Dentro l’acquario

Ciao. Io sono un pesce. Come? Sì, un pesce. Sono un pesce e questa è la mia voce. I pesci non parlano? Ma che dite? E io allora? Volete sentire come fa un pesce? Così. Un’altra volta? Ecco qua. Ancora? Uff… sì, però questa è davvero l’ultima. Bene. Ora avete sentito il verso di un pesce; spero d’avervi cambiato la giornata. Io sono un pesce perché vedo tutto sfocato, acquoso… sì, magari è che sono solo un po’ addormentato, però… no no…  non ci sono santi, io sono, senza dubbio, diventato un pesce. Anche perché, ora sono qua dietro questo vetro, a mangiare il mio hot dog con ketchup e formaggio e a bere la mia coca e non sento niente. Vedo gente e non sento rumori. Quel vecchietto lì, col cappellino da baseball, tanto simpatico. Gli cade una mela, rotola rotola, silenziosa, e lui la raccoglie. Ora la rimette tra quelle in vendita di sicuro… no, la imbusta, incredibile. Onestissimo. Sei onestissimo vecchiè, complimenti a te. Mastico; di fianco a me si alza una tizia magrolina, tutta in tiro, carina, però, boh, niente non ho alcuna pulsione sessuale. Giuro. Anche se le guardo il sedere, e le cosce che scappano da sotto la gonna con spacco… ma che ne so, è una cosa così, per archivio diciamo. Va dall’altra parte del vetro, fuori dell’acquario, mette un passo dietro l’altro, i tacchi non li sento, e si allontana sculettando. Eccola che torna indietro, mi guarda, mastico, la guardo, mi guarda, la guardo. Butta una cartaccia nel cestino, mi guarda, la guardo, se ne va, si volta, mi guarda, la guardo, fisso; mastico. Se ne va. Le guardo il culo. Fisso. Finisco la coca, mi alzo, esco dal locale. Nuotando ovviamente.