Archvi dell'anno: 2010

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Dunque

Questo blog non è assolutamente chiuso e abbandonato. Cioè abbandonato sì, adesso forse lo è.

Nel 2011 comunque riprenderà le normali attività, piano piano, con pazienza  e preparatevi a tante novità e iniziative. Non è vero, sarà tutto uguale, quindi 4-10 post al mese massimo. Non è vero, di sicuro a 10 non ci arriverò mai, succede di rado. Comunque è vero che riprenderò a scriverci. Sono un po’ preso da alcune cose, c’è gente che crede sia morto, o lo spera, ma non si deve preoccupare nessuno, è tutto assolutamente ok. Anzi, mai stato più ok. Non è vero, qualcosa di storto c’è, ma chi non ha qualcosa di storto che rompe le pelotas? Comunque le cose a cui mi sto dedicando stanno andando, non dico alla grande perché non si dice, ma stanno andando. E finché vanno, meglio stargli addosso. Passione, dedizione e disciplina.

Quindi, per  dimostrarvi che riprenderò a scrivere, indico un contest! Per davvero, non sto scherzando. Non è vero, più che un contest, è un po’ una paraculata e non aderirà nessuno perché non farete in tempo a leggere questo post e bla bla… il “contest” consiste in questo: se fate un link diretto a un post di questo blog con cognizione di causa su un vostro post, vi regalerò un codice sconto per registrare un dominio con pacchetto annesso su tophost a soli 5.99  (iva inclusa). Scadono il 5 gennaio 2011 quindi se vi interessa sbrigatevi, comunicatemi il post via e-mail e io vi passerò subito il codice (che in teoria è da usare entro mezzanotte del 4 gennaio e se avete già un dominio là vale pure per i rinnovi). Forse prorogherò la cosa a febbraio, ma devo vedere, intanto affrettatevi che un’occasione così non capita spesso! (Mah, non è vero, si dice  solo per marketing.)

Ah, buona fine e buon inizio!

Condensatori

Il condensatore o capacitore è un componente elettrico che immagazzina l’energia in un campo elettrostatico, accumulando al suo interno una certa quantità di carica elettrica. Fonte: wikipedia.

A volte il condensatore si gonfia e non funziona più niente.
In teoria basta semplicemente cambiarlo, ma bisogna trovare un mercante di condensatori disponibile a vendertene uno.

Il fabbricante di borse

Facevo belle borse al mio paese. Molto belle, mi dicevano.
Quando poi partii e arrivai qua da voi, non appena sbarcato mi ritrovai solo e con una gran fame. Allora, realizzai una borsa e la vendetti. Mi diedero tanti soldi – o per lo meno per me lo erano – perché dissero che era pregevole e ben fatta. Sembrava quasi una di quelle alla moda che andavano tanto allora. Allora io ne feci altre, e le feci sempre più simili a quelle e anzi, a volte anche meglio, come mi dissero. Io so di esser bravo quando mi ci metto, ma finché non mi ricoprono di complimenti non lo ostento: però in questo caso lo fecero, quindi posso dirvelo: erano veramente delle belle borse, quelle. E le vendevo. E ringraziavo. E prendevo i soldi. E mangiavo tanti panini. In questo paese li fate veramente bene i panini, mi piacciono molto. Avevo tanti soldi, troppi soldi e così ne offrivo un po’ anche a chi non poteva comprarsene. Ero contento di mangiare e far mangiare tanti panini buoni.
Poi un giorno mi arrestarono.
Mi dissero che le mie belle borse, erano troppo simili a quelle di moda e non era bene. Non si poteva fare.
Io però non capisco: so fare delle cose, bene, le faccio, la gente e felice, ma non è bene.
La cosa buffa è che qua in prigione mi fanno fare le borse: e anche questa è una cosa che non capisco.
E mi dànno anche i panini, però sono meno buoni.
Un giorno uscirò, credo, e cosa farò? Borse. Io quello so fare: borse.

Lettore autistico

Per farvi capire quanto sia malato per le percentuali, ve ne dico allora un’altra.
Quando decido di leggere un libro, la prima cosa che faccio è sfogliarlo e cercarmi l’ultima pagina, escludendo postfazione, sommario e quant’altro: mi cerco l’ultima pagina del romanzo, quella dove c’è o dovrebbe esserci la parola fine. Stando bene attento a non leggere nulla, mi segno mentalmente il numero.

Perché?

Prima di tutto perché sono malato.
Secondo poi, perché tutte le volte che ripongo il libro sul comodino, guardo la pagina a cui sono arrivato e calcolo la percentuale di lettura. Se non lo faccio m’impallo. Non sto scherzando, m’impallo veramente e può capitare anche mentre sono in fase di lettura, e a quel punto devo subito calcolarmi la percentuale o non vado più avanti.
Ma non pensate che io sia un favoloso “Rain man” o come il protagonista dello strano caso del cane ucciso a mezzanotte o del film Mozart and the whale perché se il calcolo è troppo complesso uso senza problemi la calcolatrice. Prima ci provo comunque.

No, non può essere

Ho fatto un incubo impressionante qualche tempo fa.
Praticamente, c’è un’enorme stanza come quelle che stanno a Montecitorio, tutta piena di quadri, affreschi, colonne, cupole e via così. Enorme proprio, tipo magazzino, però adibita a ufficio. In quest’enorme stanza c’è in fondo solo una scrivania e un omino con in testa qualcosa tipo capelli, ma che non possono esserlo, un omino che lavora alacramente: prende fogli, li sbircia, li sposta di catasta in catasta. Io mi dirigo con fare sicuro verso di lui. Lui se ne accorge e mi guarda: è il premier.
Sorrido, beffardo.
- È finita.
- Prego?
- È finita per te, mio caro premier.
- Non capisco ragazzo, spiegati meglio.
Mi siedo senza che lui me l’abbia chiesto su una sedia che, vi giuro, prima non c’era, però adesso sì.
- Io ho un potere, e me ne sono ricordato oggi.
- Che potere?
- Ho deciso di usarlo, caro il mio premier.
- Sì, ma che potere è. Pure io ho tanto potere, che c’entra scusa.
- Il mio è un potere diverso, magico direi. È qualcosa di devastante.
- Spiegami. – E il premier posa tutte le cataste di fogli e si lascia andare sullo schienale. Ho tutta la sua attenzione, sa che sono serio, non scherzo. Allora io spiego gustandomi lentamente il momento.
- Posso far scomparire tutte insieme le persone scorrette che ci sono nel mondo, semplicemente schioccando le dita e dicendo “una formula segreta”.
- Capisco… e quale sarebbe questa formula segreta?
- “Una formula segreta”, per l’appunto.
Ci prova subito, schiocca le dita e dice la formula segreta. Non succede nulla.
- Devo dirlo io, furbetto. Dovresti essere me. – Sorrido soddisfatto, ma quasi con amarezza.
- Sei sicuro di volerlo fare?
- Assolutamente. Sei pronto? Sei religioso? Ultime preghiere?
- No, figurati: la religione ogni tanto serve per prendere voti, ma… nessuna, vai. Ma ricorda: il peso di questo gesto, figliolo, graverà sulle tue spalle in eterno.
Per un attimo esito, arcuo in basso gli angoli della bocca e penso: “Epperò, come parla forbito.” Ma dopo solo tre secondi di sguardi, dove ci metto anche un po’ di compassione, lo faccio. Schiocchio le dita (e dico “una formula segreta”).
Il premier resta di fronte  a me, incolume.
Ci riprovo.
Niente.
Ci riprovo ancora.
Nulla ancora.
Il premier sospira e accende non so quanti monitor alle sue spalle (prima non c’erano, giuro) e da lì possiamo vedere una miriade di tg. Ogni tg è in edizione straordinaria e parla di sparizioni di persone. E queste persone sono tutti magistrati, giornalisti, blogger e politici di fazioni avverse a quella del premier… e c’è anche Hugo di Lost.
Sudo freddo mentre mi guarda: – io l’ho sempre detto, sempre.

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

In questi giorni in cui mi ha tenuto compagnia, tutte le volte che aprivo questo libro mi sentivo a casa o sentivo per lo meno una sensazione rassicurante di vicinanza. Avrei potuto scriverlo io un libro così, non perché mi ritenga bravo quanto o più dell’autore o voglia al contrario sminuirlo, ma semplicemente perché mi ci sono rivisto  parecchio nei ragionamenti, nelle situazioni, nelle reazioni… Mattias non punta ad essere un Armstrong, il primo uomo sulla Luna, quello che tutti si ricordano, ma un Buzz Aldrin, il secondo, quello meticoloso: una persona che vuole starsene tranquilla, che non vuole disturbare o dare fastidio; una persona che vuole fare le cose per bene e che ci pensa due volte a farsi trovare: perché più gente ti trova e più sarà dura lasciare andare via tutti. Ma Mattias allo stesso tempo è una persona che vuole essere utile, che sente un bisogno spasmodico di essere utile. E questo è un eterno contrasto che piano piano può portarti ad esplodere lentamente. Forse in parte è una questione di saper o meno reggere la pressione, ma il fatto è che non tutti puntano al primato. Per qualcuno il “primato”, se vogliamo chiamarlo così, è trovare l’equilibrio nella propria isola felice nei caraibi.

Se qualcuno fosse così pazzo da chiedermi un libro da leggere per conoscermi meglio, attualmente penso proprio che gli direi di leggere questo.

Molto bella l’edizione Iperborea, all’inizio fa un po’ strano tenere un blocchettino più alto e meno largo del solito, e con quella copertina tutta “cartadapaccosa”, ma dopo un po’ ci si abitua… sono 450 pagine che volano via, ma credo che l’effetto lo faccia soprattutto se il cuore e la testa sono allineati con quelli di Johan Harstad. Una scrittura malinconica e direi a tratti molto poetica e in alcuni paragrafi quasi musicale: ma si può stare tranquilli, senza esagerare in inutili baricchismi. Se volete una sinossi cliccate sulla copertina e andate alla scheda su anobii, io e le sinossi non abbiamo un gran feeling.

_ Polvere: #1, #2, #3

That there, that’s not me
I go where I please
I walk through walls
I float down the Liffey

I’m not here
This isn’t happening
I’m not here, I’m not here

In a little while
I’ll be gone
The moment’s already passed
Yeah, it’s gone

I’m not here
This isn’t happening
I’m not here, I’m not here

Strobe lights and blown speakers
Fireworks and hurricanes

I’m not here
This isn’t happening
I’m not here, I’m not here
(How to disappear completely, Radiohead)

Immedesimarsi

Alle volte mi capita di andare sotto di brutto con un telefilm, o un film, o un fumetto… ci vado così sotto che comincio a parlare e ripetere in maniera fastidiosa frasi e tormentoni o a ricreare situazioni e scenette per giorni e giorni e me la ridacchio tra me e me mentre tutti mi guardano attoniti o con amorevole preoccupazione. Questo mi fa sentire spesso ancora più solo, quindi dopo un po’ tiro un lungo sospiro e la pianto – finché non trovo qualcos’altro e ricomincio da capo, ovvio.
Ultimamente credo di vivere nelle strip dei peanuts ad esempio e mi viene molto bene. Specie quando guardo in camera.
Onestamente penso che sarebbe molto bello vivere nelle strip dei peanuts.

Interazioni impossibili

- Ti piace di più il bianco o il nero?
- Marmotte.
- Ma che risposta è? Ti ho chiesto se ti piace di più il bianco o il nero.
- Marmotte marroni.

miao miao miao miao miao

non c’è non è che mi ha abbandonato anche lui adesso miao come faccio se mi ha abbandonato anche lui adesso miao non so dovrei andare ancora in giro e sperare che qualcuno mi dà crocchette miao mi piacciono crocchette sono buone crocchette miao ma se lui non c’è io cosa faccio adesso miao forse dovrei andare a prendere a lui una lucertola così poi lui mi vuole più bene miao no no no lo aspetto qua miao mi metto qua dove si siede lui e lo aspetto miao certo certo è l’unica cosa da fare miao io aspetto lui torna e crocchette tante crocchette miao mi piacciono crocchette ecco arriva quando c’è il rumore strano e  luci davanti muretto lui arriva miao ferma grosso animale nero che dorme quasi sempre davanti muretto poi lui scende e mi dà crocchette miao che bello ora io salto sul muretto e aspetto a lui miao sì che bello è lui miao aspetto miao ora salto sul grosso animale nero che dorme quasi sempre e lui sta fermo là un po’ miao io allora gli do le zuccatine lui mi fa coccole poi entra e mi dà crocchette miao che bello crocchette miao miao miao miao miao e infatti croc purr purr purr

Non sono mica noccioline

The complete Peanuts #1The complete Peanuts #2

Con ottocento pagine di Peanuts in viaggio verso casa tua, il futuro già sembra un po’ migliore.
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Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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