No, non può essere

Ho fatto un incubo impressionante qualche tempo fa.
Praticamente, c’è un’enorme stanza come quelle che stanno a Montecitorio, tutta piena di quadri, affreschi, colonne, cupole e via così. Enorme proprio, tipo magazzino, però adibita a ufficio. In quest’enorme stanza c’è in fondo solo una scrivania e un omino con in testa qualcosa tipo capelli, ma che non possono esserlo, un omino che lavora alacramente: prende fogli, li sbircia, li sposta di catasta in catasta. Io mi dirigo con fare sicuro verso di lui. Lui se ne accorge e mi guarda: è il premier.
Sorrido, beffardo.
– È finita.
– Prego?
– È finita per te, mio caro premier.
– Non capisco ragazzo, spiegati meglio.
Mi siedo senza che lui me l’abbia chiesto su una sedia che, vi giuro, prima non c’era, però adesso sì.
– Io ho un potere, e me ne sono ricordato oggi.
– Che potere?
– Ho deciso di usarlo, caro il mio premier.
– Sì, ma che potere è. Pure io ho tanto potere, che c’entra scusa.
– Il mio è un potere diverso, magico direi. È qualcosa di devastante.
– Spiegami. – E il premier posa tutte le cataste di fogli e si lascia andare sullo schienale. Ho tutta la sua attenzione, sa che sono serio, non scherzo. Allora io spiego gustandomi lentamente il momento.
– Posso far scomparire tutte insieme le persone scorrette che ci sono nel mondo, semplicemente schioccando le dita e dicendo “una formula segreta”.
– Capisco… e quale sarebbe questa formula segreta?
– “Una formula segreta”, per l’appunto.
Ci prova subito, schiocca le dita e dice la formula segreta. Non succede nulla.
– Devo dirlo io, furbetto. Dovresti essere me. – Sorrido soddisfatto, ma quasi con amarezza.
– Sei sicuro di volerlo fare?
– Assolutamente. Sei pronto? Sei religioso? Ultime preghiere?
– No, figurati: la religione ogni tanto serve per prendere voti, ma… nessuna, vai. Ma ricorda: il peso di questo gesto, figliolo, graverà sulle tue spalle in eterno.
Per un attimo esito, arcuo in basso gli angoli della bocca e penso: “Epperò, come parla forbito.” Ma dopo solo tre secondi di sguardi, dove ci metto anche un po’ di compassione, lo faccio. Schiocchio le dita (e dico “una formula segreta”).
Il premier resta di fronte  a me, incolume.
Ci riprovo.
Niente.
Ci riprovo ancora.
Nulla ancora.
Il premier sospira e accende non so quanti monitor alle sue spalle (prima non c’erano, giuro) e da lì possiamo vedere una miriade di tg. Ogni tg è in edizione straordinaria e parla di sparizioni di persone. E queste persone sono tutti magistrati, giornalisti, blogger e politici di fazioni avverse a quella del premier… e c’è anche Hugo di Lost.
Sudo freddo mentre mi guarda: – io l’ho sempre detto, sempre.