Archivi del mese: luglio 2009

[pausa] Una ballata triste per il giullare stanco

Poco fa una macchina è passata a tutta velocità e mi ha inzuppato i vestiti. Sono fradicio dalla testa ai piedi. Forse mi dovrei incazzare, però sono troppo stanco per incazzarmi. E poi, in fondo è colpa mia, che mi metto seduto sul bordo di un marciapiede in piena notte. Manco passa l’autobus qua. Cosa aspetto?

Il giullare si posa una mano tra i capelli bagnati e guarda la pozzanghera di fronte a lui. L’acqua sporca gli passeggia sul volto.

Poco fa è passata questa macchina, a folle velocità, e i vestiti di questo folle si sono ingrigiti d’acqua e fango. I colori, vari, si sono spenti. E mi sembra d’aver capito tutto, mi sembra d’essermi reso conto che, io, povero folle di un giullare, sono un caso perso.
Sono un giullare e non ho più voglia di far ridere nessuno. Fare il mio mestiere, oggi, mi fa male.

Il giullare guarda alla sua destra, si porta le mani al ventre, si dondola un po’. E’ estate, ma c’è vento. Ha freddo.

Tanto tempo fa, questo lavoro mi piaceva, mi piaceva far ridere gli altri. Perché in verità io sono una persona cattiva. Sfrutto il mio dono. Io faccio ridere gli altri, perché m’aspetto sempre qualcosa in cambio. Non so se è proprio del tutto vero e forse è che sono solo un po’ ingenuo. Forse sono buono invece e voglio mascherarmi, un altro po’, come se già la maschera del giullare non bastasse da sé. Forse c’è che così è tutto più facile e io sono solo un vigliacco.

Il giullare si mette una mano in tasca. Tira fuori qualcosa. La soppesa, guarda in alto verso il lampione.

Poco fa, ho tirato fuori dalla tasca un sacchetto con dentro del tabacco. Ho preso una cartina e mi sono fatto una sigaretta. Poi l’ho buttata nella pozzanghera e sono rimasto là a fissarla mentre s’inzuppava anche lei. No, è che io non fumo, però farmi da solo le sigarette mi ha sempre affascinato. costrusci da te una cosa che fa male, ma neanche tanto. Una piccola dose di morte, giusto un assaggio. Sarebbe una cosa per punirmi, per farmi male; ma per punirmi ulteriormente io non la fumo.

Il giullare guarda la pozzanghera e non fa niente per diversi minuti. Inutile guardarlo, non farà niente ancora per tanto. E’ solo tempo perso.

Domani, comunque, tornerò a far ridere… credo. Non lo so, non voglio saperlo… so però, che adesso dovrei andare a casa e dormire. Ma non mi va. Se mi addormento sarà già domani. E’ incredibile a credersi, lo so, questo lo so… è incredibile a credersi, ma seduto qua sul ciglio di un marciapiede, zuppo, e con la compagnia di una sigaretta, zuppa, adesso sto bene.

Il giullare dopo un po’, si alza ed esce di scena.

Gli eroi grazie ai quali fu inventato il paracadute

Forse non tutti sanno la vera storia degli eroi grazie ai quali fu inventato il paracadute. E quindi mi sa che visto che ho iniziato così la so io e ve la devo raccontare. Si aprirà dopo il lancio? Quanto può reggere? l’atterraggio come sarà? Sono solo alcune delle domande e dei dubbi che si avevano… e come per ogni cosa, l’uomo, ha usato gli animali. La cagnetta Laika, la scimmia che non ricordo dove venne mandata e perché, il paguro Nelson, Paperoga, il topolino nel labirinto di Faraday in Lost… ma ci sono altri eroi, dimenticati, a cui l’uomo deve molto.
I gorilla.
E questa è la loro storia.

All’inizio, fu un disastro, un vero disastro. Prima che si usassero i gorilla, si era provato con degli enormi sassi intorno ai sessanta chili (dato che l’uomo perfetto pesa così). Il lancio andava perfettamente (giustamente, essendo il peso perfetto), la discesa anche. L’inconveniente che venne riscontrato era che un sasso non ha coscienza e quindi dopo 137 test uno studioso scoprì il teorema, definito poi in suo onore, di Rittemberg che dice: un sasso, lanciato da un aereo risulta non essere proprio in grado di tirare la maniglia per far aprire un paracadute. E tocca il suolo con un tonfo sordo.

Sì provò quindi con varie cose, le più ricercate,le più strampalate. Vennero mobilitati molti geni e premi nobel e solo per citare alcune di queste… beh, vi posso dire: enormi sassi da sessantacinque chili, enormi sassi da settanta chili, enormi sacchi pieni di sassi per un totale di sessanta chili… enormi sacchi pieni di piume, che incredibilmente, pesavano sempre sessanta chili; anche messi a confronto con un sasso da sessanta chili pesavano uguale. Da qui si scoprì così che, ma cazzo, un chilo di sasso e un chilo di piume pesano uguale, perché è sempre un chilo (il famoso enunciato di Valacchioni). Ma questi sono discorsi tecnici… e a noi interessa il lato umano, il cuore. E quindi ora parleremo di Franklyn. Franklyn era stufo della situazione. Ed era anche uno scienziato. Franklyn un giorno escogitò un metodo che a tutti parve geniale. Lanciò un sasso da sessanta chili dall’aereo. E di seguito si buttò a sua volta. Disse che avrebbe tirato lui la maniglietta. A questo, nessuno… nessuno aveva pensato e fu quindi molto ammirato per questa soluzione così banale, sotto gli occhi di tutti, ma a cui nessuno – nessuno! – aveva proprio pensato. Nessuno, cazzo. Aggiunse Valacchioni. Franklyn aveva collegato una corda alla maniglietta del paracadute del sasso e la tirò. Fu un successo! Un trionfo! Il paracadute del sasso da sessanta chili si aprì. Tutti applaudirono, feste, trenini… poi si resero conto che Franklyn non aveva un paracadute, si guardarono attoniti, le pizzette e lo champagne ancora in mano, e lo videro sfracellarsi giù, secco, con un tonfo sordo al suolo. Si scoprì così che anche un uomo di sessanta chili fa un tonfo sordo sfracellandosi al suolo (secondo teorema di Rittemberg), quindi non tutto fu poi vano. E se anche per miracolo avesse potuto salvarsi, beh, questo non lo sapremo mai, in quanto poi il sasso da sessanta chili gli atterrò addossò. Sasso che tutt’oggi è ancora lì a mò di mausoleo, per ricordare il coraggioso gesto di Franklyn. E per pigrizia.

Ed è qui che arrivano loro.
I gorilla.
(E questa è la loro storia…)
(pathos…)
(hype…)
(bla bla bla…)

Gunga viveva nella sua giungla. Ogni giorno le solite cose da gorilla, ci si spidocchiava con gli amici, si batteva ripetutamente il petto per un paio d’ore, a volte anche tre o quattro, si saliva sui grattacieli, si tiravano barili a idraulici baffuti… un vita un po’ semplice e ripetitiva, ma in fondo bella. Onestamente ho esagerato con l’hype e il pathos e i vari bla bla bla e me ne sto rendendo conto solo adesso che non so come andare avanti con la storia (non che io la stia inventando, è che devo reperire fonti), quindi trasleremo Gunga e i suoi amici Gorilla subito nella base militare dove vennero utilizzati. La verità è che la paga era buona: 83 banane al mese. A quei tempi con una banana ce ne compravi due. E quindi bastò che due persone fossero mandate là, nella giungla, a chiedere aiuto ai Gorilla che questi accettarono subito di buon grado. Ovviamente Gunga non era stupido e si fece anticipare subito la metà. Quarantuno banane e mezza. Che usò per comprare ottantatre banane. Poi centosessantasei. E via così.

Appena arrivati, Gunga si mise subito al lavoro: mangiò infatti trentasette banane. Provarono a nascondergliele un po’ ovunque per avere la sua attenzione, ma era impossibile, lui annusava l’aria, urlava “BAH-NNAH-NNAH!” e battendosi il petto e zompettando riusciva sempre a trovarle. Lasciarono perdere Gunga quindi e proseguirono con gli altri suoi colleghi. Ma senza risultato. L’aereo arrivava su, il gorilla si buttava giù. Tonfo secco, una pettata assurda… ma niente paracadute aperto. Nessun gorilla morì in questi esperimenti, proprio grazie al fatto che sbattendosi il petto per due ore minimo al giorno di fila avevano sviluppato dei pettorali allucinanti. Arrivavano giù come un missile. STONF. E si rialzavano. Poi di nuovo su. E quindi giù. STONF. Su. Giù. STONF. E via così. Ci vollero circa due anni per arrivare alla svolta.

Un giorno tutti i gorilla erano in permesso premio. Tranne Gunga che non aveva mai fatto niente a parte sbafare banane per due anni. Nessuno capisce ancora perché mai venne tenuto alla base per ben due anni; ma comunque quel giorno al cadetto Brembosky venne un’idea.
Guardò Gunga negli occhi e gli fece un discorsetto niente male. Ci infilò dentro un sacco di belle parole tra cui patria, amore, fratellanza, camion e sbattiuova. Gunga non ci capì un cazzo, ma proprio un cazzo di niente e riflettendo entrò in catalessi. Brembosky lo imbracò per bene, lo portò su con l’aereo e mentre Gunga ancora rifletteva lo buttò giù. Mentre era in aria Gunga cominciò a sentire un odore inconfondibile. BAH-NNAH-NNAH! C’era una bah-nnah-nnah là, da qualche parte! Uscì così dalla catalessi, prese a battersi il petto e a dimenarsi in volo, finché non la scorse… AVEVA UNA BANANA SU PER IL CULO! Ci vuole poco a capire come cadde nello stratagemma di Brembosky. La banana era collegata alla maniglietta del paracadute. Non appena Gunga la tirò via, questo si aprì.

E fu così che grazie ai gorilla, e in special modo a Gunga, fu inventato il paracadute. In seguito Gunga venne utilizzato in altri esperimenti ed è sempre grazie a lui (e alle banane con le quale veniva profumatamente pagato) che abbiamo cose come i cotton fioc, le manine appiccicose che si trovano nelle patatine, il portaombrelli, le 500 sporting e lo sbattiuova. Purtroppo un giorno venne trovato nel suo appartamento morto, secco che più secco non si può. Aveva ingurgitato una dose di banane troppo elevata e si era cagato anche l’anima.

Da questa storia ho imparato tanto e così anche io adesso metto la banana un po’ ovunque (nel frullato ad esempio). Ma con moderazione.

The Hangover

The Hangover

Se avete intenzione di andare al cinema una di queste sere, beh, date una chance a The Hangover (una notte da leoni)… vale tutti i soldi spesi per il biglietto. Cioè, se mi conoscete un po’, avrete capito quanto possa essere musone e scassacazzi a volte (e snob e spocchioso), ma oh, ho riso dall’inizio alla fine. E pure nei titoli di coda.

La sorpresa dell’anno, non me lo aspettavo proprio.

Invito alla lettura

Ma gli organizzatori dell’evento, per caso, intendevano fare una cosa così brutta e inutile per far venire la voglia di rimanere a casa a leggere? E’ questo l’invito alla lettura che intendevano? No perché bancarelle tante eh, ma collanine, magliette, calamari, caramelle, biliardini… ma i libri? Due ne ho viste di bancarelle di libri: in una c’era roba talmente assurda che nemmeno per fare uno scherzo goliardico andava bene, l’altra aveva i prezzi pieni e mi chiedo che senso abbia fare ‘ste manifestazioni, come quella triste a piazza del popolo delle piccole case editrici (che per lo meno fa qualche promozione, ma sono stand, semplici stand) quando siamo in periodo di saldi e ogni libreria vende tutto sottoprezzo… comunque ci ripasserò che sotto, lungo il fiume, non avevo fatto caso ci fosse altra roba… mi ero così annoiato che dovevo assolutamente correre a casa a leggere qualcosa. E a mangiare 15,60 euro di caramelle, mi fa male la testa solo a guardarlo quel sacchetto…

In una bancarella c’erano magliette talmente brutte che chi le vendeva ha detto a lud_wing che era meglio la sua camicia… che ha una tasca sulla schiena, e ho detto tutto.

In ogni caso, meglio ‘ste serate a passeggiare per roma, all’aperto, che andare in discoteca. Dio… è vero… mi lamento di tutto -  e passeggio -, sono un vecchio…

EDIT: forse se mettevano, chessò, una mascotte… tipo un enorme libro aperto di peluche, che te varchi i cancelli e ti viene incontro abbracciandoti che poi ti ritrovi dentro a mò di segnalibro… ecco, così era già più una ficata…

Un caffè?

Caffè...

ops…

Fine di un’era

Non sono più 56kappato.

Mi fa molto strano.

Io… io non sono più 56kappato. No, niente, non mi suona proprio. Nemmeno se provo a pronunciare la frase in una forma diversa… che già così, con la negazione di mezzo verso la cosa che più non sono, mi scombussola. Faceva un po’ figo dire “io ho un 56k”. Anche perché nessuno sa più che voglia dire e quindi ti faceva sentire sfigato ma in maniera molto speciale. Che va tanto di moda.

Per me era la norma dovermi deprimere perché volevo vedere un video da 30 secondi su youtube e non potevo. O frignare perché chi aveva l’adsl e poteva seguire telefilm del cazzo o film australopitechi non lo faceva e non sapeva quanto era fortunato… e io no.
Qualche giorno fa, poi, il colpo di fulmine. Letteralmente, un fulmine si è fottuto Kappy, il mio modem-amico, eroe di tante navigazioni… colui che per due mesi scaricò faticosamente ma coraggiosamente Totoro in giapponese, sottotitolato in italiano. Colui che ogni settimana mi portava l’episodio della terza serie di lost appena uscito in ammeriga. Bei tempi. Anche per Lost. C’è gente che mi conosce da dieci anni qua su internettopoli che è disorientata quanto e più di me: flarin->56k era un assioma incontrovertibile. Una legge divina su cui si basava l’intero sistema e che adesso che è stato cancellato non si sa ancora quali e quanti danni o miglioramenti porterà all’umanità intera. Sempre che non sia passato troppo tempo, la mia escalescion verso il supermeganerd è stata fin troppo rallentata e non so se sia ancora fattibile. Vedremo in questi giorni, ora sono troppo impegnato a fissare i file che scarico e a fare le finte telecronache come se fossero in gara.

Ma che poi, con Kappy era tutto più poetico, tutto assumeva contorni più vivi. Se aprivo una pagina, prima appariva il testo. Poi la header. Poi si formava lo spazio per le immagini. Quindi, eccole lì, le immagini. Era una conquista insomma. Tutto era una faticosa conquista e perciò una stupida foto di Shannyn Sossamon da 800*600 una volta scaricata del tutto me la custodivo in una cartelletta avidamente, come un tesoro. Il mio tesssoro… gollum gollum! Senza contare che se una ti diceva che un film, telefilm, album era bello, tu potevi cucciolosamente dire: “se mi dici che è bello me lo scaricherò volentieri, ma eh, sai, io ho un 56k ci vorrà un po’ per farti sapere…” e il caffé con scambio cd/dvd era garantito. Non che io l’abbia mai fatto; era solo un esempio.

Adesso, una settimana fa, Tre, se ne esce con ‘sta chiavetta da 300 ore al mese. C’era molto su cui riflettere, due anni di contratto, penali in caso di rescissione, potrò fare p2p? Succederà, come sempre? che firmo il contratto e mi portano l’adsl o il wimax? eccetera eccetera?
Poi, arriva il colpo di fulmine. O forse Kappy s’è suicidato per ammore… Kappy, oh kappy! Amico mio! Non temere – kappy  (amico mio.) – sarai sepolto in qualche scatola sull’armadio con i dovuti onori; a fianco a Picettino e all’atari 2600. Non ti butterò mai e un giorno narrerò di te ai miei nipoti, e ai loro, e ai nipoti dei loro nipoti. E via così. E sai perché lo farò Kappy? Perché così non morirò mai… mi sembra ovvio. Ma nemmeno tu, Kappy.

(Questo post è stato scritto in un stato di sovraeccitazione incontrollabile e con gli occhi sgranati a palla… si può notare dalla alta – più del solito – percentuale di cazzate scritte a ruota e su cui poi lo “scrittore”, un individuo molto serio e a modo, scuoterà la testa per giorni.)

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

Iscriviti

Annuario

  • 2012 (1)
  • 2011 (64)
  • 2010 (44)
  • 2009 (43)
  • 2008 (32)
  • 2007 (22)
  • 2006 (13)