Il foglietto magico #3

[I parte] – [II parte]

Volava il foglietto, veloce più che poteva. Era grato alla piccola orfanella che gli aveva dato un’opportunità. Lui era l’ultimo della risma dei messaggeri della strega che albergava il vecchio castello. Se non fosse stato per la bambina, sarebbe morto così, ingiallito e divorato dalle tarme. Senza una possibilità di compiere il suo lavoro come avevano invece fatto i suoi compagni. Volava il foglietto, veloce più che poteva. Sapeva cos’era la solitudine, ma la piccola orfanella ancora no e capì che standosene là, la bambina rischiava di spegnersi senza viver davvero appieno. Voleva farle un regalo, sdebitarsi, cercò per tutta la notte precedente qualcuno di simile a lei e lo trovò. In un’altra torre ovviamente. Un bambino, un piccolo prigioniero di una torre come quella della piccola orfanella, ma che era stato meno fortunato trovando una trappola: se qualcuno provava a oltrepassare la porta o la finestra, a uscire o a entrare, delle fiamme comparivano e divoravano tutto in pochi secondi. Il foglietto scorse solo il bambino quella sera e non sapeva ancora della maledizione, così entrò dalla finestra e fu subito investito dalle fiamme. Si bruciacchiò gli angoli, ma si salvò perché era pur sempre magico. Non è che lo chiamavano foglietto magico così a caso insomma. Lo protesse la sua polvere dorata.

Così, quando il piccolo prigioniero vide oltrepassare ancora le fiamme al coraggioso foglietto, dapprima si preoccupò per lui, poi rassicurato sorrise: sul disegno era comparsa una torre e capendo che anche la bambina viveva in essa sorrise ancora di più… erano uguali! La cosa più logica da fare gli sembrò quella di disegnare anche la sua di torre. Ci mise le fiamme intorno per far capire la sua situazione e curvò gli angoli della sua bocca all’ingiù. Mentre disegnava, però, si accorse che il foglietto se la passava male: era davvero bruciacchiato troppo, pensò. Posò il pastello colorato e decise che avrebbe rinunciato: non se la sentiva di far soffrire ancora quel coraggioso messaggero. Ma il foglietto capì e cominciò a svolazzargli intorno e a spingergli la mano sul pastello. Il piccolo prigioniero gli chiese se fosse sicuro e lui si curvò per annuire. Il piccolo prigioniero si lasciò convincere, finì il disegno e posò il pastello: il foglietto ripartì, passando tra le fiamme. E bruciacchiandosi ulteriormente. Era pur sempre magico, ma anche pur sempre un foglietto di carta. Non è che lo chiamavano foglietto magico così a caso insomma.

[continua]