moneta

Un’altra storia di un altro euro

Davanti al solito kebabbaro, flarin e lud_wing discorrono amabilmente della vita, l’universo e tutto quanto su una panchina.

flarin: tu hai fame?
lud_wing: io sì.
fla: io no.
lud: ok, aspettiamo un po’.

fla: tu hai fame?
lud: eh sì.
fla: mh, io no.
lud: …e aspettiamo.

lud: adesso hai fame?
fla: eh no… te?
lud: eh, io sì.
fla: vabbe, aspettiamo solo un altro po’.

fla: hai sempre fame?
lud: …
fla: perché io no, però…

In quel momento arriva il solito venditore di calzini. Porge la mano a Lud che neanche lo guarda e comincia a esporre la mercanzia e i suoi problemi di vita. Evidentemente sentendoci parlare ha pensato che noi potessimo risolverglieli e così penso di fare un tentativo, la sua faccia mi è molto simpatica. Quindi gli dò la mano… però, a me i calzini che vogliono sempre vendermi, mi fanno schifo e quindi comincio a dirgli che mi spiace, ma non glieli compro. Allora, lui parte con la storia "almeno cinquanta centesimi che così mi compro il panino". Io guardo Lud con la faccia di chi ha appena raggiunto l’illuminazione e gli faccio a voce bassa: "che facciamo, glielo offriamo un kebab???" Mi sembra la trovata più geniale della giornata. Lud per tutta risposta decide di non guardare più neanche me. Così, deluso, molto deluso, per non aver riscosso alcun successo, tiro fuori mestamente il portafogli, ravano all’interno, trovo un euro e glielo porgo. Il tizio se ne va e io e Lud riprendiamo a disquisire dei massimi problemi.

lud: adesso hai fame?
fla: mh, no, però vabbe.
lud: oh vabbe, però se non hai fame…
fla: no, vabbe, se tu però hai fame… e poi ormai mi sono alzato.

Entriamo, chiediamo i nostri kebab, apro il portafogli e ridacchio.

fla: ah ah ah, la vuoi sapere una cosa buffa?
lud: …non me la dire che mi incazzo!
fla: ah ah ah, no, ma è proprio buffa, ah ah ha, mi manca un euro per pagare.
lud: AHHHHHHHHHH… LO SAPEVO.

E così, alla fine, è come se l’euro al tizio dei calzini lo avesse donato Lud.
E mi ha pure offerto parte del kebab. Due buone azioni con un colpo solo, non è un bravo ragazzo questo lud_wing?

Cose che mi straniscono e disorientano

Arrivato alla stazione, faccio per comprare due biglietti, do i miei bravi 10 euri alla bigliettara e questa, carina, dolce e tutte ste cose mi fa: – eh, no, mi spiace non ho da darti il resto. -
Il mio sgomento è grande. La guardo e il cervello elabora ma come fai a non poter avere il resto di 10 euri. Tu. Bigliettara. Tu bigliettara che vendi biglietti. Biglietti che costano 1 solo euro. Come puoi, tu bigliettara, non avere degli stracazzo di fottuti spicci da darmi di resto. Come puoi, tu, oh bigliettara mia, non avere una banconota da cinque euro e 3 miseri e schifosi euri spicciati. Come. Tu. Bigliettara. Vi odio bigliettare.
E quindi dopo aver elaborato tutto questo le sorrido e le dico: – ok.
Me la guardo, appoggio il gomito al bancone e penso no, bigliettara non finisce qua. Tu bigliettara mi farai un biglietto oggi, un modo lo troverò bigliettara. Sappilo, fattene una ragione. Tu mi farai un fottuto biglietto, bigliettara.
E quindi guardando la macchinetta sfornabiglietti le dico: – quella il resto di dieci non me lo dà eh?
- Eh, no – fa lei. La bigliettara.
- Mh, aspettami qua – Ti sistemo io, penso. Oh, mi farai il biglietto oggi… sappilo, sappilo bigliettara!
E mentre me ne vado le lancio uno sguardo di sfida.
Giro l’angolo e ci sono due tizi che ad un primo sguardo sembrerebbero due ubriaconi, mentre ad un secondo più attento, invece, sembrano due ubriaconi e pure strani.
- Scusate, avreste da cambiare 10 euro che… -
- No. – Il primo risponde secco.
- Ehh… no. – Il secondo lo vedo più titubante e quindi decido di attaccare lui.
- Porc… e adesso come faccio? – E mi guardo attorno smarrito. Indugio verso i tornelli. Mi riguardo attorno. Per terra, di nuovo i tornelli. Poi guardo lui.
- …ma… spe… E’ per il biglietto, no? – E si fruga le tasche.
- Sì. – Ho vinto, non si può resistere alla mia famosissima cucciolosmarrito no jitsu.
- Tieni. – E mi dà un euro.
- Ma, spe… – Sono un po’ sbigottito.
- Me li ridarai.
- E quando? Se ripasso…
- Massì, tranquillo. Se deve succedere, succederà.
Saluto entrambi e me ne vado tutto contento e incredulo a fare il biglietto. Sono meno bellicoso… Guardo la bigliettara, le do l’euro e faccio: – ecco qua, me l’hanno regalato. Un biglietto.
- Te l’hanno regalato?? – La bigliettara è più sconvolta di me. Evidentemente non sono l’unico a pensare che è strano che ti regalino un euro oggi come oggi. Non in quanto euro in sé, ma in quanto che è una gentilezza disinteressata non da poco.
E così, prendo il biglietto, e quindi il treno.

La sera, al ritorno, ho una saccocciata di monete da un euro. E dentro di me penso ma certo che se adesso ribeccassi il tizio e potessi ridargli l’euro sarebbe proprio figo.
E comincio a credere che la cosa sia possibile, sempre di più. A me in genere capitano cose un po’ strane da film, romanzo… e quindi che accada anche questa è plausibilissimo. "Eccoti l’euro, amico mio." Già mi vedo là, fighissimo, che mi sistemo il ciuffo di capelli e gli porgo l’euro. Lui mi dà una pacca sulla spalla e dice: "ma no, non serve davvero… è stato un piacere." "No no, prendilo." "Ok, facciamo così. Prenderò il tuo euro e se un giorno avrai nuovamente bisogno te lo ripresterò." "Ok! Ok, amico mio!" E via così. Una grande amicizia nata per un euro. Una storia commovente e d’altri tempi. Un film di flarin da un post di flarin. Titoli di coda. E mentre scorrono i titoli di coda mi frugo nelle tasche e salgo le scale. Prendo l’euro ed è ormai palese che avverrà ciò che penso. Comincio quindi a far saltare in mano l’euro – mi cade due volte essendo io incapace in tutte le cose manuali e che fanno figo – ed è sempre più evidente che, voltato l’angolo, vedrò il mio amico, sorriderò gigione e mi avvicinerò porgendo l’euro. Quanto sono figo, penso scuotendo la testa. Ecco ecco, il momento s’avvicina, sempre di più, sogghigno compiaciuto fra me e me, giro l’angolo e… non c’è nessuno.

I due euri magichi

Sono entrato in loro possesso verso febbraio di quest’anno. Non ricordo precisamente il giorno, comunque era all’incirca il quindici o il sedici, non saprei, non è così importante in realtà. Questa è la storia della mia numero uno e di come ne sono entrato in possesso: me la donò una strega molto potente (mia madre) che a sua volta la ebbe indietro da una sua collega (la cassiera di un negozio da femmine, con shampi e ste’ cose) se così possiamo definirla.
"Questi due euri sono maledetti, non li voglio, mi spiace", le disse. Quando la strega tornò al castello, mi raccontò la storia e incuriosito volli vedere la moneta. La esaminai e capii subito che si trattava di un manufatto germanico a giudicare dall’effige ivi impressa. La particolarità, però era che lungo il bordo vi erano tracciate delle rune.
"Einigkeit und recht und freiheit", lessi. Era palese che fosse una cosa alla francese del tipo egalitè, fraternitè, malimortè o comèchedè. Ma già mi brillavano gli occhi e avevo deciso che invece era qualcos’altro alla signore degli anelli, mi sentivo un po’ Frodo (ho detto FroDo). Oppure era una prova d’ammore o di amicizia, magari fra tre persone che si chiamavano Einigkeit, Recht e Freiheit. Freiheit era molto bella e i due amici avevano litigato per lei, poi uno dei due aveva vinto, ma comunque dopo vari anni s’erano ritrovati e avevano suggellato la loro amicizia massacrando quei due euri in ricordo dei vecchi tempi. Dopo dieci secondi era comunque chiaro che l’ipotesi più accreditata era quella francese. Francesi tzè, così poco romantici. Nonché rosiconi. Quindi andai in camera e accesi il pc per cercare quelle parole su google e confermare la cosa, però non ricordo perché, invece misi i due euri sul comodino del letto e tra una cosa e l’altra non verificai. Diedi loro fiducia. Il giorno dopo un amico mi segnalò dove "lavoro" attualmente, feci un colloquio e nel pomeriggio dissero che ero stato preso. Era certamente opera dei due euri. I due euri erano magichi. Mentre dormivo la moneta aveva capito cosa mi occorreva e me l’aveva trovato in quattro e quattr’otto. Erano secoli che volevo avere un’occasione da webdesigner, mandavo curriculum e non succedeva nulla… e senza muovere un dito invece, ecco che appena messi i due euri là… Verificai che la scritta fosse una boiata alla francese, ma i due euri da là non si sono ancora mossi. Sento che se quella moneta resta là tutto è possibile. Ovviamente non funziona sempre e non vale toccarla mentre esci di casa e pregarla di farti incontrare chi vuoi tu (non che io lo faccia mai). Lei assorbe i sogni e quando è il caso t’aiuta, lei sa cosa vuoi e quando deve fartelo trovare. Spero. Spero per lei, perché senno prima o poi la spendo, sono sempre quattro sacchi eh.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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