(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Byosoku go senchimetoru

Cinque centimetri al secondo, come spiega la piccola Akari a Takaki è la velocità dei petali di ciliegio che cadono al suolo. Il lungometraggio di Makoto Shinkai, molto intenso e poetico, è diviso in tre parti che riprendono diversi episodi della vita dei protagonisti col passare degli anni. Tutto inizia quando Takaki e Akari s’incontrano da bambini: i due fanno subito amicizia, entrando in perfetta sintonia e poi si riscoprono innamorati quando Akari deve trasferirsi lontano. Non vi preoccupate che non è un spoiler, succede/si capisce tutto subito e comunque non parlerò praticamente più della trama, precisamente da qui.

Il silenzio, interrotto spesso solo da voci fuori campo, le ampie vedute, gli scorci di cielo, immenso ma mai vuoto, incastonato di gemme fatte di nuvole, giochi di luce, cavi, petali, striature colorate. I dialoghi, la pressoché assenza di musica sostituita dai rumori del vento, dell’acqua che scorre, del treno che passa, creano perfettamente un’atmosfera di immersione totale. Io, ovviamente, magari colto nello stato d’animo giusto, ci sono caduto dentro con tutte le scarpe, sporcandomele ben bene anche un po’ di fango… tant’è vero che sono rimasto a fissare lo schermo per qualche minuto anche dopo i titoli di coda, nel più totale e rispettoso silenzio.

I titoli di coda scorrevano ed ero ancora là in completa trance. Erano finiti, e c’era ancora quel silenzio carico. Ero totalmente assorto, le immagini e le parole che componevano il film stavano ancora lavorando duro, non tanto nel cervello, quanto tra i polmoni. C’è qualcosa di peggiore di non amare o non essere amati? Di non trovare la persona giusta? Forse sì, forse è trovarla ma non poterla avere accanto per la distanza, spaziale, temporale. O entrambe
Sento l’impulso di condividerlo, insomma. E’ un po’ difficile da reperire, ma c’è un’ottima versione fansub in circolazione.
Se non riusciste a trovarla, mandatemi un’e-mail.

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io me lo cerco. se non lo dovessi trovare, mi farò sentire. :)
c’entra quasi niente ma….andiamo a mangiare giappinese? ;)
@did: ok!
@viola: sì, ma più in là ;)
un amico me ne aveva parlato qualche tempo fa… lo guarderò.
Ah, ma è Shinkai! (come se dicessi Ronco) Mi ricordava un po’ Voices of a Distant Star, dai temi.
L’ho guardata un paio di anni fa…davvero bello, ma mette addosso molta malinconia. Da vedere sicuramente.
@CS: :)
@tattero: yep, poi ho visto anche quello: bello, ma ho preferito di gran lunga questo, ora sto recuperando anche Beyond clouds the promised place… poi mi sono visto anche i corti (2 o 3). Speriamo cresca bene che è decisamente da Studio Ghibli.
@Ilaria: il tuo commento è un po’ paradossale, ma appropriato e condivisibilissimo :D
Io sono ancora agli albori sui corti giapponesi..praticamente ho visto solo Totoro ^^;
Ma questo post mi ha incuriosito e penso che approfondirò..
Beh, con Totoro di Miyazaki, più che di un corto parliamo proprio di un film… se ti è piaciuto, di Miyazaki puoi recuperare praticamente tutto! Ad esempio La città incantata o La principessa Momonoke.
Anche il castello errante di Howl non è male – ma la città incantata ha una poesia unica.
Una lanterna per lucciole l’hai visto, Lu?
Dici una tomba per le lucciole? Tranquillo capita, per un attimo hai preso “lucciole” per “lanterne”… mh, ma che bella battuta… comunque, sì l’ho visto, molto bello anche quello, però anche se è sempre dello Studio Ghibli, è diretto da Isao Takahata che diciamo è uno che ci va giù un po’ più pesante. :’(
Vero, è una Tomba. L’ho visto mille anni fa e non ricordavo il titolo.
Sì è pesante (come contenuti, intendo), ma ha una poesia notevole anche quello.