(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Questo è il post su Wall-e
E’ un post, non una recensione, dovreste averlo capito ormai che non so assolutamente recensire i film eh. Ho pure usato il nuovo tag –partesaltabile– di iobloggo che è sempre più avanti.
–partesaltabile–
Una cosa divertente dell’andare al cinema da soli è il classico dialogo che mi capita con la bigliettara. Io arrivo là, e non c’è nessuno, in special modo non c’era nessuno quando sono andato a vedere Wall-e, che erano le 15,30 ed è uno spettacolo un po’ desertizzato. Arrivo là, e mi appropinquo (?) alla cassa. Metto le manine sul bancone, appoggio i gomiti, mi sporgo, lei mi guarda e mi fa:
- Il prossimo
- …
Comincio a farmi problemi esistenziali del tipo: sono un fantasma? Sono morto? Sono così anonimo? Dio, come mi sento solo, sigh, sob… poi mi faccio coraggio: è solo la prassi, mi dico. Solo la prassi. Mi guardo spaesato intorno.
- sì, dica pure.
- …
Cos’è? Sono misteriosamente ricomparso? Ho dei poteri tipo X-men o come i fantastici quattro (in uno)? A seconda delle emozioni divento visibile o meno?
- Sì, per lo spettacolo delle 15, 30… wall-e…
- Ok, quanti biglietti?
- …
Sempre rimanendo appoggiato coi gomiti sul bancone, mi volto a destra. Poi a sinistra. Poi mi ergo in tutta la mia altezza (e bellezza) e mi volto indietro. Guardo lei e faccio:
- …uno?
- …
Stavolta puntina lei. Cazzo si puntina non si sa.
- …uno??? – chiede.
- …
Sob, ma che cazzo vuoi? Penso.
- Uno… -, le dico più virilmente che posso. Col labbro inferiore tremolante.
- Uno… – digita -, per Wall-e… ecco fatto, fanno cinque e cinquanta, ok, buona visione.
Sob, mi prende pure per il culo…
E con questo spirito io vado a vedermi Wall-e. Capite? Wall-e, film evento della Pixar. Studiato a tavolino sin da quando i 4 magnifici fondatori erano dei poveri nerd pirlotti che lavoravano in una sezione pubblicitariamisembrachefosse di una ditta di nonsocosacazzoècheeraprecisamente. Ora sono sempre 4 nerd pirlotti, ma pure ricchi e famosi da far vomitare nero. E se lo meritano (di esseri ricchi).
Quindi, ho questo biglietto per Wall-e. Allo spettacolo mancano tipo quindici minuti buoni, più quindici di pubblicità del cazzo, ma niente paura, io sono un ragazzetto molto previdente e mi sono portato Sostiene Pereira per passare il tempo, quindi ora mi avvicinerò a quelle belle poltr… uhm, momento, non c’è il tizio strappabiglietti. Uhm. Potrei passare. Ma sarà consentito? Se lo facessi violerei qualche regolamento? Uhm. Vado? che faccio? E mentre dico “Uhm” per la seconda volta in realtà già sto al piano di sopra che cammino verso la mia sala. In verità stavo salendo già da questo pezzo: “[...]on c’è il tizio strappabiglietti. Uh[...]“.
Il display dice: Wall-e, proiezione fra tot minuti, lo ringrazio, entro e ovviamente essendo presto non c’è nessuno. Comincio così a leggere, svaccandomi sul mio assurdo posto in alto a sinistra e ogni tanto mi chiedo che cavoli gli abbia preso alla tizia che mi ha assegnato il posto… ma uno centrale e più basso no? boh. Ti odio maledetta. Vabbe, sarà che c’è tanta gente che ha già prenotato prima. In verità so benissimo che se entreranno altre quattro persone sarà tanto, non so perché devo giustificarla. In questo momento la odio, ma ricordatevela… perché ne riparlerò a fine post… La pubblicità inizia e non arriva nessuno. Ma chissenefrega, continuo a leggere e alzo gli occhi solo per il trailer di Bolt. Dopo un po’ inizia il film. E non entra nessuno. Mi sento di merda, ma poi penso: porcocazzo. Ho pagato cinque euro e cinquanta e stanno proiettando sto film della madonna solo per me. Ma che voglio di più dalla vita? EH? Il posto centrale. Così quatto quatto me ne vado al centro e mi svacco, ma mi svacco di brutto, che manco a casa mia, mi slaccio pure la cintura. A casa non posso perché sto in tuta, per dire. Per un attimo penso di appoggiare i piedi sulle poltroncine davanti, ma l’ultimo barlume di civiltà che è in me mi fa desistere. Mortacci sua oh, sarebbe stato definitivo.
–partesaltabile_fine–
Ok, questa era la parte saltabile, e questa dopo è quella in cui parlo del film.
Il film è una ficatona. E potrei concludere così, ma è anche giusto scriverne qualcosa. Inizia tutto con una panoramica dall’alto, grattacieli, rifiuti, le tonalità seppia e ruggine abbondano e si sprecano (no questo mai), escono da tutte le fottute pareti, la telecamera arriva su questo robottino, Wall-e, che è affaccendato a impacchettare rifiuti. Intanto noi siamo trasportati in questo triste scenario dalle note scanzonate dell’ironico tema iniziale e… siamo soli soletti nel cinema e… ci vediamo questo robottino che ci ricorda pure Numero5 di Corto circuito e… quindi la nostra infanzia e… che lavora solo soletto sulla Terra e… che vita di merda, sigh sob. E quindi ci identifichiamo da paura. Perfetto. Da questo momento per ogni cazzata essendo delle schifose mammolette avremo i lucciconi. C’è da dire che forse la parte iniziale è un pelo troppo “guardate quanto siamo bravi coi dettagli noi della pixar”. E’ comunque bella bella, poetica e romantica (con l’avvento di EVE, la robottina stile apple). Ma poi il fatto che non parlino a me intenerisce da far schifo. Ecco l’ho detto. Sgrunt. Bah. Mah, vabbe, la parte del duro rinsavito l’ho fatta. La seconda parte del film è ricca d’azione e di gag invece e a tratti mi ha stonato, ma anche divertito e fomentato. Ok, il film ha le sue pecche, ma ragazzi, io abbasso gli scudi e mi prostro davanti alla Pixar. Fatevi ‘sto regalo, abbandonate il cinismo che ci impone questa vita del cavolo e godetevi Wall-e.
(Per quanto riguarda la tizia bigliettara, non è successo niente, che vi aspettavate? Hmm… la odio un po’ meno forse.)
[Philms][04] Tanta corea e colori vari su colorivari
Il titolo che ho sempre sognato di scrivere. Bruciato così, anche un po’ senza una motivazione vera, se vogliamo… per sempre. Sigh.
Prime visioni
Wall-e. Ma si rendono conto… sì, insomma, quelli della Pixar… ma si rendono conto quelli della Pixar di cosa hanno creato? Ne sono consapevoli? Ne sono consci? Ne sono - Error: i sinonimi contenuti in questo cervello sono esauriti. -
Ma che caz… ma porc… ma #+òàà@… Niente. s’è rotto, mi toccherà provare a scriverne a parte.
(Forse.)
(Viva i condizionali, yuppie!!!)
Recuperati
Il quinto elemento. Oh. Finalmente un film in cui ti aspetti di trovare Milla Jovovich in costume adamitico e c’è. E basta. No dài, non è malaccio invece. Certo, io mi aspettavo un film un po’ alla Matrix, ossia azione e un minimo di contenuti, ma alla fine è solo un film d’azione. Ha anche una bella trama poetica e sullo scifi-fiabesco (?) se vogliamo… per carità ce l’ha… e quindi dovrei amarlo alla follia… e … e come al solito sembra che mi abbia fatto schifo, vero? Ma non è così. Certo, non è che mi abbia fatto impazzire eh, ma… Dài, ok, è un bel film. E mi faceva pure venire in mente Zoolander ogni tanto.
(Forse è che se ti aspetti che sia vicino a Matrix, al primo per lo meno, e ti ritrovi invece che si accosta a Zoolander ci rimani per forza stranito?)
I’m a cyborg but that’s ok. Una premessa. Per vedere questo film ideato da sbroccati che parla di sbroccati bisogna per l’appunto essere a nostra volta degli sbroccati. Se poi ci si aggiunge che è reperibile solo in coreano e che potrebbe capitarvi per 38 minuti di aver problemi con la decodifica dei sottotitoli impostata su default quando invece doveva essere su iso-8859-1 (mi pare… oddio fammi rifiatare in questa parentesi che in questo periodo senza virgole stavo per morire…), e ve lo vedeste ugualmente, beh, ma pensate quanto potete essere sbroccati… oh. Pensate! Questa ovviamente è più che altro una disamina autoincensante su quanto posso essere sbroccato io, e quindi ora che faccio?, le butto giù due righe su film? eh? massì le butto giù. Dài. *STUNK* *STUNK* Cos’è? Beh, cazzo, pensavo fosse chiaro, ho buttato giù due righe. Le conservavo dai tempi delle medie solo per fare una "battuta" simile. Ah ah. Ah. Ah… ah. Ah? Beh… il primo tempo tocca reggerlo, onestamente, io che sono io, per un paio di volte ho pensato di mollarlo… poi però il secondo, di tempo, ripaga di tutto. Sebbene questo film me lo aspettassi meno sbroccato e più poetico… e magari con una marea di contrasti fra il bianco "camice" e vari colori a caso in più. Io l’avrei fatto così, ecco.
In sintesi
Rivedrei: Tutto.
Wow, ci vuole talento a buttare giù tante cazzate senza anche buttare giù due righe… *STUNK* *STUNK*… della trama, deficiente. Che. Defi.cie.n.te.
(Chi cazzo è che ha riportato su ‘ste righe?)
[Philms][03] Uno è bello bello, l’altro no. Ma neanche un bello solo eh.
Non avevo soldi da sprecare stavolta, quindi nessuna prima visione. Se continua così tornerò al cinema solo dopo l’uscita di Wall-e della pixar (17 ottobre)… che attendo come una groupie poteva attendere un concerto dei Beatles.
Recuperati
La città perduta. Bella sorpresa questo film di Jean-Pierre Jeunet (che se vi chiedeste chi è: Amélie) e Marc Caro (che se vi chiedeste chi è: boh) che ovviamente essendo troppo interessante e particolare non è mai stato distribuito in Italia se non nel mercato home video. Dvd che varie volte aveva stuzzicato le mie mani, già così, a scatola chiusa. Bello. Bello proprio, sebbene all’inizio sembri scimmiottare un po’ Tim Burton per lo sviluppo e la caratterizzazione di molti personaggi strambi e anche Gillian, in special modo per Brazil, parlando dell’ambientazione tra lo steam-fantasy e lo steam-punk. Ma alla fine, a parte questo, il film prende la sua strada nonostante l’ennesima accoppiata del "gigante e della bambina (TM)" presente in un fantasy. Miette è una bambina di 9 anni, molto matura, a capo di una baby-gang di ladruncoli, mentre One (Ron Perlman! Che se lo pitturate di rosso è Hellboy!) è un ragazzo gigantesco che dà prove di forza per strada con tanto di allibratore a seguito. L’unica persona che One ha al mondo è il suo fratellino, che viene rapito da un’organizzazione, a capo della quale, c’è uno scienziato che fa rapire i bambini per rubare loro i sogni e guarire dagli incubi da cui è afflitto.
Da zero a dieci. E’ di Ligabue… e nonostante questo l’idea poteva pure essere buona, però lo sviluppo, la recitazione di molti attori e certe forzature di regia e in fase di dialogo, francamente, lo rendono abbastanza ridicolo.
In sintesi
Rivedrei: La città perduta
Se proprio devo: Oh, i film sono due.
Ma anche no: Da zero a dieci
[Philms][02] I temi sono molti, ma andavo di fretta
Fa un po’ schifo, si dice poco e niente… e vabbe, scusate… andavo un po’ di fretta.
Prime visioni
Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna). E’ un film dei fratelli Dardenne. E chi sono i fratelli Dardenne? bella domanda, bella perché anche io ho fatto la stessa domanda alla mia puccer di fiducia. Una puccer è una specie di pusher pucci che invece di spacciare robba spaccia cose pucciose, spesso coreane e coloratissime. Ma basta, parliamo del film, dove tra l’altro i pusher ci sono. Dunque… Ah, no, devo rispondervi sui Dardenne: stando alla pericolosissima puccer i Dardenne fanno film con la camera traballante e senza musica. Me l’ha spiegato molto meglio in verità, ma vabbe. Questo è un blog terra terra, qua ci esprimiamo così. E che altro dire? E’un bel film, triste ma bello (si dice così… pare che il contrario di bello sia triste e si debba subito aggiustare il tiro). Che in realtà non ha solita camera traballante dei Dardenne (ahhh! I Dardenne…!), ma fissa e di musica ne abbiamo ben 5 tracce: una nel finale e 4 messe furbescamente in un pub o sentite da un amico di Lorna (chiamiamolo così). Sinceramente non mi va di parlarvi della trama, è uno di quei film che se dici una cosa riveli troppo: è la storia di Lorna, questa ragazza albanese, emigrata in Belgio che prende la cittadinanza, resta invischiata nel giro e resta al contempo estraniata. Si abitua al fatto che la vita sia così, si abitua al fatto che lei debba fare ciò che le dicono… poi ad un certo punto… bam. Succede qualcosa. E scatta qualcos’altro.
Recuperati
Roger Dodger. Roger è uno stronzo, un egocentrico e un arrogante. E ce lo fa capire subito dalle prime battute del film che inizia con un dialogo saccente fra lui e dei suoi colleghi/"amici". Roger è uno stronzo, un egocentrico e un arrogante. Ed è pure un copywriter. Ma non voglio dilungarmi sul mio odio, forse immotivato, verso i copywriter… Parliamo del film, su cui in realtà c’è ben poco da dire: parla di questo Roger, stronzo copywriter, che ad un certo punto si ritrova tra le scatole il nipote giunto in città, non ricordo per cosa… tipo che doveva vedere un college… ah sì sì. E niente, alla fine gli insegna a cuccare. Ma il nipote è più in gamba di quel che vuol far credere… è che è un puccettone e non è cinico come Roger. Ma volendo ci sa fare. La cosa che mi ha fatto riflettere in questo film che è meno "american pie" di quanto lo stia descrivendo è questa: avete mai notato che se una donna più grande, prova qualcosa per un ragazzino, sembra tutto meno sporco? C’è sempre qualcosa di materno, di protettivo. Poi, vabbe dico in generale.
L’arco. Non lo so Kim. Fra me e te s’è incrinato qualcosa. A me neanche sto Arco convince. Mi spiace. Che ti devo dire? Mi sembra troppo esagerato, troppo onirico, troppo kimkidukkiano (cazzo, avevo detto che non dicevo robe come pasoliniano…) autoincensante… Per carità, belle scene, bella fotografia, molto poetico, molto carino… Però troppo. Troppo. Ma posso qua riallacciarmi al discorso fatto alla fine di Roger Dodger: quanto risulta più viscido invece l’interesse di un uomo per una ragazzina? Già il solo pensarci… sebbene poi, quest’uomo, nel film sia molto "corretto", se così possiamo dire.
Shaft. Avete presente i telefilm polizieschi degli anni 70? Tipo Starcky e Hutch, bravo. Chi l’ha detto? Tu, laggiù con le lentiggini e i capelli rossi? Bravo bravo, non essere timido (che faccia da cazzo)! Ecco, Shaft è un film tutto costruito così: c’è John Shaft (Samuel L.Jackson… un po’ troppo esaltato) che è un poliziotto che capita sulla scena di un delitto: un ragazzo di colore dopo essere stato sbeffeggiato da un ragazzo bianco e benestante che si crede stocazzo-sceso-in-terra (Un ottimo e nel ruolo Christian Bale) viene ucciso, proprio da lui. Ma sapete come va la legge: poco tempo ed esce su cauzione. E allora qua Shaft s’incavola. Eh. E succede un bordello e… vedetevi il film se vi piace il genere va. Ovviamente la musica e il cambio di inquadrature e da telefilm poliziesco anni 70. Che poi non ho capito se è addirittura un remake e forse c’era addirittura il telefilm per davvero.
In sintesi
Rivedrei: Il matrimonio di Lorna
Se proprio devo: L’arco, Roger Dodger
Ma anche no: Shaft
Andavo di fretta. Ah, già detto.
[Philms][01] Lo strano caso di Johnny Depp che non sbaglia mai
Incredibilmente mantengo la parola e con gran gioia e gaudio di tutti parto col primo vero, e stranamente scazzatissimo, numero di Philms. E continuo ancora ostinatamente a parlarne come se fosse una svolta epocale. Incredibile. Davvero incredibile. Poca roba stavolta, scusate, ma è che avevo da fare con le mie numerosissime fanS… ma se non mi rompono le balle questo week end sono anche in grado di tapparmi in casa e spararmi 6-7 film… speriamo, dài.
Prime visioni
Burn after reading. Cristo santo che casino. Ho sempre sognato di girare un film e poi… no no… non posso dirlo. L’inizio di questo lavoretto dei fratelli Coen è stato un po’ ostico… prima di entrarci dentro devi fare un po’ di fatica, tipo quando ti provi un paio di quegli strettissimi pantaloni da Bershka, che secondo me, è un negozio per gay. Niente contro i gay sia chiaro, però Bershka è da gay. Innanzitutto devi entrare nel clima lento, nei dialoghi nevrotici, dove quasi sempre c’è un interlocutore caustico e diretto, e uno, invece, che fatica a trovare la battuta. Poi devi trovare una posizione definitiva sulla poltrona e darti pace. Che non è facile. Poi devi abituarti al fatto che è recitato come se gli attori facessero finta di essere dei cani – nel senso di attori cani, non è che fanno bau bau, parlano come in tutti i film moderni (se escludiamo quelli di Kim ki-duk) – e da quel momento anche grazie a Brad e George (miei grandi amici) che spezzano l’atmosfera con la loro gara d’imbecillità tutto va giù abbastanza fluidamente. Solo che forse c’è da fare un piccolo risvolto o un orletto, a scelta. La gara è stravinta a furor di popolo da Brad, per la cronaca e per tornare al film. Ecco, forse se tutti ci avessero dato giù pesante come loro due sarebbe stato meglio… almeno aveva più senso. Poi per carità, con questa chiusura sembra proprio un filmaccio che manco i cani – quelli veri stavolta -, ma devo ammettere, invece, che andando avanti più la matassa si sbroglia e più diventa godibile; e il finale m’ha strappato pure un "pfff, ah ah… paraculi…"
Aspetta… ma… mi hanno preso per il culo? E a proposito di culo… come mi stanno i pantaloni?
Recuperati
C’era una volta in Messico (aka El mariachi III). La trilogia, se così vogliamo chiamarla, del Mariachi di Rodriguez, che ha inaugurato il filone dei burrito-western, volge al termine con quest’ultimo capitolo. Detto così sembra una cosa epocale pure questa. La verità è che a parte questi tre non esiste un altro burrito-western (scene violente, protagonista-giustiziere, tanto sangue, violenza, scene splatter, tanto sangue, mafia messicana, violenza… e sboronate a go-go. Ah, e tanto sangue). La verità è anche che il primo Mariachi è stato girato con 7000 dollari, il secondo, Desperado, è una specie di reloaded con attori famosi del calibro di Banderas, Salma Hayek, Tarantino (mentore di Rodriguez) e Buscemi (giusto un cammeo). Il terzo, invece, C’era una volta in Messico, è più o meno il seguito di Desperado. Ma con budget ancora più alto, e infatti abbiamo anche – e via con la lista della spesa – Willem Defoe, Mickey Rourke, Eva Mendes e il solito super Johnny Depp che non sbaglia un personaggio. Voi avete mai visto sbagliare un personaggio a Johnny Depp? No, perché io no. E’ talmente bravo che qua Rodriguez non gli ha dato neanche un copione, gli ha dato però tante scene e gli ha detto: "quando tocca a te, caro Johnny, dì quello che ti pare". Il film è divertente e surreale come i precedenti capitoli, si prende continuamente in giro, ha una buona fotografia e musica, ma è decisamente meno incalzante di Desperado. Anzi direi che a parte Johnny Depp è sicuramente un gradino sotto del predecessore. Bene… ed eccoci finalmente arrivati all’atteso giocone dell’autunno: trova il film in cui Johnny Depp fa schifo (psss… non esiste, non ci cascate, è uno sporco trabocchetto).
Marie Antoinette. In verità, e quante ne sto elargendo di queste verità, l’ho visto prima del numero zero di Philms, ma dato che in questi giorni – in verità! – ho potuto vedere ben poco ho deciso di scrivere due cazzate pure su questo; tanto per restare sul logorroico andante. Marie Antoinette è la solita storia di una groupie/rockstar a caso che va alle feste di nascosto, si diverte con le amiche, è sposata con un coglioncello molto ricco e famoso ma sbava dietro il solito tronista piacione del cavolo (volevo scrivere “del cazzo”, ma mi sembrava fuori tono)… però lei è la regina di Francia. Piccolo particolare insignificante per un film molto colorato e caramelloso dove Sofia Coppola si dà da fare, come suo solito, nel raccontarci i patemi e la solitudine di una donna, ma anche di un uomo seppur di riflesso (un re Luigi interpretato da uno Jason Schwarztman irriconoscibile)… più che la disparità tra la vita dei nobili e dei borghesi che ha portato poi alla rivoluzione, come uno potrebbe aspettarsi da un film ambientato in questo contesto storico. Tutto molto bello e originale Sofia, brava e brava anche per la colonna sonora; ma la verità, la vera verità, il vero punto importante, e portante, del film è… che c’è Kirsten Dunst svestita, che lei ha poi quella faccetta un po’ Disney e un po’ porca che, scusate tanto, ma a me…
In sintesi
Rivedrei: eh, stavolta nessuno.
Se proprio devo: tutti e tre.
Ma anche no: no, oggi sono buono.
Scazzatissimo, proprio scazzatissimo.
[Philms] Numero zero
Una volta sì che era un immondezzaio come si deve questo blog e che giustificava l’appartenza alla categoria varie su iobloggo. Bei tempi. Poi i post pensierosi e i racconti hanno preso a farla da padrone… ma non è che posso sfornarne sempre. E comunque adesso, queste due cose mi servono altrove. E visto che non mi va di far morire il blog e che scrivere e descrivere serve sempre per quello che vorrei fare, riparto con il recensire anche i film. O meglio i Philms. Ma non sono un cineblogger o un vero esperto, ne tanto meno accademico: non aspettatevi nulla di professionale o sensato o parole tipo pianosequenza o pasoliniano.
Prime visioni
Kung fu panda. E’ ancora al cinema. Non lasciatevi vincere dal fatto che "è un film Dreamworks, meglio la Pixar". Avete senz’altro ragione. Però Kung Fu Panda merita, merita e merita a go-go. Non sembra nemmeno della Dreamworks… Sarà grazie a quel "dai creatori di Toy Story"? Meriterebbe una seconda visione solo per la "tartaruga". Che quando mi torna in mente quella scena iniziale della "tartaruga", porcamiseria, mi viene ancora da ridere… ovunque sia e qualunque cosa stia facendo. Quindi se mi incontrate e vi sbotto a ridere in faccia, tranquilli, sto immaginando la "tartaruga". Ma vabbe, a me fa ridere una camera fissa per dieci secondi sul volto di un Muppet quindi non so quanto possa valere. La storia è semplice, ma le battute efficaci (e incredibile per la Dreamworks niente volgarità o allusioni sessuali a parte i "tenerini", ma possiamo concederglielo), Fabio Volo è tollerabile e giusto un paio di volte ricorda Dj Francesco in Robots; le scene dei combattimenti sono fighe e in un paio ho avuto pure un pochetto di pelle d’oca; lo ammetto. Ah, è un film a) d’animazione, b) d’azione. Quindi non v’aspettate il papà che deve trovare Nemo ma neanche Will Smith che mette la testa di un omone nel culo dell’altro. Per quanto in uno Shrek potrebbe accadere. Kung fu Panda è tipo Naruto ma con un Panda (l’avreste mai detto con quel titolo?).
Hancock. Qua, invece, Will Smith, c’è. Ed è un gran Will Smith. Ma a parte Will Smith?
Io non ho ancora ben chiaro perché abbia visto ‘sto film nonostante addirittura mio fratello me ne parlasse così così. Inizia subito con effetti speciali orrendi che mal mi dispongono: il volo fa cagare, i salti fanno cagare, le esplosioni fanno cagare. Il pop-corn, fa cagare. c’è sempre uno slittamento di sovrapposizione o oscillamenti sbagliati.
Su questo punto di vista sembra un film ben più vecchio, boh. Va a capire tu… sarà che abbiamo cinema diversi da quelli americani? Ma non è solo questo. E per quanto riguarda il pop-corn non è colpa di Berg, diciamolo. Will Smith è immenso – a priori – e un po’ mi ha ricordato l’interpretazione di Alì (ecco, magari vedetevi quello) con quel grugno da Padrino. Gran grugno Will, bravo. Ma a parte il grugno di Will Smith, che c’è? Il film inizia come una commedia d’azione sborona – e io, volevo vedere una commedia d’azione sborona -, ha i suoi attimi drammatici e ok. Poi nella seconda parte cambia registro totalmente. Sembra che arriva un altro regista, saluta il vecchio e gli dice: "ok, da adesso qua ci penso io, addio e grazie per tutto il pesce". Ed esagera: cambia tutto: atmosfera, musica, inquadrature… ma buttando questo tutto in un contesto che non riesci più a prendere sul serio. Due buone parti, ma da mettere in due film diversi. Però… gran grugno quel Will Smith.
"Io… sono Hancock, bevo e m’incazzo". Applausi. Per Will Smith.
Recuperati
Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera. Me lo volevo vedere da tanto tempo perché Kim Ki-duk è figo (se non avete visto Ferro3 non vi ci parlo più) e fa figo, ma non credo di averlo apprezzato appieno. Che mi vuole rappresentare? La ciclicità della vita? L’imparare dai propri sbagli? La difficoltà di vivere fuori dalla società ed entrarvi? Sì sta meglio da soli che male accompagnati? Chi disse donna disse danno? Ma perché devo trovarci una spiegazione? O ancora peggio una cazzosissima e occidentale morale? Cosa sono tutte ‘ste domande? Ma non sarà che ‘sto solo rosicando perché non l’ho capito appieno o l’ho capito e mi aspettavo di più? Ah ah ah. La tartaruga… (visto?)
Broken flowers.
"Dobbiamo fare un film con un protagonista depresso, caustico, che dica poche battute… chi potremmo chiamare?"
"Chiamiamo Bill Murray!"
"Il comico!?"
"Comico? a te ha mai fatto ridere Bill Murray?"
"No, effettivamente no, che poi ha solo un espressione."
"Esatto, non trovi sia perfetta? Il problema è che parla… Ma noi non lo faremo parlare!"
Ma povero Bill, in realtà a me piace e sta un sacco simpatico, però devo dire che lo preferisco di più in film seri sebbene il Peter dei Ghostbusters sia un mito. Broken flowers, di Jim Jarmush, l’ho visto un po’ a scatola chiusa e alla fine s’è rivelato un film abbastanza interessante. E’ più o meno un on the road esistenziale: un uomo scapolo e benestante riceve una lettera anonima scritta con inchiostro rosso su carta rosa; dove legge che venti anni prima ha avuto un figlio e che ora lo sta cercando. Bill Murray, iperstatico e depresso come solo lui può, viene spronato da un suo amico che si crede un detective a compiere un viaggio per scoprire chi è la madre del suddetto. Un viaggio in cui sarà ossessionato dalla compagnia del colore rosa e dalla musica di un cd etiope. Nonché dalla non-presenza di un figlio e di… qualcos’altro? Non male insomma e c’è Bill Murray serio.
(Psss… maschietti: si vede pure un po’ di pelo…)
Aeon Flux. Volevo vedere questo film perché c’era Milla Jovovich in costume adamitico. Ma purtroppo mi sono sbagliato. Era Charlize Theron, e ‘sta cosa mi ha un po’ mal disposto più del dovuto, perché mi ha pure ricordato Hancock. Aeon Flux, con Hancock, non c’ha niente a che vedere eh… ma pure là c’è Charlize Theron. Contro cui non ho nulla eh, anzi. Però… insomma se c’è una cosa che mi mal dispone di più degli effetti speciali fatti male, qua accettabili comunque, è non trovare Milla Jovovich dove credo ci sia Milla Jovovich. Sintetizzando, Aeon Flux, è un film sci-fi dove c’è praticamente tutto: clonazione, superpoteri, cazzotti, calci, mutanti, perdite di memoria, misteriose navi che girano sulla città e che chissà se ci saliranno?, bombe a mano, tric e trac, storia d’ammore… ma non c’è Milla Jovovich porcocazzo. Sob.
In sintesi
Rivedrei: Kung fu panda, Primavera eccetera eccetera, Broken flowers.
Se proprio devo: Hancock.
Ma anche no: Aeon Flux (se lo rigirano con Milla Jovovich può darsi).
Philms andrà in onda molto teoricamente e molto ottimisticamente ogni giovedì. O più probabilmente quando ho tempo.
(E si spera anche meno logorroicamente. Ma è il font, è solo il font.)
L’uccello che girava le viti del mondo nelle terre estreme
Oh! ciao… che paura. Scusa ma non t’avevo proprio sentito entrare… Stavo scrivendo un post. Che post? Questo questo… questo che stai leggendo. L’ultimo film che ho visto al cinema è stato Into the Wild, di Sean Penn e m’è piaciuto un sacco, poi qualche libro fa ho finito L’uccello che girava le viti del mondo di Murakami, un mattoncino da 832 pagine. Anche Into the wild è stata piuttosto spessa come visione, è durato più o meno due ore e mezza. E niente… per entrambi, appena finiti, m’è venuto da pensare che erano belli sì, delle belle storie davvero, però, boh, non so… c’era qualcosa che non mi quadrava, qualcosa che mi lasciava perplesso. In into the wild, Emile Hirsh è stato bravissimo, ma molte frasi mi sono sembrate lette da un copione, troppo romanzate. Se cominciassi a parlare dentro un pub così pure io per dire, mi prenderebbero per il culo tutti. Il libro di Murakami (risparmiami il titolo e assimilalo così per cortesia) invece… non so cos’è… sembra tutto troppo diluito, più del solito. La narrazione di Murakami è molto lineare, segue spesso un classico tono, poi ci sono delle scene che "fanno il picco" e da lì tu fai "wow, non me l’aspettavo". Ma qua i picchi sono pochi, o per lo meno sembra lo siano. Per entrambi, alla fine, ho pensato "bello". Ma non ero soddisfatto perché "bello" è troppo poco. Troppo poco per quanto pretendevo da loro insomma. Poi è successo che negli ultimi giorni mi cominciavano a tornare in mente determinate scene e frasi dei due. E questo è più di "bello". E quindi ho pensato, ma non è che quando leggo o vedo una robba così lunga il cervello si prepara? Mi spiego meglio… Si prepara… ad assorbirla? Te la fa passare in maniera lenta, tipo supposta bagnata, che entra tutta, ma il dolore è diverso, anzi quasi non c’è e poi boh, magari piace pure. Ma non è questo il punto. Il punto è che comunque poi la supposta il suo dovere lo fa ugualmente, ma là per là, tu, mentre ti entra tra le chiappette, la senti meno. Ma tempo dopo stai meglio. Capisci quello che voglio dire?
Ah, il template? Eh, l’altro m’aveva rotto le balle, ma non so a cosa ispirarmi per uno nuovo, che io sono stufoso e deve essere qualcosa che dura un po’… e che quindi non esiste. Quindi ne ho messo uno semplice semplice intanto, ajojoeppeperoncino – che poi è il css modificato dell’altro se vogliamo dirla tutta -, così si sta insieme ugualmente senza stare là a preparare chissà cosa. Che non serve dài, non ti preoccupare.




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