disegni

Il pupazzo di spugna

Il pupazzo di spugna era ormai pieno e non riusciva più ad uscire da quel luogo dagli argini alti alti e scivolosi. Si sentiva gonfio gonfio per tutta quell’inutile sporca acqua che producevano e lo costringevano ad assorbire. Se provava a fuggire, scivolava maldestramente e veniva anche strillato per la sua goffaggine.

Il pupazzo di spugna se ne stava zitto zitto e sperando che accumulare quel liquido maligno lo facesse esplodere e finisse tutto il più presto possibile, smise di espellerlo.

Il pupazzo di spugna si chiedeva solo una cosa: che senso aveva essere nato pupazzo di spugna e vivere in un luogo fatto così? Un luogo fatto di assenza di altri pupazzi di spugna?

Il pupazzo di spugna

La scia rossa

Dal diario di bordo del capitano Globulo Coriçin.

"Non siamo ancora riusciti a capirne bene la dinamica. E’ stato come se tutto il pianeta fosse dapprima collassato su se stesso; come se dovesse implodere. Poi, d’un tratto, si sono formate le prime crepe e c’è stata invece l’esplosione.
Fortunatamente eravamo già preparati. I nostri scienziati erano anni che progettavano il piano di fuga e così, eccoci qua, a bordo delle aeronavi… diretti chissà dove. Ma… [...]

Il nostro pianeta ci manca molto. Moltissimo. Era un luogo stupendo. Ora non ne resta altro che una scia di pezzettini rossi. [...]

Voglio che i miei figli crescano là. Era un posto bellissimo, pieno di speranza e di emozioni. Lo giuro su quanto ho di più caro al mondo: lo ricostruiremo. Un modo per ricostruirlo lo troveremo. Senz’altro. Lo giuro.

Rinascerà il nostro amato pianeta Cuore."

Da quanto ne sappiamo oggi, il nostro popolo riuscì nell’intento. Il pianeta ha sofferto ancora crisi simili e la causa è ancora sconosciuta. Ma finché ne avremo facoltà, e possibilità, anche in onore del capitano Coriçin noi continueremo a ricostruirlo. Sempre. E a tornarvi.

Il pupazzetto triste (e pensieroso)


 
C’era una volta un pupazzetto triste (e pensieroso).
Come tutti i pupazzetti tristi (e pensierosi) che si rispettino passava il tempo seduto con la schiena appoggiata ad un muro, un albero, una roccia (bella grossa però) o qualcosa di più grande di lui. Che comunque era grande come una mela, quindi era facile trovare quel qualcosa.
I suoi hobby erano chiudere gli occhi, respirare e sospirare.

 

Un giorno, al pupazzetto triste (e pensieroso), capitò di scorgere in lontananza una figura.
Osservò meglio e vide che era una bambolina di pezza. E notò anche che, questa bambolina di pezza, sollevandosi sulle punte dei piedini più che poteva, cercava di afferrare la Luna. Ma anche lei era alta come una mela e così non ci arrivava. Ma non poteva arrivarci, non era possibile farlo ovviamente. Nemmeno se fosse stata più alta di una mela, chessò, nemmeno se fosse stata alta come un… melone!
Ma lei provava. E provava.

Quel giorno, il pupazzetto triste (e pensieroso), sorrise.

Un mio vecchio amico

Uno scarabocchio basato su un racconto di un paio d’anni fa; fatto su un fogliaccio di carta, scannerizzato, invertito e spennellato su photoshop. Sì, ok, vado da uno bravo. Poi.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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