Il potere soporifero dell’Ikea

Non fraintendetemi. Un giretto all’Ikea me lo faccio volentieri, se capita. Non sono né uno di questi fanatici che hanno tutto di Ikea, dal tavolino, alla carta igienica, passando per il femore della nonna, ma nemmeno uno di quelli che preferiscono, chessò, comprare per forza italiano e spendere l’ira di Dio, “perché sai, poi è un investimento, un bel mobile ti resta, eccetera eccetera, capisci? eccetera eccetera!”
A parte che all’Ikea vendono anche l’ira di Dio (a 12.99 euro). Ma. che. cazzo. menefrega… a me.
Io, intanto, spendo i miei bravi 20 euro per una tavolo da biliardo, o i miei sagaci 30 per un letto matrimoniale coi posabicchieri. Poi se fra tre anni quello che ho comprato mi fa schifo o si rompe un posabicchiere del letto ci faccio il fuoco, o lo smonto e rimonto come mi pare, ci faccio una cassettiera magari, o ne compro un altro. Insomma: come avrete capito sono un abbastanza normale individuo che ogni tanto va all’Ikea, come molti. Però ho un problema,  più mi addentro in profondità, nell’Ikea, tra le legnose profondità spazio-Ikea, e più mi sale un senso di sonno mostruoso. Credo che l’unica cosa che riesca a farmi venire sonno come fare un giro all’Ikea, sia un giro in profondità all’Ikea. È anche vero che quando arrivo al reparto sedie/poltrone non resisto dal provarle tutte, ma non credo che influisca molto perché varcata la soglia del reparto sedie/poltrone sento che sono già stanco e spossato dalla dura scarpinata nelle sconfinate lande ikeanyote. Lo sento un po’ ovunque: agli angoli delle palpebre, nei polpacci, nelle reni. C’ho sonno. Eppure c’è tanta roba strana e assurda su cui fare battute spiritose all’Ikea… e le faccio ovviamente, per la gioia di chi è con me che mi sente fare freddure mezzo assonnato… e però, niente. A un certo punto, inesorabile come la morte di un pesce rosso – comprato all’Ikea -, tra una spiegazione su come fanno le polpette (impastando carne di scoiattolo coi trucioli d’avanzo) e domande su come fanno a fare tante altre cose (“ma come fanno a fare le brocche di vetro col legno?”) sbam, arriva l’omino del sonno (Ikea). S’attacca alle tempie come le manine appiccicose che si trovavano nei sacchetti delle patatine e non si stacca più. Credo che se ogni sera potessi farmi un giro prima d’addormentarmi all’Ikea, avrei risolto con l’insonnia. Il problema è che chiudono alle 22. Troppo presto.

È alla fine comunque che arriva la parte più dura dell’ikeasistema. Se si riesce a sopravvivere svegli, non si può di certo scappare alle casse. Mai viste casse più lente, piene, intasate e tutto. E non è colpa nemmeno dei cassieri, che appena arrivi là, ci mettono un attimo con la loro pistola spaziale: zap sul femore della nonna (9.99 euro), zap sulla brocca di vetro fatta con il legno (1.99 euro) e via così. Secondo me in quel punto il tempo rallenta: cercano di appisolarti definitivamente, forse per indurti a fermarti a mangiare le polpette di scoiattolo e trucioli d’avanzo.

Ce ne sarebbero di cose da scrivere su questi viaggi all’Ikea, ma solo a parlarne così approfonditamente sta venendo un sonno allucinante a me, figuriamoci a voi. Buonanotte.