Archivi del mese: marzo 2009

Il gioco dei tre foglietti

Vediamo…

1. non danneggiare gli altri
2. non danneggiare ciò che t’interessa
3. pensa ai cazzi tuoi

Mh… no, non va, credo che piuttosto sia

1. pensa ai cazzi tuoi
2. non danneggiare ciò che t’interessa
3. non danneggiare gli altri

sì, credo sia perfetto, a molta gente così va bene… oppure

1. non danneggiare ciò che t’interessa
2. pensa ai cazzi tuoi
3. non danneggiare gli altri

Credo sia la migliore, ma la due funziona meglio.

Gran Torino

Ecco… già che si parla di "Gran Torino" prendo la palla al balzo per dire che l’attesissima rubrica "philms" è stata purtroppo soppressa. Ma da quel dì eh… so che attendevate trepidamente il prossimo numero, però che vogliamo farci… pazienza. Sopravvivrete v’assicuro… c’è la botta iniziale, poi piano piano la si assorbe, ve ne fate una ragione, trovate un altro blogger cazzaro che scrive post cazzari sui film, vi innamorate dei suoi post e via così. Il problema è che sono state soppresse tante cose qua e non so più di che cavolo scrivere, ma ci rifletterò su.

Comunque, Gran Torino è veramente un gran film, e vorrei vedere, c’è anche nel titolo che è gran… come d’altra parte lo sono anche Milk e The Wrestler, gli altri due film che ho avuto il piacere di vedere con Viola (che a proposito, beccati questa)… The Wrestler cercate di recuperarlo, è ancora in programmazione, Milk non so se lo diano ancora… ma comunque, cavoli, andateci al cinema ogni tanto, basta con dialoghi del tipo "andiamo a vedere ponyo?", "sìììììììììì", e poi niente invece, perché non se ne può più.

Ma dopo l’esilarante premessa, parliamo del film.

Eastwood è magnifico interpretando consapevolmente la caricatura di sè stesso. All’inizio il film appare come una palla, detto proprio papale papale, e non riesco nemmeno a trovare la posizione giusta sulla poltrona e questo non aiuta proprio, ma poi il tono cambia e il contrasto tra il burbero reduce di guerra e i suoi vicini che non ho capito precisamente se siano coreani o cinesi o altro crea divertimento, interesse, curiosità… crea la pace dei sensi e trovo anche la posizione giusta – forse è questo -, e il film diventa splendido, solare – che brutta parola, mettetecene un’altra -, anche se pervaso da quella cacchio di malinconia… quella cacchio di malinconia… che bel film. Andateci. E attenzione perché quando Clint apre gli occhi fa davvero paura. Che schifo di post.

Un’altra storia di un altro euro

Davanti al solito kebabbaro, flarin e lud_wing discorrono amabilmente della vita, l’universo e tutto quanto su una panchina.

flarin: tu hai fame?
lud_wing: io sì.
fla: io no.
lud: ok, aspettiamo un po’.

fla: tu hai fame?
lud: eh sì.
fla: mh, io no.
lud: …e aspettiamo.

lud: adesso hai fame?
fla: eh no… te?
lud: eh, io sì.
fla: vabbe, aspettiamo solo un altro po’.

fla: hai sempre fame?
lud: …
fla: perché io no, però…

In quel momento arriva il solito venditore di calzini. Porge la mano a Lud che neanche lo guarda e comincia a esporre la mercanzia e i suoi problemi di vita. Evidentemente sentendoci parlare ha pensato che noi potessimo risolverglieli e così penso di fare un tentativo, la sua faccia mi è molto simpatica. Quindi gli dò la mano… però, a me i calzini che vogliono sempre vendermi, mi fanno schifo e quindi comincio a dirgli che mi spiace, ma non glieli compro. Allora, lui parte con la storia "almeno cinquanta centesimi che così mi compro il panino". Io guardo Lud con la faccia di chi ha appena raggiunto l’illuminazione e gli faccio a voce bassa: "che facciamo, glielo offriamo un kebab???" Mi sembra la trovata più geniale della giornata. Lud per tutta risposta decide di non guardare più neanche me. Così, deluso, molto deluso, per non aver riscosso alcun successo, tiro fuori mestamente il portafogli, ravano all’interno, trovo un euro e glielo porgo. Il tizio se ne va e io e Lud riprendiamo a disquisire dei massimi problemi.

lud: adesso hai fame?
fla: mh, no, però vabbe.
lud: oh vabbe, però se non hai fame…
fla: no, vabbe, se tu però hai fame… e poi ormai mi sono alzato.

Entriamo, chiediamo i nostri kebab, apro il portafogli e ridacchio.

fla: ah ah ah, la vuoi sapere una cosa buffa?
lud: …non me la dire che mi incazzo!
fla: ah ah ah, no, ma è proprio buffa, ah ah ha, mi manca un euro per pagare.
lud: AHHHHHHHHHH… LO SAPEVO.

E così, alla fine, è come se l’euro al tizio dei calzini lo avesse donato Lud.
E mi ha pure offerto parte del kebab. Due buone azioni con un colpo solo, non è un bravo ragazzo questo lud_wing?

Il fantasy ha rotto

Il protagonista vive in un villaggio sperduto fuori del mondo dove non sa un cazzo nessuno di niente. Ad un certo punto arriva un mago che gli dice che lui è figo e che deve però trovare la Spada con la quale dovrà uccidere Tizio (o un drago); "Ma io…?", "Sì, tu, perché bla bla. Sei discendente di questo e questo." Il protagonista è in genere molto ottuso. Deve essere ottuso e frescone, deve bersi tutto, o altrimenti la trama non va avanti. Tizio (o un drago) viene a sapere la cosa e la prende a male. Lo fa quindi cercare per ammazzarlo a sua volta. Il protagonista ammazza tutti – a sua controvolta – e arriva da Tizio (o un drago).
Tizio (o un drago) attacca la pippa del Grande Monologo del Cattivone (acquistabile a parte: in soli 2 volumi, che arriveranno comodamente a casa tua, tutte le scuse più classiche per conquistare il mondo usate dal cattivo. Da "al mondo conta solo il potere!" a "ho sofferto da piccolo…"). Il protagonista ammazza Tizio (o un drago) tra un caffè e una partita a minigolf mentale, mentre attende la fine del Grande Monologo. Torna a casa e a volte si sposa. Fine. Prima però è buona pratica far morire il mago e il gigante buono (conosciuto a un terzo circa del libro), amici di tante e tante avventure. Aggiunge quel certo alone di malinconia alla vicenda.

Partendo da questa base potrete scrivere anche voi il vostro fantasy. Buon lavoro.

A nessuno in particolare

La cosa più inquietante, che torna e ritorna, è vedere che alla fine le difficoltà sono sempre quelle, ed è inquietante, perché da una parte ti rode, dall’altra ti tranquilizza: in queste situazioni ti ci sei ritrovato spesso, conosci ogni singola sfumatura degli stati d’animo che ti creano e, paradossalmente, ci stai bene. Sai come potresti uscirne, perché a volte l’hai fatto, ma la consapevolezza di stare bene così e la paura dell’ignoto, comunque, ti paralizza e non fai alcun passo.
Poi d’un tratto
ti prende di matto,
(ahhh, la poesia!) e il passo lo fai, ma ci metti talmente tanta energia e soprattutto incoscienza che arrivato là, fissi la persona – o cosa – alla quale dovevi dire quello che dovevi dire – ovviamente a una cosa, in linea di massima, non dovevi dire nulla, qua si sta generalizzando – alzi il palmo della mano, apri la bocca da dove non esce nulla, ti fermi, scuoti la testa, tiri su le spalle. Ti volti. Sbuffi. E te ne vai. Io una persona così la definirei vigliacca. Poi fai te.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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