Che confusione, sarà perché ti amo?

O anche:

Daisy mille persone
Pochi secondi per fare l’amore
Daisy che confusione
Sembra che il mondo sia solo un pallone

Chissà com’è che quando si parla di amore spesso si parla anche di confusione e quando si parla di confusione si parla spesso anche d’amore.
Tu sapresti spiegarmelo Daisy?

Ma io non volevo parlare d’amore e intanto che ci pensi, Daisy, cara Daisy, io continuo qua a parlare di confusione. Che confusione, vero?

Ah, Daisy, ma poi tu

Sai
Se il tempo perso si conta o non vale?

Pensaci. Poi mi dici.

Alle volte, quando parlo con qualcuno, tipo che sto facendo un monologo, quando parlo solo io insomma, e l’altra persona ha il solo ruolo di starmi a sentire e guardarmi, e magari limitarsi ad annuire,  mi capita spesso di soffermarmi appunto su queste cose e mi chiedo se mi stia capendo veramente… se riesce a seguirmi. Ma mica perché mi reputo intelligente, proprio perché mi sembra strano, ma non è neanche il fatto di essere emotivi – oddio tocca a me! –  è che nel momento che comincio a parlare, dopo un po’ mi viene da osservare le reazioni della mia controparte ivi frapposta (non so cosa ho scritto in quest’ultimo pezzo onestamente.) e allora vado in confusione, peggiorando la cosa e vado in blocco, mi scende la seranda nel loculo ivi frapposto (a-ha… ancora?) in cui sono situate le parole e non avendo più accesso prendo a fissare il vuoto, mi metto a braccia conserte, mi massaggio la nuca e peggioro la situazione. A volte la serranda ritorna su e le parole riprendono, ma non è detto. La cosa strana però è che pare che nonostante tutto, e ho fatto delle prove perché altrimenti non lo scriverei… nonostante tutto insomma, mi capiscono. Veramente, l’ho chiesto.

– Ma mi capisci?
– Sì
– Cioè, ma… mmh… ma veramente?
– Certo!
– Quindi… cioè, che ne pensi…

Questo è un abile trucco per vedere se è vero, ed è incredibile, le persone che fungono da cavia a questa mia prova molto abile si riallacciano al mio discorso. Mi capiscono veramente quindi: io parlo e mi capiscono, anche se vado in confusione mi capiscono: è incredible.

Quindi, Daisy, quando mi blocco e me ne vado a braccia conserte o grattandomi la testa lasciando l’interlocutore là a metà discorso… è sbagliato! Capisci Daisy?
Come “cosa?”
Ma non mi ascoltavi?

Vabbe Daisy, comunque

Da bambino io giocavo
Nel finto campo di grano

e sempre

Da bambino io cercavo
Un posto nel piano infinito

e non l’ho trovato mai, quindi adesso andrei a fare un’altra prova, non volermene cara Daisy.