cinema

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Arrietty (il mondo segreto sotto il pavimento)

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, la prima apparizione di Arrietty

Arrietty è l’ultimo film realizzato dallo Studio Ghibli ed è la prima volta da regista per Hiromasa Yonebayashi storico animatore della casa di Totoro.
La storia parla di una famiglia di piccoli esserini alti poco più di dieci centimetri che si autodefiniscono Prendinprestito, che vive in una casa da svariate generazioni.
Questi Prendinprestito, appunto, prendono in prestito oggetti di uso comune come fazzoletti, zollette di zucchero, ma spesso anche oggetti dimenticati o persi per crearsi da soli cose utili per la loro casa.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, che casetta eh?

Miyazaki è alla sceneggiatura e come spesso accade per le sue opere, come i personaggi di questo film, prendendo in prestito qualcosa che gli è piaciuto da ragazzo, cerca di realizzare e raccontarci qualcosa di suo, dove i protagonisti si trovano a far parte di due mondi che non dovrebbero comunicare fra loro e lottano perché questo tabù sia aggirato.

In questo film c’è tutto quello che ci si aspetta dal maestro e dallo studio Ghibli: dolcezza, semplicità, delicatezza, poesia. Come atmosfera ricorda un po’ kiki’s delivery service, sebbene il film di Hiromasa Yonebayashi, nonostante la “leggerezza” e la semplicità che li accomuna, sia decisamente meno scanzonato. Forse ciò che li rende vicini è un equilibrio simile del “parametro” delicatezza.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento

Arietty è poetico, delicato, leggero, tenero, profondo e soprattutto bellissimo da vedere. I colori e la loro scelta, insieme all’animazione sono fenomenali e incantano: il regista è per prima cosa un animatore e si vede. Il verde come in molte opere dello Studio ghibli è dominante, il rosso e le tonalità calde della piccola Arrietty contrastano e dànno risalto e forza mettendola al centro di tutto.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, Arrietty è decisa

Unica pecca forse è una sceneggiatura che sembra un po’ frettolosa in alcuni punti (quasi didascalica), dove in altri invece si dilunga restando su dettagli che, possono sembrare insignificanti, ma che in realtà sono il cuore del messaggio del film. Sono queste piccole cose che messe tutte insieme lo rendono particolare, e sono queste cose, che creano le atmosfere ricercate dallo studio ghibli e ci fanno sintonizzare con i protagonisti.
E a questo punto più che la sceneggiatura forse è il montaggio ad avere qualche falla. Il film dura 94 minuti e forse dieci in più ci potevano stare. Di sicuro troverete chi dirà che, invece, ce ne potevano stare anche venti in meno.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, un porcellino d'india che avrà una sua piccola parte

La storia originale, o più che altro la serie di racconti che hanno ispirato il film, è di Mary Norton e ulteriore curiosità è che da questa serie è stato tratto un altro film (inglese) nel 1997: i Rubacchiotti, di ben altro spessore.

La trama di Arietty è semplice, è una storia per bambini con sottotracce profonde che spiccano nei silenzi, negli sguardi, nei movimenti, nelle inquadrature e nei contrasti fra piccolo e grande. Purtroppo il co-protagonista, Sho, sembra spesso messo lì solo per fare la sua parte, sembra un attore che ci crede poco e risulta spesso poco credibile a sua volta. Altro personaggio che non convince è la signora Haru, forse troppo sopra le righe: nella cultura giapponese un personaggio così è tipico, specie nelle commedie, ma anche se ha i suoi riusciti momenti di simpatia che spezzano l’atmosfera lineare, in questo caso forse è troppo. Problemi di simpatia non li hanno Arietty, il papà e il resto del cast, tra cui spicca Spiller che sembra più che altro un personaggio-cammeo, e ricorda tanto quei due matti selvatici di Conan e Gimsey (soprattutto quest’ultimo) della indimenticabile e amatissima serie Conan il ragazzo del futuro.

Arrietty il mondo segreto sotto il pavimento, Spiller

Il film ha raccolto molti consensi in giro per il mondo, la distribuzione in italia c’è stata, ma a vedere gli orari e quanti pochi spettacoli siano programmati ogni giorno, forse già dalla prossima settimana sparirà dalle sale.

Ogni tanto un film di Miyazaki fa bene ai polmoni e al cinema sono rari, anche se sempre meno.
Pensateci su.

Once

Una volta, avrò avuto sedici o diciassette anni, dovevo raggiungere un amico e mi chiese la cortesia di portargli la chitarra. Me la misi sulle spalle e feci il viaggio in treno. Con una chitarra in mano ti guardano tutti sorridendo, o curiosi: è bello, ti fa sentire bene. Arrivato in stazione, mentre mi guardavo attorno una coppia di anziani mi fermò e mi chiese: perché non ci suoni qualcosa?
Ma io non sapevo suonare, e per dio quanto mi sarebbe piaciuto in quel momento saperlo fare… mi congedai imbarazzato più del dovuto, loro si fecero una risata e il vecchio dandomi una pacca sulla spalla mi disse: tranquillo, hai sempre tempo per imparare.
E aveva ragione, io ci provai, e riprovai, ma non ci riuscii mai. Ci ho provato quattro o cinque volte nel corso degli anni, ma la musica non fa proprio per me credo.

Suonare è lasciarsi andare e io non riesco, sto sempre a pensare a tutti i passi da fare, devo avere il controllo di ogni mia azione e così mi ostacolo. Vado troppo veloce e quindi rimango fermo.

Qualche giorno fa ho visto finalmente Once, ce l’avevo in lista da quando è uscito: avrei voluto andarlo a vedere anche al cinema, ma a quei tempi il cinema era una battaglia. E se posso dare un consiglio a chi non riesce mai ad andare al cinema per rinvii altrui o mancanza di affinità con chi ha intorno, se potessi, beh, gli direi, vai da solo. È una gran esperienza e se intorno non hai gente stupida ti fa prendere anche qualche punto carisma. Dopo un po’ di volte che vai da solo e ne parli, prova a riproporre e vedrai che succede.

Once

Comunque ho visto Once, è un film che passa tranquillo, leggero, un film che rinfranca lo spirito come se d’inverno qualcuno ti porgesse una sacrosanta bevanda calda al rientro a casa sotto un acquazzone scrosciante. C’è qualcosa di meglio? C’è una sensazione migliore da poter provare?

Forse sì, ma…  ok, magari è un discorso troppo idealizzante… ma io credo, o mi piace credere più che altro, che ci sia una sensazione migliore unica per ogni situazione e Once quella sera ha aperto il canale recettivo giusto con la sua colonna sonora che ha lavorato bene.

Per quanto riguarda la chitarra dopo quell’episodio della stazione ne comprai una. Ogni tanto l’ho provata, come scritto, ma è sempre stata riposta nel suo fodero. Spesso dopo la rottura di una corda. Adesso non credo di ricordare nemmeno come si impugna e in teoria sarebbe uno di quei giorni in cui dovrei comprare una corda, rimetterla, vedermi magari qualche videotutorial su youtube e provare. L’idea di poter creare una melodia su cui poi riversare parole mi affascina e sempre mi affascinerà, ma credo che ognuno di noi, dopo un po’, sappia quali sono le cose alla propria portata e quali no. È rimasta questa voglia, serena, con questo lieve retrogusto di malinconia, di canticchiare mentre lavoro, o scrivo, di mugolare melodie inventate, consapevole di essere al mio posto, consapevole di dare il “massimo” in una cosa in fondo banale. Servono anche questi sogni da affogare che ritornano, a volte.

Io ero il vecchio

UP, pixar

- Posso entrare?
- No.
Slam!

- Dài, entra…

(Up. Pixar. Consigliato. Molto.)

Da venerdì Totoro del maestro Miyazaki al cinema

Ehhh? Chee coOOosaaa?
(E con soli 21 anni di ritardo!)

The Hangover

The Hangover

Se avete intenzione di andare al cinema una di queste sere, beh, date una chance a The Hangover (una notte da leoni)… vale tutti i soldi spesi per il biglietto. Cioè, se mi conoscete un po’, avrete capito quanto possa essere musone e scassacazzi a volte (e snob e spocchioso), ma oh, ho riso dall’inizio alla fine. E pure nei titoli di coda.

La sorpresa dell’anno, non me lo aspettavo proprio.

Gran Torino

Ecco… già che si parla di "Gran Torino" prendo la palla al balzo per dire che l’attesissima rubrica "philms" è stata purtroppo soppressa. Ma da quel dì eh… so che attendevate trepidamente il prossimo numero, però che vogliamo farci… pazienza. Sopravvivrete v’assicuro… c’è la botta iniziale, poi piano piano la si assorbe, ve ne fate una ragione, trovate un altro blogger cazzaro che scrive post cazzari sui film, vi innamorate dei suoi post e via così. Il problema è che sono state soppresse tante cose qua e non so più di che cavolo scrivere, ma ci rifletterò su.

Comunque, Gran Torino è veramente un gran film, e vorrei vedere, c’è anche nel titolo che è gran… come d’altra parte lo sono anche Milk e The Wrestler, gli altri due film che ho avuto il piacere di vedere con Viola (che a proposito, beccati questa)… The Wrestler cercate di recuperarlo, è ancora in programmazione, Milk non so se lo diano ancora… ma comunque, cavoli, andateci al cinema ogni tanto, basta con dialoghi del tipo "andiamo a vedere ponyo?", "sìììììììììì", e poi niente invece, perché non se ne può più.

Ma dopo l’esilarante premessa, parliamo del film.

Eastwood è magnifico interpretando consapevolmente la caricatura di sè stesso. All’inizio il film appare come una palla, detto proprio papale papale, e non riesco nemmeno a trovare la posizione giusta sulla poltrona e questo non aiuta proprio, ma poi il tono cambia e il contrasto tra il burbero reduce di guerra e i suoi vicini che non ho capito precisamente se siano coreani o cinesi o altro crea divertimento, interesse, curiosità… crea la pace dei sensi e trovo anche la posizione giusta – forse è questo -, e il film diventa splendido, solare – che brutta parola, mettetecene un’altra -, anche se pervaso da quella cacchio di malinconia… quella cacchio di malinconia… che bel film. Andateci. E attenzione perché quando Clint apre gli occhi fa davvero paura. Che schifo di post.

Un post molto divertente

Tanto tempo fa… ah, prima che inizio… non è uno dei miei raccontini fiabeschi, ok? Ok… dicevo, tanto tempo fa, ma neanche tanto tanto, avevo preso la malsana abitudine, per molti, di andarmene al cinema da solo il mercoledì sera. Ovviamente l’unico scopo di queste mie uscite, era quello di deprimermi a tal punto da decidere, una buona volta, di sbandare al ritorno per casa e fare un incidente da panico dove minimo finivo un paio di mesi in coma, di modo da potermi "vivere" un periodo abbastanza lungo in santa pace. Perché il coma? Beh, ammetto che ho sempre sognato di fare un post, dopo, che si intitoli "First Breath after coma". Ah ah ah, non è divertente questo flarin? Comunque, il problema del cinema da solo, è che nonostante la scelta di film spezza-anima e nonostante la bravura delle bigliettare bastarde che esclamano "uno???", quando chiedi un biglietto, e nonostante il capitare a fianco a coppiette che si sbavano e passano e schizzano ogni tipo di liquido addosso mentre guardi il film – e tu stai là con l’ombrello inclinato verso di loro -, purtroppo, non è successo mai niente. E che vogliamo farci? Sono un ragazzo fortunato. E’ evidente che ammazzarmi toglierebbe divertimento a qualcuno.

Mi resta sempre questa insana frasetta nel cervello, e che ripeto anche ad amici e conoscenti… "Mah, io comunque sono sicuro che andrà tutto bene". Ma pensandolo veramente eh. Sfido io che uno ti tiene in vita. E poi… sbraaa, giù mazzate. Non è divertente un soggetto così?

Ovviamente, sto esagerando, è solo un po’ di amarezza (il mio è solo amarismo, cercate di mettervelo in zucca, io mi scarico così, non sono pessimista, vittimista e quant’altro, ecco. No, non sto sbattendo i piedi, sarà qualcos’altro che fa rumore). So perfettamente che non esiste nessuno che tiene i fili e che decide per me. Solo che più vado avanti e più mi fa ridere. Sembra che esista, mi sento preso per il culo. Io, ogni tanto, mi fermo, sorrido e mi guardo intorno. Cerco le telecamere. E penso ditemi la verità, sono Truman… dài, vi ho scoperti e adesso con voi non ci gioco più. Poi mi passa e torniamo amici. Ok, è passata, visto? E’ solo che a volte mi sembra di tornare sempre allo stesso punto – mi manca il respiro – e questo mi fa impazzire, impazzire gonfio… tornare allo stesso punto, senza prendere le 20000 lire poi, e… e… e che cazzo, questo doveva essere un post dove scrivevo dei miei dubbi su cosa andare a vedere domani sera al cinema. Era pure molto divertente. Giuro. Vi scrivo il dialogo che ne stava scatenando la stesura:

flarin: mercoledì vado a vedermi uno di questi: Il dubbio, Milk, Australia o Revolutionary road.
Yuri Gagarin: REVOLUTIONARY ROAD o MILK… Australia chi l’ha visto mi ha detto che un’endovena di morfina nei coglioni è meno noiosa (puoi citarmi nei tuoi post sul cinema).
flarin: mmm… sì, australia so che è una mezza mattonata sui testicoli, ma mi attira ugualmente… sarà che non ne ho più bisogno (dei testicoli, dico).
Yuri Gagarin: metterei anche questa tua splendida citazione nel post dopo aver visto australia.
flarin: dici?
Yuri Gagarin: sì.
flarin: sai, ora sto postando queste cose.
Yuri Gagarin: sì, beh, te l’avevo consigliato.
flarin: sì, ma tu ora non sei più lo Yuri Gagarin vero… vero tra virgolette, ora sei uno Yuri Gagarin creato da me.
Yuri Gagarin: fammi capire. Quindi ora io non sono me, ma sono te che fingi di essere me?
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, regolare.
flarin: … la finzione che si fonde con la verità in un dialogo costruito per generare finzione partendo dalla verità ipotetica ma che ancora deve avverarsi.
Yuri Gagarin: stavo pensando la stessa cosa.
flarin: ma sai cos’è ancora più incredibile?
Yuri Gagarin: ho paura di chiedertelo, ma dimmi.
flarin: tu… Yuri, tu non sei nemmeno il vero Yuri Gagarin. Non sei un astronauta russo.
Yuri Gagarin: …
flarin: sì, è vero, mi spiace, sei solo un elicotterista appassionato di Uaz
Yuri Gagarin: …
flarin: è così, credimi. Un elicotterista. Appassionato di Uaz.
Yuri Gagarin: … quindi io ora sarei sempre te che fingi di essere me e non sono nemmeno colui che vorrei essere se fossi me e se fossi me sarei un elicotterista appassionato di Uaz che essendo però te in verità ora non so precisamente nemmeno cosa siano.
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, io non sarò io, ma vorrei farti notare che hai palesemente sbroccato.

Era molto divertente, visto? Mh? Mh. Beh, secondo me lo era, ecco. No, non sto sbattendo i piedi.

[Philms][06] Il meglio del nostro meglio

Eh, qua tocca rivedere un po’ il format perché i post vengono troppo lunghi… In realtà non è il meglio di ciò che ho visto sti giorni, ma non sapevo che titolo mettere. E in realtà posterò anche il resto a breve, che però non è nemmeno il peggio. Che storia! Che storia.

Prime visioni

Bolt. Quando presi per il culo il trailer di questo film, non pensavo di certo che fosse così bello e piacevole. Non pensavo che Raoul Bova sapesse doppiare davvero un cane e non come un cane. Non pensavo che le faccine ironiche della gatta Mittens fossero così espressive (e che mi ricordasse qualcuno). Non pensavo che il criceto fosse così delirante e divertente. Non pensavo che la sala sarebbe stata così piena zeppa di bambini, di fottuti bambini, e che avrei riso solo io e un’altra persona nel silenzio generale. Ma come cazzo crescono sti bambini oggi? Boh. Vabbe, vi giuro che è un film divertentissimo e che è al livello di un buonissimo Pixar: è un disney mascherato… nel senso che in pratica ci ha lavorato la Pixar ma è uscito come Disney. La grafica è incredibile, soprattutto quella degli scenari. E ripeto, c’è il criceto. Ed e dentro una sfera trasparente. Pensateci bene, pensateci se è il caso di perdervelo al cinema o meno. Il criceto. Nella sfera trasparente. Trasparente.

The Millionaire. Idea carina, ma sceneggiatura che spesso è di un’ingenuità disarmante. Si capisce come finirà dopo poco… e finisce così infatti. Non era meglio troncare quella fine o, se proprio doveva esserci, metterla all’inizio? La storia è quella di un bambino e una bambina che si perdono di vista dopo un bel casino che non sto a raccontarvi e si incontrano nuovamente da ragazzi. Lui partecipa al "chi vuol essere milionario" indiano, che a lei piace tanto tanto e così la può rivedere ancora. Di contorno c’è il fratello di lui che è mafioso perso sin da bambino… L’intreccio del film è costituito da un piano temporale in tempo presente e vari flashback del passato che ci spiegano il perché il ragazzo sappia alcune risposte del quiz. E’ un film molto fiabesco, se vogliamo etichettarlo, e l’ingenuità di alcuni punti potremmo abbonargliela… ma la lunghezza e la particolarità non mi consentono di suggerirne la visione cinematografica a tutti. Sebbene le inquadrature e la fotografia, specie di quando erano bambini, mi siano piaciute molto. Minchia… che chiusura seria.

Recuperati

Be kind Rewind. Sono rimasto un po’ deluso dalla visione di questo film. Mi aspettavo molto di più e ricordo le battaglie intraprese per convincere qualcuno a vederlo con me (era questo il grosso problema), in un cinema sfigato del cazzo… dato che uscì in pochissime copie. Mi aspettavo molto di più da Gondry (sua maestà Gondry). Da Jack Black. Dalla scelta di alcuni film da "maroccare". E basta, anche perché non è che ci sia tanto altro qua. Jack Black fa casino e smagnetizza tutti i nastri di una videoteca e quindi decidono di maroccarli. E c’è un finale un po’ amaro. Fine. O meglio qualcosina d’altro c’è: c’è il messaggio sibillino, se proprio vuoi metterti là a scavare, che il cinema è bello, è che a volte non serve avere tanti soldi per fare qualcosa di indimenticabile. Però, ecco, potevi fare indimenticabile questo di film, Gondry.

Speed Racer. Se dico che, secondo me, questo è il più bel film sulle corse d’auto mai visto… esagero? Credo di sì, perché c’è qualcos’altro, di serio, e non me lo ricordo. Sicuramente. Ok, allora dirò che è il più bel film sulle corse-wuxia mai visto. I film wuxia non possono essere sulle corse? Ecchissenefrega. No? Ma vogliamo poi parlare del cast di questo film dei fratelli ua(aaa-tà)cioschi? Emile Hirsh (into The wild) che fa Speed Racer? Christina Ricci tirata a nuovo, magrissima e superpucci come non mai? John Goodman che interpreta il babbo? Susan Sarandon la mamma? Matthew Fox (JACK DI LOST) che interpreta il fighissimo e misterioso Racer X? Ma come fate a restare qua, a leggere ‘sto post invece di mettervi là a scar… ad andarlo a vedere? A me stava sulle palle il cartone, ma poi, boh, da più grandicello m’è capitato un videogiochetto carino su floppy da tre e mezzo e vedere questo film, e sentire il rumore dei salti delle auto (sì, saltano.) identico a quello del cartone e del videogioco mi ha aperto in due il cuoricino. Sniff.

Sleepy Hollow. A parte l’ultimo, Sweeney todd, questo era l’unico film di Tim Burton che non avessi ancora visto. E’ un film dalle atmosfere grottesche, dalla fotografia stupenda, coi suoi colori smorti e ben amalgamati. Una divertente favola Noir che parla di un cavaliere senza testa che va in giro a decapitare gente sul suo cavallo nero. Così. che fai stasera? Mah… vado a decapitare teste, te? Vieni? Così, insomma. C’è il solito immenso super Johnny Depp (che ha un po’ rotto… come la Roma ultimamente che vince sempre e non c’è più gusto eh) che chiamato sul luogo a indagare, incontra una biondissima Christina Ricci – che ultimamente mi ispira molto, diciamolo -, e che per passare una serata piacevole, divertente e con un minimo di suspance e brivido è ottimo (il film, anche Christina Ricci volendo, eh, ma vabbe). E poi ci sono le mani di cracker. Voglio dire, le mani di cracker. E se non vi viene voglia di vederlo per le mani di cracker non so più cosa dirvi.

In sintesi
Rivedrei: Bolt, Speed Racer, Sleepy Hollow
Se proprio devo: Be Kind Rewind, The Millionaire (uhm, però forse basta insistere poco)

A presto con un nuovo ed emozionante numero dove canteremo e balleremo. Yuppie.

Solo io potevo cascarci due volte

Ieri notte – o stanotte? mai capito cosa sia più corretto da dire, qualcuno mi aiuti, sob – ho passato un attimo su rai4 che ci fanno sempre i film; e chi ti trovo? Mel Gibson giovanissimo tutto vestito da guerriero della strada. Figo, mi dico, sarà Mad Max! Da quant’è che volevo rivederlo? Boh, non lo so… e invece era il seguito… e da quanto è che volevo rivederlo il seguito? Boh, non credo nemmeno d’averlo visto veramente in verità. Comunque. Inizio a vederlo che era già iniziato e mi scoccia un po’, ma vabbe, è divertente, ricorda Kenshiro (che ha copiato praticamente tutta l’ambientazione, dai granelli di sabbia alle bardature e il look dei cattivi), Mel Gibson è molto sborone, mai quanto Ken però eh… e ovviamente i nemici non scoppiano in fontane di sangue, ma vabbe, ok: ci sono fucili, benzina e stupri e ci si può stare… eccetera… eccetera… cazzate da pseudo-cineblogger del cazzo… eccetera… ancora eccetera… altre cazzate… eccetera… e via così. Ma che succede a fine primo tempo? Succede che c’è la pubblicità. E fin qui, ok. Niente di strano. Niente di allarmante. Solo che a fine pubblicità, il film, ricomincia. Attimi di sgomento, guardo la sveglia e sono quasi le due. Tiro giù qualche porco che si aggrappa inutilmente ma stoicamente alla sua nuvoletta, mi rilasso e penso che vabbe, almeno mi rivedo l’inizio. E la cosa utile è che all’inizio c’era pure un piccolo riassunto visivo del primo Mad Max. Quindi, ok, mi girano meno e mi rivedo sto film pensando: "certo sarebbe da ridere se a fine primo tempo, fanno la pubblicità e poi c’è un’altra cosa". E infatti.

[Philms][05] Numero d’ordinaria amministrazione

Ehm.

Recuperati

Slevin. Bello. Gran cast, tre dei miei attori preferiti (gli amici Josh, Morgan e Bruce), bellissime inquadrature, bella fotografia, ottimo intreccio, dialoghi alla griffin in certi casi e a cui non si può resistere. Per capirci è quando una discussione va per le lunghe più del dovuto portando avanti cose del tutto inutili. L’arte dell’incartarsi. Che è poi la cosa che mi fa anche amare Ben e Owen (Ben Stiller e Owen Wilson per voi).

Ci metto un pezzo di trama va, che poi si lamentano: praticamente C’è Slevin che viene scambiato per un certo Nick e finisce invischiato nella faida tra due bande, quella del Rabbino e quella del Boss. Così dice wikipedia, io manco me lo ricordavo. Ah, un giorno vi spiego anche la mossa Kansas city magari. Ok?

Orgoglio e pregiudizio. Praticamente il film è così: c’è una famiglia con cinque figlie e se non trovano marito tutte si sentono male. Poi qualcuna ci riesce, e qualcuna no. Ah, c’è pure Darcy e Elizabeth che fanno i sostenuti. Fine.

- Ma lui si chiama Può? – Sguardo compiaciuto e soddisfatto per la freddura.
- Uh?
- "Può"… dài…
- … – Sguardo attonito.
- Può… Darcy… "può darsi"…
- … – Sguardo neutrale che però lascia trapelare: "cristo, allora avevo capito bene, ora lo caccio di casa".

E questo è un po’ il tono con il quale ho visto il film in questione. Non sono riuscito a prendere sul serio assolutamente nulla, a parte la bravura del regista nelle inquadrature ampie (cit.) a cui però fa da contraltare il non saper fare dei primi piani decenti (cit.); poi ho preso sul serio anche Keira knightley, ma solo finché non sorrideva. E niente, un vero uomo deve vederlo così Orgoglio e pregiudizio, si sa. Magari anche ruttando, tirando giù qualche porco e grattandosi le chiappe sbuffando.

In sintesi
Rivedrei: Slevin.
Se proprio devo: orgoglio e pregiudizio (magari lo rivedrei cercando di prenderlo un po’ più seriamente)

Numero un po’ ingolfato e sotto tono, lo ammetto. Ho lasciato il cervello da qualche parte.

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Nel blog, non il verso della papera.

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