Trilogia della frontiera – Città della pianura

Città della pianura Cormac McCarthy

di Cormac McCarthy, 337 pagine, Einaudi

Billy Parham è un uomo ormai e dai tempi della sua avventura raccontata in Oltre il confine sono passati molti anni. John Grady Cole invece è ancora un ragazzo e dalle vicende di Cavalli selvaggi ne sono passati appena tre. I due lavorano assieme in un ranch tra Texas e Messico e tra di loro si è instaurato un rapporto di tipo fraterno, Billy è un po’ il fratello maggiore di John Grady.

John Grady è il più piccolo tra i dipendenti del ranch, ma il più capace. Billy Parham è cresciuto, ma la sua bontà d’animo, che lo accomuna poi al ragazzo non è scomparsa. Lo punzecchia, come fanno bonariamente tutti al ranch ma  lo tengono anche sul palmo di una mano. Se lui dice che un cavallo vale, si compra e basta.
Billy soprattutto non manca mai di fargli avere qualche buona parola o di cercare di farlo ragionare, ad esempio quando il ragazzo incontra una ragazza in un bordello e se ne innamora follemente. E questo è proprio il punto focale della vicenda.
Il problema di John Grady sono sempre state le donne: in un unico libro i due protagonisti vedranno riproporsi e mescolarsi le loro linee di confine.

McCarthy ci racconta, con questo ultimo volume della sua trilogia, di uomini che ripetono percorsi sempre uguali e di uomini che vedono altri uomini incamminarsi in questi percorsi.
L’ultima parte del romanzo, stacca completamente con un salto temporale sulla vicenda, diventando una sorta di epitaffio mistico. Tutti e tre i libri si concentrano su stessi, puoi quasi vederli accartocciarsi, poi prendono fuoco mescolandosi in un’unica fiamma.

La trilogia della frontiera: più di mille pagine, tre libri, due personaggi eccezionali, uno scrittore unico.

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