(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Una vita piena
Io sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno. E non c’è niente che ho bisogno. Il mio lavoro è stupendo e la gente con la quale devo interagire è veramente piacevole, carina, simpatica, intelligente… a volte mi sembra quasi di non lavorare. Mai una volta che ci sia stato un minimo disguido sui pagamenti e anzi, a volte mi capita anche di ricevere più soldi… ma è anche una scocciatura, onestamente, perché ho talmente tanti soldi, che non so più che farmene. Ovviamente, avendo trent’anni sono sposato, da poco, e con una modella laureata in filosofia e lettere moderne che mi sprona dalla mattina alla sera perché non vede l’ora di leggersi un mio nuovo racconto (vuole farmi pure le cosacce, ma mi sono un po’ stufato di questo sesso e non so come dirglielo). Tra l’altro, che stupido, dimenticavo di dire che potrei anche non lavorare più, in quanto ho pubblicato quattro libri e vivo di rendita col ricavato delle vendite, dei contratti per i libri futuri e per i diritti sul nuovo film che faranno sul mio primo libro, che tra l’altro sceneggerò e dirigerò io. Sì, quel film di cui si "dice" che Natalie Portman abbia cercato in tutti i modi di farsi scritturare per conoscermi… ma io ormai sono innamorato e comunque, non so, lei non mi piace più come prima.
I miei due figlioletti sono uno spettacolo; l’altro giorno io e flarin junior abbiamo giocato insieme col trenino mentre la piccola flarinette faceva finta di essere una passeggera e si inventava le peggio storie. Che matta quella flarinette. La sera poi, dopo la favola della buonanotte per i bimbi, io e mia moglie ci siamo visti un film nella nostra sala cinematografica privata. Ovviamente ha insistito per farmi un lavoretto mentre guardavo il film e l’ho lasciata fare (che palle a volte però).
E insomma è una vita piena, bella, alle volte mi sembra pure d’avere troppo… sembrerebbe che niente possa scalfire la mia serenità… eppure una cosa c’è. C’è, e s’insinua tutte le mattine, partendo dal basso, mentre mi metto le scarpe… o la sera, quando me le levo… mi guardo i piedi (col destro ho segnato il gol col quale la Roma ha vinto la champions) e penso: ma sti cazzo di calzini, come devono essere? Bianchi e corti non va bene. Neri e lunghi nemmeno. Troppo trasparenti no, troppo spessi no, troppi colori no, le scritte no. Se ti pare d’aver capito come devono essere c’è sempre qualcuno che ti dice "ma che cazzo di calzini hai?"
Questa è l’unica cosa che mi cruccia insomma, e vi sarei grato se mi spiegaste come devono essere fatti dei calzini decenti perciò. Se poi vanno pure abbinati alle cose che indossi, beh, ditemi almeno cosa devo mettere coi jeans e le converse. Ma badate bene che i boxer scaciati di colori improponibili non sono disposto invece a mollarli.
Io mi fido solo degli sguardi
Le parole sono una bella cosa, è bello buttarsi là in una discussione con una persona; una discussione magari profonda, ma anche su cose leggere; basta che sia interessata. Io sono un tipaccio molto schivo, ma spesso mi capita di trovare gente che ha bisogno di parlare, e la lascio fare. Ben volentieri; fortunatamente ho un dono, di cui se permettete mi vanto: so analizzare le situazioni (altrui) e dare buoni consigli o semplicemente, se non c’è nessun buon consiglio da dare, non dico cazzate tanto per fare il figo; se ti devo dire che ti sbagli e ha ragione un tuo nemico, rivale, chissà-cos’altro te lo dico (questa è la cosa che più odiano di me); so almeno trovare qualcosa che rincuori un po’. Perché MI VA, mi va di rincuorare e perché so che sentirsi dire le cose come stanno fa malissimo. Ma se non te le dice nessuno, come fai? Continui così? Ah beh, ok, allora sono cazzi tuoi, io il mio l’ho fatto però.
Forse è solo voglia di sentirsi utile. Però mi rendo conto che ci sono ben poche persone che se lo meriterebbero. Oggi come oggi, se mi chiedessero di contarle, faticherei ad usare tutte le dita di una mano. Sono schivo anche per questo: perché mi dispiace dovermi mettere là a contare le persone sulle dita di una mano e vedere quanta gente non potrei contare e deve rimanere fuori.
Penso che questa cosa di starsene là ad ascoltare non riuscirò mai ad abbandonarla, mi piace anche per una motivazione personale… ossia stare là a scandagliare la cosa, vederne i perché, i percome; se ti piace scrivere puoi capire perché a me piaccia capire, non è nulla di così particolare alla fine. Io non voglio nulla in cambio, perché ci sto guadagnando anche io insomma. Mi basta vedere lo sguardo di una persona e capire che apprezza. Il problema della gente e che a volte è capace di dire cose bellissime, ma poi coi fatti fa ben altro. E pensa pure di essere brava a fregarti, o più che altro pensa di avere la coscienza a posto, perché tanto a te la cosa bella te l’ha detta. Ma non si rende conto che uno sguardo vale più di mille parole: è per questo che se anche sono un appassionato di social network preferisco di gran lunga risolvere le cose dal vivo piuttosto che con delle email o delle chattate, o piuttosto che al telefono; al telefono è pure peggio perché dopo un po’ mi sento stupido a parlare di cose serie e a guardare un muro.
Don Chisciotte
Ultimamente mi immagino spesso questo Don Chisciotte, che almeno in apparenza sembrerebbe essere più assennato. Questo Don Chisciotte, sa perfettamente che quelli là davanti sono solo dei mulini a vento e non dei giganti. Ma continua a combatterci. Li vede, vede le pale, vede i mattoni, vede i… le… vede anche tutte le altre cose caratteristiche dei mulini a vento insomma. Lo sa che sono mulini a vento. Lo sa, è appurato; l’ho sentito mentre lo diceva al suo Sancho Panza.
"Sai Sancho, lo so che sono dei mulini a vento."
"Ah. Ora mi sento meglio."
Però, questo Don Chisciotte, nonostante tutto, continua a spronare il cavallo e a combattere. E combatte, combatte. Combatte… Mi chiedo quanto sia più assennato.




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