[pausa] Una ballata triste per il giullare stanco

Poco fa una macchina è passata a tutta velocità e mi ha inzuppato i vestiti. Sono fradicio dalla testa ai piedi. Forse mi dovrei incazzare, però sono troppo stanco per incazzarmi. E poi, in fondo è colpa mia, che mi metto seduto sul bordo di un marciapiede in piena notte. Manco passa l’autobus qua. Cosa aspetto?

Il giullare si posa una mano tra i capelli bagnati e guarda la pozzanghera di fronte a lui. L’acqua sporca gli passeggia sul volto.

Poco fa è passata questa macchina, a folle velocità, e i vestiti di questo folle si sono ingrigiti d’acqua e fango. I colori, vari, si sono spenti. E mi sembra d’aver capito tutto, mi sembra d’essermi reso conto che, io, povero folle di un giullare, sono un caso perso.
Sono un giullare e non ho più voglia di far ridere nessuno. Fare il mio mestiere, oggi, mi fa male.

Il giullare guarda alla sua destra, si porta le mani al ventre, si dondola un po’. E’ estate, ma c’è vento. Ha freddo.

Tanto tempo fa, questo lavoro mi piaceva, mi piaceva far ridere gli altri. Perché in verità io sono una persona cattiva. Sfrutto il mio dono. Io faccio ridere gli altri, perché m’aspetto sempre qualcosa in cambio. Non so se è proprio del tutto vero e forse è che sono solo un po’ ingenuo. Forse sono buono invece e voglio mascherarmi, un altro po’, come se già la maschera del giullare non bastasse da sé. Forse c’è che così è tutto più facile e io sono solo un vigliacco.

Il giullare si mette una mano in tasca. Tira fuori qualcosa. La soppesa, guarda in alto verso il lampione.

Poco fa, ho tirato fuori dalla tasca un sacchetto con dentro del tabacco. Ho preso una cartina e mi sono fatto una sigaretta. Poi l’ho buttata nella pozzanghera e sono rimasto là a fissarla mentre s’inzuppava anche lei. No, è che io non fumo, però farmi da solo le sigarette mi ha sempre affascinato. costrusci da te una cosa che fa male, ma neanche tanto. Una piccola dose di morte, giusto un assaggio. Sarebbe una cosa per punirmi, per farmi male; ma per punirmi ulteriormente io non la fumo.

Il giullare guarda la pozzanghera e non fa niente per diversi minuti. Inutile guardarlo, non farà niente ancora per tanto. E’ solo tempo perso.

Domani, comunque, tornerò a far ridere… credo. Non lo so, non voglio saperlo… so però, che adesso dovrei andare a casa e dormire. Ma non mi va. Se mi addormento sarà già domani. E’ incredibile a credersi, lo so, questo lo so… è incredibile a credersi, ma seduto qua sul ciglio di un marciapiede, zuppo, e con la compagnia di una sigaretta, zuppa, adesso sto bene.

Il giullare dopo un po’, si alza ed esce di scena.