Il foglietto magico #1

Questa storia è stata scritta mesi e mesi or sono (credo sia la prima volta in vita mia che scrivo "or sono") quando il cervello non era ancora lesionato, o almeno non del tutto. O lesionato in punti diversi. Non so ancora in quante puntate sarà spezzata e se usciranno 1 o 2 episodi a settimana, comunque non è molto lunga. Buona lettura, spero.

La piccola orfanella viveva là, nelle rovine del castello diroccato. Si diceva fosse appartenuto ad una potentissima strega, molto temuta e tuttora, a decenni dalla sua scomparsa, nessuno osava avvicinarsi né tanto meno – ma quando mai! – mettere piede, nella sua oscura dimora. Le solite cose da castelli diroccati insomma. Ma la piccola che poteva saperne? Era molto piccola, non è che veniva chiamata piccola orfanella a caso, insomma; non aveva né mamma né papà, figuriamoci una nonna o un nonno che potessero raccontarle delle storie… Non è che veniva chiamata nemmeno orfanella a caso quindi. La piccola orfanella viveva là, tra scartoffie, pentoloni e polvere, su un’antica torre. E si sentiva fortunata, perché la credenza era sempre rifornita di cibo fresco… magia sicuramente, non è che ci fosse da farsi tante domande. E lei non se le faceva infatti. Quello che sapeva era che si stava al calduccio là dentro: il camino era sempre alimentato e d’estate i tronchetti si spegnevano e andavano a divertirsi nel bosco facendo finta d’essere alberi e spaventando per gioco chi si addentrava nelle vicinanze. La compagnia non mancava, c’erano un gufo, dei pipistrelli, ragni, topi… Si poteva far finta di discorrere per ore e ore insomma.

Un giorno la piccola orfanella trovò un foglio tutto ingiallito e impolverato. Povero! Pensò… le sembrò così triste… decise allora di spolverarlo ben bene, poi con dei pastelli colorati iniziò a disegnarci su qualcosa per abbellirlo. Appena terminato un suo piccolo autoritratto, vicino il margine destro, usando il colore rosso, si lasciò andare sullo schienale imbottito della sedia a braccia conserte e prese a rimirare la sua opera d’arte annuendo soddisfatta, quando questi si librò in aria sollevando chili di polvere e uscì dalla finestra con tale polvere come scia. Ma non pizzicava alla gola, non faceva starnutire e a veder bene nemmeno era polvere normale… era dorata. Che roba strana. Ma la piccola orfanella era abituata a queste cose, queste cose da castelli diroccati, e, così, decise di andarsi a fare uno spuntino.

[continua]