Archivi del mese: giugno 2009

50%

Quando conosciamo una persona nuova è come se ci consegnassero una scatola, un bel pacchetto regalo, un baule; qualcosa di chiuso insomma. Io, quando succede, questa scatola – che più o meno me la immagino grande così per capirci -, me ne sto là a farla zompettare tra i palmi delle mani e, piano piano, coi suoi rumori sordi di chissà-che-cosa-c’è-dentro, me la vedo aprirsi sempre di più. Poi la ripongo, perché non è che puoi startene là tutto il giorno a far zompettare una scatola eh, mica. Quindi torno il giorno dopo o poco più in là magari, e ripeto le mie manovre. E via così. Il fatto è che… finché la scatola è chiusa mi va bene. Ma se comincio a vedere tra gli spiragli qualcosa che mi piace, la curiosità cresce e per far aprire del tutto la scatola a volte combino dei disastri che definire clamorosi è eufecosico. Dico a volte, perché anche se c’è sempre un 50% in tutto, e io in genere riesco a beccare il 50% sbagliato in ogni situazione – sbagliata – qualche imbroccata giusta l’ho avuta anche io dài; quello di beccare il 50% sbagliato è il mio secondo talento. Il primo è quello di riuscire sempre a dire la cosa sbagliata nel momento sbagliato alla persona sbagliata. Come adesso. Ed è questo talento che uso per far aprire la scatola quando cresce la curiosità. Ovviamente, io, essendo anche uno che vede solo nero quando le cose vanno storte a valanga – sbagliata -, ora sto esagerando. A mente lucida – succede -, comunque credo che se si imbrocca il 50% sbagliato e si riesce ugualmente a tirare avanti, va bene così; anzi meglio… tanto di guadagnato. Io sono proprio un tipetto fortunato quindi.

Percorsi a caso

Apro gli occhi e sembra una stanza, è in penombra. Mi avvicino al muro e lo percorro accarezzandolo con due dita. I miei passi rimbombano nel vuoto, riempiendolo. Ecco, ho finito: non ha angoli, mi ritrovo dentro una specie di cilindro. Non sembra un ambiente molto vasto, ma non capisco quanto non lo sia.
Mi frugo in tasca e trovo un pennarello rosso. Tolgo il tappo, appoggio la punta sul muro, premo leggermente e traccio un segno verticale.
Rimetto il tappo, ripongo il pennarello nella tasca ed eseguo nuovamente la mia misurazione. Faccio dei passi un po’ lunghi che secondo me corrispondono ad un metro. Ne faccio sessanta. Poi ritrovo il segno rosso. Non ci sono porte. Guardo in alto e non si capisce dove e come finisca il soffitto. A parte nel nero. Mi trovo dentro una stanza cilindrica chiusa col soffitto infinito la cui circonferenza è sessanta metripassi. Ok, va bene.
Stacco la mano dal muro e mi dirigo verso quello che dovrebbe essere il centro della stanza. Ossia circa nove metripassi. Quindi mi siedo in terra. E si accende un faro che mi illumina. Guardo verso l’alto e non si capisce da dove venga la luce. Mi volto verso sinistra, abbasso gli occhi, quindi anche il viso: c’è un pallina, rossa, al mio fianco. La tocco con un dito e rotola. Sembra di gomma al tatto; allungo la mano, la prendo e comincio a farla rimbalzare sul pavimento. Toc toc toc. Mi viene da ridere, ora mi ricordo dove mi trovo. Quante volte l’ho già fatto? Qua funziona così: tiri la pallina di gomma, a caso, addosso al muro; sul quale si forma un ingresso partendo dal punto toccato dalla pallina. Ti alzi e cominci a camminare nel corridoio, che a volte è lungo, a volte più corto, dipende. A volte è illuminato, a volte no. A volte ci sono finestre, altre no. A volte nelle finestre c’è qualcuno o qualcosa. A fine corridoio trovi una porta. Però senza chiave non entri e la chiave devi cercartela nel corridoio. A volte è facile, a volte no. Se trovi la chiave puoi proseguire e via così. Se ti stufi e vuoi provare un altro percorso torni indietro e ti ritrovi qua, come me, a giocare con la pallina. Toc toc toc. Che comincio a pensare non sia poi così noiosa.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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