(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Trilogia della frontiera – Oltre il confine
Il libro che racconta l’avventura di Billy Parham è quello che preferisco tra i tre, sebbene non si discosti di molto da Cavalli selvaggi e sia oggettivamente al di sotto di Città della pianura, soprattutto della seconda parte di quest’ultimo. Si avvicina molto a Cavalli Selvaggi perché il percorso interiore di Billy e di John Grady è molto simile. Forse per questo nel terzo libro si capiranno così bene.
Lo stile è sempre quello, inconfondibile, di McCarthy. Dialoghi secchi e veloci che si mischiano alle descrizioni e alla narrazione in un unico flusso di parole, cominci a leggere e ti entra dentro. Ti porta in un mondo sconfinato, bello, di desolazione, disperazione ma anche di semplicità.
Semplicità, un mondo semplice e perciò velocemente crudele. Si scorre leggeri in ogni scena, anche in quelle più dure che assumono un peso finale enorme quando si è arrivati al punto. Sbam. Non te l’aspettavi eppure è successo. Rileggi ed è proprio così, è successo veramente.
Oltre il confine, come accennato e come è facile intuire, non è solo a livello letterale, ma anche simbolico. Billy Parham è un ragazzo buono in una terra che non permette di esserlo, se passi il confine, devi essere pronto a passare anche quello dell’anima. Anche se Billy è poco più che un ragazzo e poco meno che un uomo, è comunque un cowboy. Il suo mondo è quello, non c’è tempo per disperarsi o per gioire, la vita è così, va avanti con te o senza te. Nel cuore puoi provare quello che vuoi, ma devi continuare, passo dopo passo.
Il suo viaggio, come capirà nella prima parte del romanzo lo porterà proprio qui. Sul confine. Lo attraverserà? Se vi interessa saperlo, leggetelo. Ne vale la pena.
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