recensioni

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Arrietty (il mondo segreto sotto il pavimento)

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, la prima apparizione di Arrietty

Arrietty è l’ultimo film realizzato dallo Studio Ghibli ed è la prima volta da regista per Hiromasa Yonebayashi storico animatore della casa di Totoro.
La storia parla di una famiglia di piccoli esserini alti poco più di dieci centimetri che si autodefiniscono Prendinprestito, che vive in una casa da svariate generazioni.
Questi Prendinprestito, appunto, prendono in prestito oggetti di uso comune come fazzoletti, zollette di zucchero, ma spesso anche oggetti dimenticati o persi per crearsi da soli cose utili per la loro casa.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, che casetta eh?

Miyazaki è alla sceneggiatura e come spesso accade per le sue opere, come i personaggi di questo film, prendendo in prestito qualcosa che gli è piaciuto da ragazzo, cerca di realizzare e raccontarci qualcosa di suo, dove i protagonisti si trovano a far parte di due mondi che non dovrebbero comunicare fra loro e lottano perché questo tabù sia aggirato.

In questo film c’è tutto quello che ci si aspetta dal maestro e dallo studio Ghibli: dolcezza, semplicità, delicatezza, poesia. Come atmosfera ricorda un po’ kiki’s delivery service, sebbene il film di Hiromasa Yonebayashi, nonostante la “leggerezza” e la semplicità che li accomuna, sia decisamente meno scanzonato. Forse ciò che li rende vicini è un equilibrio simile del “parametro” delicatezza.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento

Arietty è poetico, delicato, leggero, tenero, profondo e soprattutto bellissimo da vedere. I colori e la loro scelta, insieme all’animazione sono fenomenali e incantano: il regista è per prima cosa un animatore e si vede. Il verde come in molte opere dello Studio ghibli è dominante, il rosso e le tonalità calde della piccola Arrietty contrastano e dànno risalto e forza mettendola al centro di tutto.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, Arrietty è decisa

Unica pecca forse è una sceneggiatura che sembra un po’ frettolosa in alcuni punti (quasi didascalica), dove in altri invece si dilunga restando su dettagli che, possono sembrare insignificanti, ma che in realtà sono il cuore del messaggio del film. Sono queste piccole cose che messe tutte insieme lo rendono particolare, e sono queste cose, che creano le atmosfere ricercate dallo studio ghibli e ci fanno sintonizzare con i protagonisti.
E a questo punto più che la sceneggiatura forse è il montaggio ad avere qualche falla. Il film dura 94 minuti e forse dieci in più ci potevano stare. Di sicuro troverete chi dirà che, invece, ce ne potevano stare anche venti in meno.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, un porcellino d'india che avrà una sua piccola parte

La storia originale, o più che altro la serie di racconti che hanno ispirato il film, è di Mary Norton e ulteriore curiosità è che da questa serie è stato tratto un altro film (inglese) nel 1997: i Rubacchiotti, di ben altro spessore.

La trama di Arietty è semplice, è una storia per bambini con sottotracce profonde che spiccano nei silenzi, negli sguardi, nei movimenti, nelle inquadrature e nei contrasti fra piccolo e grande. Purtroppo il co-protagonista, Sho, sembra spesso messo lì solo per fare la sua parte, sembra un attore che ci crede poco e risulta spesso poco credibile a sua volta. Altro personaggio che non convince è la signora Haru, forse troppo sopra le righe: nella cultura giapponese un personaggio così è tipico, specie nelle commedie, ma anche se ha i suoi riusciti momenti di simpatia che spezzano l’atmosfera lineare, in questo caso forse è troppo. Problemi di simpatia non li hanno Arietty, il papà e il resto del cast, tra cui spicca Spiller che sembra più che altro un personaggio-cammeo, e ricorda tanto quei due matti selvatici di Conan e Gimsey (soprattutto quest’ultimo) della indimenticabile e amatissima serie Conan il ragazzo del futuro.

Arrietty il mondo segreto sotto il pavimento, Spiller

Il film ha raccolto molti consensi in giro per il mondo, la distribuzione in italia c’è stata, ma a vedere gli orari e quanti pochi spettacoli siano programmati ogni giorno, forse già dalla prossima settimana sparirà dalle sale.

Ogni tanto un film di Miyazaki fa bene ai polmoni e al cinema sono rari, anche se sempre meno.
Pensateci su.

2010 da sfogliare

Personalmente è stato un 2010 neutro, né brutto né bello; comunque utile. Per quanto riguarda le letture invece, è stato un anno abbastanza variegato e informe: saggi, romanzi, raccolte di fumetti e racconti, manuali… un po’ di tutto. Purtroppo ho avuto due o tre black out abbastanza lunghi, soprattutto uno di quasi tre mesi, quindi per il secondo anno consecutivo, mi sono fermato a 29 libri. Me ne ero prefissati 30, cifra ben lontana dai 40 degli anni precedenti. Ma va bene così: vogliamo mettere quel fascino tragico… shakesperiano, nel fallire per un’inezia un obiettivo?

Top5 del 2010

on writingChe ne è stato di te, Buzz aldrin?middlesex1984L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

 

_ On writing, di Stephen King: un libro che forse ha aperto definitivamente una porta che andava socchiudendosi sempre di più.
_ Che ne è stato di te, Buzz aldrin?, di Johan Harstad: di cui ho scritto pure troppo forse, ma la sensazione di familiarità che mi ha lasciato è stata veramente forte.
_ Middlesex, di Jeffrey Eugenides: di cui forse ho scritto troppo poco (nulla in verità, forse rimedierò); un altro libro che ho amato molto e in cui a tratti mi sono rivisto (non che io sia ermafrodita, ma momenti di vita in cui ci si sente fuori posto, anche senza scomodare la sessualità, possono capitare a tutti). EDIT: mi sono sbagliato, avevo scritto qualche riga su anobii, ma non lo ricordavo.
_ 1984, di George Orwell: uno di quei libri che non si sa perché non si è letto prima, ma di cui in ogni caso sai già tanto per sentito dire o citazioni varie (tipo Brazil).
_ L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks: ero indeciso se mettere questo o La strada di McCarthy… vince questo perché nonostante siano racconti, l’ho divorato con estrema curiosità e interesse.

Altri menzionabili

Full of life, di John Fante (voglio una Joyce personale); Nove racconti, di J.D. Salinger (speriamo trovino quattro-cinque romanzi buoni nella sua cripta); La strada, di Cormac McCarthy (che mi ha fatto comprare altri quattro suoi libri); Canone inverso, di Paolo Maurensig (bello come i romanzi di una “volta”); La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger (unica vera pecca… l’eccessiva lunghezza); Nel segno della pecora, di Haruki Murakami (è stato bello entrare nel passato di Dance Dance Dance); L’ultima estate di Hiroshima, di Hara Tamiki (agghiacciante); Il racconto dell’isola sconosciuta, di José Saramago (piccola gemma di un grande maestro); L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafón (avvincente ed evocativo)

Mi aspettavo di più da

Molto forte, incredibilmente vicino, di Jonathan Safran Foer (forse colpa del periodo sbagliato, forse colpa dei nonni); Ricordi dal sottosuolo, di Fedor Dostoevskij (che poi è bello denso, resta parecchio… ma… non so); Fahrenheit 451, di Ray Bradbury (e aggiungo come aggravante che non m’ha colpito particolarmente nemmeno il film di François Truffaut. E poi ci sono quelle acca che non si sa mai dove metterle.)

Due bei film con scene migliori (che fanno sorridere)

_ 500 giorni insieme (500 days of summer)

500 days of summer

Nonostante un po’ di titubanza e spocchia che non so da dove fosse giunta, il film mi ha preso subito dalle prime righe introduttive. Precisamente da dopo la parola “stronza”. Sempre se c’era. Altra cosa strana è che prima avevo una predilezione per Zooey Deschanel ed ero un po’ diffidente invece su Joseph Gordon-Levitt, poi si è ribaltato tutto (ovviamente, o non sarei qua ad articolare questa frase), per empatia (ovviamente anche qua). E quando un regista mi frega con l’empatia è fatta. Potete dire “e grazie al cazzo” se volete. Io, lo farei.
Nel titolo originale c’era un gioco di parole col nome della protagonista Summer che in italiano diventa “Sole” perché… perché… boh. Tutto questo per dire che i 500 giorni non è che siano tutti “insieme” e sono montati con vari salti avanti e indietro, poi tranquilli che non è nemmeno una storia d’amore, tant’è che lo dice subito il narratore e meno male. Che schifo fanno le storie d’amore? Ne vogliamo parlare? Bleah, no no, non fatemici pensare.
Scena migliore: tutta la sequenza alla mezz’ora con tanto di balletto e di uccellini animati.

Comunque, io, fossi in voi, farei meno lo snob e lo vedrei. Magari sotto il piumone e coi tarallucci e una bottigliona di coca cola sgasata. Non che io abbia fatto così, chiaro, era un esempio.

_ I love Radio Rock (The boat that rocked)

I love radio rock

Non vorrei dilungarmi… figo! Vedetelo. Dovete per forza, davvero.
(Scena migliore: lui triste e i due che si mettono a mangiare i biscotti al suo fianco.)

Byosoku go senchimetoru

5 centimetri al secondo, Akari e Takaki

Cinque centimetri al secondo
, come spiega la piccola Akari a Takaki è la velocità dei petali di ciliegio che cadono al suolo. Il lungometraggio di Makoto Shinkai, molto intenso e poetico, è diviso in tre parti che riprendono diversi episodi della vita dei protagonisti col passare degli anni. Tutto inizia quando Takaki e Akari s’incontrano da bambini: i due fanno subito amicizia, entrando in perfetta sintonia e poi si riscoprono innamorati quando Akari deve trasferirsi lontano. Non vi preoccupate che non è un spoiler, succede/si capisce tutto subito e comunque non parlerò praticamente più della trama, precisamente da qui.

5 centimetri al secondo, Akari

Il silenzio, interrotto spesso solo da voci fuori campo, le ampie vedute, gli scorci di cielo, immenso ma mai vuoto, incastonato di gemme fatte di nuvole, giochi di luce, cavi, petali, striature colorate. I dialoghi, la pressoché assenza di musica sostituita dai rumori del vento, dell’acqua che scorre, del treno che passa, creano perfettamente un’atmosfera di immersione totale. Io, ovviamente, magari colto nello stato d’animo giusto, ci sono caduto dentro con tutte le scarpe, sporcandomele ben bene anche un po’ di fango… tant’è vero che sono rimasto a fissare lo schermo per qualche minuto anche dopo i titoli di coda, nel più totale e rispettoso silenzio.

5 centrimetri al secondo, Takaki

I titoli di coda scorrevano ed ero ancora là in completa trance. Erano finiti, e c’era ancora quel silenzio carico. Ero totalmente assorto, le immagini e le parole che componevano il film stavano ancora lavorando duro, non tanto nel cervello, quanto tra i polmoni. C’è qualcosa di peggiore di non amare o non essere amati? Di non trovare la persona giusta? Forse sì, forse è trovarla ma non poterla avere accanto per la distanza, spaziale, temporale. O entrambe

Sento l’impulso di condividerlo, insomma. E’ un po’ difficile da reperire, ma c’è un’ottima versione fansub in circolazione.
Se non riusciste a trovarla, mandatemi un’e-mail.

5 centrimetri al secondo, Caffè

Tre film che consiglierei

_ Wristcutters: a love story

Wristcutters: a love story

Mi è capitato sotto gli occhi questo film qualche tempo fa, ma dato il tema e dato che sono abbastanza impressionabile (e però me le cerco) ho preferito aspettare momenti migliori. Per convincermi a vederlo, ho messo come desktop un wallpaper di Shannyn Sossamon per ricordarmi di quanto possa essere innamorato di questa ragazza dai tempi di 40 giorni e 40 notti (con Josh Hartnett) e Il destino di un cavaliere (con Heat Ledger). Shannyn mi ha guardato per non so quanti mesi, con quei suoi occhi malinconici che “porca miseria” e alla fine ho ceduto. E non c’era nemmeno molto da temere, in quanto alla fine, il film, sì, parla di un tema molto pesante, ma lo fa in maniera estremamente poetica e gentile. Decisamente naif, ma senza colori. Il tema è il suicidio e i wristcutters non sono altro che coloro che si tagliano i polsi… è tutto un po’ metaforico e si svolge in una specie di realtà alternativa dove ci si ritrova dopo aver compiuto il gesto.
Film del 2006, tratto da un racconto della raccolta Pizzeria kamikaze di Keret, riscuote un discreto successo di pubblico, premiato a qualche festival, dura meno di 80 minuti, non fa la morale, fa riflettere, c’è Shannyn sossamon. Non è una pietra miliare, ma è godibile e non so più cos’altro dire per farvelo vedere.

_ My blueberry nights

My Blueberry Nights

Di questo in teoria non dovrei neanche parlare perché penso sia il più conosciuto del trio, però a me mancava di vederlo. E’ il film d’ammore ammericano di Wong Kar wai e raccoglie in sé un cast notevole (Jude Law, Natalie portman, Nora Jones alla sua prima prova…) ed è il film dove ho capito che la cotta per Natalie m’è definitivamente passata. Quindi l’ho visto con un po’ di malinconia in più, che non guasta. C’è una ragazza (Nora Jones) che scopre che il suo lui ha un’altra e conosce il gestore di un locale (Jude law) con il quale si intrattiene a parlare quasi tutte le sere. Ma non sembra una cosa poco comune, in quanto molta gente è solita lasciarsi andare con lui e lasciargli anche delle chiavi quando le storie finiscono. Chiavi che lui custodisce in un contenitore di vetro. Nasce qualcosa, una sintonia evidente, ma poi lei parte in cerca di se stessa e comincia a lavorare in più posti. So già che molte leggendo che una parte e se ne va dopo che nasce qualcosa con Jude Law impazziranno, ma oh la vita va così. A volte ci sono delle priorità diverse, a volte c’è bisogno di ritrovarsi prima di fare un altro passo.

_ Black Snake Moan

Black Snake Moan

Questo film è stato una gran sorpresona, non lo conoscevo e inizia con la camminata di una ragazza bionda con curve e dondolamenti ovunque. Ha qualcosa che mi ricorda qualcuno, ma non riesco a ricordare… e poi capisco: cavoli è Christina Ricci. Da quando Christina ricci non è né cicciottella (The last of the high kings, del 1996 col mio amico Jared Leto) né quasi anoressica (Speed Racer)? Non si sa. Questa ragazza, comunque a forza di dondolamenti viene pestata e scaricata in strada e alla fine trovata e accudita da un brav’omone (Samuel Lee Jackson), che però la prende un po’ troppo sul serio e decide di salvarla proprio nel senso più stretto: quindi dopo averla curata, la incatena in casa e cerca di farle vincere questa sua ossessiva e autodistruttiva voglia di cazzo. Ed è proprio questo il suo problema, non sto facendo nessuna battuta scurrile (ok, un po’ sì). Anche il brav’omone, che suona la chitarra, ha il suo triste passato e il film a parte rari e lievi cali di sceneggiatura nel finale è molto scorrevole.

La scena di lui che suona la chitarra e si porta le mani al volto e di lei, impaurita dai tuoni, ai suoi piedi: pochi film, magari anche non eccelsi, possono avere una scena così, indelebile, che ti porterai dentro per sempre.

Gran Torino

Ecco… già che si parla di "Gran Torino" prendo la palla al balzo per dire che l’attesissima rubrica "philms" è stata purtroppo soppressa. Ma da quel dì eh… so che attendevate trepidamente il prossimo numero, però che vogliamo farci… pazienza. Sopravvivrete v’assicuro… c’è la botta iniziale, poi piano piano la si assorbe, ve ne fate una ragione, trovate un altro blogger cazzaro che scrive post cazzari sui film, vi innamorate dei suoi post e via così. Il problema è che sono state soppresse tante cose qua e non so più di che cavolo scrivere, ma ci rifletterò su.

Comunque, Gran Torino è veramente un gran film, e vorrei vedere, c’è anche nel titolo che è gran… come d’altra parte lo sono anche Milk e The Wrestler, gli altri due film che ho avuto il piacere di vedere con Viola (che a proposito, beccati questa)… The Wrestler cercate di recuperarlo, è ancora in programmazione, Milk non so se lo diano ancora… ma comunque, cavoli, andateci al cinema ogni tanto, basta con dialoghi del tipo "andiamo a vedere ponyo?", "sìììììììììì", e poi niente invece, perché non se ne può più.

Ma dopo l’esilarante premessa, parliamo del film.

Eastwood è magnifico interpretando consapevolmente la caricatura di sè stesso. All’inizio il film appare come una palla, detto proprio papale papale, e non riesco nemmeno a trovare la posizione giusta sulla poltrona e questo non aiuta proprio, ma poi il tono cambia e il contrasto tra il burbero reduce di guerra e i suoi vicini che non ho capito precisamente se siano coreani o cinesi o altro crea divertimento, interesse, curiosità… crea la pace dei sensi e trovo anche la posizione giusta – forse è questo -, e il film diventa splendido, solare – che brutta parola, mettetecene un’altra -, anche se pervaso da quella cacchio di malinconia… quella cacchio di malinconia… che bel film. Andateci. E attenzione perché quando Clint apre gli occhi fa davvero paura. Che schifo di post.

40

Questo potrebbe essere preso come un post dove mi "vanto" in maniera molto insana e nerd – nonche fastidiosa – di aver raggiunto, anche quest’anno, la cifra di quaranta libri letti. E invece no… non solo: qua mi vanto anche di aver superato le diecimila pagine. Ma a chi dovrebbe fregare di certe cose? Perché dovrei vantarmene? E che ne so? Infatti non capisco perché ho iniziato tutto il post in modo così ostile… mmm… un motivo forse c’è… è che sono incavolato. Ieri ho litigato e mi è rimasto dentro un po’ di nervoso. Ho litigato con anobii, che sembra sempre più abbandonato, e non ci sono i permalink ai commenti… e se uno vuole linkarli nel blog o a qualcuno deve inventarsi cose assurde… comunque, anche se devo usare questo metodo un po’ farlocco, io le recensioni ve le segnalo, sebbene le prime facciano più schifo delle ultime, poi se qualcosa vi interessa, bene, ne sono contento. Ah, e poi quest’anno ho trovato un altro maestro: John Fante.
–br["i 40 libri del 2008"]–

- Dance dance dance
- Harry potter e i doni della morte
- L’uccello che girava le viti del mondo
- Novecento
- Il sentiero dei nidi di ragno
- Il visconte dimezzato
- Il barone rampante
- Il cavaliere inesistente
- Il giovane Holden
- Il postino di Neruda
- Il buio oltre la siepe
- Il punto di vista (breve saggio sulla scrittura)
- Alta Fedeltà
- Come, cosa, perché raccontare (breve saggio sulla scrittura)
- Gli amori difficili
- Un amore
- Il vecchio e il mare
- La fine del mondo e il paese delle meraviglie
- Personaggi secondari (breve saggio sulla scrittura)
- Le regole dell’attrazione
- City
- Stardust
- Il signore degli anelli (vale 3!)
- Senza sangue
- Il ristorante al termine dell’universo
- La vita, l’universo e tutto quanto
- Addio, e grazie per tutto il pesce
- Il ritmo della narrazione (breve saggio sulla scrittura)
- Segni particolari (breve saggio sulla scrittura)
- Praticamente innocuo
- Strumenti per la narrazione (breve saggio sulla scrittura)
- Chiedi alla polvere
- Dieci piccoli indiani
- Sostiene Pereira
- Kafka sulla spiaggia
- Aspetta primavera, Bandini
- La strada per Los Angeles
- Sogni di Bunker Hill
 

[Philms][06] Il meglio del nostro meglio

Eh, qua tocca rivedere un po’ il format perché i post vengono troppo lunghi… In realtà non è il meglio di ciò che ho visto sti giorni, ma non sapevo che titolo mettere. E in realtà posterò anche il resto a breve, che però non è nemmeno il peggio. Che storia! Che storia.

Prime visioni

Bolt. Quando presi per il culo il trailer di questo film, non pensavo di certo che fosse così bello e piacevole. Non pensavo che Raoul Bova sapesse doppiare davvero un cane e non come un cane. Non pensavo che le faccine ironiche della gatta Mittens fossero così espressive (e che mi ricordasse qualcuno). Non pensavo che il criceto fosse così delirante e divertente. Non pensavo che la sala sarebbe stata così piena zeppa di bambini, di fottuti bambini, e che avrei riso solo io e un’altra persona nel silenzio generale. Ma come cazzo crescono sti bambini oggi? Boh. Vabbe, vi giuro che è un film divertentissimo e che è al livello di un buonissimo Pixar: è un disney mascherato… nel senso che in pratica ci ha lavorato la Pixar ma è uscito come Disney. La grafica è incredibile, soprattutto quella degli scenari. E ripeto, c’è il criceto. Ed e dentro una sfera trasparente. Pensateci bene, pensateci se è il caso di perdervelo al cinema o meno. Il criceto. Nella sfera trasparente. Trasparente.

The Millionaire. Idea carina, ma sceneggiatura che spesso è di un’ingenuità disarmante. Si capisce come finirà dopo poco… e finisce così infatti. Non era meglio troncare quella fine o, se proprio doveva esserci, metterla all’inizio? La storia è quella di un bambino e una bambina che si perdono di vista dopo un bel casino che non sto a raccontarvi e si incontrano nuovamente da ragazzi. Lui partecipa al "chi vuol essere milionario" indiano, che a lei piace tanto tanto e così la può rivedere ancora. Di contorno c’è il fratello di lui che è mafioso perso sin da bambino… L’intreccio del film è costituito da un piano temporale in tempo presente e vari flashback del passato che ci spiegano il perché il ragazzo sappia alcune risposte del quiz. E’ un film molto fiabesco, se vogliamo etichettarlo, e l’ingenuità di alcuni punti potremmo abbonargliela… ma la lunghezza e la particolarità non mi consentono di suggerirne la visione cinematografica a tutti. Sebbene le inquadrature e la fotografia, specie di quando erano bambini, mi siano piaciute molto. Minchia… che chiusura seria.

Recuperati

Be kind Rewind. Sono rimasto un po’ deluso dalla visione di questo film. Mi aspettavo molto di più e ricordo le battaglie intraprese per convincere qualcuno a vederlo con me (era questo il grosso problema), in un cinema sfigato del cazzo… dato che uscì in pochissime copie. Mi aspettavo molto di più da Gondry (sua maestà Gondry). Da Jack Black. Dalla scelta di alcuni film da "maroccare". E basta, anche perché non è che ci sia tanto altro qua. Jack Black fa casino e smagnetizza tutti i nastri di una videoteca e quindi decidono di maroccarli. E c’è un finale un po’ amaro. Fine. O meglio qualcosina d’altro c’è: c’è il messaggio sibillino, se proprio vuoi metterti là a scavare, che il cinema è bello, è che a volte non serve avere tanti soldi per fare qualcosa di indimenticabile. Però, ecco, potevi fare indimenticabile questo di film, Gondry.

Speed Racer. Se dico che, secondo me, questo è il più bel film sulle corse d’auto mai visto… esagero? Credo di sì, perché c’è qualcos’altro, di serio, e non me lo ricordo. Sicuramente. Ok, allora dirò che è il più bel film sulle corse-wuxia mai visto. I film wuxia non possono essere sulle corse? Ecchissenefrega. No? Ma vogliamo poi parlare del cast di questo film dei fratelli ua(aaa-tà)cioschi? Emile Hirsh (into The wild) che fa Speed Racer? Christina Ricci tirata a nuovo, magrissima e superpucci come non mai? John Goodman che interpreta il babbo? Susan Sarandon la mamma? Matthew Fox (JACK DI LOST) che interpreta il fighissimo e misterioso Racer X? Ma come fate a restare qua, a leggere ‘sto post invece di mettervi là a scar… ad andarlo a vedere? A me stava sulle palle il cartone, ma poi, boh, da più grandicello m’è capitato un videogiochetto carino su floppy da tre e mezzo e vedere questo film, e sentire il rumore dei salti delle auto (sì, saltano.) identico a quello del cartone e del videogioco mi ha aperto in due il cuoricino. Sniff.

Sleepy Hollow. A parte l’ultimo, Sweeney todd, questo era l’unico film di Tim Burton che non avessi ancora visto. E’ un film dalle atmosfere grottesche, dalla fotografia stupenda, coi suoi colori smorti e ben amalgamati. Una divertente favola Noir che parla di un cavaliere senza testa che va in giro a decapitare gente sul suo cavallo nero. Così. che fai stasera? Mah… vado a decapitare teste, te? Vieni? Così, insomma. C’è il solito immenso super Johnny Depp (che ha un po’ rotto… come la Roma ultimamente che vince sempre e non c’è più gusto eh) che chiamato sul luogo a indagare, incontra una biondissima Christina Ricci – che ultimamente mi ispira molto, diciamolo -, e che per passare una serata piacevole, divertente e con un minimo di suspance e brivido è ottimo (il film, anche Christina Ricci volendo, eh, ma vabbe). E poi ci sono le mani di cracker. Voglio dire, le mani di cracker. E se non vi viene voglia di vederlo per le mani di cracker non so più cosa dirvi.

In sintesi
Rivedrei: Bolt, Speed Racer, Sleepy Hollow
Se proprio devo: Be Kind Rewind, The Millionaire (uhm, però forse basta insistere poco)

A presto con un nuovo ed emozionante numero dove canteremo e balleremo. Yuppie.

[Philms][05] Numero d’ordinaria amministrazione

Ehm.

Recuperati

Slevin. Bello. Gran cast, tre dei miei attori preferiti (gli amici Josh, Morgan e Bruce), bellissime inquadrature, bella fotografia, ottimo intreccio, dialoghi alla griffin in certi casi e a cui non si può resistere. Per capirci è quando una discussione va per le lunghe più del dovuto portando avanti cose del tutto inutili. L’arte dell’incartarsi. Che è poi la cosa che mi fa anche amare Ben e Owen (Ben Stiller e Owen Wilson per voi).

Ci metto un pezzo di trama va, che poi si lamentano: praticamente C’è Slevin che viene scambiato per un certo Nick e finisce invischiato nella faida tra due bande, quella del Rabbino e quella del Boss. Così dice wikipedia, io manco me lo ricordavo. Ah, un giorno vi spiego anche la mossa Kansas city magari. Ok?

Orgoglio e pregiudizio. Praticamente il film è così: c’è una famiglia con cinque figlie e se non trovano marito tutte si sentono male. Poi qualcuna ci riesce, e qualcuna no. Ah, c’è pure Darcy e Elizabeth che fanno i sostenuti. Fine.

- Ma lui si chiama Può? – Sguardo compiaciuto e soddisfatto per la freddura.
- Uh?
- "Può"… dài…
- … – Sguardo attonito.
- Può… Darcy… "può darsi"…
- … – Sguardo neutrale che però lascia trapelare: "cristo, allora avevo capito bene, ora lo caccio di casa".

E questo è un po’ il tono con il quale ho visto il film in questione. Non sono riuscito a prendere sul serio assolutamente nulla, a parte la bravura del regista nelle inquadrature ampie (cit.) a cui però fa da contraltare il non saper fare dei primi piani decenti (cit.); poi ho preso sul serio anche Keira knightley, ma solo finché non sorrideva. E niente, un vero uomo deve vederlo così Orgoglio e pregiudizio, si sa. Magari anche ruttando, tirando giù qualche porco e grattandosi le chiappe sbuffando.

In sintesi
Rivedrei: Slevin.
Se proprio devo: orgoglio e pregiudizio (magari lo rivedrei cercando di prenderlo un po’ più seriamente)

Numero un po’ ingolfato e sotto tono, lo ammetto. Ho lasciato il cervello da qualche parte.

Questo è il post su Wall-e

E’ un post, non una recensione, dovreste averlo capito ormai che non so assolutamente recensire i film eh. Ho pure usato il nuovo tag –partesaltabile– di iobloggo che è sempre più avanti.

–partesaltabile–

Una cosa divertente dell’andare al cinema da soli è il classico dialogo che mi capita con la bigliettara. Io arrivo là, e non c’è nessuno, in special modo non c’era nessuno quando sono andato a vedere Wall-e, che erano le 15,30 ed è uno spettacolo un po’ desertizzato. Arrivo là, e mi appropinquo (?) alla cassa. Metto le manine sul bancone, appoggio i gomiti, mi sporgo, lei mi guarda e mi fa:
- Il prossimo
- …
Comincio a farmi problemi esistenziali del tipo: sono un fantasma? Sono morto? Sono così anonimo? Dio, come mi sento solo, sigh, sob… poi mi faccio coraggio: è solo la prassi, mi dico. Solo la prassi. Mi guardo spaesato intorno.
- sì, dica pure.
- …
Cos’è? Sono misteriosamente ricomparso? Ho dei poteri tipo X-men o come i fantastici quattro (in uno)? A seconda delle emozioni divento visibile o meno?
- Sì, per lo spettacolo delle 15, 30… wall-e…
- Ok, quanti biglietti?
- …
Sempre rimanendo appoggiato coi gomiti sul bancone, mi volto a destra. Poi a sinistra. Poi mi ergo in tutta la mia altezza (e bellezza) e mi volto indietro. Guardo lei e faccio:
- …uno?
- …
Stavolta puntina lei. Cazzo si puntina non si sa.
- …uno??? – chiede.
- …
Sob, ma che cazzo vuoi? Penso.
- Uno… -, le dico più virilmente che posso. Col labbro inferiore tremolante.
- Uno… – digita -, per Wall-e… ecco fatto, fanno cinque e cinquanta, ok, buona visione.
Sob, mi prende pure per il culo…
E con questo spirito io vado a vedermi Wall-e. Capite? Wall-e, film evento della Pixar. Studiato a tavolino sin da quando i 4 magnifici fondatori erano dei poveri nerd pirlotti che lavoravano in una sezione pubblicitariamisembrachefosse di una ditta di nonsocosacazzoècheeraprecisamente. Ora sono sempre 4 nerd pirlotti, ma pure ricchi e famosi da far vomitare nero. E se lo meritano (di esseri ricchi).

Quindi, ho questo biglietto per Wall-e. Allo spettacolo mancano tipo quindici minuti buoni, più quindici di pubblicità del cazzo, ma niente paura, io sono un ragazzetto molto previdente e mi sono portato Sostiene Pereira per passare il tempo, quindi ora mi avvicinerò a quelle belle poltr… uhm, momento, non c’è il tizio strappabiglietti. Uhm. Potrei passare. Ma sarà consentito? Se lo facessi violerei qualche regolamento? Uhm. Vado? che faccio? E mentre dico “Uhm” per la seconda volta in realtà già sto al piano di sopra che cammino verso la mia sala. In verità stavo salendo già da questo pezzo: “[...]on c’è il tizio strappabiglietti. Uh[...]“.
Il display dice: Wall-e, proiezione fra tot minuti, lo ringrazio, entro e ovviamente essendo presto non c’è nessuno. Comincio così a leggere, svaccandomi sul mio assurdo posto in alto a sinistra e ogni tanto mi chiedo che cavoli gli abbia preso alla tizia che mi ha assegnato il posto… ma uno centrale e più basso no? boh. Ti odio maledetta. Vabbe, sarà che c’è tanta gente che ha già prenotato prima. In verità so benissimo che se entreranno altre quattro persone sarà tanto, non so perché devo giustificarla. In questo momento la odio, ma ricordatevela… perché ne riparlerò a fine post… La pubblicità inizia e non arriva nessuno. Ma chissenefrega, continuo a leggere e alzo gli occhi solo per il trailer di Bolt. Dopo un po’ inizia il film. E non entra nessuno. Mi sento di merda, ma poi penso: porcocazzo. Ho pagato cinque euro e cinquanta e stanno proiettando sto film della madonna solo per me. Ma che voglio di più dalla vita? EH? Il posto centrale. Così quatto quatto me ne vado al centro e mi svacco, ma mi svacco di brutto, che manco a casa mia, mi slaccio pure la cintura. A casa non posso perché sto in tuta, per dire. Per un attimo penso di appoggiare i piedi sulle poltroncine davanti, ma l’ultimo barlume di civiltà che è in me mi fa desistere. Mortacci sua oh, sarebbe stato definitivo.

–partesaltabile_fine–

Ok, questa era la parte saltabile, e questa dopo è quella in cui parlo del film.

Il film è una ficatona. E potrei concludere così, ma è anche giusto scriverne qualcosa. Inizia tutto con una panoramica dall’alto, grattacieli, rifiuti, le tonalità seppia e ruggine abbondano e si sprecano (no questo mai), escono da tutte le fottute pareti, la telecamera arriva su questo robottino, Wall-e, che è affaccendato a impacchettare rifiuti. Intanto noi siamo trasportati in questo triste scenario dalle note scanzonate dell’ironico tema iniziale e… siamo soli soletti nel cinema e… ci vediamo questo robottino che ci ricorda pure Numero5 di Corto circuito e… quindi la nostra infanzia e… che lavora solo soletto sulla Terra e… che vita di merda, sigh sob. E quindi ci identifichiamo da paura. Perfetto. Da questo momento per ogni cazzata essendo delle schifose mammolette avremo i lucciconi. C’è da dire che forse la parte iniziale è un pelo troppo “guardate quanto siamo bravi coi dettagli noi della pixar”. E’ comunque bella bella, poetica e romantica (con l’avvento di EVE, la robottina stile apple). Ma poi il fatto che non parlino a me intenerisce da far schifo. Ecco l’ho detto. Sgrunt. Bah. Mah, vabbe, la parte del duro rinsavito l’ho fatta. La seconda parte del film è ricca d’azione e di gag invece e a tratti mi ha stonato, ma anche divertito e fomentato. Ok, il film ha le sue pecche, ma ragazzi, io abbasso gli scudi e mi prostro davanti alla Pixar. Fatevi ‘sto regalo, abbandonate il cinismo che ci impone questa vita del cavolo e godetevi Wall-e.

(Per quanto riguarda la tizia bigliettara, non è successo niente, che vi aspettavate? Hmm… la odio un po’ meno forse.)

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Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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