Archivi del mese: febbraio 2010

Il post più depresso del mondo

Alle volte ho come l’impressione che non mi sopporti nessuno.

Poi però, rinsavisco e penso di essere un dannato egocentrico; un maledetto dannato egocentrico. E mi rendo conto allora che nessuno mi si fila veramente quanto mi filo io.
Così, rinfrancato, tiro un sospiro di sollievo.

Poi però, ancora, ripensandoci meglio, mi rendo conto che tutto ciò è peggio. Dannatamente peggio. Maledettamente dannatamente peggio. E suona anche molto cacofonico e ricercato come paragrafo. E tiro un altro sospiro (e basta).
Marvin

Vi sfiderei a fare meglio, ma paradossalmente mi battereste.

Il magico mondo del sistema solare

Per il pieno apprezzamento del post che vi apprestate a leggere, si consiglia prima la visione fino in fondo del video sottostante realizzato al planetario di Roma da Lud_wing, che ringrazio per il professionale e prezioso contributo.

E questo era il sistema solare come tutti noi lo ricordavamo.
Ma procediamo con il post adesso.

Nel 1930 viene scoperto Plutone, il nono pianeta del sistema solare. Coi mezzi di allora, osservandolo, apparve un po’ più grande di Mercurio.
Nessuno immaginava però, che quel “pianeta”, chiamiamolo così, era grande, sì. Ma un grande lestofante.
Plutone in realtà è appena un ventesimo di Mercurio e un quinto della Luna. Ciò ne farebbe quindi il pianeta più piccolo del sistema solare, che non sarebbe a questo punto Mercurio (che era da anni che lo diceva, ma nessuno voleva credergli). Però… ecco… ora non vorrei scioccarvi troppo, ma Plutone non è nemmeno un pianeta.

Andiamo con ordine. Seguitemi in questa affascinante avventura.

Nel 1978, un tizio nota che c’è una strana escrescenza sul pianeta, guarda meglio e viene scoperto così Caronte, suo “satellite” e complice. I due ci hanno fregato per anni: fingevano di essere un unico pianeta. I due corpi celesti hanno un baricentro comune e attorno vi girano due satelliti (Notte e Idra). Non si sa quindi se Caronte sia un satellite o se sia più giusto definirli “sistema binario”; è chiara comunque una cosa: per anni Plutone ha finto di essere un pianeta, ed è troppo piccolo per essere considerato tale.
Alla luce di questi fatti, gli eventi precipitano drasticamente. Il crimine, si sa, non paga (nel discorso non è inclusa ovviamente l’Italia) e a peggiorare la situazione ci si mette di mezzo anche Eris (che guarda caso porta il nome della dea della discordia) scoperto da poco e di poco più grande di Plutone.

Così, a Oslo, nel 2006 si fa una bella riunione fra tutti gli astronomi più forti del mondo e per Plutone non va bene per niente. Proprio per niente. La sua posizione è indifendibile. Plutone e Eris, vengono definiti per alzata di mano pianeti nani e sbeffeggiati dai grandi pianeti gioviani. Per quanto riguarda Caronte, non è ancora ben chiaro che fine farà. Verrà etichettato definitivamente pianeta nano (gemello?)? o satellite di Plutone? per quanto mi riguarda sono affari suoi e si merita tutto.

E adesso arriviamo a ciò che è ho scoperto pochi giorni or sono.

Ero già scosso dalla notizia dei pianeti nani e della comparsa di Eris ma quello che mi ha angosciato ulteriormente è che adesso sono usciti fuori anche Haumea e Makemake (tra Plutone e Eris) e Ceres, che fa parte della fascia degli asteroidi tra Marte e Giove… che prima dicevano che era un pianeta, poi hanno scoperto che c’erano tanti asteroidi là intorno e allora no, facciamo che è un asteroide, poi però hanno scoperto che è bello tondo e ha altre caratteristiche che ne potrebbero fare un pianeta e quindi approfittando della situazione è stato definito pure lui pianeta nano. Questo Ceres comunque è veramente nanissimo (950 km di diametro), ma non è che Plutone sia meglio… ora non vorrei che sembrasse un discorso improntato solo sulle dimensioni, perché alla fine, in un pianeta, l’importante è come si muove… si sa.
Anche per Ceres comunque non è finita bene. Soffre infatti di una forte crisi d’identità. La cosa interessante, ma allarmante per Ceres, è che sempre tra quegli asteroidi si starebbero osservando pure Vesta e Igea che forse forse… e sempre intorno a Plutone e soci, laggiù dopo Nettuno (credo più giù di Ariccia quindi – potevo evitarmela questa, ok, ma come si fa?), nella fascia di Kuiper ci sono tra gli altri Orcus, Sedna, Varuna, Quaoar e chissà cos’altro… e potrebbero essere riclassificati pianeti nani anche loro.

E se ne trovassero altri, magari si inventeranno allora anche i pianeti nanissimi in cui mettere Ceres, che a questo punto credo si suiciderebbe o magari non ci farebbe più caso… perché già completamente impazzito e ormai incurante agli stimoli esterni.

Insomma, alla luce di tutto questo, Plutone, e Caronte, non ci stanno facendo una grande figura.
È veramente una brutta storia e la cosa forse più grave, a parte la vicenda di Ceres ovviamente, è che Mercurio, che ce l’aveva sempre detto, ora è diventato asociale, si droga e sta sempre in casa  sull’internet perché si sente ferito.

Senza contare che la storia di Sailor moon è tutta sbagliata.

John Fante aveva Joyce

Dopo la lettura di Full of Life, ne sono ancora più convinto: ogni scrittore dovrebbe avere la sua Joyce.
O meglio, un determinato tipo di scrittore, magari non accostabile a lui come bravura, o stile, ma come carattere, come indole. John Fante da quello che ho potuto capire era un tipo molto sicuro della sua bravura nello scrivere, ma dopo l’impeto, molto spesso, un po’ per insicurezza sopraggiunta, un po’ per insoddisfazione, un po’ per troppo senso autocritico… accartocciava il suo lavoro, lo appallottolava e lo buttava nel cestino.
Alzi la mano chi si rivede in questa cosa.
Avanti.
Allora alzi la mano chi non ci si rivede.
Mmhh… beh?
Ma non c’è più nessuno qui? Nessuno mi ascolta?
Mh, vabbe.
Comunque, John Fante aveva Joyce.

Joyce, raccoglieva la cartaccia nel cestino, la spallottolava, dispiegava, stendeva. Si stendeva anche lei, nel letto, e con una penna segnava, cerchiava, tagliava, spostava. Il giorno dopo John Fante ritrovava sulla scrivania i suoi bei fogli con gli scritti corretti su cui riflettere e lavorare.
Magari erano decenti anche prima, ed era semplicemente la situazione, o l’interesse e la partecipazione che lo invogliavano. Chi può dirlo. Sta di fatto che grazie a Joyce ha scritto dei libri bellissimi.

Quella gatta non è normale #2

In questo periodo tutti i gatti della zona, della città, del paese, dell’Europa tutta, del mondo, e via così, sono arrapati fradici. E hanno deciso di bivaccare sotto la mia finestra. Soprattutto di notte.

Giulietta (drammatico che ora possieda un nome), ha deciso di fare base sulle mie scale e tutti i Romei del circondario vengono a corteggiarla; evidentemente deve essere una gattina molto bella e che rispetta i tutti i canoni di bellezza felina che possono attirare un maschio gatto nel pieno della sua potenza sessuale, ed effettivamente lo è, bella, posso assicurare, non da gatto ovviamente, ma da estimatore di sicuro. Per tutti i gatti qua intorno deve essere qualcosa tipo Elena di Troia, e la voce deve essersi sparsa ai quattro venti, perché altrimenti non si capisce tutto ‘sto casino del cavolo ogni notte, mattina, pomeriggio, sera, eccetera. Sì, è incredibile, ma io mi sto innervosendo per colpa dei gatti.

Di fianco le scale c’è un vecchio albero di limoni. Fa dei limoni enormi tra l’altro con una scorza alta tanto, ma questo non c’entra niente, e lei se ne sta là, seduta sul suo culetto, composta, a leccarsi le zampette e tutti i gatti se ne stanno invece là sotto, a litigare per lei. Stanno fermi in realtà, è un tacito accordo, una roba tipo: “il primo che si muove, gli andiamo tutti addosso, ok?”
La cosa buffa è che nonostante tutto questo prodigarsi, basta che io apra la porta e non appena lei mi vede, mi corre dietro e comincia tutta la tiritera dei suoi smiciolii snobbando tutti quei gatti che vogliono solo lei, tra cui il gatto di mia zia, per il quale io ovviamente parteggio: è un gatto simpatico, e anche abbastanza bello, certo forse ha la testa un po’ troppo grossa, ma è bello dài, e poi è un gran gatto: una volta è scomparso ottanta giorni precisi precisi, poi è tornato ed è saltato in braccio a mio cugino facendogli feste e festoni.

Semola e la scoiattolina in una drammatica sequenza, La spada nella Roccia (1963, Walt Dysney)

Giulietta (ahia.) comunque snobba lui, snobba il gattone biondo enorme dal pelo lungo e spazzolato (credo si faccia bello a posta) che sembra un grosso fricchettone imbranato, non gli piace quello nero e sofisticato col collarino chic che sembra uscito da via col vento, non gli piace quello uguale a lei, non gli piace quello che sembra Barbarbarba, il figlio di barbapapà nero e peloso  e tanti altri. Non gliene piace manco uno insomma.

Gli piace solo strusciarsi addosso a me e smiciolare ripetutamente. Mi ricorda troppo la drammatica scena di Semola trasformato in scoiattolo da Merlino che dice alla scoiattolina: “io sono un ragazzo!” e lei non ci crede. Poi torna ragazzo e la scoiattolina piange disperata.
Io sono lusingato, lo ammetto, ma la faccenda comincia a diventare inquietante. Anche perché nessuno mi ha trasformato in gatto.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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