Ripartire

Ripartire

Esce dal sottopasso. Sale. Si guarda intorno: fuori e dentro. Respira, butta fuori tutto con uno sbuffo, neanche fosse lui il treno. È tutto pronto e così si parte.
Piano, per inerzia. I vagoni non sono ancora pieni, si riempiranno andando avanti, fermandosi di stazione in stazione. C’è ancora spazio.
Questo è un viaggio piuttosto strano: non c’è un macchinista vero e proprio. Il treno si muove a parole. Parole scritte. E più ne vengono scritte e più si va avanti.
Chi scrive è un tizio un po’ strano, sembra un ragazzo, ma a volte ha il cervello di un nonno, dicono.
Se gli parli per verificare il treno si ferma. Quindi è vero. È condannato a scrivere o a rimanere fermo.
A volte questo strano scrittore-macchinista ci rimane fermo, perché il treno non va comunque dove vorrebbe, o per lo meno non ancora. Forse un giorno avrà anche questa facoltà di stabilire la destinazione. Ma per ora no, per ora può solo scrivere per far proseguire una corsa di cui non si avverte lo scopo, il senso, e provare a vedere cosa succede. Lo scrittore-macchinista pensa che tutto cambierà quando verranno aggiunti nuovi vagoni.
Scrive e si ferma. Si ferma e scrive. Scrive e si ferma. Non dovrebbe fermarsi, mai.