Archive for the ‘libri’ tag
Polvere e oro
Ci sono questi libri dalle pagine ingiallite, accartocciati, arricciati, anche un po’ scollati e polverosi… che ti chiedi che storia possano avere oltre a quella scritta tra le pagine.
Ancora mi arrovello su quale potesse essere quella di quel “canto di Natale” che presi nella piccola biblioteca delle elementari. Caro vecchio Dickens. Confesso che vorrei fosse stato mio quel libro.
John Fante aveva Joyce
Dopo la lettura di Full of Life, ne sono ancora più convinto: ogni scrittore dovrebbe avere la sua Joyce.
O meglio, un determinato tipo di scrittore, magari non accostabile a lui come bravura, o stile, ma come carattere, come indole. John Fante da quello che ho potuto capire era un tipo molto sicuro della sua bravura nello scrivere, ma dopo l’impeto, molto spesso, un po’ per insicurezza sopraggiunta, un po’ per insoddisfazione, un po’ per troppo senso autocritico… accartocciava il suo lavoro, lo appallottolava e lo buttava nel cestino.
Alzi la mano chi si rivede in questa cosa.
Avanti.
Allora alzi la mano chi non ci si rivede.
Mmhh… beh?
Ma non c’è più nessuno qui? Nessuno mi ascolta?
Mh, vabbe.
Comunque, John Fante aveva Joyce.
Joyce, raccoglieva la cartaccia nel cestino, la spallottolava, dispiegava, stendeva. Si stendeva anche lei, nel letto, e con una penna segnava, cerchiava, tagliava, spostava. Il giorno dopo John Fante ritrovava sulla scrivania i suoi bei fogli con gli scritti corretti su cui riflettere e lavorare.
Magari erano decenti anche prima, ed era semplicemente la situazione, o l’interesse e la partecipazione che lo invogliavano. Chi può dirlo. Sta di fatto che grazie a Joyce ha scritto dei libri bellissimi.
Haruki Murakami
L’incontro con lo Zio Haruki, è stato abbastanza casuale. L’inizio di questo post, invece, è, ahime, abbastanza banale. Ma poi non è che migliori. Comunque. A quei tempi, credo sei anni fa, non è che leggessi più molto. Leggevo soprattutto fumetti (manga), anche se la cosa cominciava a scemare e mi stavo riavvicinando alla lettura “seria”, quella fatta di pagine bianche e formichine d’inchiostro e basta. Sempre a quei tempi, avevo ripreso a scribacchiare dei racconti e a partecipare a dei contest fra amici. Ci davamo un tema e una scadenza e poi c’era una giuria (!) che decideva chi era stato il più figo. Era tutto un po’ esagerato, forse, però ci divertivamo, la prendevamo molto seriamente ed era produttivo e spronante. Anche perché io non vincevo mai niente. Arrivavo spesso quarto (e rosicavo), però, per ben due volte, uno di quelli che leggeva a sfascio, accostò un paio di miei racconti al per me allora oscuro Haruki Murakami. Ero incuriosito, ma essendo in una fase “il giappone e i manga m’hanno rotto” ci volle la bellezza di un anno almeno per imbattersi in Norwegian Wood, comprarlo, e capire QUANTO fossi stato gratificato da quei commenti (e ora me ne vanto a sproposito, senza eleganza, e senza cognizione di causa SEMPRE e OVUNQUE).
Comunque il Giappone non m’ha più rotto poi, e anzi, alcuni manga e anime li spolpo ancora volentieri se capita.
E anche il Sushi.
E, anzi, se volete pagarmi biglietto d’andata e ritorno più soggiorno, sappiate che potete.
Ma perché ti piace così tanto questo Haruki Murakami?
Grazie per la domanda.
Cosa potrei dire? Innanzitutto potrei incollare un pezzo del commento fatto per Dance Dance Dance su Anobii:
E risparmiarmi così tante digitate e tanti tentativi di formulare invano gli stessi pensieri.
Poi, potrei aggiungere anche che una cosa che apprezzo moltissimo nei suoi libri è quel non capire se la vicenda narrata sia reale o sognata, la tranquillità che Murakami riesce a infondere in ciò che scrive e che riesce a farti accettare tutto… Murakami riesce a spiegarti in maniera minuziosa e senza scomporsi come preparare un sandwich, come una ragazza faccia un lavoretto di mano a un ragazzo e come un soldato squarti un ostaggio. Ti spiega queste cose con lo stesso tono pacato e tu, hai fame, ti ecciti o inorridisci. E’ incredibile.
Invito alla lettura
Ma gli organizzatori dell’evento, per caso, intendevano fare una cosa così brutta e inutile per far venire la voglia di rimanere a casa a leggere? E’ questo l’invito alla lettura che intendevano? No perché bancarelle tante eh, ma collanine, magliette, calamari, caramelle, biliardini… ma i libri? Due ne ho viste di bancarelle di libri: in una c’era roba talmente assurda che nemmeno per fare uno scherzo goliardico andava bene, l’altra aveva i prezzi pieni e mi chiedo che senso abbia fare ‘ste manifestazioni, come quella triste a piazza del popolo delle piccole case editrici (che per lo meno fa qualche promozione, ma sono stand, semplici stand) quando siamo in periodo di saldi e ogni libreria vende tutto sottoprezzo… comunque ci ripasserò che sotto, lungo il fiume, non avevo fatto caso ci fosse altra roba… mi ero così annoiato che dovevo assolutamente correre a casa a leggere qualcosa. E a mangiare 15,60 euro di caramelle, mi fa male la testa solo a guardarlo quel sacchetto…
In una bancarella c’erano magliette talmente brutte che chi le vendeva ha detto a lud_wing che era meglio la sua camicia… che ha una tasca sulla schiena, e ho detto tutto.
In ogni caso, meglio ‘ste serate a passeggiare per roma, all’aperto, che andare in discoteca. Dio… è vero… mi lamento di tutto - e passeggio -, sono un vecchio…
EDIT: forse se mettevano, chessò, una mascotte… tipo un enorme libro aperto di peluche, che te varchi i cancelli e ti viene incontro abbracciandoti che poi ti ritrovi dentro a mò di segnalibro… ecco, così era già più una ficata…
Don Chisciotte
Ultimamente mi immagino spesso questo Don Chisciotte, che almeno in apparenza sembrerebbe essere più assennato. Questo Don Chisciotte, sa perfettamente che quelli là davanti sono solo dei mulini a vento e non dei giganti. Ma continua a combatterci. Li vede, vede le pale, vede i mattoni, vede i… le… vede anche tutte le altre cose caratteristiche dei mulini a vento insomma. Lo sa che sono mulini a vento. Lo sa, è appurato; l’ho sentito mentre lo diceva al suo Sancho Panza.
"Sai Sancho, lo so che sono dei mulini a vento."
"Ah. Ora mi sento meglio."
Però, questo Don Chisciotte, nonostante tutto, continua a spronare il cavallo e a combattere. E combatte, combatte. Combatte… Mi chiedo quanto sia più assennato.
Il fantasy ha rotto
Il protagonista vive in un villaggio sperduto fuori del mondo dove non sa un cazzo nessuno di niente. Ad un certo punto arriva un mago che gli dice che lui è figo e che deve però trovare la Spada con la quale dovrà uccidere Tizio (o un drago); "Ma io…?", "Sì, tu, perché bla bla. Sei discendente di questo e questo." Il protagonista è in genere molto ottuso. Deve essere ottuso e frescone, deve bersi tutto, o altrimenti la trama non va avanti. Tizio (o un drago) viene a sapere la cosa e la prende a male. Lo fa quindi cercare per ammazzarlo a sua volta. Il protagonista ammazza tutti – a sua controvolta – e arriva da Tizio (o un drago).
Tizio (o un drago) attacca la pippa del Grande Monologo del Cattivone (acquistabile a parte: in soli 2 volumi, che arriveranno comodamente a casa tua, tutte le scuse più classiche per conquistare il mondo usate dal cattivo. Da "al mondo conta solo il potere!" a "ho sofferto da piccolo…"). Il protagonista ammazza Tizio (o un drago) tra un caffè e una partita a minigolf mentale, mentre attende la fine del Grande Monologo. Torna a casa e a volte si sposa. Fine. Prima però è buona pratica far morire il mago e il gigante buono (conosciuto a un terzo circa del libro), amici di tante e tante avventure. Aggiunge quel certo alone di malinconia alla vicenda.
Partendo da questa base potrete scrivere anche voi il vostro fantasy. Buon lavoro.
40
Questo potrebbe essere preso come un post dove mi "vanto" in maniera molto insana e nerd – nonche fastidiosa – di aver raggiunto, anche quest’anno, la cifra di quaranta libri letti. E invece no… non solo: qua mi vanto anche di aver superato le diecimila pagine. Ma a chi dovrebbe fregare di certe cose? Perché dovrei vantarmene? E che ne so? Infatti non capisco perché ho iniziato tutto il post in modo così ostile… mmm… un motivo forse c’è… è che sono incavolato. Ieri ho litigato e mi è rimasto dentro un po’ di nervoso. Ho litigato con anobii, che sembra sempre più abbandonato, e non ci sono i permalink ai commenti… e se uno vuole linkarli nel blog o a qualcuno deve inventarsi cose assurde… comunque, anche se devo usare questo metodo un po’ farlocco, io le recensioni ve le segnalo, sebbene le prime facciano più schifo delle ultime, poi se qualcosa vi interessa, bene, ne sono contento. Ah, e poi quest’anno ho trovato un altro maestro: John Fante.
–br["i 40 libri del 2008"]–
- Dance dance dance
- Harry potter e i doni della morte
- L’uccello che girava le viti del mondo
- Novecento
- Il sentiero dei nidi di ragno
- Il visconte dimezzato
- Il barone rampante
- Il cavaliere inesistente
- Il giovane Holden
- Il postino di Neruda
- Il buio oltre la siepe
- Il punto di vista (breve saggio sulla scrittura)
- Alta Fedeltà
- Come, cosa, perché raccontare (breve saggio sulla scrittura)
- Gli amori difficili
- Un amore
- Il vecchio e il mare
- La fine del mondo e il paese delle meraviglie
- Personaggi secondari (breve saggio sulla scrittura)
- Le regole dell’attrazione
- City
- Stardust
- Il signore degli anelli (vale 3!)
- Senza sangue
- Il ristorante al termine dell’universo
- La vita, l’universo e tutto quanto
- Addio, e grazie per tutto il pesce
- Il ritmo della narrazione (breve saggio sulla scrittura)
- Segni particolari (breve saggio sulla scrittura)
- Praticamente innocuo
- Strumenti per la narrazione (breve saggio sulla scrittura)
- Chiedi alla polvere
- Dieci piccoli indiani
- Sostiene Pereira
- Kafka sulla spiaggia
- Aspetta primavera, Bandini
- La strada per Los Angeles
- Sogni di Bunker Hill
Ma Baricco che ne sapeva?
…e insomma me ne stavo seduto in santa pace a leggere City di Baricco sulla veranda e il cervello ogni tanto sfarfallava e pensava che certo, però si sta bene, qua, dovrebbe essere sempre così: luce tenue, freschetto, un libro e io seduto, qua, non il verso della papera, in terra sulla veranda. Silenzio. E nessuno che rompe i coglioni. Si sta proprio bene. Si sta proprio bene e chissà, chissà perché si sta bene, quando in verità tutti cerchiamo qualcosa, qualcuno, un perché. Così si sta bene, basterebbe stare così senza pensare a dover correre e correre e correre. E correre. Lavoro, soldi, relazioni, cibo. Bla bla bla e bla bla bla. Ma fanculo, fanculo a tutto… così si starebbe bene…
…e insomma me ne stavo a leggere e pensare a cose profondissime che nessuno pensa mai, quando arriva un punto in cui si fa una metafora della vita basandosi sulla veranda
lui pensava, davvero, che gli uomini stanno sulla veranda della propria vita (esuli quindi da se stessi) e che questo è l’unico modo possibile, per loro, di difendere la propria vita dal mondo, giacchè se solo si riazzardassero a rientrare in casa (e ad essere se stessi dunque) immediatamente quella casa regredirebbe a fragile rifugio nel mare del nulla, destinata ad essere spazzata via dall’ondata dell’Aperto, e il rifugio si tramuterebbe in trappola mortale, ragione per cui la gente si affretta a riuscire sulla veranda (e dunque da se stessa), riprendendo posizione là dove solo le è dato di arrestare l’invasione del mondo, salvando quanto meno l’idea di una propria casa, pur nella rassegazione di sapere, quella casa, inabitabile. abbiamo case, ma siamo verande, pensava.
Hai capito, che coincidenza pucciosa (cit.), penso. A me ste cose fanno scapocciare… come l’altro giorno che mentre leggo La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Murakami e mentre sto su un punto in cui si parla di unicorni e della possibilità della loro esistenza, dalla tv, m’arriva la storia pompata che era stato trovato un unicorno (era un cerbiatto deforme e basta, niente di che insomma, solo un cerbiatto deforme col suo cornetto al centro della fronte). Scapoccio, insomma, quando dico o penso una cosa e in contemporanea la leggo o sento dalla tv o per strada da qualcuno. Ma vabbe, in questo caso ci poteva anche stare… Baricco, Alessandro Baricco, lo scrittore, si sa… è un gran paraculo, ma vuoi che non abbia pensato ad un tizio che legge un suo libro in veranda? Ma che poi non era ‘sta così gran coincidenza…
…e insomma però, il signor Alessandro Baricco, dopo tutte queste palle, deve spiegarmi come conosce Jack. Perché mentre sto là, a leggere il suo libro, seduto con la schiena poggiata al corrimano della scale, arriva proprio lui, Jack, che intrufola il muso nel libro, legge due righe e poi mi guarda col suo sguardo "beh-cazzo-si-fa-qua?".
- Come va Jack? Dov’eri finito stavolta?
E per tutta risposta, il muso, lo intrufola sotto il libro e mi si sdraia addosso, sulle gambe incrociate e puttanescamente si fa accarezzare spingendo la testa sotto le mani.
E… Baricco, Alessando Baricco, lo scrittore veggente, dopo quel pezzo della veranda cosa mi scrive a pagina 130 di City? Cosa mi fa trovare appena punto d nuovo gli occhi sul suo libro?
Ehi, Jack, dov’eri finito? Niente niente sono qua adesso, In gamba Jack una mano accarezza il calcio del fucile[...]
Ripeto, Baricco… ma Baricco che ne sapeva?
Io l’avrei detto in maniera banale
…perciò, per una volta, beccatevi una citazione.
L’uccello che girava le viti del mondo nelle terre estreme
Oh! ciao… che paura. Scusa ma non t’avevo proprio sentito entrare… Stavo scrivendo un post. Che post? Questo questo… questo che stai leggendo. L’ultimo film che ho visto al cinema è stato Into the Wild, di Sean Penn e m’è piaciuto un sacco, poi qualche libro fa ho finito L’uccello che girava le viti del mondo di Murakami, un mattoncino da 832 pagine. Anche Into the wild è stata piuttosto spessa come visione, è durato più o meno due ore e mezza. E niente… per entrambi, appena finiti, m’è venuto da pensare che erano belli sì, delle belle storie davvero, però, boh, non so… c’era qualcosa che non mi quadrava, qualcosa che mi lasciava perplesso. In into the wild, Emile Hirsh è stato bravissimo, ma molte frasi mi sono sembrate lette da un copione, troppo romanzate. Se cominciassi a parlare dentro un pub così pure io per dire, mi prenderebbero per il culo tutti. Il libro di Murakami (risparmiami il titolo e assimilalo così per cortesia) invece… non so cos’è… sembra tutto troppo diluito, più del solito. La narrazione di Murakami è molto lineare, segue spesso un classico tono, poi ci sono delle scene che "fanno il picco" e da lì tu fai "wow, non me l’aspettavo". Ma qua i picchi sono pochi, o per lo meno sembra lo siano. Per entrambi, alla fine, ho pensato "bello". Ma non ero soddisfatto perché "bello" è troppo poco. Troppo poco per quanto pretendevo da loro insomma. Poi è successo che negli ultimi giorni mi cominciavano a tornare in mente determinate scene e frasi dei due. E questo è più di "bello". E quindi ho pensato, ma non è che quando leggo o vedo una robba così lunga il cervello si prepara? Mi spiego meglio… Si prepara… ad assorbirla? Te la fa passare in maniera lenta, tipo supposta bagnata, che entra tutta, ma il dolore è diverso, anzi quasi non c’è e poi boh, magari piace pure. Ma non è questo il punto. Il punto è che comunque poi la supposta il suo dovere lo fa ugualmente, ma là per là, tu, mentre ti entra tra le chiappette, la senti meno. Ma tempo dopo stai meglio. Capisci quello che voglio dire?
Ah, il template? Eh, l’altro m’aveva rotto le balle, ma non so a cosa ispirarmi per uno nuovo, che io sono stufoso e deve essere qualcosa che dura un po’… e che quindi non esiste. Quindi ne ho messo uno semplice semplice intanto, ajojoeppeperoncino – che poi è il css modificato dell’altro se vogliamo dirla tutta -, così si sta insieme ugualmente senza stare là a preparare chissà cosa. Che non serve dài, non ti preoccupare.


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