lettere

Explosions in the sky

Una dietro l’altra le abbiamo lanciate, quelle bombe.
Senza remore. Senza preoccuparci di chi ci ricordava quanto fosse sbagliato. E avevamo ragione noi, era giusto lanciarle, era l’unica cosa da fare per vincerla la guerra; solo che loro non capivano. Non ci capivano.
Ma oggi ti dico, forse eravamo noi, forse eravamo noi che non capivamo. Sempre che ci fosse qualcosa da capire e un fronte su cui stare, una riva su cui sedersi, ad attendere quei cadaveri nemici.

Ma l’America l’ha vinta davvero la guerra, poi?
Non mi pare.

Sono tornato più volte in quel posto e non c’è più niente. È andato tutto distrutto.
Ho provato a rimettere le cose a posto, da solo, ma da solo non potevo farlo. Senza contare che arrivavano anche altre bombe, una dietro l’altra e da chi prima combatteva con me.
Ed è andato tutto distrutto.
Ed io ero lì, mentre succedeva. Mentre tutto veniva oscurato in una luce bianca.

Carcasse.
Polvere.
Larve.
Ecco cosa resta.
Avevano ragione loro.

Ma noi… non eravamo anche noi contro il nucleare?

L’ultima lettera dell’amico disilluso

Forse bisogna puntare davvero in alto e volere sempre di più.
Ragiona: se ti accontenti di poco e non lo trovi, poi come fai?
Oppure, pensa a  quando lo trovi quel qualcosa e non riesci ad afferrarlo; e ti resta in mano un lembo di tessuto, vedi sempre precipitare tutto da una rupe e resti lì, inerte.
A guardare.
Se punti in alto, invece, se cerchi di ottenere tutto, ci sarà sempre qualcosa che ti distrarrà. Starai male, sempre, perché si sta sempre male, e per fortuna. Serve stare male. Ma ogni tanto starai anche bene – e per fortuna – e potrai, almeno, ricaricare il serbatoio della serotonina in qualche stazione di servizio.
E, ricorda anche che tutto quello che hai intorno non è uno sciame di fantasmi, ma un unico tessuto fantasma e lo si attraversa in silenzio, senza mostrare paura. Il mondo circostante è così e ci siamo già dentro. Non si può evitare e bisogna andare avanti, alla velocità che si può, sperando non sia inerzia, ma va bene anche per inerzia in fondo, ma restare fermi, amico mio… restare fermi, no.

Eva

Lo sai.

Lo sai che non mi puoi fregare, te l’ho detto già che sei una grande attrice ma che io so smascherarti ormai.
Mi restava solo questo passo per essere etichettato definitivamente come pazzo – di te -, credo. Scrivere qua, sulla mia anima virtuale, oltre che su quella vera – e di cui abbiamo atomi comuni – che, sono innamorato, cotto, di te.

Da trentadue anni.

Te l’ho detto già: adesso capisco tante cose, capisco perché mi sentivo così, male, ovunque. Perché questa irrequietezza perenne. Questa rabbia.
È che ti aspettavo e non sapevo dove fossi.
Però sapevo che c’eri.
Dovevi esserci.
E infatti.

Ti aspettavo anche quando non eri nata, nel box coi giocattoli. Erano tutti brutti.
Nel cortile, e quando cadevo non piangevo perché mi ero sbucciato un ginocchio e faceva male, ma perché ero disperato di già… nessun soffio poteva far passare il dolore, quello vero.
Forse solo il tuo.

Perciò.
Sappi che è inutile.
Nonostante questo tono scanzonato, sono serissimo. Che sia adesso, a settembre, fra tre anni, fra dieci… mai… per me è uguale.
Non esiste più nessuna.

(Te l’ho detto che ti amo?)

Untitled#09

Ci siamo detti tutto, quel pomeriggio, tenendoci per mano.
Qualunque parola è superflua dopo quel momento, no?

A nessuno in particolare

La cosa più inquietante, che torna e ritorna, è vedere che alla fine le difficoltà sono sempre quelle, ed è inquietante, perché da una parte ti rode, dall’altra ti tranquilizza: in queste situazioni ti ci sei ritrovato spesso, conosci ogni singola sfumatura degli stati d’animo che ti creano e, paradossalmente, ci stai bene. Sai come potresti uscirne, perché a volte l’hai fatto, ma la consapevolezza di stare bene così e la paura dell’ignoto, comunque, ti paralizza e non fai alcun passo.
Poi d’un tratto
ti prende di matto,
(ahhh, la poesia!) e il passo lo fai, ma ci metti talmente tanta energia e soprattutto incoscienza che arrivato là, fissi la persona – o cosa – alla quale dovevi dire quello che dovevi dire – ovviamente a una cosa, in linea di massima, non dovevi dire nulla, qua si sta generalizzando – alzi il palmo della mano, apri la bocca da dove non esce nulla, ti fermi, scuoti la testa, tiri su le spalle. Ti volti. Sbuffi. E te ne vai. Io una persona così la definirei vigliacca. Poi fai te.

Resto al Chievo Verona

Volevo rassicurare tutti i tifosi che nonostante le offerte di Genoa, Sampdoria e Napoli, che ringrazio comunque per l’interesse, ho deciso di restare e tentare di vincere coppa uefa e coppa italia con questa maglia. In settimana sono uscite fuori notizie assurde, e soprattutto infondate, su un mio litigio con praticamente mezza squadra: una scazzottata con Bogdani, un violento diverbio con Italiano e Marcolini… e non ricordo cos’altro. Tutte bugie. A parte che Bogdani, 1 e novanta per novanta chili, se mi mette una mano addosso mi fa diventare patè… Che non è un nomignolo da calciatore brasiliano. C’è stato un diverbio questo sì, ma niente di così eclatante. Giocando ambedue in attacco può capitare… E’ che a volte mi rode un po’ il culo di servirgli palloni d’oro che vedo sprecare malamente… e poi lui è un egoista… Ok, fra di noi non corre buon sangue. Ma nonostante questo siamo due professionisti, e se scendiamo in campo ambedue, beh, faremo di tutto per onorare la maglia e portare la squadra alla vittoria. Di sicuro – è palese – preferisco giocare con Gasparetto o Pellissier, ma non c’è stata, ribadisco, alcuna scazzottata. Sono un po’ "fumino" e lo sapete, tre espulsioni e otto cartellini gialli in venti partite la dicono lunga, ma non non sono un violento (e soprattutto non sono stupido… ci tengo alle ossa). Con Italiano e Marcolini, siamo amici e usciamo anche la sera assieme a Mengoni e Aldegani. La sera che i tifosi ci hanno beccato a "litigare", in realtà stavamo solo discutendo, un po’ animatamente forse, su cosa fare dopo cena. Io volevo andare al cinema a vedere un film coreano sottotitolato (a caso, uno qualunque) mentre loro volevano vedere "Vacanze in Madagascar".
Tutte queste notizie di un mio voler abbandonare la squadra, sono trapelate solo per un motivo: cercano di destabilizzare l’ambiente e farmi svendere dal Chievo. Qua a Verona hanno creduto da subito in me e ora se le altre società mi vogliono devono pagare i soldoni. Altrimenti resto qua fino a fine contratto, nessun problema. Sono arrivato in nazionale col Chievo a soli diciassette anni e la standing ovation e l’abbraccio dell’allenatore dopo il quinto goal in coppa uefa non possono essere dimenticati. A proposito dei cinque goal in coppa, vorrei rispondere qua alla lettera inviatami dalla signora Pina, tifosa del Verona.

Ciao Flarin, ma come mai in coppa hai segnato cinque goal in sei partite e invece in campionato hai fatto goal solo domenica, dopo ben dodici giornate? Il campionato italiano è troppo tosto per te? Chievo merda. PS: Mia figlia ti trova carino. Mah.

Signora Pina, apprendo da lei che il Verona esiste ancora. Dov’è? In serie C? La ringrazio dell’informazione e attendo ulteriori notizie. Soprattutto riguardo sua figlia.
 
Stasera ci sarà il ritorno di coppa italia contro la Fiorentina… a Firenze sarà dura difendere l’1 a 0… ma veniteci a sostenere, ci conto. Noi ci proveremo. Nonostante giochi Bogdani.

Forza Chievo.

Ennesima lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale, come va?
Io sopravvivo ancora, sai com’è, si fa quel che si può… ci si arrabatta(?) come meglio viene in questo periodo. Sai anche che non t’ho più chiesto niente ultimamente, ma quest’anno voglio riprovarci: vedi te se è il caso di farmi contento. Mi piacerebbe tanto ricevere un po’ di quella polvere magica che conosciamo io e te, sì bravo la stessa che usi per far volare la slitta. E che dai, senza giraci tanto su, è la stessa che ti pippi per portare tutti i regali in tempo per la notte di natale!
Poi, un’altra cosetta: uno stradario. Vorrei avere la capacità o la fortuna di trovare un po’ di strade alternative e imboccarle senza problemi insomma, sì ecco. Perchè ti ricordi la storia della strada dritta, dove camminavo e c’era la nebbia, eh sì quella bravo, io sto ancora così. Quindi se mi porti ‘ste du’ cose, forse forse… E se non me le porti me le cerco io l’anno prossimo dai, non fa niente. Anche perchè forse la Befana ne sa di più. Magari fa una cosa te invece… prendi tutti i desideri di chi mi vuole un po’ di bene e portagli cento volte quanto ha chiesto. Uhm, vabbe ma a chi voglio fregare, questo è il trucchetto ipocrita che usavo sempre per farti vedere quanto ero buono e meritevole! E tu ovviamente lo capivi e per dispetto mi portavi sempre altro. Però m’è servita la lezione in fondo.

Ciao Babbo, non ti annoio più, che tu da fare ne hai a saccocciate oggi… era tanto che non ci sentivamo e mi andava di scriverti. Sì, lo so che facciamo tutti così in questo periodo, come i parenti sconosciuti insomma, però… oh, ma che vuoi in fondo? Ma tu ti fai mai sentire? Eh? No dai dimmi un po’… adesso come la mettiamo? Vabbe, non voglio litigare va! Ti saluto!

Ah, saluta anche gli elfi e le renne ovviamente, soprattutto fai popi-popi a quella col naso rosso… cosa là… Ah, Rudy!

Mettiti a sedere

Mettiti a sedere e ascoltami.
Perché, se ora sei qui, mi pare il minimo.

Devi sapere che c’è un ragazzo che sta facendo una gara. C’è chi vuole scalare il monte più alto per sentirsi onnipotente. Lui sta facendo una gara con tutti noi per cercare il punto più basso che si possa toccare in vita.
Sai che c’è nel punto più basso? C’è il miele.
E della qualità più buona. Una volta che lo trovi, questo miele, risalire è una volata.
Altro che montagna più alta. Toccare il fondo, il fondo più nero, è geniale.
Questo ragazzo non è autolesionista è un genio, un genio del male.

Mettiti a sedere e guardami.
Guardami, perchè almeno un’occhiata fugace me la merito.

Mentre ti racconto questa storia, con le lacrime che picchiano sull’iride.
State lì, dove volete andare… stupide creaturine acquose. Che si sta bene, le lacrime vivono nella tristezza. Dove volete andare? Di meglio non c’è. Sta qui anche tu.
State qui, fatemi compagnia mentre vi parlo di lui.

Mettiti a sedere e sospira.
Perché sono crudele. E nessuno crede che io lo sia.

Voglio vedere qualcuno star male.
Fatti osservare mentre sei triste. Sta qui, non ti muovere, dove vai?
Poi ti farò una carezza, promesso, ma adesso sta qui, stai male per favore.
Soffri mentre ti parlo di lui.

Mettiti a sedere e piangi.
Piangi troppo, più che sia possibile, per favore.

C’è questo ragazzo, dicevo, lui è in viaggio da tanto tempo questo genietto del male. Non si ferma quasi mai. Solo a volte, quando trova una stazione di servizio. Sai cosa distribuiscono in queste stazioni di servizio? Illusioni e sogni.
Il ragazzo si ferma qua qualche notte, fa il pieno di queste cose che ti dicevo, queste illusioni e questi sogni, poi si sveglia e continua la sua discesa.
Verso il fondo, il fondo più nero. Verso il miele. Instancabile.

Mettiti a sedere e abbracciami: ho finito.
Ti chiedo scusa.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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