Eh, il senso di responsabilità. Che due palle.

Vi potrei raccontare del 23 aprile magari. Massì. Però mi sa che mi dilungherò quindi dividerò la cosa in due post, questo episodio si intitola: Il vecchietto dove lo metto?

Prendo il treno con un ritardo micidiale, salgo e un vecchio mi chiede se quello va a Primaporta. Io rispondo chessì che ci va e lui mi si siede di fronte e comincia a guardare ovunque, spaesato. Si alza, lascia la borsa sul sedile e comincia a gironzolare sulla banchina. Il problema è che il treno parte ogni 5 minuti e così mi comincia a prendere l’ansia che ‘sto vecchio rimanga là e lasci la borsa sul vagone. Già m’immagino che al capolinea mi toccherà portarla a qualcuno e far avvisare… Ma immagino anche che non sia facile che questo la richieda, mi pare troppo spaesato… Quindi SO che se il treno partirà io potrei essere capace di scendere la fermata dopo e tornare indietro per riportargliela.
Vecchio… salì su ‘sto cazzo di vagone, comincio a pensare. Ok, ho capito, facciamo che mi alzo, gliela porto e gli spiego come funza qua. Perdo il treno ma pazienza. Ma mentre sto per agire comincia l’evento che sconvolge la giornata degli ignari abitanti della stazione.
Il vecchio si avvicina ad una colonna, si sente uno zip immaginario attutito dai vetri del vagone e questo si mette nella classica postura di chi piscia allegramente nel bosco. ‘Namo bene. Cosa succede quindi? Succede che il macchinista o non so cosa sia, ma comunque un tizio in camicia celeste e vestito da macchinista, un ragazzetto similscamarcio, comincia ad urlare: "aho, ma che staffa’? Ah vecchio fermate. Chiamate il custode, prestooo… di corsaaa!".
Eeeeh… Addirittura… Penso. E che sarà mai per due fili di pipì? Se scriveva sul muro chiamavi la swat? Il vecchio comunque rientra nel vagone e si siede come nulla fosse accaduto. A breve, nel giro di pochi secondi, entra il custode con fare da lottatore di wrestling che ha l’intervista che precede la serata dell’incontro per il titolo contro Hulk Hogan.
–br–
"Signore."
Il vecchio sta zitto e guarda alla sua destra.
"SIGNORE."
Idem come sopra, io distolgo lo sguardo dal libro e mi concedo un mezzo sorriso tra la tenerezza e la beffa. Cioè, mi fanno ridere tutti e due, non tifo per nessuno. Ma entra il ragazzetto similscamarcio e guarda il vecchietto ridendo invece proprio da stronzo e là provo un po’ di schifo e glielo faccio proprio capire. Lui se ne va, che è meglio. Potevo ucciderlo e lo sa benissimo e… no è una cazzata e lo sappiamo tutti, ha solo capito che stava facendo il coglione e se n’è andato. Comunque, il custode continua a chiamare il vecchietto che alla fine si gira trasalendo.
"Eh! che c’è?"
"signore, ma si rende conto?"
"Di cosa?"
"Come di cosa!? Signore, ha fatto pipì sul muro, ma le pare una cosa civile?"
"Ahh… ma quello… ma no, non mi è uscita non si preoccupi!"
"…"
Il custode si gira verso di me, allarga le braccia e io dico: "vabbe dai…" e lui: "massì, ma che gli devo dire a ‘sto vecchio, ma poraccio… " E se ne va borbottando, ma si vede che in verità è un pezzo di pane.
Comunque, stiamo per arrivare a Primaporta e penso che sia meglio avvisarlo, mi sporgo in avanti e faccio: "signore, la prossima è Primaporta."
Dall’altra estremità del vagone un altro vecchio urla: "SI."
Rimango un po’ perplesso ma senza girarmi continuo: "signore, la prossima è Primaporta."
Dall’altra estremità del vagone l’altro vecchio urla: "SII."
Faccio finta di niente, mi sporgo un po’ di più e ci riprovo: "signore, la prossima è Primaporta."
Dall’altra estremità del vagone l’altro vecchio urla esasperato, quasi incazzandosi: "SIIIII."
Ma fortunatamente il vecchio principale del nostro racconto finalmente mi sente e mi fa: "Cosa c’è? Scusa ma non ti sento bene."
L’altro vecchio capisce la gaffe che ha fatto e si ammutolisce, io chiedo: "non doveva scendere a Primaporta?"
"No a Roma", fa lui.
A parte che Primaporta E’ Roma e a parte che anche da dove siamo partiti E’ Roma, sospiro e faccio: " ma precisamente dove deve scendere?"
Il vecchio con allegria da scampagnata: "A Roma!"
"Primaporta E’ Roma", dico seraficamente.
"Ah, ma è l’ultima fermata? Di già?"
"No… ma aspetti, lei deve scendere al capolinea quindi?"
"…Ma è Roma?"
"…"
Respiro profondamente e tutto d’un fiato: "Sì è Roma."
"E allora sì!", il vecchietto è sempre più allegro. A me vorticano un po’ i coglioni, ma poi mi viene da ridere… m’ha contagiato. Ormai è sotto la mia protezione e guai a chi me lo tocca. Quindi ad ogni fermata lui mi guarda, io alzo gli occhi dal libro e gli faccio cenno di no, che non siamo arrivati, con la testa. All’ultima fermata mi alzo, ovviamente, e a lui si illuminano gli occhi: "siamo arrivati??"
"Sì" e gli sorrido infilando Saltatempo nello zaino. Lui mi tende la mano felice, quasi con gli occhi lucidi e mi fa: "Grazie… grazie infinite."
Sono un po’ titubante, ma la stringo ugualmente e scendo. Dopo un po’, camminando, mi guardo la mano e comincio a pensare all’accaduto… Ma dove doveva andare ‘sto cavolo di vecchio… Ma sarà arrivato poi… Ma più che altro spero vivamente che non abbia pisciato per davvero su quella colonna.