Gli eroi grazie ai quali fu inventato il paracadute

Forse non tutti sanno la vera storia degli eroi grazie ai quali fu inventato il paracadute. E quindi mi sa che visto che ho iniziato così la so io e ve la devo raccontare. Si aprirà dopo il lancio? Quanto può reggere? l’atterraggio come sarà? Sono solo alcune delle domande e dei dubbi che si avevano… e come per ogni cosa, l’uomo, ha usato gli animali. La cagnetta Laika, la scimmia che non ricordo dove venne mandata e perché, il paguro Nelson, Paperoga, il topolino nel labirinto di Faraday in Lost… ma ci sono altri eroi, dimenticati, a cui l’uomo deve molto.
I gorilla.
E questa è la loro storia.

All’inizio, fu un disastro, un vero disastro. Prima che si usassero i gorilla, si era provato con degli enormi sassi intorno ai sessanta chili (dato che l’uomo perfetto pesa così). Il lancio andava perfettamente (giustamente, essendo il peso perfetto), la discesa anche. L’inconveniente che venne riscontrato era che un sasso non ha coscienza e quindi dopo 137 test uno studioso scoprì il teorema, definito poi in suo onore, di Rittemberg che dice: un sasso, lanciato da un aereo risulta non essere proprio in grado di tirare la maniglia per far aprire un paracadute. E tocca il suolo con un tonfo sordo.

Sì provò quindi con varie cose, le più ricercate,le più strampalate. Vennero mobilitati molti geni e premi nobel e solo per citare alcune di queste… beh, vi posso dire: enormi sassi da sessantacinque chili, enormi sassi da settanta chili, enormi sacchi pieni di sassi per un totale di sessanta chili… enormi sacchi pieni di piume, che incredibilmente, pesavano sempre sessanta chili; anche messi a confronto con un sasso da sessanta chili pesavano uguale. Da qui si scoprì così che, ma cazzo, un chilo di sasso e un chilo di piume pesano uguale, perché è sempre un chilo (il famoso enunciato di Valacchioni). Ma questi sono discorsi tecnici… e a noi interessa il lato umano, il cuore. E quindi ora parleremo di Franklyn. Franklyn era stufo della situazione. Ed era anche uno scienziato. Franklyn un giorno escogitò un metodo che a tutti parve geniale. Lanciò un sasso da sessanta chili dall’aereo. E di seguito si buttò a sua volta. Disse che avrebbe tirato lui la maniglietta. A questo, nessuno… nessuno aveva pensato e fu quindi molto ammirato per questa soluzione così banale, sotto gli occhi di tutti, ma a cui nessuno – nessuno! – aveva proprio pensato. Nessuno, cazzo. Aggiunse Valacchioni. Franklyn aveva collegato una corda alla maniglietta del paracadute del sasso e la tirò. Fu un successo! Un trionfo! Il paracadute del sasso da sessanta chili si aprì. Tutti applaudirono, feste, trenini… poi si resero conto che Franklyn non aveva un paracadute, si guardarono attoniti, le pizzette e lo champagne ancora in mano, e lo videro sfracellarsi giù, secco, con un tonfo sordo al suolo. Si scoprì così che anche un uomo di sessanta chili fa un tonfo sordo sfracellandosi al suolo (secondo teorema di Rittemberg), quindi non tutto fu poi vano. E se anche per miracolo avesse potuto salvarsi, beh, questo non lo sapremo mai, in quanto poi il sasso da sessanta chili gli atterrò addossò. Sasso che tutt’oggi è ancora lì a mò di mausoleo, per ricordare il coraggioso gesto di Franklyn. E per pigrizia.

Ed è qui che arrivano loro.
I gorilla.
(E questa è la loro storia…)
(pathos…)
(hype…)
(bla bla bla…)

Gunga viveva nella sua giungla. Ogni giorno le solite cose da gorilla, ci si spidocchiava con gli amici, si batteva ripetutamente il petto per un paio d’ore, a volte anche tre o quattro, si saliva sui grattacieli, si tiravano barili a idraulici baffuti… un vita un po’ semplice e ripetitiva, ma in fondo bella. Onestamente ho esagerato con l’hype e il pathos e i vari bla bla bla e me ne sto rendendo conto solo adesso che non so come andare avanti con la storia (non che io la stia inventando, è che devo reperire fonti), quindi trasleremo Gunga e i suoi amici Gorilla subito nella base militare dove vennero utilizzati. La verità è che la paga era buona: 83 banane al mese. A quei tempi con una banana ce ne compravi due. E quindi bastò che due persone fossero mandate là, nella giungla, a chiedere aiuto ai Gorilla che questi accettarono subito di buon grado. Ovviamente Gunga non era stupido e si fece anticipare subito la metà. Quarantuno banane e mezza. Che usò per comprare ottantatre banane. Poi centosessantasei. E via così.

Appena arrivati, Gunga si mise subito al lavoro: mangiò infatti trentasette banane. Provarono a nascondergliele un po’ ovunque per avere la sua attenzione, ma era impossibile, lui annusava l’aria, urlava “BAH-NNAH-NNAH!” e battendosi il petto e zompettando riusciva sempre a trovarle. Lasciarono perdere Gunga quindi e proseguirono con gli altri suoi colleghi. Ma senza risultato. L’aereo arrivava su, il gorilla si buttava giù. Tonfo secco, una pettata assurda… ma niente paracadute aperto. Nessun gorilla morì in questi esperimenti, proprio grazie al fatto che sbattendosi il petto per due ore minimo al giorno di fila avevano sviluppato dei pettorali allucinanti. Arrivavano giù come un missile. STONF. E si rialzavano. Poi di nuovo su. E quindi giù. STONF. Su. Giù. STONF. E via così. Ci vollero circa due anni per arrivare alla svolta.

Un giorno tutti i gorilla erano in permesso premio. Tranne Gunga che non aveva mai fatto niente a parte sbafare banane per due anni. Nessuno capisce ancora perché mai venne tenuto alla base per ben due anni; ma comunque quel giorno al cadetto Brembosky venne un’idea.
Guardò Gunga negli occhi e gli fece un discorsetto niente male. Ci infilò dentro un sacco di belle parole tra cui patria, amore, fratellanza, camion e sbattiuova. Gunga non ci capì un cazzo, ma proprio un cazzo di niente e riflettendo entrò in catalessi. Brembosky lo imbracò per bene, lo portò su con l’aereo e mentre Gunga ancora rifletteva lo buttò giù. Mentre era in aria Gunga cominciò a sentire un odore inconfondibile. BAH-NNAH-NNAH! C’era una bah-nnah-nnah là, da qualche parte! Uscì così dalla catalessi, prese a battersi il petto e a dimenarsi in volo, finché non la scorse… AVEVA UNA BANANA SU PER IL CULO! Ci vuole poco a capire come cadde nello stratagemma di Brembosky. La banana era collegata alla maniglietta del paracadute. Non appena Gunga la tirò via, questo si aprì.

E fu così che grazie ai gorilla, e in special modo a Gunga, fu inventato il paracadute. In seguito Gunga venne utilizzato in altri esperimenti ed è sempre grazie a lui (e alle banane con le quale veniva profumatamente pagato) che abbiamo cose come i cotton fioc, le manine appiccicose che si trovano nelle patatine, il portaombrelli, le 500 sporting e lo sbattiuova. Purtroppo un giorno venne trovato nel suo appartamento morto, secco che più secco non si può. Aveva ingurgitato una dose di banane troppo elevata e si era cagato anche l’anima.

Da questa storia ho imparato tanto e così anche io adesso metto la banana un po’ ovunque (nel frullato ad esempio). Ma con moderazione.