Colorivari

(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)

Pennarello rosso #01

con 2 pennellate

Me ne stavo seduto tranquillo per i fatti miei con un libro in mano, sulla solita panchina di legno, aspettando che arrivasse l’autobus, quando arrivò questa buffissima ragazza dai capelli corti. Aveva sul viso un’aria grave, uno sguardo perso in chissà cosa, e quel tipo di occhi che guardano lontano. Era palesemente soprappensiero. Forse trasportata dalle note che le solleticavano le orecchie tramite le cuffiette si era dimenticata di dov’era – non a casa sua o non in un locale per esempio – e tenendosi con la mano sul palo giallo della fermata prese a girarci intorno come una bambina. A volte dandosi slancio, altre fermandosi e abbracciandolo di ritorno. Quando si fermava si capiva che stava pensando a qualcosa, qualcosa di importante o di semplicemente alienante. Non credo fosse nulla di serio perché se una persona pensa a qualcosa di serio, di sicuro non si mette a fare i girotondi come i bambini.

Fu quello il giorno che la notai mentre con un pennarello rosso scriveva qualcosa sul palo giallo, storto e sporco del cartello della fermata. Quando ebbe finito la sua piccola opera si allontanò incurante, e si sedette sulla panchina a sinistra adiacente alla mia; prima però mi guardò un attimo e mi sembrò sorridere, ma un po’ per timidezza e un po’ per educazione e un po’ per stupidità, me ne tornai di scatto e bruscamente alle mie pagine. C’era da finire un libro, non da sorridere alle ragazze buffe, eh.
Insomma, andando a limare era solo per stupidità.

L’autobus arrivò e alzando gli occhi dal libro non potevo non soffermarmi sulle gambe scoperte della buffa ragazza che oltre che buffa, mi stavo rendendo sempre più conto che era anche carina. Non ce la feci a guardarla in viso nuovamente, mi alzai e mi diressi verso il bordo del marciapiede… dove c’era da prendere questo autobus a tutti i costi. Era un’azione impellente, dovevo proprio prenderlo, avevo da fare delle cose. Tante cose. (Niente insomma.)
Mentre aspettavo che si fermasse e aprisse le porte, però, feci finta di appoggiarmi sul palo giallo e mi guardai sotto le suole, guarda caso avevo calpestato qualcosa, e nel frattempo sbirciavo la scritta.
Sul palo, c’era scritto: “…ops!!”
Sottolineato due volte.
E di fianco c’erano anche due punti e una P. Che nel linguaggio dei malati di internet, di cui ero un sano rappresentante, era una linguaccia.
Una linguaccia del tipo simpatico per capirci, di quelle che dicono “ehi, mi hai beccato a fare una cosa stupida! Però mi sei simpatico, facciamo amicizia?”
Per lo meno secondo me era di quel tipo, o, per lo meno, io ci leggevo quello.

[continua]

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Scritto da flarin

il 8 giugno 2010 alle 6:56 pm

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