(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Come preparare il pasto perfetto
Come preparare il pasto perfetto?
Come preparare un pasto equilibrato, buono, facile, nutriente, veloce, che sporchi poco e poi se mi viene in mente altro aggiungo alla lista altre cose positive?
È facile, e lo vedremo in questo post.
Innanzitutto il pasto perfetto, consiste in quattro portate e una bibita. Due se prendete anche il caffè. Il primo piatto è un banale toast con prosciutto e sottiletta. Cosa c’è di più veloce, pratico e tutte le cose che ho scritto all’inizio più quelle che ancora non mi sono venute in mente e che forse ho aggiunto sia qui che lì?
Fare un toast è talmente veloce e tutto che sarà anche la seconda portata, la terza e la quarta. Deciso il menù, andiamo quindi a vedere come si prepara questo pasto, sano ed equilibrato. Prima di tutto dovete fare la spesa molto tempo prima, perché altrimenti, se doveste uscire e farla, comprendete meglio di me che già la parte del “veloce” è andata a farsi un giretto su qualche stradina buia e frequentata da gente di malaffare. Quindi, voi avrete già nella credenza una bella scorta di pan carrè (meglio del mulino bianco, ma va bene anche altro, tipo quello conad da 60 centesimi a pacco), prosciutto crudo imbustato, sottilette (le kraft spaccano) e burro (per un vostro tocco personale in più, come scrivono sulle bustine del risotto liofilizzato, che non mangio da due anni, per via di una clamorosa e mai dimenticata giornata passata a vomitare). E direi basta. Ovviamente avrete bisogno di un tostapane, se non lo avete, non capisco cosa avete continuato a leggere a fare. E se dovete uscire a comprarlo, torniamo al punto che s’è persa la velocità e anche la parte economica, che non ho scritto che era un pasto anche economico, ma che forse è una di quelle cose che sto per aggiungere alla lista iniziale.
Dunque, prendete due coppie di fette di pane, poggiatele su uno scottex, esattamente sul fondo. Con fare pratico ma burlone allo stesso tempo, dovete ora fare in modo che le fette di sopra siano ribaltate sullo scottex. Dovreste avere quindi una situazione come nella figura due.
Se questa delicata operazione non dovesse venire bene, non vi preoccupate. Provate e riprovate finché non sarete soddisfatti del risultato. Con tempo e pratica, il tutto sarà sempre più facile e divertente.
Fatto questo, prendete il vostro prosciutto crudo e poggiatelo nella fetta più in basso, dove sopra poi adagerete una sottiletta stando bene attenti che sia perfettamente centrata, anzi, se sarà posizionata un po’ più in alto sarà anche meglio, perché al momento della cottura, questo piccolo accorgimento, ritarderà la colatura del formaggio fuso nel vostro tostapane. Ripetete l’operazione per costruire l’altro toast. Fatto questo, usando gli indici, con un movimento veloce dovrete posizionare la fetta precedentemente spostata nuovamente al suo posto (fig 4). Anche qui serviranno un po’ di tempo e pratica. Ovviamente nella figura 3 sarebbe stato più bello disegnare anche prosciutto e sottiletta, ma magari un’altra volta.
Fatto questo, potrete aggiungere il vostro tocco personale, ossia il burro, che vi consiglio di tirare fuori dal frigo un po’ prima per farlo ammorbidire. Con un coltello tagliatene un pezzetto e spalmatelo sulla fetta superiore. Volendo anche sull’altra. Volendo potete anche mettere il burro in un pentolino e farlo squagliare un po’, ma qua dovete considerare quanta voglia avete poi di lavare il pentolino. A questo punto, o anche prima se avete saltato la parte del burro, potete mettere i vostri toast, nel tostapane. In genere è buona norma avviarlo prima per un minuto o due per far scaldare le piastre, ma questa cosa dipende dal tostapane, il mio costava tipo 5 o 10 euro. Mi raccomando, non usate la colla vinilica per chiudere i toast. Ripeto, non usate la colla vinilica: nemmeno sullo scottex strappato a pezzi per usarlo per abbellire esteticamente i toast. Quello è un altro programma.
Una volta tirati fuori i due toast e mangiati, vi accorgerete che a mangiare due toast ci vuole davvero troppo poco, quindi ripetendo le operazioni imparate ne potrete fare altri due e avere così le vostre quattro portate. Se volete anche sei, o otto, vedete voi.
Consiglio di innaffiare tutto con una spremuta d’arancia rossa (non la fate, prendetela confezionata o perdete tempo), che ha pure la vitamina C. Buon appetito!
Il fantasy ha rotto
Il protagonista vive in un villaggio sperduto fuori del mondo dove non sa un cazzo nessuno di niente. Ad un certo punto arriva un mago che gli dice che lui è figo e che deve però trovare la Spada con la quale dovrà uccidere Tizio (o un drago); "Ma io…?", "Sì, tu, perché bla bla. Sei discendente di questo e questo." Il protagonista è in genere molto ottuso. Deve essere ottuso e frescone, deve bersi tutto, o altrimenti la trama non va avanti. Tizio (o un drago) viene a sapere la cosa e la prende a male. Lo fa quindi cercare per ammazzarlo a sua volta. Il protagonista ammazza tutti – a sua controvolta – e arriva da Tizio (o un drago).
Tizio (o un drago) attacca la pippa del Grande Monologo del Cattivone (acquistabile a parte: in soli 2 volumi, che arriveranno comodamente a casa tua, tutte le scuse più classiche per conquistare il mondo usate dal cattivo. Da "al mondo conta solo il potere!" a "ho sofferto da piccolo…"). Il protagonista ammazza Tizio (o un drago) tra un caffè e una partita a minigolf mentale, mentre attende la fine del Grande Monologo. Torna a casa e a volte si sposa. Fine. Prima però è buona pratica far morire il mago e il gigante buono (conosciuto a un terzo circa del libro), amici di tante e tante avventure. Aggiunge quel certo alone di malinconia alla vicenda.
Partendo da questa base potrete scrivere anche voi il vostro fantasy. Buon lavoro.
Come vendermi qualcosa
Dunque, per prima cosa, mi aggiro ore intorno alla sezione d’interesse. Supponiamo che io debba comprare un navigatore. Starò là, tipo un’ora e me li proverò tutti, premerò ogni cosa possibile, e leggero tutte le varie scatole. Alla fine, come sempre, sarò indeciso tra due modelli. Supponiamo che uno sia un tom tom, l’altro un garmin. Il tom tom costa 40 euro in più, ha praticamente le stesse cose, ma mi piace di più il software dell’altro. Sono troppo indeciso e quindi esco e vado a mangiarmi un hot dog all’Auchan. Mentre mangio dietro un vetro che dà all’interno del supermercato e deliro perso in cose assurde, decido che ok, compro il tom tom. Ce l’hanno tutti il tom tom, ci sarà un perché. Vado quindi dal commesso e gli dico che senti io volevo comprare il tom tom… però c’è pure quel garmin che… Mi scappa. Mi scappa che mi piace di più il software del garmin. Avevo deciso porcamiseria. Era fatta, dannazione, stavo comprando finalmente… stavo comprando… per di più lui, dice, che sì, guarda, trovo anche io che il garmin sia più bello e pratico da navigare. E qua vado di nuovo in crisi profonda. Torno all’inizio. Alle origini. Forse dovrò tornare anche all’auchan e mangiarmi un altro hot dog. Ma non mi perdo d’animo e faccio notare che però, sebbene costi 40 euro in meno il garmin ammanca delle mappe europee. Di cui onestamente non me ne faccio veramente un cazzo, ma vabbe. Lui, serafico, mi spara quindi che ma veramente, guarda, c’è quel modello, sempre di garmin che costa anche 50 euro in meno, è in offerta, ed è praticamente lo speculare di quel tom tom che volevi. Se non meglio.
Mh, faccio io. Mh, fa lui. Quindi chiedo ma perché allora prendono tutti il tom tom? E ricevo un Sai com’è, la potenza della pubblicità.
La potenza della pubblicità… La po-ten-za del-la pub-bli-ci-tà. Soppeso sillaba per sillaba mentalmente. Mi sembra una risposta intelligente, onesta e sensata, penso. Però ancora sono indeciso, e qui lui aggiunge infine una cosa che mi rapisce definitivamente: beh, questo è anche l’ultimo rimasto. A cui non posso far altro che rispondere a razzo con uno squillante maddài? beh, ma allora è destino. Lo prendo.
Devi farmi credere che è una cosa messa apposta là per me, e solo per me, insomma. E questo è tutto. Quante avventure, eh? E niente, tutto qua. Il post è finito. Non leggere più adesso… non… basta… basta!
I gatti ne sanno
Come svelato in qualche episodio precedente, io mi scordo di stiracchiarmi la mattina. E guardate che per un buon risveglio e approccio con la giornata, non dico sia tutto, ma quasi. Almeno per un buon 80% influisce che sì, daterettamme. Così ho cominciato a sviluppare diverse tecniche di stiracchiamento: quella del gatto, quella del supesaiyan, quella di jeeg robò d’acciaio… E via così.
Quella del gatto è la migliore e questo non fa che convincermi sempre di più di quanto i gatti siano maestri di vita, dei veri buddha, mica che no. Magnano, scopano, dormono e sono paraculi con noi che li trattiamo come pascià per avere le loro coccole e fusa. Praticamente la tecnica di stiracchiamento del gatto consiste nel tendere tutti i muscoli al massimo, inarcare la schiena, stirare le gambe, le braccia e far scrocchiare tutte le giunture; se poi si inspira mentre lo si fa si stiracchia anche un po’ l’anima, ma qua ci torniamo dopo. Appuntatevi mentalmente questa cosa.
La tecnica del supersaiyan è un po’ goliardica e serve per cominciare con una risata la giornata: funziona però solo se non siete dei palestrati perchè è molto autoironica. In sintesi si stringono i pugni e si urla come Goku quando carica l’aura, dai che lo conoscete tutti goku… non fate i grandi…
Quella di gigrobò d’acciaio è una variante retrò della suddetta, ma per caricare lo stiracchiamento dovete unire i pugni e dire "giiiiiig". Se vi fomentate mentre usate queste due tecniche, spesse volte vi capiterà di saltare in piedi sul letto perché avrete caricato una quantità di energia (credo sia il famoso chakra) troppo elevata che il vostro corpo dovrà pur usare in qualche modo. Le controindicazioni in questo caso sono molteplici e variano da persona a persona, vanno da giramenti di testa in caso di pressione troppo alta a botte in testa in caso di soffito troppo basso. E per quel che riguarda lo stiracchiamento fisico questo è quanto.
Per essere un ottimo stiracchiatore però bisogna saper stiracchiare anche l’anima come preavvisato in precedenza… Ma come "che sto addì", v’avevo detto di appuntarvelo…
Come anticipato nella spiegazione della tecnica del gatto (neko no jitsu, oh, è davvero giapponese, non sono un quaqquaraqua!), più si inala ossigeno e più i polmoni arrivano alla loro massima dilatazione. In questo modo i parassiti caduti dal cervello si staccano dalle pareti dei suddetti e si raccolgono tutti al centro. Una grande inalazione richiede poi una grande espi… espr… insomma poi tocca butta tutto fuori e quindi essendosi raccolti tutti i parassiti al centro, sarà più facile sfancularli.
Ma stiracchiarsi con la neko no jitsu non basta, nemmeno tutte le mattine; è molto importante prendere coscienza del fatto che più pensiamo a cose infruttuose e che ci distolgono dalla realtà e più produciamo questi parassiti infami che se si attaccano poi sul cuore sono cazzi. Perché l’unico vero nemico che abbiamo siamo proprio noi stessi, siamo noi i nostri carcerieri, noi ci creiamo i problemi e siamo sempre noi ad avere la chiave della nostra prigione e delle nostre catene e a decidere come va usata. Per stiracchiare bene l’anima non so esattamente come si faccia, ma queste sono le basi e le volevo dire per chi non le sapeva; io non sono un buon stiracchiatore.






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