creo

Un po’ di novità

Tra una cosa e l’altra sono sparito quasi un mese, e dire che mi ero messo di buona lena a produrre post.
I post “personali” sono rari in queste terre, ma questa volta urge fornire spiegazioni.

Sono stato completamente assorbito dal lavoro, sono entrato talmente tanto in modalità webdesigner che mi sono rifatto addirittura il tema del blog. E ho messo – addirittura – online la nuova versione del mio portfolio web.

Dal fatto che ho linkato il mio portfolio, si può estrapolare un’altra decisione – storica – che è quella di fondere “flarin” con “Luca Turci“, che poi sono sempre io, quindi trovate anche il mio profilo facebook di lato e su twitter c’è anche il mio nome da un po’ di tempo.
Perciò non si scappa, ora tutti i villains sapranno la mia identità segreta. Sono nei guai, ma i vostri commenti, i vostri +1 e le vostre condivisioni potrebbero aiutarmi.

Tante cose che potevate non sapere, lo so, facciamo che vi devo un po’ di spazio nel cervello.

Come preparare il pasto perfetto

Come preparare il pasto perfetto?
Come preparare un pasto equilibrato, buono, facile, nutriente, veloce, che sporchi poco e poi se mi viene in mente altro aggiungo alla lista altre cose positive?
È facile, e lo vedremo in questo post.

Innanzitutto il pasto perfetto, consiste in quattro portate e una bibita. Due se prendete anche il caffè. Il primo piatto è un banale toast con prosciutto e sottiletta. Cosa c’è di più veloce, pratico e tutte le cose che ho scritto all’inizio più quelle che ancora non mi sono venute in mente e che forse ho aggiunto sia qui che lì?

Fare un toast è talmente veloce e tutto che sarà anche la seconda portata, la terza e la quarta. Deciso il menù, andiamo quindi a vedere come si prepara questo pasto, sano ed equilibrato. Prima di tutto dovete fare la spesa molto tempo prima, perché altrimenti, se doveste uscire e farla, comprendete meglio di me che già la parte del “veloce” è andata a farsi un giretto su qualche stradina buia e frequentata da gente di malaffare. Quindi, voi avrete già nella credenza una bella scorta di pan carrè (meglio del mulino bianco, ma va bene anche altro, tipo quello conad da 60 centesimi a pacco), prosciutto crudo imbustato, sottilette (le kraft spaccano) e burro (per un vostro tocco personale in più, come scrivono sulle bustine del risotto liofilizzato, che non mangio da due anni, per via di una clamorosa e mai dimenticata giornata passata a vomitare). E direi basta. Ovviamente avrete bisogno di un tostapane, se non lo avete, non capisco cosa avete continuato a leggere a fare. E se dovete uscire a comprarlo, torniamo al punto che s’è persa la velocità e anche la parte economica, che non ho scritto che era un pasto anche economico, ma che forse è una di quelle cose che sto per aggiungere alla lista iniziale.

Dunque, prendete due coppie di fette di pane, poggiatele su uno scottex, esattamente sul fondo. Con fare pratico ma burlone allo stesso tempo, dovete ora fare in modo che le fette di sopra siano ribaltate sullo scottex. Dovreste avere quindi una situazione come nella figura due.

Se questa delicata operazione non dovesse venire bene, non vi preoccupate. Provate e riprovate finché non sarete soddisfatti del risultato. Con tempo e pratica, il tutto sarà sempre più facile e divertente.

Fatto questo, prendete il vostro prosciutto crudo e poggiatelo nella fetta più in basso, dove sopra poi adagerete una sottiletta stando bene attenti che sia perfettamente centrata, anzi, se sarà posizionata un po’ più in alto sarà anche meglio, perché al momento della cottura, questo piccolo accorgimento, ritarderà la colatura del formaggio fuso nel vostro tostapane. Ripetete l’operazione per costruire l’altro toast. Fatto questo, usando gli indici, con un movimento veloce dovrete posizionare la fetta precedentemente spostata nuovamente al suo posto (fig 4). Anche qui serviranno un po’ di tempo e pratica. Ovviamente nella figura 3 sarebbe stato più bello disegnare anche prosciutto e sottiletta, ma magari un’altra volta.

Fatto questo, potrete aggiungere il vostro tocco personale, ossia il burro, che vi consiglio di tirare fuori dal frigo un po’ prima per farlo ammorbidire. Con un coltello tagliatene un pezzetto e spalmatelo sulla fetta superiore. Volendo anche sull’altra. Volendo potete anche mettere il burro in un pentolino e farlo squagliare un po’, ma qua dovete considerare quanta voglia avete poi di lavare il pentolino. A questo punto, o anche prima se avete saltato la parte del burro, potete mettere i vostri toast, nel tostapane. In genere è buona norma avviarlo prima per un minuto o due per far scaldare le piastre, ma questa cosa dipende dal tostapane, il mio costava tipo 5 o 10 euro. Mi raccomando, non usate la colla vinilica per chiudere i toast. Ripeto, non usate la colla vinilica: nemmeno sullo scottex strappato a pezzi per usarlo per abbellire esteticamente i toast. Quello è un altro programma.

Una volta tirati fuori i due toast e mangiati, vi accorgerete che a mangiare due toast ci vuole davvero troppo poco, quindi ripetendo le operazioni imparate ne potrete fare altri due e avere così le vostre quattro portate. Se volete anche sei, o otto, vedete voi.

Consiglio di innaffiare tutto con una spremuta d’arancia rossa (non la fate, prendetela confezionata o perdete tempo), che ha pure la vitamina C. Buon appetito!

Almeno qua, qualcosa funziona

A casa ogni tanto si rompe qualcosa ultimamente (macchina, pc, tv…), ma ok, qua, per chi non vuole feedarsi, adesso c’è la possibilità di iscriversi anche via e-mail al blog. Poi ho aggiunto anche le notifiche nei post che effettivamente servivano abbastanza. Devo tradurre ancora qualcosa qua e là, ma piano piano si fa. Avevo messo anche il segnapost, ma l’ho tolto perché trovavo l’enorme cuore rosso che piazzava sotto ogni post un filo imbarazzante. Ci devo riflettere un po’ se metterlo o meno e cosa usare come immagine (o testo). Son problemi oh.

Ora manca solo da scrivere qualche post nuovo.

Bentornati

Incredibile colpo di scena: ho cambiato piattaforma per la quarta volta. Ok, non è proprio un colpo di scena. È più come una di quelle situazioni che si ripetono nei telefilm e tu non te le aspetti ancora perché sarebbe un colpo di sceneggiatura un po’ basso e, però, il fatto che si ripetano per l’ennesima volta ne fanno un colpo di scena ancora più geniale e… mh… fila fila, pensateci bene.

C’è ancora parecchio da fare, soprattutto riguardo la sistemazione del template, ma già l’importazione da iobloggo a wordpress è stata massacrante (ma perfetta!)… adesso piano piano, si sistema tutto. Tra ieri e oggi ho lavorato alla conversione qualcosa come 7-8 ore (vabbe, ho anche letto un po’). Devo prenderci ancora bene la mano, ma ho deciso di andare online, anche perché o mi sbrigavo a farlo o finiva che ci ripensavo.

Voi, però, non fate che adesso mi lasciate solo eh… Abbonatevi via rss magari, dài. Oh, io ci conto. Mi fido? Mi fido…

Scrittura a espansione

Io, non sono portato per fare cose in sequenza, per seguire uno schema, o scaletta, purtroppo. Mi annoio. Non so fare A->B->C->D… eccetera, insomma.
Io, piuttosto faccio Z->A->R->B->M->N->L->C…
Piazzo piccole bombe in ogni punto che deflagrando fanno tabula rasa intorno. Poi passo ad attappare i buchi e a sistemare il terreno e nel frattempo piazzo nuove bombe e le faccio esplodere. E finalmente ho capito che l’unico modo che ho per scrivere è proprio questa sorta di scrittura a espansione. Devo piazzare bombe a caso e attappare buchi e mettermi a camminare verso di loro… una distesa bianca immensa davanti agli occhi è inquietante. In una distesa immensa dove sei sei, non c’è niente da raggiungere.

Il pupazzo di spugna

Il pupazzo di spugna era ormai pieno e non riusciva più ad uscire da quel luogo dagli argini alti alti e scivolosi. Si sentiva gonfio gonfio per tutta quell’inutile sporca acqua che producevano e lo costringevano ad assorbire. Se provava a fuggire, scivolava maldestramente e veniva anche strillato per la sua goffaggine.

Il pupazzo di spugna se ne stava zitto zitto e sperando che accumulare quel liquido maligno lo facesse esplodere e finisse tutto il più presto possibile, smise di espellerlo.

Il pupazzo di spugna si chiedeva solo una cosa: che senso aveva essere nato pupazzo di spugna e vivere in un luogo fatto così? Un luogo fatto di assenza di altri pupazzi di spugna?

Il pupazzo di spugna

Spiegarsi con una t-shirt

t-shirt con un puzzle incompleto al centro

Abbastanza banale, non devo spiegarla, no? *
(Peccato che la cinghia della borsa copra proprio la parte più importante, mannaggia.)

*Ho usato un’emoticon in un post… sacrilegio!

La scia rossa

Dal diario di bordo del capitano Globulo Coriçin.

"Non siamo ancora riusciti a capirne bene la dinamica. E’ stato come se tutto il pianeta fosse dapprima collassato su se stesso; come se dovesse implodere. Poi, d’un tratto, si sono formate le prime crepe e c’è stata invece l’esplosione.
Fortunatamente eravamo già preparati. I nostri scienziati erano anni che progettavano il piano di fuga e così, eccoci qua, a bordo delle aeronavi… diretti chissà dove. Ma… [...]

Il nostro pianeta ci manca molto. Moltissimo. Era un luogo stupendo. Ora non ne resta altro che una scia di pezzettini rossi. [...]

Voglio che i miei figli crescano là. Era un posto bellissimo, pieno di speranza e di emozioni. Lo giuro su quanto ho di più caro al mondo: lo ricostruiremo. Un modo per ricostruirlo lo troveremo. Senz’altro. Lo giuro.

Rinascerà il nostro amato pianeta Cuore."

Da quanto ne sappiamo oggi, il nostro popolo riuscì nell’intento. Il pianeta ha sofferto ancora crisi simili e la causa è ancora sconosciuta. Ma finché ne avremo facoltà, e possibilità, anche in onore del capitano Coriçin noi continueremo a ricostruirlo. Sempre. E a tornarvi.

Il pupazzetto triste (e pensieroso)


 
C’era una volta un pupazzetto triste (e pensieroso).
Come tutti i pupazzetti tristi (e pensierosi) che si rispettino passava il tempo seduto con la schiena appoggiata ad un muro, un albero, una roccia (bella grossa però) o qualcosa di più grande di lui. Che comunque era grande come una mela, quindi era facile trovare quel qualcosa.
I suoi hobby erano chiudere gli occhi, respirare e sospirare.

 

Un giorno, al pupazzetto triste (e pensieroso), capitò di scorgere in lontananza una figura.
Osservò meglio e vide che era una bambolina di pezza. E notò anche che, questa bambolina di pezza, sollevandosi sulle punte dei piedini più che poteva, cercava di afferrare la Luna. Ma anche lei era alta come una mela e così non ci arrivava. Ma non poteva arrivarci, non era possibile farlo ovviamente. Nemmeno se fosse stata più alta di una mela, chessò, nemmeno se fosse stata alta come un… melone!
Ma lei provava. E provava.

Quel giorno, il pupazzetto triste (e pensieroso), sorrise.

Un mio vecchio amico

Uno scarabocchio basato su un racconto di un paio d’anni fa; fatto su un fogliaccio di carta, scannerizzato, invertito e spennellato su photoshop. Sì, ok, vado da uno bravo. Poi.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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