L’esserino nero

C’era una volta un esserino nero, tutto nero, completamente nero (a parte due fessurine bianche e tonde, gli occhi). Camminava nelle strade, si nascondeva nella notte. Non aveva una dimensione vera e propria, era grande a seconda del suo stato d’animo e il suo stato d’animo cambiava da triste a completamente triste. Quando era triste era enorme, veramente grande e se qualcuno vedeva i suoi occhi bianchi e tondi sbucare nel buio della notte scappava terrorizzato. E lui diventava un po’ più piccolo, sempre più piccolo… finché la mattina, completamente triste com’era, non scompariva quasi.
Un giorno, in cui era completamente triste e quindi piccolo piccolo, sbatté sulla tela d’un ragno e rimase per un po’ incastrato. Si divincolò e si liberò subito e senza volerlo liberò anche una farfalla che cominciò a svolazzargli attorno. L’esserino nero, tutto nero, completamente nero (a parte due fessurine bianche e tonde, gli occhi) s’immobilizzò e prese a fissarla girando solo la testa. La farfalla svolazzava talmente tanto veloce che molte volte cadde seduto, però più questa farfalla svolazzava, più lui cadeva e più diventava meno completamente triste e tornava alle sue reali dimensioni. I due divennero molto amici e la farfalla decise di sdebitarsi, disse lui di aspettarlo e tornò poco dopo con delle sue compagne. L’esserino nero, tutto nero, completamente nero, a parte due fessurine bianche e tonde, gli occhi, aveva anche una bocca larga larga che se chiusa non si vedeva, ma se la apriva andava da un orecchio all’altro. La farfalla gli disse di aprirla e quando lui l’ebbe fatto, lei e le sue compagne volarono dentro e sistemarono la loro dimora nel suo pancione. L’esserino dapprima non capì, poi sì. Quando era completamente triste le farfalle cominciavano a svolazzare all’interno del suo pancione.