(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Quella volta che uno straccio mi si affezionò
- Da quanto stai camminando con quello straccio arrotolato alla caviglia?
- Oh… un po’. Era da solo in una pozzanghera e ha preso un passaggio.
- Vieni qua, che te lo tolgo…
- No! lascialo…
- Ma è bagnato e sporco, ti stai rovinando le scarpe e i pantaloni!
- Non fa niente.
- E se ti ammali?
- Boh?
- Mh… e quando pensi di toglierlo?
- Quando si stanca si toglie da solo.
Perdere l’attimo
- E se fosse tutto vero?
- Cosa?
- Quella storia, quella dell’amore unico e bla bla.
- Oddio che palle… cioè?
- Poniamo che si sia nati per incontrare una sola persona: la metà perfetta…
- … della mela, e bla bla… ok, ho capito dove vuoi andare a parare, vai avanti.
- Ecco. Poniamolo. Mettiamo caso che io avessi dovuto incontrarla ieri, proprio ieri.
- E?
- E niente, ieri sono rimasto a casa.
- Ah, beh… esci adesso.
- E no, mettiamo che dovevo incontrarla proprio ieri, perché lei stava partendo, chessò per tornare a casa sua, a Siena.
- A Siena. Perchè a Siena?
- M’è venuta in mente Siena, non saprei.
- Ok, mettiamolo. Mettiamo che adesso è a Siena.
- Ecco. E io dovevo incontrarla, magari in una libreria… scambio di sguardi, due chiacchiere, caffè. Lei decide che non torna più a Siena. Ci frequentiamo un po’, lei mi rivela ‘sta cosa… tipo… “sai dovevo partire quel giorno, ma sentivo che non dovevo…”, “davvero? sai anche io sento qualcosa di forte e… e …”
- …
- Zack. Amore, eterno, tutta la vita.
- Ma che ci faceva qua a Roma?
- Non saprei.
- Non mi convince ‘sta storia.
- Ok, stava qua per lavoro, aveva deciso di mollare…
- Ma poi incontra te.
- Sì, e non parte più. Per me.
- Ok, adesso sì che è proprio una bella storia.
- Vero?
- … sì.
- Capisci? E se avessi perso l’attimo? E se ora fossi destinato a rimanere per sempre solo? A dovermi accontentare di una metà qualunque? io non voglio una metà qualunque… che dovrei fare adesso?
- Vai a Siena.
M’è successa una cosa bellissima!
- Ragazzi, ragazzi! M’è successa una cosa bellissima!
- Racconta!
- Ok. Arrivo alla stazione e c’è una macchinetta vecchia come la mia, stesso modello, però rossa.
- Sì.
- Allora, io parcheggio la mia scatoletta nera, là vicino. La parcheggio stando bene attento che siano messe praticamente nello steso modo.
- A-ha, sì.
- Stessa vicinanza del paraurti al muro, ruote inclinate nello stesso modo…
- A-ha, capito.
- Ci sto attento parecchio insomma. Chiaro no?
- Sì.
- Poi, scendo e m’allontano. Quindi mi giro e…
- Ti giri e…
- E me le squadro. Perfette. Due macchinette vecchie, una nera, scassata, vissuta, ma ancora giovanile, grintosa. L’altra rossa, vecchiotta pure lei, ma più delicata nella sua forma di modello base, che aspettava tranquilla… stanno là, ferme, in silenzio, che guardano i binari… si sono trovate, isolate da tutto e tutti… e … e… mmh…
- …
- Mh… e niente, tutto qua.
- …
- Effettivamente ho enfatizzato tutto troppo.
Don Chisciotte
Ultimamente mi immagino spesso questo Don Chisciotte, che almeno in apparenza sembrerebbe essere più assennato. Questo Don Chisciotte, sa perfettamente che quelli là davanti sono solo dei mulini a vento e non dei giganti. Ma continua a combatterci. Li vede, vede le pale, vede i mattoni, vede i… le… vede anche tutte le altre cose caratteristiche dei mulini a vento insomma. Lo sa che sono mulini a vento. Lo sa, è appurato; l’ho sentito mentre lo diceva al suo Sancho Panza.
"Sai Sancho, lo so che sono dei mulini a vento."
"Ah. Ora mi sento meglio."
Però, questo Don Chisciotte, nonostante tutto, continua a spronare il cavallo e a combattere. E combatte, combatte. Combatte… Mi chiedo quanto sia più assennato.
Un’altra storia di un altro euro
Davanti al solito kebabbaro, flarin e lud_wing discorrono amabilmente della vita, l’universo e tutto quanto su una panchina.
flarin: tu hai fame?
lud_wing: io sì.
fla: io no.
lud: ok, aspettiamo un po’.
…
fla: tu hai fame?
lud: eh sì.
fla: mh, io no.
lud: …e aspettiamo.
…
lud: adesso hai fame?
fla: eh no… te?
lud: eh, io sì.
fla: vabbe, aspettiamo solo un altro po’.
…
fla: hai sempre fame?
lud: …
fla: perché io no, però…
In quel momento arriva il solito venditore di calzini. Porge la mano a Lud che neanche lo guarda e comincia a esporre la mercanzia e i suoi problemi di vita. Evidentemente sentendoci parlare ha pensato che noi potessimo risolverglieli e così penso di fare un tentativo, la sua faccia mi è molto simpatica. Quindi gli dò la mano… però, a me i calzini che vogliono sempre vendermi, mi fanno schifo e quindi comincio a dirgli che mi spiace, ma non glieli compro. Allora, lui parte con la storia "almeno cinquanta centesimi che così mi compro il panino". Io guardo Lud con la faccia di chi ha appena raggiunto l’illuminazione e gli faccio a voce bassa: "che facciamo, glielo offriamo un kebab???" Mi sembra la trovata più geniale della giornata. Lud per tutta risposta decide di non guardare più neanche me. Così, deluso, molto deluso, per non aver riscosso alcun successo, tiro fuori mestamente il portafogli, ravano all’interno, trovo un euro e glielo porgo. Il tizio se ne va e io e Lud riprendiamo a disquisire dei massimi problemi.
lud: adesso hai fame?
fla: mh, no, però vabbe.
lud: oh vabbe, però se non hai fame…
fla: no, vabbe, se tu però hai fame… e poi ormai mi sono alzato.
Entriamo, chiediamo i nostri kebab, apro il portafogli e ridacchio.
fla: ah ah ah, la vuoi sapere una cosa buffa?
lud: …non me la dire che mi incazzo!
fla: ah ah ah, no, ma è proprio buffa, ah ah ha, mi manca un euro per pagare.
lud: AHHHHHHHHHH… LO SAPEVO.
E così, alla fine, è come se l’euro al tizio dei calzini lo avesse donato Lud.
E mi ha pure offerto parte del kebab. Due buone azioni con un colpo solo, non è un bravo ragazzo questo lud_wing?
Tutto iniziò così
- Allora… stammi bene a sentire, ti spiegherò come funziona. Chiaro?
- Sì.
- Tu ora mi starai a sentire, bene, e alla fine dovrai dirmi cosa vorrai fare.
- Ok.
- Dopo che ti avrò spiegato tutto dovrai dire "accetto", dopo che avrai detto "accetto", dimenticherai.
- Mh. Ok.
- Dunque, inizia tutto che tu nasci.
- Io nasco?
- Sì, nasci… significa che compari nel mondo, cominci l’avventura. E’ chiaro?
- Sì. Che inizia tutto.
- Esattamente. Tu nasci. E poi cresci.
- Io cresco. Cioè?
- Praticamente… appena inizi, dopo un po’ ti attaccano a delle tette e tu ne trai nutrimento, energie eccetera eccetera. E diventi sempre più grande. Fino a che non puoi fare tutto ciò da solo.
- Ah, ok. Mi sembra facile… una buona cosa. Tette eh?
- Sì, poi un giorno le ritroverai, ma in un altro contesto. E ti piaceranno pure di più, credimi.
- Tette… mh. Sembrano veramente una cosa buona.
- Sì… sì, molto buona. Ma non focalizzarti troppo su di loro, avrai tempo per farlo. Sempre che tu voglia accettare e non diventi gay.
- Gay?
- Lascia stare.
- Ok.
- Dove eravamo?
- Io nasco, poi cresco.
- Ah, sì, grazie. Nasci, cresci e poi incontri altri esserini come te.
- Ah, e perché?
- Andrai a scuola, dovrai studiare. Dovrai arrivare ad un punto in cui non farai più solo domande ma potrai dare anche risposte. Vivrai con loro, imparerete tante cose, giocherete insieme…
- Non ne capisco il motivo.
- Stimoli. Stare insieme alla gente ti dà stimoli.
- Stimoli…
- Sì, è una cosa che serve per migliorare e andare avanti.
- Va bene, questa cosa non mi è chiara, ma sembra bello.
- Molto, vedrai. Ci starai anche male se ti piacerà tanto e resterai solo.
- Solo?
- Come ora, pensa se io non fossi qui, a spiegarti tutte queste cose. Che faresti?
- Boh. Guarderei il buio?
- Probabilmente, non so. E ti piacerebbe?
- Mh…
- Meglio parlare con me o fissare il buio?
- Mh, prima mi piaceva fissare il buio… però… meglio parlare con te.
- Ecco, vedi? Tu ora hai delle soglie bassissime. Ora hai una cosa che ti piace e una che ti piace meno. Ma se accetti, vivrai tante cose e potrai scegliere quali sono più belle di altre. Per quali arrivare a piangere e per quali arrivare a sorridere. A volte, molte in verità, non potrai scegliere però e ti sentirai male, ma è una buona cosa anche questa.
- Sì? Ecco, questa… Non mi sembra tanto buona…
- Lo è, credimi…
- Non ne capisco il perché.
- Se tu potessi scegliere tutto, sceglieresti solo cose belle. Ma alla fine ti stuferesti di queste. Andresti in assuefazione. Invece se le cose capitano, sia belle che brutte, tu vivendole ampli i tuoi limiti, poni le tue soglie in punti più estremi. Subentra la sorpresa… che significa che tu fai delle cose e non sai come andrà. La sorpresa dà stimoli per continuare.
- Stimoli… E’ tutto uno stimolare insomma… forse mi sono più chiari ora.
- Sì, e vedrai, ancora non ti ho parlato della parte più bella di questi stimoli.
- Ah, pensa te.
- Riprendiamo. Tu a scuola imparerai delle cose e incontrarai bambini, come te, e bambine.
- Bambine?
- Sono come voi bambini, solo un po’ più carine.
- Ah ho capito. Hanno le tette.
- No, non ancora, per lo meno. Ma le avranno, diventeranno ragazze e ti innamorerai di loro.
- Mi innamorerò?
- Significa che penserai a loro, e vorrai passare tanto tempo con loro. Ci starai male, ma un male…
- Che però, è una cosa buona…
- Bravo…
- Mi innamorerò Perché avranno le tette?
- Beh, non solo per quello, ma almeno inizialmente influirà.
- Mh… forse ho capito il perché…
- Sentiamo, perché?
- Stimoli?
- Bravo!
- Sembra facile questa cosa.
- Beh, sì alla fine non è così complesso, ci vuole solo un po’ di culo.
- E’ tutto qua insomma? Perché io mi sa che accetto.
- Non è tutto qua sinceramente. Finite le scuole, dopo aver imparato, dovrai lavorare.
- Dovrò lavorare…
- Non sai minimamente di cosa stia parlando vero?
- Già.
- Beh, dove voglio mandarti, per vivere, per avere o fare delle cose sempre più belle, hanno inventato il denaro. Più ne hai e più stai tranquillo. In verità ritengo sia una cosa molto stupida questa, ma non voglio entrare in merito alla questione. Devi solo sapere che c’è questo denaro, che ti serve per vivere e che per averlo devi lavorare.
- Ma cos’è lavorare?
- Devi fare cose per altra gente.
- Beh, non mi sembra poi così brutto.
- Beh, fine a se stesso, vista così, non lo è. Però potrebbe capitarti di dover fare cose che non vuoi fare, ma dovrai farle per forza.
- E perché?
- Perché altrimenti non potrai vivere. Niente lavoro, niente denaro, niente vita.
- Ah già.
- E non solo… Ti ricordi la storia di innamorarti di una ragazza e voler stare sempre con lei…?
- Sì.
- Ecco, un giorno incontrerai quella giusta… e comunque avrete uno o due bambini.
- Accidenti. E come succederà?!
- Beh, questo te lo spiegherà tuo padre, o molto più probabilmente la tv, o qualche bambino più scafato…
- Tv?
- Una scatola dove vedi cose, ti ci piazzanno davanti sin da bambino.
- Wow.
- Sì, proprio wow…
- E "scafato"?
- Lascia stare. Comunque è tutta una questione di "stimoli".
- Anche qua? Alla fine sembra tutto stimoli e tette.
- Eh, più o meno… Comunque, poi invecchierai e alla fine morirai.
- Eh?
- Significa che arriverai alla fine dell’avventura e non ci sarai più.
- Oddio, sembra brutto.
- Mah, è un po’ triste sì, ma se c’è un’inizio deve esserci una fine.
- Beh, ma anche no.
- No no,deve esserci o poi diventa tutto palloso…
- …e addio stimoli. Tette… Bla bla bla…
- Esatto, quindi? Che vogliamo fare?
- Mi sa che non accetto più.
- Sicuro?
- Sì.
- Come vuoi, allora te ne resti qua tutto solo al buio, per sempre?
- Verrai più a trovarmi?
- No.
- …
- Allora? Ti vedo titubante…
- …
- Dài, ho altri centotré appuntamenti oggi. Me ne vado? Ok, me ne vado…
- Accetto. Ma mi sento un po’ preso per il culo.
- Adesso? Vedrai poi.
- Cos…
- E adesso nasci.
Un post molto divertente
Tanto tempo fa… ah, prima che inizio… non è uno dei miei raccontini fiabeschi, ok? Ok… dicevo, tanto tempo fa, ma neanche tanto tanto, avevo preso la malsana abitudine, per molti, di andarmene al cinema da solo il mercoledì sera. Ovviamente l’unico scopo di queste mie uscite, era quello di deprimermi a tal punto da decidere, una buona volta, di sbandare al ritorno per casa e fare un incidente da panico dove minimo finivo un paio di mesi in coma, di modo da potermi "vivere" un periodo abbastanza lungo in santa pace. Perché il coma? Beh, ammetto che ho sempre sognato di fare un post, dopo, che si intitoli "First Breath after coma". Ah ah ah, non è divertente questo flarin? Comunque, il problema del cinema da solo, è che nonostante la scelta di film spezza-anima e nonostante la bravura delle bigliettare bastarde che esclamano "uno???", quando chiedi un biglietto, e nonostante il capitare a fianco a coppiette che si sbavano e passano e schizzano ogni tipo di liquido addosso mentre guardi il film – e tu stai là con l’ombrello inclinato verso di loro -, purtroppo, non è successo mai niente. E che vogliamo farci? Sono un ragazzo fortunato. E’ evidente che ammazzarmi toglierebbe divertimento a qualcuno.
Mi resta sempre questa insana frasetta nel cervello, e che ripeto anche ad amici e conoscenti… "Mah, io comunque sono sicuro che andrà tutto bene". Ma pensandolo veramente eh. Sfido io che uno ti tiene in vita. E poi… sbraaa, giù mazzate. Non è divertente un soggetto così?
Ovviamente, sto esagerando, è solo un po’ di amarezza (il mio è solo amarismo, cercate di mettervelo in zucca, io mi scarico così, non sono pessimista, vittimista e quant’altro, ecco. No, non sto sbattendo i piedi, sarà qualcos’altro che fa rumore). So perfettamente che non esiste nessuno che tiene i fili e che decide per me. Solo che più vado avanti e più mi fa ridere. Sembra che esista, mi sento preso per il culo. Io, ogni tanto, mi fermo, sorrido e mi guardo intorno. Cerco le telecamere. E penso ditemi la verità, sono Truman… dài, vi ho scoperti e adesso con voi non ci gioco più. Poi mi passa e torniamo amici. Ok, è passata, visto? E’ solo che a volte mi sembra di tornare sempre allo stesso punto – mi manca il respiro – e questo mi fa impazzire, impazzire gonfio… tornare allo stesso punto, senza prendere le 20000 lire poi, e… e… e che cazzo, questo doveva essere un post dove scrivevo dei miei dubbi su cosa andare a vedere domani sera al cinema. Era pure molto divertente. Giuro. Vi scrivo il dialogo che ne stava scatenando la stesura:
flarin: mercoledì vado a vedermi uno di questi: Il dubbio, Milk, Australia o Revolutionary road.
Yuri Gagarin: REVOLUTIONARY ROAD o MILK… Australia chi l’ha visto mi ha detto che un’endovena di morfina nei coglioni è meno noiosa (puoi citarmi nei tuoi post sul cinema).
flarin: mmm… sì, australia so che è una mezza mattonata sui testicoli, ma mi attira ugualmente… sarà che non ne ho più bisogno (dei testicoli, dico).
Yuri Gagarin: metterei anche questa tua splendida citazione nel post dopo aver visto australia.
flarin: dici?
Yuri Gagarin: sì.
flarin: sai, ora sto postando queste cose.
Yuri Gagarin: sì, beh, te l’avevo consigliato.
flarin: sì, ma tu ora non sei più lo Yuri Gagarin vero… vero tra virgolette, ora sei uno Yuri Gagarin creato da me.
Yuri Gagarin: fammi capire. Quindi ora io non sono me, ma sono te che fingi di essere me?
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, regolare.
flarin: … la finzione che si fonde con la verità in un dialogo costruito per generare finzione partendo dalla verità ipotetica ma che ancora deve avverarsi.
Yuri Gagarin: stavo pensando la stessa cosa.
flarin: ma sai cos’è ancora più incredibile?
Yuri Gagarin: ho paura di chiedertelo, ma dimmi.
flarin: tu… Yuri, tu non sei nemmeno il vero Yuri Gagarin. Non sei un astronauta russo.
Yuri Gagarin: …
flarin: sì, è vero, mi spiace, sei solo un elicotterista appassionato di Uaz
Yuri Gagarin: …
flarin: è così, credimi. Un elicotterista. Appassionato di Uaz.
Yuri Gagarin: … quindi io ora sarei sempre te che fingi di essere me e non sono nemmeno colui che vorrei essere se fossi me e se fossi me sarei un elicotterista appassionato di Uaz che essendo però te in verità ora non so precisamente nemmeno cosa siano.
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, io non sarò io, ma vorrei farti notare che hai palesemente sbroccato.
Era molto divertente, visto? Mh? Mh. Beh, secondo me lo era, ecco. No, non sto sbattendo i piedi.
Questo è il post su Wall-e
E’ un post, non una recensione, dovreste averlo capito ormai che non so assolutamente recensire i film eh. Ho pure usato il nuovo tag –partesaltabile– di iobloggo che è sempre più avanti.
–partesaltabile–
Una cosa divertente dell’andare al cinema da soli è il classico dialogo che mi capita con la bigliettara. Io arrivo là, e non c’è nessuno, in special modo non c’era nessuno quando sono andato a vedere Wall-e, che erano le 15,30 ed è uno spettacolo un po’ desertizzato. Arrivo là, e mi appropinquo (?) alla cassa. Metto le manine sul bancone, appoggio i gomiti, mi sporgo, lei mi guarda e mi fa:
- Il prossimo
- …
Comincio a farmi problemi esistenziali del tipo: sono un fantasma? Sono morto? Sono così anonimo? Dio, come mi sento solo, sigh, sob… poi mi faccio coraggio: è solo la prassi, mi dico. Solo la prassi. Mi guardo spaesato intorno.
- sì, dica pure.
- …
Cos’è? Sono misteriosamente ricomparso? Ho dei poteri tipo X-men o come i fantastici quattro (in uno)? A seconda delle emozioni divento visibile o meno?
- Sì, per lo spettacolo delle 15, 30… wall-e…
- Ok, quanti biglietti?
- …
Sempre rimanendo appoggiato coi gomiti sul bancone, mi volto a destra. Poi a sinistra. Poi mi ergo in tutta la mia altezza (e bellezza) e mi volto indietro. Guardo lei e faccio:
- …uno?
- …
Stavolta puntina lei. Cazzo si puntina non si sa.
- …uno??? – chiede.
- …
Sob, ma che cazzo vuoi? Penso.
- Uno… -, le dico più virilmente che posso. Col labbro inferiore tremolante.
- Uno… – digita -, per Wall-e… ecco fatto, fanno cinque e cinquanta, ok, buona visione.
Sob, mi prende pure per il culo…
E con questo spirito io vado a vedermi Wall-e. Capite? Wall-e, film evento della Pixar. Studiato a tavolino sin da quando i 4 magnifici fondatori erano dei poveri nerd pirlotti che lavoravano in una sezione pubblicitariamisembrachefosse di una ditta di nonsocosacazzoècheeraprecisamente. Ora sono sempre 4 nerd pirlotti, ma pure ricchi e famosi da far vomitare nero. E se lo meritano (di esseri ricchi).
Quindi, ho questo biglietto per Wall-e. Allo spettacolo mancano tipo quindici minuti buoni, più quindici di pubblicità del cazzo, ma niente paura, io sono un ragazzetto molto previdente e mi sono portato Sostiene Pereira per passare il tempo, quindi ora mi avvicinerò a quelle belle poltr… uhm, momento, non c’è il tizio strappabiglietti. Uhm. Potrei passare. Ma sarà consentito? Se lo facessi violerei qualche regolamento? Uhm. Vado? che faccio? E mentre dico “Uhm” per la seconda volta in realtà già sto al piano di sopra che cammino verso la mia sala. In verità stavo salendo già da questo pezzo: “[...]on c’è il tizio strappabiglietti. Uh[...]“.
Il display dice: Wall-e, proiezione fra tot minuti, lo ringrazio, entro e ovviamente essendo presto non c’è nessuno. Comincio così a leggere, svaccandomi sul mio assurdo posto in alto a sinistra e ogni tanto mi chiedo che cavoli gli abbia preso alla tizia che mi ha assegnato il posto… ma uno centrale e più basso no? boh. Ti odio maledetta. Vabbe, sarà che c’è tanta gente che ha già prenotato prima. In verità so benissimo che se entreranno altre quattro persone sarà tanto, non so perché devo giustificarla. In questo momento la odio, ma ricordatevela… perché ne riparlerò a fine post… La pubblicità inizia e non arriva nessuno. Ma chissenefrega, continuo a leggere e alzo gli occhi solo per il trailer di Bolt. Dopo un po’ inizia il film. E non entra nessuno. Mi sento di merda, ma poi penso: porcocazzo. Ho pagato cinque euro e cinquanta e stanno proiettando sto film della madonna solo per me. Ma che voglio di più dalla vita? EH? Il posto centrale. Così quatto quatto me ne vado al centro e mi svacco, ma mi svacco di brutto, che manco a casa mia, mi slaccio pure la cintura. A casa non posso perché sto in tuta, per dire. Per un attimo penso di appoggiare i piedi sulle poltroncine davanti, ma l’ultimo barlume di civiltà che è in me mi fa desistere. Mortacci sua oh, sarebbe stato definitivo.
–partesaltabile_fine–
Ok, questa era la parte saltabile, e questa dopo è quella in cui parlo del film.
Il film è una ficatona. E potrei concludere così, ma è anche giusto scriverne qualcosa. Inizia tutto con una panoramica dall’alto, grattacieli, rifiuti, le tonalità seppia e ruggine abbondano e si sprecano (no questo mai), escono da tutte le fottute pareti, la telecamera arriva su questo robottino, Wall-e, che è affaccendato a impacchettare rifiuti. Intanto noi siamo trasportati in questo triste scenario dalle note scanzonate dell’ironico tema iniziale e… siamo soli soletti nel cinema e… ci vediamo questo robottino che ci ricorda pure Numero5 di Corto circuito e… quindi la nostra infanzia e… che lavora solo soletto sulla Terra e… che vita di merda, sigh sob. E quindi ci identifichiamo da paura. Perfetto. Da questo momento per ogni cazzata essendo delle schifose mammolette avremo i lucciconi. C’è da dire che forse la parte iniziale è un pelo troppo “guardate quanto siamo bravi coi dettagli noi della pixar”. E’ comunque bella bella, poetica e romantica (con l’avvento di EVE, la robottina stile apple). Ma poi il fatto che non parlino a me intenerisce da far schifo. Ecco l’ho detto. Sgrunt. Bah. Mah, vabbe, la parte del duro rinsavito l’ho fatta. La seconda parte del film è ricca d’azione e di gag invece e a tratti mi ha stonato, ma anche divertito e fomentato. Ok, il film ha le sue pecche, ma ragazzi, io abbasso gli scudi e mi prostro davanti alla Pixar. Fatevi ‘sto regalo, abbandonate il cinismo che ci impone questa vita del cavolo e godetevi Wall-e.
(Per quanto riguarda la tizia bigliettara, non è successo niente, che vi aspettavate? Hmm… la odio un po’ meno forse.)




Commenti recenti