deliri

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Alice guardava i gatti

Alice amava i gatti e i gatti mangiarono Alice, perché era morta e non gli aveva lasciato niente. Funziona così nella realtà.

Programmazione estiva

Si era sparsa voce nel web che Colorivari avrebbe chiuso i battenti, ma vorrei rassicurare i miei lettori – entrambi – che, in realtà, era solo la solita ricerca di attenzioni da parte di un piccolo blogger. Per altro non gliene è fregato niente a nessuno… e tutto ciò è molto triste. Ma vabbe, vi perdono (entrambi).
(Vi ricordo che Colorivari è questo blog che state leggendo.)

Comunque.

Ho deciso che questo blog continuerà a tediarvi coi vari link di spam qua e là sparsi fra twitter, buzz, friendfeed, eccetera.

Ma come ci tedierà? Sarà diverso dal solito? Già mi sembra di sentire le vostre domande mentre scrivo.
Mah insomma. Quest’estate avremo tanti post sui libri, come avrete notato di già (entrambi): invece che inserire un commentino su anobii, dato che anobii sta rasentando il ridicolo e non vedo perché dovrei ancora “arricchirlo” di contenuti, scriverò recensioni per i libri che leggo qua. Lo so che è una notizia grandiosa e non riuscite a contenere tutta la gioia al punto che vorreste denudarvi, ma fate meno casino per favore. Dài. C’è gente.

Tornerà anche “Scrivere“. Ebbene sì. È una bomba questa, so che avrei dovuto andarci cauto, ma il clamore sarebbe stato ugualmente tanto e ho pensato che sareste stati stanchi per aver esultato prima. Vi ho fregati eh? Immagino.

E poi anche qualche raccontino e delirio come al solito.
Altra bomba, così. Eh, ma non potete cascarci sempre!

Siete contenti (entrambi)?
Io sì, aspetto commenti dalla mia altra personalità.

Che confusione, sarà perché ti amo?

O anche:

Daisy mille persone
Pochi secondi per fare l’amore
Daisy che confusione
Sembra che il mondo sia solo un pallone

Chissà com’è che quando si parla di amore spesso si parla anche di confusione e quando si parla di confusione si parla spesso anche d’amore.
Tu sapresti spiegarmelo Daisy?

Ma io non volevo parlare d’amore e intanto che ci pensi, Daisy, cara Daisy, io continuo qua a parlare di confusione. Che confusione, vero?

Ah, Daisy, ma poi tu

Sai
Se il tempo perso si conta o non vale?

Pensaci. Poi mi dici.

Alle volte, quando parlo con qualcuno, tipo che sto facendo un monologo, quando parlo solo io insomma, e l’altra persona ha il solo ruolo di starmi a sentire e guardarmi, e magari limitarsi ad annuire,  mi capita spesso di soffermarmi appunto su queste cose e mi chiedo se mi stia capendo veramente… se riesce a seguirmi. Ma mica perché mi reputo intelligente, proprio perché mi sembra strano, ma non è neanche il fatto di essere emotivi – oddio tocca a me! -  è che nel momento che comincio a parlare, dopo un po’ mi viene da osservare le reazioni della mia controparte ivi frapposta (non so cosa ho scritto in quest’ultimo pezzo onestamente.) e allora vado in confusione, peggiorando la cosa e vado in blocco, mi scende la seranda nel loculo ivi frapposto (a-ha… ancora?) in cui sono situate le parole e non avendo più accesso prendo a fissare il vuoto, mi metto a braccia conserte, mi massaggio la nuca e peggioro la situazione. A volte la serranda ritorna su e le parole riprendono, ma non è detto. La cosa strana però è che pare che nonostante tutto, e ho fatto delle prove perché altrimenti non lo scriverei… nonostante tutto insomma, mi capiscono. Veramente, l’ho chiesto.

- Ma mi capisci?
- Sì
- Cioè, ma… mmh… ma veramente?
- Certo!
- Quindi… cioè, che ne pensi…

Questo è un abile trucco per vedere se è vero, ed è incredibile, le persone che fungono da cavia a questa mia prova molto abile si riallacciano al mio discorso. Mi capiscono veramente quindi: io parlo e mi capiscono, anche se vado in confusione mi capiscono: è incredible.

Quindi, Daisy, quando mi blocco e me ne vado a braccia conserte o grattandomi la testa lasciando l’interlocutore là a metà discorso… è sbagliato! Capisci Daisy?
Come “cosa?”
Ma non mi ascoltavi?

Vabbe Daisy, comunque

Da bambino io giocavo
Nel finto campo di grano

e sempre

Da bambino io cercavo
Un posto nel piano infinito

e non l’ho trovato mai, quindi adesso andrei a fare un’altra prova, non volermene cara Daisy.

Una ricetta estiva

Qualche notte fa ho sognato che bussava alla mia finestra, io aprivo, e lei era lì, scura in volto, che piangeva come una fontana. Le prendevo la mano, la tiravo a me e facevamo un sacco di sesso, anzi, forse facevamo proprio l’amore… devo essere onesto? facevamo l’amore.

Ingredienti per fare l’amore

1000 gr. di zucchero
7 tazze di latte
cioccolata in polvere a proprio gusto
un pizzico di caffè
peperoncino
due uova, da sbattere bene: anche il bianco
un pacchetto di abbracci (da sbriciolare)
pelle
mani
respiri caldi
sesso, anzi, sessi, possibilmente due o più

Mescolare a piacere.

Sogno di una sciarpa di mezza estate

Quest’estate ho sognato una sciarpa. Per la precisione la mia sciarpa. La sciarpa che io dovrei possedere per completare il me stesso invernale di adesso. Per capirci io cinque  anni fa non avrei potuto, e dovuto, mettere una sciarpa simile, sarei stato ridicolo, non sarei stato capito, sarei stato anche un po’ meno figo (un buon 10%) anche se so che è  abbastanza assurdo crederlo, in quanto un 10% di figaggine in meno, in me, non si sarebbe notato assolutamente per via del già altissimo livello raggiunto, quindi, questo, in  verità non è un problema; forse sarei stato deriso, in quanto precursore dei tempi, non perché sia una sciarpa alla moda, ma perché avrei voluto mostrare un me stesso invernale, che, adesso, adesso sì che sarebbe giusto mostrare, ma cinque anni fa no.
Non era tempo: non era tempo per indossare quella sciarpa cinque anni fa. Non era tempo anche perché, a) non l’avevo mai sognata prima, b) non avevo il giubbetto adatto da  abbinarci, c) non avendo il giubbetto adatto da abbinarci, non avrei potuto sognare una sciarpa perfetta da abbinare al giubbetto in questione che mi avrebbe reso il perfetto me stesso invernale di adesso che deve possedere tale sciarpa per poi esserlo perfettamente, d) cinque anni fa non esisteva tale giubbetto e, e) probabilmente chi l’ha disegnato non faceva nemmeno il  lavoro di disegnare giubbetti ancora.
E potrei continuare… non era proprio tempo insomma.
Adesso, invece, lo è.

Il fatto che non l’abbia ancora comprata, quindi, e che siamo già a febbraio, è di per sé al quanto buffo.
Perché non l’ho comprata ancora? Le ipotesi, tra gli addetti ai lavori, si sprecano: non voglio aumentare il mio livello di figaggine di un altro 10% in quanto mossa inutile (un 10% in più o in meno, non cambia molto, come già fatto notare)?
Sono un appassionato collezionista di raffreddori e infiammazioni di qualunque condotto passi tra collo e orecchio?
Non so comprare sciarpe?
Non so dove si comprano le sciarpe?
Non so cosa è precisamente una sciarpa?
Non so indossare una sciarpa e preferisco non comprarla perché mi vergogno?
Magari credo che una sciarpa sia una scarpa, ma più moscia, entro in un negozio di scarpe e me ne esco triste e deluso perché non le vedo appese ai muri?
O, semplicemente, sono pigro?

Sono tutte belle ipotesi, ma per tutte la risposta è sempre la stessa: no, il fatto è che deve essere quella sciarpa.
Non ha una marca, ne un modello particolare: è una sciarpa. Una banale, ma ottima, sciarpa color bordò. Ha una riga gialla/arancione bella spessa a metà e due righe parallele da ambo le parti, più fine. E secondo me abbinata al verde militare ci sta bene e mi renderebbe il perfetto me stesso invernale di adesso.
Tutto qua: so che può sembrare una banale sciarpa tarocca della Roma, ma non lo è. Innanzitutto non c’è scritto Forza Roma o Lazio merda. E poi non è della Roma. Inoltre non lo è e basta.

Quindi non è che sono pigro per andare a comprarla. È che sono pigro per andare a cercarla. Non credo possa trovarla e mi sembra stupido girare per negozi di sciarpe in cerca di una sciarpa adatta a rendermi il perfetto me stesso invernale di adesso. E poi, cioè, metti che la trovo e mi rendo conto che non era poi tutto sto granché la sciarpa ideale, metti che non mi trasforma  veramente nel perfetto me stesso invernale di adesso. Sai che delusione? Meglio sognare… finché hai un sogno, eccetera. Finché un uomo ha un sogno da raggiungere… eccetera.
(Per lo meno funziona sempre come scusa.)

Il potere soporifero dell’Ikea

Non fraintendetemi. Un giretto all’Ikea me lo faccio volentieri, se capita. Non sono né uno di questi fanatici che hanno tutto di Ikea, dal tavolino, alla carta igienica, passando per il femore della nonna, ma nemmeno uno di quelli che preferiscono, chessò, comprare per forza italiano e spendere l’ira di Dio, “perché sai, poi è un investimento, un bel mobile ti resta, eccetera eccetera, capisci? eccetera eccetera!”
A parte che all’Ikea vendono anche l’ira di Dio (a 12.99 euro). Ma. che. cazzo. menefrega… a me.
Io, intanto, spendo i miei bravi 20 euro per una tavolo da biliardo, o i miei sagaci 30 per un letto matrimoniale coi posabicchieri. Poi se fra tre anni quello che ho comprato mi fa schifo o si rompe un posabicchiere del letto ci faccio il fuoco, o lo smonto e rimonto come mi pare, ci faccio una cassettiera magari, o ne compro un altro. Insomma: come avrete capito sono un abbastanza normale individuo che ogni tanto va all’Ikea, come molti. Però ho un problema,  più mi addentro in profondità, nell’Ikea, tra le legnose profondità spazio-Ikea, e più mi sale un senso di sonno mostruoso. Credo che l’unica cosa che riesca a farmi venire sonno come fare un giro all’Ikea, sia un giro in profondità all’Ikea. È anche vero che quando arrivo al reparto sedie/poltrone non resisto dal provarle tutte, ma non credo che influisca molto perché varcata la soglia del reparto sedie/poltrone sento che sono già stanco e spossato dalla dura scarpinata nelle sconfinate lande ikeanyote. Lo sento un po’ ovunque: agli angoli delle palpebre, nei polpacci, nelle reni. C’ho sonno. Eppure c’è tanta roba strana e assurda su cui fare battute spiritose all’Ikea… e le faccio ovviamente, per la gioia di chi è con me che mi sente fare freddure mezzo assonnato… e però, niente. A un certo punto, inesorabile come la morte di un pesce rosso – comprato all’Ikea -, tra una spiegazione su come fanno le polpette (impastando carne di scoiattolo coi trucioli d’avanzo) e domande su come fanno a fare tante altre cose (“ma come fanno a fare le brocche di vetro col legno?”) sbam, arriva l’omino del sonno (Ikea). S’attacca alle tempie come le manine appiccicose che si trovavano nei sacchetti delle patatine e non si stacca più. Credo che se ogni sera potessi farmi un giro prima d’addormentarmi all’Ikea, avrei risolto con l’insonnia. Il problema è che chiudono alle 22. Troppo presto.

È alla fine comunque che arriva la parte più dura dell’ikeasistema. Se si riesce a sopravvivere svegli, non si può di certo scappare alle casse. Mai viste casse più lente, piene, intasate e tutto. E non è colpa nemmeno dei cassieri, che appena arrivi là, ci mettono un attimo con la loro pistola spaziale: zap sul femore della nonna (9.99 euro), zap sulla brocca di vetro fatta con il legno (1.99 euro) e via così. Secondo me in quel punto il tempo rallenta: cercano di appisolarti definitivamente, forse per indurti a fermarti a mangiare le polpette di scoiattolo e trucioli d’avanzo.

Ce ne sarebbero di cose da scrivere su questi viaggi all’Ikea, ma solo a parlarne così approfonditamente sta venendo un sonno allucinante a me, figuriamoci a voi. Buonanotte.

Fine di un’era

Non sono più 56kappato.

Mi fa molto strano.

Io… io non sono più 56kappato. No, niente, non mi suona proprio. Nemmeno se provo a pronunciare la frase in una forma diversa… che già così, con la negazione di mezzo verso la cosa che più non sono, mi scombussola. Faceva un po’ figo dire “io ho un 56k”. Anche perché nessuno sa più che voglia dire e quindi ti faceva sentire sfigato ma in maniera molto speciale. Che va tanto di moda.

Per me era la norma dovermi deprimere perché volevo vedere un video da 30 secondi su youtube e non potevo. O frignare perché chi aveva l’adsl e poteva seguire telefilm del cazzo o film australopitechi non lo faceva e non sapeva quanto era fortunato… e io no.
Qualche giorno fa, poi, il colpo di fulmine. Letteralmente, un fulmine si è fottuto Kappy, il mio modem-amico, eroe di tante navigazioni… colui che per due mesi scaricò faticosamente ma coraggiosamente Totoro in giapponese, sottotitolato in italiano. Colui che ogni settimana mi portava l’episodio della terza serie di lost appena uscito in ammeriga. Bei tempi. Anche per Lost. C’è gente che mi conosce da dieci anni qua su internettopoli che è disorientata quanto e più di me: flarin->56k era un assioma incontrovertibile. Una legge divina su cui si basava l’intero sistema e che adesso che è stato cancellato non si sa ancora quali e quanti danni o miglioramenti porterà all’umanità intera. Sempre che non sia passato troppo tempo, la mia escalescion verso il supermeganerd è stata fin troppo rallentata e non so se sia ancora fattibile. Vedremo in questi giorni, ora sono troppo impegnato a fissare i file che scarico e a fare le finte telecronache come se fossero in gara.

Ma che poi, con Kappy era tutto più poetico, tutto assumeva contorni più vivi. Se aprivo una pagina, prima appariva il testo. Poi la header. Poi si formava lo spazio per le immagini. Quindi, eccole lì, le immagini. Era una conquista insomma. Tutto era una faticosa conquista e perciò una stupida foto di Shannyn Sossamon da 800*600 una volta scaricata del tutto me la custodivo in una cartelletta avidamente, come un tesoro. Il mio tesssoro… gollum gollum! Senza contare che se una ti diceva che un film, telefilm, album era bello, tu potevi cucciolosamente dire: “se mi dici che è bello me lo scaricherò volentieri, ma eh, sai, io ho un 56k ci vorrà un po’ per farti sapere…” e il caffé con scambio cd/dvd era garantito. Non che io l’abbia mai fatto; era solo un esempio.

Adesso, una settimana fa, Tre, se ne esce con ‘sta chiavetta da 300 ore al mese. C’era molto su cui riflettere, due anni di contratto, penali in caso di rescissione, potrò fare p2p? Succederà, come sempre? che firmo il contratto e mi portano l’adsl o il wimax? eccetera eccetera?
Poi, arriva il colpo di fulmine. O forse Kappy s’è suicidato per ammore… Kappy, oh kappy! Amico mio! Non temere – kappy  (amico mio.) – sarai sepolto in qualche scatola sull’armadio con i dovuti onori; a fianco a Picettino e all’atari 2600. Non ti butterò mai e un giorno narrerò di te ai miei nipoti, e ai loro, e ai nipoti dei loro nipoti. E via così. E sai perché lo farò Kappy? Perché così non morirò mai… mi sembra ovvio. Ma nemmeno tu, Kappy.

(Questo post è stato scritto in un stato di sovraeccitazione incontrollabile e con gli occhi sgranati a palla… si può notare dalla alta – più del solito – percentuale di cazzate scritte a ruota e su cui poi lo “scrittore”, un individuo molto serio e a modo, scuoterà la testa per giorni.)

Una vita piena

Io sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno. E non c’è niente che ho bisogno. Il mio lavoro è stupendo e la gente con la quale devo interagire è veramente piacevole, carina, simpatica, intelligente… a volte mi sembra quasi di non lavorare. Mai una volta che ci sia stato un minimo disguido sui pagamenti e anzi, a volte mi capita anche di ricevere più soldi… ma è anche una scocciatura, onestamente, perché ho talmente tanti soldi, che non so più che farmene. Ovviamente, avendo trent’anni sono sposato, da poco, e con una modella laureata in filosofia e lettere moderne che mi sprona dalla mattina alla sera perché non vede l’ora di leggersi un mio nuovo racconto (vuole farmi pure le cosacce, ma mi sono un po’ stufato di questo sesso e non so come dirglielo). Tra l’altro, che stupido, dimenticavo di dire che potrei anche non lavorare più, in quanto ho pubblicato quattro libri e vivo di rendita col ricavato delle vendite, dei contratti per i libri futuri e per i diritti sul nuovo film che faranno sul mio primo libro, che tra l’altro sceneggerò e dirigerò io. Sì, quel film di cui si "dice" che Natalie Portman abbia cercato in tutti i modi di farsi scritturare per conoscermi… ma io ormai sono innamorato e comunque, non so, lei non mi piace più come prima.
I miei due figlioletti sono uno spettacolo; l’altro giorno io e flarin junior abbiamo giocato insieme col trenino mentre la piccola flarinette faceva finta di essere una passeggera e si inventava le peggio storie. Che matta quella flarinette. La sera poi, dopo la favola della buonanotte per i bimbi, io e mia moglie ci siamo visti un film nella nostra sala cinematografica privata. Ovviamente ha insistito per farmi un lavoretto mentre guardavo il film e l’ho lasciata fare (che palle a volte però).
E insomma è una vita piena, bella, alle volte mi sembra pure d’avere troppo… sembrerebbe che niente possa scalfire la mia serenità… eppure una cosa c’è. C’è, e s’insinua tutte le mattine, partendo dal basso, mentre mi metto le scarpe… o la sera, quando me le levo… mi guardo i piedi (col destro ho segnato il gol col quale la Roma ha vinto la champions) e penso: ma sti cazzo di calzini, come devono essere? Bianchi e corti non va bene. Neri e lunghi nemmeno. Troppo trasparenti no, troppo spessi no, troppi colori no, le scritte no. Se ti pare d’aver capito come devono essere c’è sempre qualcuno che ti dice "ma che cazzo di calzini hai?"
Questa è l’unica cosa che mi cruccia insomma, e vi sarei grato se mi spiegaste come devono essere fatti dei calzini decenti perciò. Se poi vanno pure abbinati alle cose che indossi, beh, ditemi almeno cosa devo mettere coi jeans e le converse. Ma badate bene che i boxer scaciati di colori improponibili non sono disposto invece a mollarli.

Resto al Chievo Verona

Volevo rassicurare tutti i tifosi che nonostante le offerte di Genoa, Sampdoria e Napoli, che ringrazio comunque per l’interesse, ho deciso di restare e tentare di vincere coppa uefa e coppa italia con questa maglia. In settimana sono uscite fuori notizie assurde, e soprattutto infondate, su un mio litigio con praticamente mezza squadra: una scazzottata con Bogdani, un violento diverbio con Italiano e Marcolini… e non ricordo cos’altro. Tutte bugie. A parte che Bogdani, 1 e novanta per novanta chili, se mi mette una mano addosso mi fa diventare patè… Che non è un nomignolo da calciatore brasiliano. C’è stato un diverbio questo sì, ma niente di così eclatante. Giocando ambedue in attacco può capitare… E’ che a volte mi rode un po’ il culo di servirgli palloni d’oro che vedo sprecare malamente… e poi lui è un egoista… Ok, fra di noi non corre buon sangue. Ma nonostante questo siamo due professionisti, e se scendiamo in campo ambedue, beh, faremo di tutto per onorare la maglia e portare la squadra alla vittoria. Di sicuro – è palese – preferisco giocare con Gasparetto o Pellissier, ma non c’è stata, ribadisco, alcuna scazzottata. Sono un po’ "fumino" e lo sapete, tre espulsioni e otto cartellini gialli in venti partite la dicono lunga, ma non non sono un violento (e soprattutto non sono stupido… ci tengo alle ossa). Con Italiano e Marcolini, siamo amici e usciamo anche la sera assieme a Mengoni e Aldegani. La sera che i tifosi ci hanno beccato a "litigare", in realtà stavamo solo discutendo, un po’ animatamente forse, su cosa fare dopo cena. Io volevo andare al cinema a vedere un film coreano sottotitolato (a caso, uno qualunque) mentre loro volevano vedere "Vacanze in Madagascar".
Tutte queste notizie di un mio voler abbandonare la squadra, sono trapelate solo per un motivo: cercano di destabilizzare l’ambiente e farmi svendere dal Chievo. Qua a Verona hanno creduto da subito in me e ora se le altre società mi vogliono devono pagare i soldoni. Altrimenti resto qua fino a fine contratto, nessun problema. Sono arrivato in nazionale col Chievo a soli diciassette anni e la standing ovation e l’abbraccio dell’allenatore dopo il quinto goal in coppa uefa non possono essere dimenticati. A proposito dei cinque goal in coppa, vorrei rispondere qua alla lettera inviatami dalla signora Pina, tifosa del Verona.

Ciao Flarin, ma come mai in coppa hai segnato cinque goal in sei partite e invece in campionato hai fatto goal solo domenica, dopo ben dodici giornate? Il campionato italiano è troppo tosto per te? Chievo merda. PS: Mia figlia ti trova carino. Mah.

Signora Pina, apprendo da lei che il Verona esiste ancora. Dov’è? In serie C? La ringrazio dell’informazione e attendo ulteriori notizie. Soprattutto riguardo sua figlia.
 
Stasera ci sarà il ritorno di coppa italia contro la Fiorentina… a Firenze sarà dura difendere l’1 a 0… ma veniteci a sostenere, ci conto. Noi ci proveremo. Nonostante giochi Bogdani.

Forza Chievo.

E cosa dice un ippopotamo?

…una cosa, poi, che potrebbe avermi sconvolto la vita, credo, è stata la visione del trailer di Bolt… film interamente realizzato in CG dalla disney, ma forse più che altro prodotto, in quanto a me sembra ci sia la mano dei modellatori degli Incredibili (Pixar). Ma parlo senza un minimo essermi documentato, quindi potrei aver scritto una marea di castronate (strano, no?).
Ma non vorrei parlare di Bolt che non è che sembri ‘sto gran evento: Bolt non è la storia di un giamaicano che si fa le canne e va velocissimo, ma è la storia di un cane supereroe che è vissuto sempre e solo su un set cinematografico e che crede che la realtà sia quella. Poi ovviamente esce dal set, si ritrova nella vita reale, eccetera. Nel film ci sono anche un gatto, un topo, ma oltre che i due liocorni non si vede l’elefante che forse era stato chiamato da un altro elefante che si stava dondolando sopra il filo di una ragnatela. Due elefanti… che ritenendo la cosa interessante, magari, andarono a chiamare un altro elefante… Tre elefanti, quindi. Ma rimaniamo su quel primo elefante latitante, che mi dà modo di raccontarvi una freddura che io amo, e amo, e amo e che recita così:

…che dice un elefante quando apre il frigorifero e trova solo la coca cola?
"E le fante?"

Sublime. Vi do il tempo di riprendervi e ve ne dico un’altra, dài.

E cosa dice invece un ippopotamo? Cosa dice un ippopotamo che apre il frigorifero e trova solo la coca cola? Ecco, non saprei, ci lavoro su da anni, potrebbe essere il mio libro-epitaffio, magari. Un editore trova dopo la mia morte il testo e decide di pubblicarlo in edizione extralusso. Già me lo vedo là, un bel librone scritto un carattere per pagina, cartonato, sui dodici euro a copia. Prima pagina: C… volti pagina… O… volti ancora… S… ancora… A… tre pagine bianche… D… I… C… E… eccetera.

(Se vi state chiedendo cosa sia sto delirio… eh, ma che ne so, io sto solo cercando di scrivere un post su wall-e…)

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Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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