Archivi del mese: ottobre 2011

Arrietty (il mondo segreto sotto il pavimento)

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, la prima apparizione di Arrietty

Arrietty è l’ultimo film realizzato dallo Studio Ghibli ed è la prima volta da regista per Hiromasa Yonebayashi storico animatore della casa di Totoro.
La storia parla di una famiglia di piccoli esserini alti poco più di dieci centimetri che si autodefiniscono Prendinprestito, che vive in una casa da svariate generazioni.
Questi Prendinprestito, appunto, prendono in prestito oggetti di uso comune come fazzoletti, zollette di zucchero, ma spesso anche oggetti dimenticati o persi per crearsi da soli cose utili per la loro casa.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, che casetta eh?

Miyazaki è alla sceneggiatura e come spesso accade per le sue opere, come i personaggi di questo film, prendendo in prestito qualcosa che gli è piaciuto da ragazzo, cerca di realizzare e raccontarci qualcosa di suo, dove i protagonisti si trovano a far parte di due mondi che non dovrebbero comunicare fra loro e lottano perché questo tabù sia aggirato.

In questo film c’è tutto quello che ci si aspetta dal maestro e dallo studio Ghibli: dolcezza, semplicità, delicatezza, poesia. Come atmosfera ricorda un po’ kiki’s delivery service, sebbene il film di Hiromasa Yonebayashi, nonostante la “leggerezza” e la semplicità che li accomuna, sia decisamente meno scanzonato. Forse ciò che li rende vicini è un equilibrio simile del “parametro” delicatezza.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento

Arietty è poetico, delicato, leggero, tenero, profondo e soprattutto bellissimo da vedere. I colori e la loro scelta, insieme all’animazione sono fenomenali e incantano: il regista è per prima cosa un animatore e si vede. Il verde come in molte opere dello Studio ghibli è dominante, il rosso e le tonalità calde della piccola Arrietty contrastano e dànno risalto e forza mettendola al centro di tutto.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, Arrietty è decisa

Unica pecca forse è una sceneggiatura che sembra un po’ frettolosa in alcuni punti (quasi didascalica), dove in altri invece si dilunga restando su dettagli che, possono sembrare insignificanti, ma che in realtà sono il cuore del messaggio del film. Sono queste piccole cose che messe tutte insieme lo rendono particolare, e sono queste cose, che creano le atmosfere ricercate dallo studio ghibli e ci fanno sintonizzare con i protagonisti.
E a questo punto più che la sceneggiatura forse è il montaggio ad avere qualche falla. Il film dura 94 minuti e forse dieci in più ci potevano stare. Di sicuro troverete chi dirà che, invece, ce ne potevano stare anche venti in meno.

Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento, un porcellino d'india che avrà una sua piccola parte

La storia originale, o più che altro la serie di racconti che hanno ispirato il film, è di Mary Norton e ulteriore curiosità è che da questa serie è stato tratto un altro film (inglese) nel 1997: i Rubacchiotti, di ben altro spessore.

La trama di Arietty è semplice, è una storia per bambini con sottotracce profonde che spiccano nei silenzi, negli sguardi, nei movimenti, nelle inquadrature e nei contrasti fra piccolo e grande. Purtroppo il co-protagonista, Sho, sembra spesso messo lì solo per fare la sua parte, sembra un attore che ci crede poco e risulta spesso poco credibile a sua volta. Altro personaggio che non convince è la signora Haru, forse troppo sopra le righe: nella cultura giapponese un personaggio così è tipico, specie nelle commedie, ma anche se ha i suoi riusciti momenti di simpatia che spezzano l’atmosfera lineare, in questo caso forse è troppo. Problemi di simpatia non li hanno Arietty, il papà e il resto del cast, tra cui spicca Spiller che sembra più che altro un personaggio-cammeo, e ricorda tanto quei due matti selvatici di Conan e Gimsey (soprattutto quest’ultimo) della indimenticabile e amatissima serie Conan il ragazzo del futuro.

Arrietty il mondo segreto sotto il pavimento, Spiller

Il film ha raccolto molti consensi in giro per il mondo, la distribuzione in italia c’è stata, ma a vedere gli orari e quanti pochi spettacoli siano programmati ogni giorno, forse già dalla prossima settimana sparirà dalle sale.

Ogni tanto un film di Miyazaki fa bene ai polmoni e al cinema sono rari, anche se sempre meno.
Pensateci su.

Trilogia della frontiera – Città della pianura

Città della pianura Cormac McCarthy

di Cormac McCarthy, 337 pagine, Einaudi

Billy Parham è un uomo ormai e dai tempi della sua avventura raccontata in Oltre il confine sono passati molti anni. John Grady Cole invece è ancora un ragazzo e dalle vicende di Cavalli selvaggi ne sono passati appena tre. I due lavorano assieme in un ranch tra Texas e Messico e tra di loro si è instaurato un rapporto di tipo fraterno, Billy è un po’ il fratello maggiore di John Grady.

John Grady è il più piccolo tra i dipendenti del ranch, ma il più capace. Billy Parham è cresciuto, ma la sua bontà d’animo, che lo accomuna poi al ragazzo non è scomparsa. Lo punzecchia, come fanno bonariamente tutti al ranch ma  lo tengono anche sul palmo di una mano. Se lui dice che un cavallo vale, si compra e basta.
Billy soprattutto non manca mai di fargli avere qualche buona parola o di cercare di farlo ragionare, ad esempio quando il ragazzo incontra una ragazza in un bordello e se ne innamora follemente. E questo è proprio il punto focale della vicenda.
Il problema di John Grady sono sempre state le donne: in un unico libro i due protagonisti vedranno riproporsi e mescolarsi le loro linee di confine.

McCarthy ci racconta, con questo ultimo volume della sua trilogia, di uomini che ripetono percorsi sempre uguali e di uomini che vedono altri uomini incamminarsi in questi percorsi.
L’ultima parte del romanzo, stacca completamente con un salto temporale sulla vicenda, diventando una sorta di epitaffio mistico. Tutti e tre i libri si concentrano su stessi, puoi quasi vederli accartocciarsi, poi prendono fuoco mescolandosi in un’unica fiamma.

La trilogia della frontiera: più di mille pagine, tre libri, due personaggi eccezionali, uno scrittore unico.

Trilogia della frontiera – Oltre il confine

Trilogia della frontiera - Oltre il confine

di Cormac McCarthy, 370 pagine, Einaudi

Il libro che racconta l’avventura di Billy Parham è quello che preferisco tra i tre, sebbene non si discosti di molto da Cavalli selvaggi e sia oggettivamente al di sotto di Città della pianura, soprattutto della seconda parte di quest’ultimo. Si avvicina molto a Cavalli Selvaggi perché il percorso interiore di Billy e di John Grady è molto simile. Forse per questo nel terzo libro si capiranno così bene.

Lo stile è sempre quello, inconfondibile, di McCarthy. Dialoghi secchi e veloci che si mischiano alle descrizioni e alla narrazione in un unico flusso di parole, cominci a leggere e ti entra dentro. Ti porta in un mondo sconfinato, bello, di desolazione, disperazione ma anche di semplicità.

Semplicità, un mondo semplice e perciò velocemente crudele. Si scorre leggeri in ogni scena, anche in quelle più dure che assumono un peso finale enorme quando si è arrivati al punto. Sbam. Non te l’aspettavi eppure è successo. Rileggi ed è proprio così, è successo veramente.

Oltre il confine, come accennato e come è facile intuire, non è solo a livello letterale, ma anche simbolico. Billy Parham è un ragazzo buono in una terra che non permette di esserlo, se passi il confine, devi essere pronto a passare anche quello dell’anima. Anche se Billy è poco più che un ragazzo e poco meno che un uomo, è comunque un cowboy.  Il suo mondo è quello, non c’è tempo per disperarsi o per gioire, la vita è così, va avanti con te o senza te. Nel cuore puoi provare quello che vuoi, ma devi continuare, passo dopo passo.

Il suo viaggio, come capirà nella prima parte del romanzo lo porterà proprio qui. Sul confine. Lo attraverserà? Se vi interessa saperlo, leggetelo. Ne vale la pena.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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