(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Compilation un po’ così
Ma anche un po’ così.
01. First breath after coma – Explosions in the sky
02. The pretender – Foo fighters
03. (Nice dream) – Radiohead
04. I’m Jim Morrison I’m dead – Mogwai
05. Fljótavík – Sigur Rós
06. Chop Suey – System of a down
07. Coffee and tv – Blur
08. A rush of blood to the head – Coldplay
09. Hallelujah – Jeff Buckley
10. Conquest – The white stripes
First breath after coma
Sono le sei del mattino e un ragazzo si sveglia sulla panchina di legno di un piccolo parco.
Il viso è immerso in una sciarpa, la testa è coperta dal cappuccio, le mani sono nelle tasche, si è addormentato seduto, chissà quando, con le gambe distese. Un gatto sta giocando coi lacci delle sue scarpe da ginnastica bucate. La prima cosa che vede questo ragazzo, appena sveglio è proprio questa: questo gatto grigio e nero che tira le sue stringhe con tutto l’impegno che può metterci al mondo. È una cosa importante questa del tirare le stringhe. Va fatta e con tutta la dedizione e l’accortezza del caso. E poi è divertente. Il ragazzo sorride e nel farlo uno sbuffo gli esce dal naso e il gatto, allora, prima lo guarda, poi scappa intimorito a qualche metro, e poi continua a fissarlo. Anche il ragazzo continua a fissarlo, ma non si muove: fa troppo freddo, è troppo stanco, troppo indolenzito. Sente che se si alzasse i crampi e i dolori muscolari e delle giunture lo potrebbero investire come un camion senza freni lanciato giù per una discesa. Però fa anche troppo freddo, serve calore, occorre camminare qua; alzarsi, è l’unica. Il ragazzo si fa coraggio e si sporge in avanti, sempre mani in tasca, il cappuccio cade all’indietro: compiendo questa serie di movimenti induce il suo amico gatto a prendere la decisione che è proprio il caso di andarsene. Il ragazzo è un po’ dispiaciuto della cosa, ma va bene così, tanto non avrebbero potuto approfondire ancora meglio la loro conoscenza. Sente che il corpo impreca contro di lui in vari modi, alza lo sguardo, la luce bianca del cielo gli ferisce gli occhi assonnati pieni di sabbia, un brivido percorre la schiena. Preme un pulsante in tasca e parte First breath after coma. Ne ascolta un minuto, poi facendo forza sulle sole gambe, si alza, tira fuori le mani dalle tasche, arcua la schiena più che può, si stiracchia e si dirige verso un bar a pochi metri. Caffè, serve anche quello ora. Soprattutto quello.
Ottobre, la musica mi dà fastidio
E’ evidente che la musica scorra più o meno negli stessi canali dove si riversano i pensieri, perché a volte mi rendo conto di provare irritazione, pura, nell’ascolto di un cd. Mi accorgo che lo sto ascoltando da mezz’ora e la cosa buffa, è che a) non so minimamente cosa abbia ascoltato, b) non ricordo assolutamente cosa stavo pensando. Mi rimangono solo le sensazioni, e avverto quel pulsare di tempie e quel torpore tipo sonno, come risveglio. Spesso mi chiedo se in questo periodo non vada in letargo, perché non si spiegano tante cose altrimenti e se ne potrebbero spiegare tante altre invece. Una che si spiegherebbe è per esempio il fatto che il tempo sembra scorrere lento, ma pieno, non m’annoio mai e non sento il bisogno di chiamare e vedere nessuno… poi a volte mi telefonano e mi ricordano che “ehi, è giovedì e dobbiamo fare quella cosa”. Per me fino a prima della telefonata era martedì.
Martedì oh.
Martedì, mercoledì… giovedì. Passi perdersi un giorno, passi aver perso il martedì… ma il mercoledì dov’è? Dov’è finito il mio mercoledì? Non si sa. Scusi, il mio mercoledì? Non si sa. E mancandomi già un venerdì, non è il massimo subire anche quest’emorragia di tempo.
Un’altra cosa che si potrebbe spiegare è il rapporto aspetto/età. Certo, c’è sempre anche la teoria, molto meno plausibile forse, che in famiglia discendiamo da hobbit o elfi… e certo discendere dagli elfi, in questo caso, potendo scegliere, sarebbe decisamente più fico…
E bla bla bla, insomma. Sono tutte belle storie. Il fatto però è che mi rendo anche conto che se una cosa mi piace, non riesco a farmela piacere quanto, in teoria, dovrebbe piacermi. Quanto “potrebbe” piacermi. E’ come avere dei limitatori. E questo sì che non mi piace.
Un post molto divertente
Tanto tempo fa… ah, prima che inizio… non è uno dei miei raccontini fiabeschi, ok? Ok… dicevo, tanto tempo fa, ma neanche tanto tanto, avevo preso la malsana abitudine, per molti, di andarmene al cinema da solo il mercoledì sera. Ovviamente l’unico scopo di queste mie uscite, era quello di deprimermi a tal punto da decidere, una buona volta, di sbandare al ritorno per casa e fare un incidente da panico dove minimo finivo un paio di mesi in coma, di modo da potermi "vivere" un periodo abbastanza lungo in santa pace. Perché il coma? Beh, ammetto che ho sempre sognato di fare un post, dopo, che si intitoli "First Breath after coma". Ah ah ah, non è divertente questo flarin? Comunque, il problema del cinema da solo, è che nonostante la scelta di film spezza-anima e nonostante la bravura delle bigliettare bastarde che esclamano "uno???", quando chiedi un biglietto, e nonostante il capitare a fianco a coppiette che si sbavano e passano e schizzano ogni tipo di liquido addosso mentre guardi il film – e tu stai là con l’ombrello inclinato verso di loro -, purtroppo, non è successo mai niente. E che vogliamo farci? Sono un ragazzo fortunato. E’ evidente che ammazzarmi toglierebbe divertimento a qualcuno.
Mi resta sempre questa insana frasetta nel cervello, e che ripeto anche ad amici e conoscenti… "Mah, io comunque sono sicuro che andrà tutto bene". Ma pensandolo veramente eh. Sfido io che uno ti tiene in vita. E poi… sbraaa, giù mazzate. Non è divertente un soggetto così?
Ovviamente, sto esagerando, è solo un po’ di amarezza (il mio è solo amarismo, cercate di mettervelo in zucca, io mi scarico così, non sono pessimista, vittimista e quant’altro, ecco. No, non sto sbattendo i piedi, sarà qualcos’altro che fa rumore). So perfettamente che non esiste nessuno che tiene i fili e che decide per me. Solo che più vado avanti e più mi fa ridere. Sembra che esista, mi sento preso per il culo. Io, ogni tanto, mi fermo, sorrido e mi guardo intorno. Cerco le telecamere. E penso ditemi la verità, sono Truman… dài, vi ho scoperti e adesso con voi non ci gioco più. Poi mi passa e torniamo amici. Ok, è passata, visto? E’ solo che a volte mi sembra di tornare sempre allo stesso punto – mi manca il respiro – e questo mi fa impazzire, impazzire gonfio… tornare allo stesso punto, senza prendere le 20000 lire poi, e… e… e che cazzo, questo doveva essere un post dove scrivevo dei miei dubbi su cosa andare a vedere domani sera al cinema. Era pure molto divertente. Giuro. Vi scrivo il dialogo che ne stava scatenando la stesura:
flarin: mercoledì vado a vedermi uno di questi: Il dubbio, Milk, Australia o Revolutionary road.
Yuri Gagarin: REVOLUTIONARY ROAD o MILK… Australia chi l’ha visto mi ha detto che un’endovena di morfina nei coglioni è meno noiosa (puoi citarmi nei tuoi post sul cinema).
flarin: mmm… sì, australia so che è una mezza mattonata sui testicoli, ma mi attira ugualmente… sarà che non ne ho più bisogno (dei testicoli, dico).
Yuri Gagarin: metterei anche questa tua splendida citazione nel post dopo aver visto australia.
flarin: dici?
Yuri Gagarin: sì.
flarin: sai, ora sto postando queste cose.
Yuri Gagarin: sì, beh, te l’avevo consigliato.
flarin: sì, ma tu ora non sei più lo Yuri Gagarin vero… vero tra virgolette, ora sei uno Yuri Gagarin creato da me.
Yuri Gagarin: fammi capire. Quindi ora io non sono me, ma sono te che fingi di essere me?
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, regolare.
flarin: … la finzione che si fonde con la verità in un dialogo costruito per generare finzione partendo dalla verità ipotetica ma che ancora deve avverarsi.
Yuri Gagarin: stavo pensando la stessa cosa.
flarin: ma sai cos’è ancora più incredibile?
Yuri Gagarin: ho paura di chiedertelo, ma dimmi.
flarin: tu… Yuri, tu non sei nemmeno il vero Yuri Gagarin. Non sei un astronauta russo.
Yuri Gagarin: …
flarin: sì, è vero, mi spiace, sei solo un elicotterista appassionato di Uaz
Yuri Gagarin: …
flarin: è così, credimi. Un elicotterista. Appassionato di Uaz.
Yuri Gagarin: … quindi io ora sarei sempre te che fingi di essere me e non sono nemmeno colui che vorrei essere se fossi me e se fossi me sarei un elicotterista appassionato di Uaz che essendo però te in verità ora non so precisamente nemmeno cosa siano.
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, io non sarò io, ma vorrei farti notare che hai palesemente sbroccato.
Era molto divertente, visto? Mh? Mh. Beh, secondo me lo era, ecco. No, non sto sbattendo i piedi.




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