arriva quando c’è il rumore strano e  luci davanti muretto lui arriva miao ferma grosso animale nero che dorme quasi sempre davanti muretto poi lui scende e mi dà crocchette miao che bello ora io salto sul muretto e aspetto a lui miao sì che bello è lui miao aspetto miao ora salto sul grosso animale nero che dorme quasi sempre e lui sta fermo là un po’ miao io allora gli do le zuccatine lui mi fa coccole poi entra e mi dà crocchette miao che bello crocchette miao miao miao miao miao e infatti croc purr purr purr

Non sono mica noccioline

The complete Peanuts #1The complete Peanuts #2

Con ottocento pagine di Peanuts in viaggio verso casa tua, il futuro già sembra un po’ migliore.
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Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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