Gli spettri della delusione

– Scusi, anche lei è qui per me?
La figura mi fissa basita, scuote la testa ed entra. Chiudo la porta e la faccio accomodare vicino alle altre. Agli altri precisamente. Gli altri spettri.
– Signori, pensate che arriverà ancora qualcuno? – Nessuno mi risponde, resto a braccia aperte a fissarli per un po’, mi sento per un “attimo” stupido, ma non importa. Mi risponde la porta (ma non la bacio), quindi vado a vedere che vuole… che ha da bussare così tanto.
Apro ed ecco qua un’altra di quelle figure con gli occhi tondi e la bocca pesantemente inarcuata in basso.
– Scusi, ma se siete spettri, perché devo aprire? Passate attraverso i muri e basta, no?
Ovviamente non risponde e va dagli altri. Poi, uno si alza dal divano dov’era sprofondato, mi viene vicino, mi da una pacca su una spalla e dice: – Sai, siamo gli spettri della delusione. Non la tua, ma quella che fai generare tu agli altri.
– Ah, ecco perché siete così tanti. – Capisco pure la bocca arcuata in giù adesso, sebbene mi sembri ancora esageratamente scenografica.
– Credevo ci saresti arrivato da solo. Hai deluso anche me, ecco. –  E gli angoli della sua bocca si inarcuano talmente tanto che diventa quasi un cerchio. Bussano nuovamente alla porta. Vado ad aprire ed è un altro spettro.
– Buonasera.
– A lei. – Prendo il cappotto e lo faccio accomodare. Far generare uno spettro della delusione ad uno spettro della delusione, non è da tutti. Mentre torno al mio posto mi concedo quindi un sorriso soddisfatto.
– Ragazzi, io vi capisco, ma vedete, ora ho molto da fare. Non ho le energie per stare dietro a tutti voi, quindi vedervi qua non è che mi sproni. Anzi, mi crea quel senso di malessere in cui io poi mi crogiolo e…
– E poi scrivi quelle stronzate… Tipo questa… – Dice prontamente uno degli spettri indicandosi e indicando i suoi amici e nel frattempo, mentre abbassa triste lo sguardo, bussano ancora. Vado ad aprire e senza salutare il nuovo arrivato faccio lui ampi cenni (sono un po’ incazzato per l’ultimo commento) e va a sedersi da se in un angolo della camera. Io devo finire il discorso, eh.
– Dicevo. Non ho le energie per darvi retta adesso, mi capite?
Spuntano no come funghi. Ne raccolgo una cesta, vado in cucina  e comincio a cucinarli… Almeno ci faremo una mangiata in compagnia. Torno con una padella fumante e chiedo: – Li ho fatti fritti, piacciono a tutti così, no?
Bussano alla porta. Vado ad aprire.