Colorivari

(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)

Archive for the ‘vedo’ Categorie

Once

con 7 pennellate

Una volta, avrò avuto sedici o diciassette anni, dovevo raggiungere un amico e mi chiese la cortesia di portargli la chitarra. Me la misi sulle spalle e feci il viaggio in treno. Con una chitarra in mano ti guardano tutti sorridendo, o curiosi: è bello, ti fa sentire bene. Arrivato in stazione, mentre mi guardavo attorno una coppia di anziani mi fermò e mi chiese: perché non ci suoni qualcosa?
Ma io non sapevo suonare, e per dio quanto mi sarebbe piaciuto in quel momento saperlo fare… mi congedai imbarazzato più del dovuto, loro si fecero una risata e il vecchio dandomi una pacca sulla spalla mi disse: tranquillo, hai sempre tempo per imparare.
E aveva ragione, io ci provai, e riprovai, ma non ci riuscii mai. Ci ho provato quattro o cinque volte nel corso degli anni, ma la musica non fa proprio per me credo.

Suonare è lasciarsi andare e io non riesco, sto sempre a pensare a tutti i passi da fare, devo avere il controllo di ogni mia azione e così mi ostacolo. Vado troppo veloce e quindi rimango fermo.

Qualche giorno fa ho visto finalmente Once, ce l’avevo in lista da quando è uscito: avrei voluto andarlo a vedere anche al cinema, ma a quei tempi il cinema era una battaglia. E se posso dare un consiglio a chi non riesce mai ad andare al cinema per rinvii altrui o mancanza di affinità con chi ha intorno, se potessi, beh, gli direi, vai da solo. È una gran esperienza e se intorno non hai gente stupida ti fa prendere anche qualche punto carisma. Dopo un po’ di volte che vai da solo e ne parli, prova a riproporre e vedrai che succede.

Once

Comunque ho visto Once, è un film che passa tranquillo, leggero, un film che rinfranca lo spirito come se d’inverno qualcuno ti porgesse una sacrosanta bevanda calda al rientro a casa sotto un acquazzone scrosciante. C’è qualcosa di meglio? C’è una sensazione migliore da poter provare?

Forse sì, ma…  ok, magari è un discorso troppo idealizzante… ma io credo, o mi piace credere più che altro, che ci sia una sensazione migliore unica per ogni situazione e Once quella sera ha aperto il canale recettivo giusto con la sua colonna sonora che ha lavorato bene.

Per quanto riguarda la chitarra dopo quell’episodio della stazione ne comprai una. Ogni tanto l’ho provata, come scritto, ma è sempre stata riposta nel suo fodero. Spesso dopo la rottura di una corda. Adesso non credo di ricordare nemmeno come si impugna e in teoria sarebbe uno di quei giorni in cui dovrei comprare una corda, rimetterla, vedermi magari qualche videotutorial su youtube e provare. L’idea di poter creare una melodia su cui poi riversare parole mi affascina e sempre mi affascinerà, ma credo che ognuno di noi, dopo un po’, sappia quali sono le cose alla propria portata e quali no. È rimasta questa voglia, serena, con questo lieve retrogusto di malinconia, di canticchiare mentre lavoro, o scrivo, di mugolare melodie inventate, consapevole di essere al mio posto, consapevole di dare il “massimo” in una cosa in fondo banale. Servono anche questi sogni da affogare che ritornano, a volte.

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Scritto da flarin

il 19 aprile 2010 alle 4:42 pm

Due bei film con scene migliori (che fanno sorridere)

con 7 pennellate

_ 500 giorni insieme (500 days of summer)

500 days of summer

Nonostante un po’ di titubanza e spocchia che non so da dove fosse giunta, il film mi ha preso subito dalle prime righe introduttive. Precisamente da dopo la parola “stronza”. Sempre se c’era. Altra cosa strana è che prima avevo una predilezione per Zooey Deschanel ed ero un po’ diffidente invece su Joseph Gordon-Levitt, poi si è ribaltato tutto (ovviamente, o non sarei qua ad articolare questa frase), per empatia (ovviamente anche qua). E quando un regista mi frega con l’empatia è fatta. Potete dire “e grazie al cazzo” se volete. Io, lo farei.
Nel titolo originale c’era un gioco di parole col nome della protagonista Summer che in italiano diventa “Sole” perché… perché… boh. Tutto questo per dire che i 500 giorni non è che siano tutti “insieme” e sono montati con vari salti avanti e indietro, poi tranquilli che non è nemmeno una storia d’amore, tant’è che lo dice subito il narratore e meno male. Che schifo fanno le storie d’amore? Ne vogliamo parlare? Bleah, no no, non fatemici pensare.
Scena migliore: tutta la sequenza alla mezz’ora con tanto di balletto e di uccellini animati.

Comunque, io, fossi in voi, farei meno lo snob e lo vedrei. Magari sotto il piumone e coi tarallucci e una bottigliona di coca cola sgasata. Non che io abbia fatto così, chiaro, era un esempio.

_ I love Radio Rock (The boat that rocked)

I love radio rock

Non vorrei dilungarmi… figo! Vedetelo. Dovete per forza, davvero.
(Scena migliore: lui triste e i due che si mettono a mangiare i biscotti al suo fianco.)

Scritto da flarin

il 14 marzo 2010 alle 11:10 pm

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Byosoku go senchimetoru

con 12 pennellate

5 centimetri al secondo, Akari e Takaki

Cinque centimetri al secondo
, come spiega la piccola Akari a Takaki è la velocità dei petali di ciliegio che cadono al suolo. Il lungometraggio di Makoto Shinkai, molto intenso e poetico, è diviso in tre parti che riprendono diversi episodi della vita dei protagonisti col passare degli anni. Tutto inizia quando Takaki e Akari s’incontrano da bambini: i due fanno subito amicizia, entrando in perfetta sintonia e poi si riscoprono innamorati quando Akari deve trasferirsi lontano. Non vi preoccupate che non è un spoiler, succede/si capisce tutto subito e comunque non parlerò praticamente più della trama, precisamente da qui.

5 centimetri al secondo, Akari

Il silenzio, interrotto spesso solo da voci fuori campo, le ampie vedute, gli scorci di cielo, immenso ma mai vuoto, incastonato di gemme fatte di nuvole, giochi di luce, cavi, petali, striature colorate. I dialoghi, la pressoché assenza di musica sostituita dai rumori del vento, dell’acqua che scorre, del treno che passa, creano perfettamente un’atmosfera di immersione totale. Io, ovviamente, magari colto nello stato d’animo giusto, ci sono caduto dentro con tutte le scarpe, sporcandomele ben bene anche un po’ di fango… tant’è vero che sono rimasto a fissare lo schermo per qualche minuto anche dopo i titoli di coda, nel più totale e rispettoso silenzio.

5 centrimetri al secondo, Takaki

I titoli di coda scorrevano ed ero ancora là in completa trance. Erano finiti, e c’era ancora quel silenzio carico. Ero totalmente assorto, le immagini e le parole che componevano il film stavano ancora lavorando duro, non tanto nel cervello, quanto tra i polmoni. C’è qualcosa di peggiore di non amare o non essere amati? Di non trovare la persona giusta? Forse sì, forse è trovarla ma non poterla avere accanto per la distanza, spaziale, temporale. O entrambe

Sento l’impulso di condividerlo, insomma. E’ un po’ difficile da reperire, ma c’è un’ottima versione fansub in circolazione.
Se non riusciste a trovarla, mandatemi un’e-mail.

5 centrimetri al secondo, Caffè

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Scritto da flarin

il 11 gennaio 2010 alle 12:49 am

Io ero il vecchio

con 9 pennellate

UP, pixar

- Posso entrare?
- No.
Slam!

- Dài, entra…

(Up. Pixar. Consigliato. Molto.)

Scritto da flarin

il 17 ottobre 2009 alle 11:51 pm

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Da venerdì Totoro del maestro Miyazaki al cinema

con 8 pennellate

Ehhh? Chee coOOosaaa?
(E con soli 21 anni di ritardo!)

Scritto da flarin

il 17 settembre 2009 alle 1:25 am

Tre film che consiglierei

con 7 pennellate

_ Wristcutters: a love story

Wristcutters: a love story

Mi è capitato sotto gli occhi questo film qualche tempo fa, ma dato il tema e dato che sono abbastanza impressionabile (e però me le cerco) ho preferito aspettare momenti migliori. Per convincermi a vederlo, ho messo come desktop un wallpaper di Shannyn Sossamon per ricordarmi di quanto possa essere innamorato di questa ragazza dai tempi di 40 giorni e 40 notti (con Josh Hartnett) e Il destino di un cavaliere (con Heat Ledger). Shannyn mi ha guardato per non so quanti mesi, con quei suoi occhi malinconici che “porca miseria” e alla fine ho ceduto. E non c’era nemmeno molto da temere, in quanto alla fine, il film, sì, parla di un tema molto pesante, ma lo fa in maniera estremamente poetica e gentile. Decisamente naif, ma senza colori. Il tema è il suicidio e i wristcutters non sono altro che coloro che si tagliano i polsi… è tutto un po’ metaforico e si svolge in una specie di realtà alternativa dove ci si ritrova dopo aver compiuto il gesto.
Film del 2006, tratto da un racconto della raccolta Pizzeria kamikaze di Keret, riscuote un discreto successo di pubblico, premiato a qualche festival, dura meno di 80 minuti, non fa la morale, fa riflettere, c’è Shannyn sossamon. Non è una pietra miliare, ma è godibile e non so più cos’altro dire per farvelo vedere.

_ My blueberry nights

My Blueberry Nights

Di questo in teoria non dovrei neanche parlare perché penso sia il più conosciuto del trio, però a me mancava di vederlo. E’ il film d’ammore ammericano di Wong Kar wai e raccoglie in sé un cast notevole (Jude Law, Natalie portman, Nora Jones alla sua prima prova…) ed è il film dove ho capito che la cotta per Natalie m’è definitivamente passata. Quindi l’ho visto con un po’ di malinconia in più, che non guasta. C’è una ragazza (Nora Jones) che scopre che il suo lui ha un’altra e conosce il gestore di un locale (Jude law) con il quale si intrattiene a parlare quasi tutte le sere. Ma non sembra una cosa poco comune, in quanto molta gente è solita lasciarsi andare con lui e lasciargli anche delle chiavi quando le storie finiscono. Chiavi che lui custodisce in un contenitore di vetro. Nasce qualcosa, una sintonia evidente, ma poi lei parte in cerca di se stessa e comincia a lavorare in più posti. So già che molte leggendo che una parte e se ne va dopo che nasce qualcosa con Jude Law impazziranno, ma oh la vita va così. A volte ci sono delle priorità diverse, a volte c’è bisogno di ritrovarsi prima di fare un altro passo.

_ Black Snake Moan

Black Snake Moan

Questo film è stato una gran sorpresona, non lo conoscevo e inizia con la camminata di una ragazza bionda con curve e dondolamenti ovunque. Ha qualcosa che mi ricorda qualcuno, ma non riesco a ricordare… e poi capisco: cavoli è Christina Ricci. Da quando Christina ricci non è né cicciottella (The last of the high kings, del 1996 col mio amico Jared Leto) né quasi anoressica (Speed Racer)? Non si sa. Questa ragazza, comunque a forza di dondolamenti viene pestata e scaricata in strada e alla fine trovata e accudita da un brav’omone (Samuel Lee Jackson), che però la prende un po’ troppo sul serio e decide di salvarla proprio nel senso più stretto: quindi dopo averla curata, la incatena in casa e cerca di farle vincere questa sua ossessiva e autodistruttiva voglia di cazzo. Ed è proprio questo il suo problema, non sto facendo nessuna battuta scurrile (ok, un po’ sì). Anche il brav’omone, che suona la chitarra, ha il suo triste passato e il film a parte rari e lievi cali di sceneggiatura nel finale è molto scorrevole.

La scena di lui che suona la chitarra e si porta le mani al volto e di lei, impaurita dai tuoni, ai suoi piedi: pochi film, magari anche non eccelsi, possono avere una scena così, indelebile, che ti porterai dentro per sempre.

Scritto da flarin

il 15 settembre 2009 alle 4:47 pm

The Hangover

con 12 pennellate

The Hangover

Se avete intenzione di andare al cinema una di queste sere, beh, date una chance a The Hangover (una notte da leoni)… vale tutti i soldi spesi per il biglietto. Cioè, se mi conoscete un po’, avrete capito quanto possa essere musone e scassacazzi a volte (e snob e spocchioso), ma oh, ho riso dall’inizio alla fine. E pure nei titoli di coda.

La sorpresa dell’anno, non me lo aspettavo proprio.

Scritto da flarin

il 12 luglio 2009 alle 1:40 am

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Gran Torino

con 5 pennellate

Ecco… già che si parla di "Gran Torino" prendo la palla al balzo per dire che l’attesissima rubrica "philms" è stata purtroppo soppressa. Ma da quel dì eh… so che attendevate trepidamente il prossimo numero, però che vogliamo farci… pazienza. Sopravvivrete v’assicuro… c’è la botta iniziale, poi piano piano la si assorbe, ve ne fate una ragione, trovate un altro blogger cazzaro che scrive post cazzari sui film, vi innamorate dei suoi post e via così. Il problema è che sono state soppresse tante cose qua e non so più di che cavolo scrivere, ma ci rifletterò su.

Comunque, Gran Torino è veramente un gran film, e vorrei vedere, c’è anche nel titolo che è gran… come d’altra parte lo sono anche Milk e The Wrestler, gli altri due film che ho avuto il piacere di vedere con Viola (che a proposito, beccati questa)… The Wrestler cercate di recuperarlo, è ancora in programmazione, Milk non so se lo diano ancora… ma comunque, cavoli, andateci al cinema ogni tanto, basta con dialoghi del tipo "andiamo a vedere ponyo?", "sìììììììììì", e poi niente invece, perché non se ne può più.

Ma dopo l’esilarante premessa, parliamo del film.

Eastwood è magnifico interpretando consapevolmente la caricatura di sè stesso. All’inizio il film appare come una palla, detto proprio papale papale, e non riesco nemmeno a trovare la posizione giusta sulla poltrona e questo non aiuta proprio, ma poi il tono cambia e il contrasto tra il burbero reduce di guerra e i suoi vicini che non ho capito precisamente se siano coreani o cinesi o altro crea divertimento, interesse, curiosità… crea la pace dei sensi e trovo anche la posizione giusta – forse è questo -, e il film diventa splendido, solare – che brutta parola, mettetecene un’altra -, anche se pervaso da quella cacchio di malinconia… quella cacchio di malinconia… che bel film. Andateci. E attenzione perché quando Clint apre gli occhi fa davvero paura. Che schifo di post.

Scritto da flarin

il 28 marzo 2009 alle 12:26 pm

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[Philms][06] Il meglio del nostro meglio

con 7 pennellate

Eh, qua tocca rivedere un po’ il format perché i post vengono troppo lunghi… In realtà non è il meglio di ciò che ho visto sti giorni, ma non sapevo che titolo mettere. E in realtà posterò anche il resto a breve, che però non è nemmeno il peggio. Che storia! Che storia.

Prime visioni

Bolt. Quando presi per il culo il trailer di questo film, non pensavo di certo che fosse così bello e piacevole. Non pensavo che Raoul Bova sapesse doppiare davvero un cane e non come un cane. Non pensavo che le faccine ironiche della gatta Mittens fossero così espressive (e che mi ricordasse qualcuno). Non pensavo che il criceto fosse così delirante e divertente. Non pensavo che la sala sarebbe stata così piena zeppa di bambini, di fottuti bambini, e che avrei riso solo io e un’altra persona nel silenzio generale. Ma come cazzo crescono sti bambini oggi? Boh. Vabbe, vi giuro che è un film divertentissimo e che è al livello di un buonissimo Pixar: è un disney mascherato… nel senso che in pratica ci ha lavorato la Pixar ma è uscito come Disney. La grafica è incredibile, soprattutto quella degli scenari. E ripeto, c’è il criceto. Ed e dentro una sfera trasparente. Pensateci bene, pensateci se è il caso di perdervelo al cinema o meno. Il criceto. Nella sfera trasparente. Trasparente.

The Millionaire. Idea carina, ma sceneggiatura che spesso è di un’ingenuità disarmante. Si capisce come finirà dopo poco… e finisce così infatti. Non era meglio troncare quella fine o, se proprio doveva esserci, metterla all’inizio? La storia è quella di un bambino e una bambina che si perdono di vista dopo un bel casino che non sto a raccontarvi e si incontrano nuovamente da ragazzi. Lui partecipa al "chi vuol essere milionario" indiano, che a lei piace tanto tanto e così la può rivedere ancora. Di contorno c’è il fratello di lui che è mafioso perso sin da bambino… L’intreccio del film è costituito da un piano temporale in tempo presente e vari flashback del passato che ci spiegano il perché il ragazzo sappia alcune risposte del quiz. E’ un film molto fiabesco, se vogliamo etichettarlo, e l’ingenuità di alcuni punti potremmo abbonargliela… ma la lunghezza e la particolarità non mi consentono di suggerirne la visione cinematografica a tutti. Sebbene le inquadrature e la fotografia, specie di quando erano bambini, mi siano piaciute molto. Minchia… che chiusura seria.

Recuperati

Be kind Rewind. Sono rimasto un po’ deluso dalla visione di questo film. Mi aspettavo molto di più e ricordo le battaglie intraprese per convincere qualcuno a vederlo con me (era questo il grosso problema), in un cinema sfigato del cazzo… dato che uscì in pochissime copie. Mi aspettavo molto di più da Gondry (sua maestà Gondry). Da Jack Black. Dalla scelta di alcuni film da "maroccare". E basta, anche perché non è che ci sia tanto altro qua. Jack Black fa casino e smagnetizza tutti i nastri di una videoteca e quindi decidono di maroccarli. E c’è un finale un po’ amaro. Fine. O meglio qualcosina d’altro c’è: c’è il messaggio sibillino, se proprio vuoi metterti là a scavare, che il cinema è bello, è che a volte non serve avere tanti soldi per fare qualcosa di indimenticabile. Però, ecco, potevi fare indimenticabile questo di film, Gondry.

Speed Racer. Se dico che, secondo me, questo è il più bel film sulle corse d’auto mai visto… esagero? Credo di sì, perché c’è qualcos’altro, di serio, e non me lo ricordo. Sicuramente. Ok, allora dirò che è il più bel film sulle corse-wuxia mai visto. I film wuxia non possono essere sulle corse? Ecchissenefrega. No? Ma vogliamo poi parlare del cast di questo film dei fratelli ua(aaa-tà)cioschi? Emile Hirsh (into The wild) che fa Speed Racer? Christina Ricci tirata a nuovo, magrissima e superpucci come non mai? John Goodman che interpreta il babbo? Susan Sarandon la mamma? Matthew Fox (JACK DI LOST) che interpreta il fighissimo e misterioso Racer X? Ma come fate a restare qua, a leggere ‘sto post invece di mettervi là a scar… ad andarlo a vedere? A me stava sulle palle il cartone, ma poi, boh, da più grandicello m’è capitato un videogiochetto carino su floppy da tre e mezzo e vedere questo film, e sentire il rumore dei salti delle auto (sì, saltano.) identico a quello del cartone e del videogioco mi ha aperto in due il cuoricino. Sniff.

Sleepy Hollow. A parte l’ultimo, Sweeney todd, questo era l’unico film di Tim Burton che non avessi ancora visto. E’ un film dalle atmosfere grottesche, dalla fotografia stupenda, coi suoi colori smorti e ben amalgamati. Una divertente favola Noir che parla di un cavaliere senza testa che va in giro a decapitare gente sul suo cavallo nero. Così. che fai stasera? Mah… vado a decapitare teste, te? Vieni? Così, insomma. C’è il solito immenso super Johnny Depp (che ha un po’ rotto… come la Roma ultimamente che vince sempre e non c’è più gusto eh) che chiamato sul luogo a indagare, incontra una biondissima Christina Ricci – che ultimamente mi ispira molto, diciamolo -, e che per passare una serata piacevole, divertente e con un minimo di suspance e brivido è ottimo (il film, anche Christina Ricci volendo, eh, ma vabbe). E poi ci sono le mani di cracker. Voglio dire, le mani di cracker. E se non vi viene voglia di vederlo per le mani di cracker non so più cosa dirvi.

In sintesi
Rivedrei: Bolt, Speed Racer, Sleepy Hollow
Se proprio devo: Be Kind Rewind, The Millionaire (uhm, però forse basta insistere poco)

A presto con un nuovo ed emozionante numero dove canteremo e balleremo. Yuppie.

Scritto da flarin

il 11 dicembre 2008 alle 2:49 pm

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Solo io potevo cascarci due volte

con 19 pennellate

Ieri notte – o stanotte? mai capito cosa sia più corretto da dire, qualcuno mi aiuti, sob – ho passato un attimo su rai4 che ci fanno sempre i film; e chi ti trovo? Mel Gibson giovanissimo tutto vestito da guerriero della strada. Figo, mi dico, sarà Mad Max! Da quant’è che volevo rivederlo? Boh, non lo so… e invece era il seguito… e da quanto è che volevo rivederlo il seguito? Boh, non credo nemmeno d’averlo visto veramente in verità. Comunque. Inizio a vederlo che era già iniziato e mi scoccia un po’, ma vabbe, è divertente, ricorda Kenshiro (che ha copiato praticamente tutta l’ambientazione, dai granelli di sabbia alle bardature e il look dei cattivi), Mel Gibson è molto sborone, mai quanto Ken però eh… e ovviamente i nemici non scoppiano in fontane di sangue, ma vabbe, ok: ci sono fucili, benzina e stupri e ci si può stare… eccetera… eccetera… cazzate da pseudo-cineblogger del cazzo… eccetera… ancora eccetera… altre cazzate… eccetera… e via così. Ma che succede a fine primo tempo? Succede che c’è la pubblicità. E fin qui, ok. Niente di strano. Niente di allarmante. Solo che a fine pubblicità, il film, ricomincia. Attimi di sgomento, guardo la sveglia e sono quasi le due. Tiro giù qualche porco che si aggrappa inutilmente ma stoicamente alla sua nuvoletta, mi rilasso e penso che vabbe, almeno mi rivedo l’inizio. E la cosa utile è che all’inizio c’era pure un piccolo riassunto visivo del primo Mad Max. Quindi, ok, mi girano meno e mi rivedo sto film pensando: "certo sarebbe da ridere se a fine primo tempo, fanno la pubblicità e poi c’è un’altra cosa". E infatti.

Scritto da flarin

il 26 novembre 2008 alle 6:24 pm

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