riflessioni

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Explosions in the sky

Una dietro l’altra le abbiamo lanciate, quelle bombe.
Senza remore. Senza preoccuparci di chi ci ricordava quanto fosse sbagliato. E avevamo ragione noi, era giusto lanciarle, era l’unica cosa da fare per vincerla la guerra; solo che loro non capivano. Non ci capivano.
Ma oggi ti dico, forse eravamo noi, forse eravamo noi che non capivamo. Sempre che ci fosse qualcosa da capire e un fronte su cui stare, una riva su cui sedersi, ad attendere quei cadaveri nemici.

Ma l’America l’ha vinta davvero la guerra, poi?
Non mi pare.

Sono tornato più volte in quel posto e non c’è più niente. È andato tutto distrutto.
Ho provato a rimettere le cose a posto, da solo, ma da solo non potevo farlo. Senza contare che arrivavano anche altre bombe, una dietro l’altra e da chi prima combatteva con me.
Ed è andato tutto distrutto.
Ed io ero lì, mentre succedeva. Mentre tutto veniva oscurato in una luce bianca.

Carcasse.
Polvere.
Larve.
Ecco cosa resta.
Avevano ragione loro.

Ma noi… non eravamo anche noi contro il nucleare?

Niente di originale

Dimenticare. Non è facile quando succedono queste situazioni: le notiamo e poi scriviamo o diciamo in tanti: possiamo essere noi a farlo con degli amici o viceversa. Il titolo di un film e quello di un libro contengono quel nome, una nuova pubblicità di un prodotto ha proprio quel nome, tra i tanti possibili… e così via. Ok, ok, siamo d’accordo, ci facciamo caso solo perché in questi momenti siamo più recettivi verso queste situazioni… però poco fa stavo leggendo un racconto di Matheson e la protagonista aveva quello stesso nome. Nello stesso momento la tv era accesa e sopraggiungeva una canzone che mi piaceva ma di cui non ricordavo il titolo, ho attivato Soundhound per scoprirlo e il risultato naturalmente è stato ancora quel nome. E il testo ci sta pure abbastanza bene. Anche perché si fa di tutto per leggere delle sottotracce (o dei segnali positivi) ovunque e rendere tutto più poetico, malinconico e magico.
Quanto siamo stupidi.

Fuori posto

Su questa panchina di cemento guardo i treni passare, sono a metà percorso, aspetto la coincidenza che mi riporterà indietro. A casa.
Non voglio tornarci, a casa.
Potrei tornare lì. Da te.
No, non voglio tornare nemmeno lì, da te.
Su questa panchina di cemento, guardando i treni passare, abbasso la testa e la nascondo nella maglietta. Non sto piangendo, non sto scappando dagli sguardi. Sto pensando. La luce filtra rossa, e penso che se strappassi questo lembo di stoffa che mi copre la vista e mi copre, alla vista, ora, strapperei anche il tessuto spazio-temporale. Potrei farlo davvero? Potrei squartare come carne, come una tela, quello che ho davanti agli occhi? Il paesaggio, l’aria, le persone, i treni che passano… potrei?
Cosa ci sarebbe dietro?
Un altro mondo?
Ci sarebbe un altro mondo, dietro tutto questo?

Prospettive

Se guardi attraverso una lastra di vetro, puoi vedere tutto quello che c’è dietro. Che poi è semplicemente quello che hai davanti agli occhi.

Acqua nera

Ci nascondiamo. Acqua, petrolio, inchiostro. È un liquido nero quello che ci divide.
So che se mi immergessi in questa pozza oscura, potrei toccarti. E so che dovrei nuotarci dentro, so che dovremmo nuotarci insieme, dentro questo mare nero.
Per combattere, per non affogare.
Non dovremmo nasconderci dietro, per guardare, il nulla nero e accecante.
Non dovremmo nasconderci dietro, per tremare, da soli.
Tremiamo insieme, abbracciati.
E mentre sono fermo qui, e osservo, immagino che adesso potresti pensarci anche tu, che potresti immergerti anche tu. Nascondiamoci.

21 luglio 1969, 4.57 (ora italiana)

Sulla LunaNeil Armstrong posa la pianta del piede sul suolo lunare, lasciando la prima orma.
Buzz Aldrin, è il secondo.
Michael Collins resta sul modulo lunare.
Un viaggio lunghissimo, importante. Tre modi diversi di raggiungere o avvicinarsi alla meta.

Cose che direi a un bambino, volume #2

11. quando non sai come si chiama una cosa, inventa una parola. Sono nate tutte così in fondo.
12. peggio della sensazione di parlare a vuoto c’è solo quella di scrivere a vuoto. O viceversa.
13. ci sono le cose vere e ci sono le cose finte e che vogliono essere come quelle vere. E poi ci sono le cose che non esistono.
14. è dura rimescolare le parole, una volta che sono uscite.
15. una cosa strana è che se cancelli il silenzio ottieni il rumore.
16. una volta arrivato al traguardo continua a correre.
17. non andare troppo veloce o poi resti fermo.
18. i sentimenti sono come la plastilina, più ci giochi, più mutano forma.
19. se proprio vuoi essere felice, leggi sempre un libro in meno rispetto a chi hai intorno.
20. passeggia sull’erba quando piove col sole, e andrà tutto bene.

Lamento silenzioso

lago di martignano

L'acqua è ferma.

L’ultima lettera dell’amico disilluso

Forse bisogna puntare davvero in alto e volere sempre di più.
Ragiona: se ti accontenti di poco e non lo trovi, poi come fai?
Oppure, pensa a  quando lo trovi quel qualcosa e non riesci ad afferrarlo; e ti resta in mano un lembo di tessuto, vedi sempre precipitare tutto da una rupe e resti lì, inerte.
A guardare.
Se punti in alto, invece, se cerchi di ottenere tutto, ci sarà sempre qualcosa che ti distrarrà. Starai male, sempre, perché si sta sempre male, e per fortuna. Serve stare male. Ma ogni tanto starai anche bene – e per fortuna – e potrai, almeno, ricaricare il serbatoio della serotonina in qualche stazione di servizio.
E, ricorda anche che tutto quello che hai intorno non è uno sciame di fantasmi, ma un unico tessuto fantasma e lo si attraversa in silenzio, senza mostrare paura. Il mondo circostante è così e ci siamo già dentro. Non si può evitare e bisogna andare avanti, alla velocità che si può, sperando non sia inerzia, ma va bene anche per inerzia in fondo, ma restare fermi, amico mio… restare fermi, no.

Alice guardava i gatti

Alice amava i gatti e i gatti mangiarono Alice, perché era morta e non gli aveva lasciato niente. Funziona così nella realtà.

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Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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