Archivi del mese: febbraio 2009

Come vendermi qualcosa

Dunque, per prima cosa, mi aggiro ore intorno alla sezione d’interesse. Supponiamo che io debba comprare un navigatore. Starò là, tipo un’ora e me li proverò tutti, premerò ogni cosa possibile, e leggero tutte le varie scatole. Alla fine, come sempre, sarò indeciso tra due modelli. Supponiamo che uno sia un tom tom, l’altro un garmin. Il tom tom costa 40 euro in più, ha praticamente le stesse cose, ma mi piace di più il software dell’altro. Sono troppo indeciso e quindi esco e vado a mangiarmi un hot dog all’Auchan. Mentre mangio dietro un vetro che dà all’interno del supermercato e deliro perso in cose assurde, decido che ok, compro il tom tom. Ce l’hanno tutti il tom tom, ci sarà un perché. Vado quindi dal commesso e gli dico che senti io volevo comprare il tom tom… però c’è pure quel garmin che… Mi scappa. Mi scappa che mi piace di più il software del garmin. Avevo deciso porcamiseria. Era fatta, dannazione, stavo comprando finalmente… stavo comprando… per di più lui, dice, che sì, guarda, trovo anche io che il garmin sia più bello e pratico da navigare. E qua vado di nuovo in crisi profonda. Torno all’inizio. Alle origini. Forse dovrò tornare anche all’auchan e mangiarmi un altro hot dog. Ma non mi perdo d’animo e faccio notare che però, sebbene costi 40 euro in meno il garmin ammanca delle mappe europee. Di cui onestamente non me ne faccio veramente un cazzo, ma vabbe. Lui, serafico,  mi spara quindi che ma veramente, guarda, c’è quel modello, sempre di garmin che costa anche 50 euro in meno, è in offerta, ed è praticamente lo speculare di quel tom tom che volevi. Se non meglio.
Mh, faccio io. Mh, fa lui. Quindi chiedo ma perché allora prendono tutti il tom tom? E ricevo un Sai com’è, la potenza della pubblicità.
La potenza della pubblicità… La po-ten-za del-la pub-bli-ci-tà. Soppeso sillaba per sillaba mentalmente. Mi sembra una risposta intelligente, onesta e sensata, penso. Però ancora sono indeciso, e qui lui aggiunge infine una cosa che mi rapisce definitivamente: beh, questo è anche l’ultimo rimasto. A cui non posso far altro che rispondere a razzo con uno squillante maddài? beh, ma allora è destino. Lo prendo.
Devi farmi credere che è una cosa messa apposta là per me, e solo per me, insomma. E questo è tutto. Quante avventure, eh? E niente, tutto qua. Il post è finito. Non leggere più adesso… non… basta… basta!

Dentro l’acquario

Ciao. Io sono un pesce. Come? Sì, un pesce. Sono un pesce e questa è la mia voce. I pesci non parlano? Ma che dite? E io allora? Volete sentire come fa un pesce? Così. Un’altra volta? Ecco qua. Ancora? Uff… sì, però questa è davvero l’ultima. Bene. Ora avete sentito il verso di un pesce; spero d’avervi cambiato la giornata. Io sono un pesce perché vedo tutto sfocato, acquoso… sì, magari è che sono solo un po’ addormentato, però… no no…  non ci sono santi, io sono, senza dubbio, diventato un pesce. Anche perché, ora sono qua dietro questo vetro, a mangiare il mio hot dog con ketchup e formaggio e a bere la mia coca e non sento niente. Vedo gente e non sento rumori. Quel vecchietto lì, col cappellino da baseball, tanto simpatico. Gli cade una mela, rotola rotola, silenziosa, e lui la raccoglie. Ora la rimette tra quelle in vendita di sicuro… no, la imbusta, incredibile. Onestissimo. Sei onestissimo vecchiè, complimenti a te. Mastico; di fianco a me si alza una tizia magrolina, tutta in tiro, carina, però, boh, niente non ho alcuna pulsione sessuale. Giuro. Anche se le guardo il sedere, e le cosce che scappano da sotto la gonna con spacco… ma che ne so, è una cosa così, per archivio diciamo. Va dall’altra parte del vetro, fuori dell’acquario, mette un passo dietro l’altro, i tacchi non li sento, e si allontana sculettando. Eccola che torna indietro, mi guarda, mastico, la guardo, mi guarda, la guardo. Butta una cartaccia nel cestino, mi guarda, la guardo, se ne va, si volta, mi guarda, la guardo, fisso; mastico. Se ne va. Le guardo il culo. Fisso. Finisco la coca, mi alzo, esco dal locale. Nuotando ovviamente.

Cose che mi straniscono e disorientano

Arrivato alla stazione, faccio per comprare due biglietti, do i miei bravi 10 euri alla bigliettara e questa, carina, dolce e tutte ste cose mi fa: – eh, no, mi spiace non ho da darti il resto. -
Il mio sgomento è grande. La guardo e il cervello elabora ma come fai a non poter avere il resto di 10 euri. Tu. Bigliettara. Tu bigliettara che vendi biglietti. Biglietti che costano 1 solo euro. Come puoi, tu bigliettara, non avere degli stracazzo di fottuti spicci da darmi di resto. Come puoi, tu, oh bigliettara mia, non avere una banconota da cinque euro e 3 miseri e schifosi euri spicciati. Come. Tu. Bigliettara. Vi odio bigliettare.
E quindi dopo aver elaborato tutto questo le sorrido e le dico: – ok.
Me la guardo, appoggio il gomito al bancone e penso no, bigliettara non finisce qua. Tu bigliettara mi farai un biglietto oggi, un modo lo troverò bigliettara. Sappilo, fattene una ragione. Tu mi farai un fottuto biglietto, bigliettara.
E quindi guardando la macchinetta sfornabiglietti le dico: – quella il resto di dieci non me lo dà eh?
- Eh, no – fa lei. La bigliettara.
- Mh, aspettami qua – Ti sistemo io, penso. Oh, mi farai il biglietto oggi… sappilo, sappilo bigliettara!
E mentre me ne vado le lancio uno sguardo di sfida.
Giro l’angolo e ci sono due tizi che ad un primo sguardo sembrerebbero due ubriaconi, mentre ad un secondo più attento, invece, sembrano due ubriaconi e pure strani.
- Scusate, avreste da cambiare 10 euro che… -
- No. – Il primo risponde secco.
- Ehh… no. – Il secondo lo vedo più titubante e quindi decido di attaccare lui.
- Porc… e adesso come faccio? – E mi guardo attorno smarrito. Indugio verso i tornelli. Mi riguardo attorno. Per terra, di nuovo i tornelli. Poi guardo lui.
- …ma… spe… E’ per il biglietto, no? – E si fruga le tasche.
- Sì. – Ho vinto, non si può resistere alla mia famosissima cucciolosmarrito no jitsu.
- Tieni. – E mi dà un euro.
- Ma, spe… – Sono un po’ sbigottito.
- Me li ridarai.
- E quando? Se ripasso…
- Massì, tranquillo. Se deve succedere, succederà.
Saluto entrambi e me ne vado tutto contento e incredulo a fare il biglietto. Sono meno bellicoso… Guardo la bigliettara, le do l’euro e faccio: – ecco qua, me l’hanno regalato. Un biglietto.
- Te l’hanno regalato?? – La bigliettara è più sconvolta di me. Evidentemente non sono l’unico a pensare che è strano che ti regalino un euro oggi come oggi. Non in quanto euro in sé, ma in quanto che è una gentilezza disinteressata non da poco.
E così, prendo il biglietto, e quindi il treno.

La sera, al ritorno, ho una saccocciata di monete da un euro. E dentro di me penso ma certo che se adesso ribeccassi il tizio e potessi ridargli l’euro sarebbe proprio figo.
E comincio a credere che la cosa sia possibile, sempre di più. A me in genere capitano cose un po’ strane da film, romanzo… e quindi che accada anche questa è plausibilissimo. "Eccoti l’euro, amico mio." Già mi vedo là, fighissimo, che mi sistemo il ciuffo di capelli e gli porgo l’euro. Lui mi dà una pacca sulla spalla e dice: "ma no, non serve davvero… è stato un piacere." "No no, prendilo." "Ok, facciamo così. Prenderò il tuo euro e se un giorno avrai nuovamente bisogno te lo ripresterò." "Ok! Ok, amico mio!" E via così. Una grande amicizia nata per un euro. Una storia commovente e d’altri tempi. Un film di flarin da un post di flarin. Titoli di coda. E mentre scorrono i titoli di coda mi frugo nelle tasche e salgo le scale. Prendo l’euro ed è ormai palese che avverrà ciò che penso. Comincio quindi a far saltare in mano l’euro – mi cade due volte essendo io incapace in tutte le cose manuali e che fanno figo – ed è sempre più evidente che, voltato l’angolo, vedrò il mio amico, sorriderò gigione e mi avvicinerò porgendo l’euro. Quanto sono figo, penso scuotendo la testa. Ecco ecco, il momento s’avvicina, sempre di più, sogghigno compiaciuto fra me e me, giro l’angolo e… non c’è nessuno.

Tutto iniziò così

- Allora… stammi bene a sentire, ti spiegherò come funziona. Chiaro?
- Sì.
- Tu ora mi starai a sentire, bene, e alla fine dovrai dirmi cosa vorrai fare.
- Ok.
- Dopo che ti avrò spiegato tutto dovrai dire "accetto", dopo che avrai detto "accetto", dimenticherai.
- Mh. Ok.
- Dunque, inizia tutto che tu nasci.
- Io nasco?
- Sì, nasci… significa che compari nel mondo, cominci l’avventura. E’ chiaro?
- Sì. Che inizia tutto.
- Esattamente. Tu nasci. E poi cresci.
- Io cresco. Cioè?
- Praticamente… appena inizi, dopo un po’ ti attaccano a delle tette e tu ne trai nutrimento, energie eccetera eccetera. E diventi sempre più grande. Fino a che non puoi fare tutto ciò da solo.
- Ah, ok. Mi sembra facile… una buona cosa. Tette eh?
- Sì, poi un giorno le ritroverai, ma in un altro contesto. E ti piaceranno pure di più, credimi.
- Tette… mh. Sembrano veramente una cosa buona.
- Sì… sì, molto buona. Ma non focalizzarti troppo su di loro, avrai tempo per farlo. Sempre che tu voglia accettare e non diventi gay.
- Gay?
- Lascia stare.
- Ok.
- Dove eravamo?
- Io nasco, poi cresco.
- Ah, sì, grazie. Nasci, cresci e poi incontri altri esserini come te.
- Ah, e perché?
- Andrai a scuola, dovrai studiare. Dovrai arrivare ad un punto in cui non farai più solo domande ma potrai dare anche risposte. Vivrai con loro, imparerete tante cose, giocherete insieme…
- Non ne capisco il motivo.
- Stimoli. Stare insieme alla gente ti dà stimoli.
- Stimoli…
- Sì, è una cosa che serve per migliorare e andare avanti.
- Va bene, questa cosa non mi è chiara, ma sembra bello.
- Molto, vedrai. Ci starai anche male se ti piacerà tanto e resterai solo.
- Solo?
- Come ora, pensa se io non fossi qui, a spiegarti tutte queste cose. Che faresti?
- Boh. Guarderei il buio?
- Probabilmente, non so. E ti piacerebbe?
- Mh…
- Meglio parlare con me o fissare il buio?
- Mh, prima mi piaceva fissare il buio… però… meglio parlare con te.
- Ecco, vedi? Tu ora hai delle soglie bassissime. Ora hai una cosa che ti piace e una che ti piace meno. Ma se accetti, vivrai tante cose e potrai scegliere quali sono più belle di altre. Per quali arrivare a piangere e per quali arrivare a sorridere. A volte, molte in verità, non potrai scegliere però e ti sentirai male, ma è una buona cosa anche questa.
- Sì? Ecco, questa… Non mi sembra tanto buona…
- Lo è, credimi…
- Non ne capisco il perché.
- Se tu potessi scegliere tutto, sceglieresti solo cose belle. Ma alla fine ti stuferesti di queste. Andresti in assuefazione. Invece se le cose capitano, sia belle che brutte, tu vivendole ampli i tuoi limiti, poni le tue soglie in punti più estremi. Subentra la sorpresa… che significa che tu fai delle cose e non sai come andrà. La sorpresa dà stimoli per continuare.
- Stimoli… E’ tutto uno stimolare insomma… forse mi sono più chiari ora.
- Sì, e vedrai, ancora non ti ho parlato della parte più bella di questi stimoli.
- Ah, pensa te.
- Riprendiamo. Tu a scuola imparerai delle cose e incontrarai bambini, come te, e bambine.
- Bambine?
- Sono come voi bambini, solo un po’ più carine.
- Ah ho capito. Hanno le tette.
- No, non ancora, per lo meno. Ma le avranno, diventeranno ragazze e ti innamorerai di loro.
- Mi innamorerò?
- Significa che penserai a loro, e vorrai passare tanto tempo con loro. Ci starai male, ma un male…
- Che però, è una cosa buona…
- Bravo…
- Mi innamorerò Perché avranno le tette?
- Beh, non solo per quello, ma almeno inizialmente influirà.
- Mh… forse ho capito il perché…
- Sentiamo, perché?
- Stimoli?
- Bravo!
- Sembra facile questa cosa.
- Beh, sì alla fine non è così complesso, ci vuole solo un po’ di culo.
- E’ tutto qua insomma? Perché io mi sa che accetto.
- Non è tutto qua sinceramente. Finite le scuole, dopo aver imparato, dovrai lavorare.
- Dovrò lavorare…
- Non sai minimamente di cosa stia parlando vero?
- Già.
- Beh, dove voglio mandarti, per vivere, per avere o fare delle cose sempre più belle, hanno inventato il denaro. Più ne hai e più stai tranquillo. In verità ritengo sia una cosa molto stupida questa, ma non voglio entrare in merito alla questione. Devi solo sapere che c’è questo denaro, che ti serve per vivere e che per averlo devi lavorare.
- Ma cos’è lavorare?
- Devi fare cose per altra gente.
- Beh, non mi sembra poi così brutto.
- Beh, fine a se stesso, vista così, non lo è. Però potrebbe capitarti di dover fare cose che non vuoi fare, ma dovrai farle per forza.
- E perché?
- Perché altrimenti non potrai vivere. Niente lavoro, niente denaro, niente vita.
- Ah già.
- E non solo… Ti ricordi la storia di innamorarti di una ragazza e voler stare sempre con lei…?
- Sì.
- Ecco, un giorno incontrerai quella giusta… e comunque avrete uno o due bambini.
- Accidenti. E come succederà?!
- Beh, questo te lo spiegherà tuo padre, o molto più probabilmente la tv, o qualche bambino più scafato…
- Tv?
- Una scatola dove vedi cose, ti ci piazzanno davanti sin da bambino.
- Wow.
- Sì, proprio wow…
- E "scafato"?
- Lascia stare. Comunque è tutta una questione di "stimoli".
- Anche qua? Alla fine sembra tutto stimoli e tette.
- Eh, più o meno… Comunque, poi invecchierai e alla fine morirai.
- Eh?
- Significa che arriverai alla fine dell’avventura e non ci sarai più.
- Oddio, sembra brutto.
- Mah, è un po’ triste sì, ma se c’è un’inizio deve esserci una fine.
- Beh, ma anche no.
- No no,deve esserci o poi diventa tutto palloso…
- …e addio stimoli. Tette… Bla bla bla…
- Esatto, quindi? Che vogliamo fare?
- Mi sa che non accetto più.
- Sicuro?
- Sì.
- Come vuoi, allora te ne resti qua tutto solo al buio, per sempre?
- Verrai più a trovarmi?
- No.
- …
- Allora? Ti vedo titubante…
- …
- Dài, ho altri centotré appuntamenti oggi. Me ne vado? Ok, me ne vado…
- Accetto. Ma mi sento un po’ preso per il culo.
- Adesso? Vedrai poi.
- Cos…
- E adesso nasci.

Un post molto divertente

Tanto tempo fa… ah, prima che inizio… non è uno dei miei raccontini fiabeschi, ok? Ok… dicevo, tanto tempo fa, ma neanche tanto tanto, avevo preso la malsana abitudine, per molti, di andarmene al cinema da solo il mercoledì sera. Ovviamente l’unico scopo di queste mie uscite, era quello di deprimermi a tal punto da decidere, una buona volta, di sbandare al ritorno per casa e fare un incidente da panico dove minimo finivo un paio di mesi in coma, di modo da potermi "vivere" un periodo abbastanza lungo in santa pace. Perché il coma? Beh, ammetto che ho sempre sognato di fare un post, dopo, che si intitoli "First Breath after coma". Ah ah ah, non è divertente questo flarin? Comunque, il problema del cinema da solo, è che nonostante la scelta di film spezza-anima e nonostante la bravura delle bigliettare bastarde che esclamano "uno???", quando chiedi un biglietto, e nonostante il capitare a fianco a coppiette che si sbavano e passano e schizzano ogni tipo di liquido addosso mentre guardi il film – e tu stai là con l’ombrello inclinato verso di loro -, purtroppo, non è successo mai niente. E che vogliamo farci? Sono un ragazzo fortunato. E’ evidente che ammazzarmi toglierebbe divertimento a qualcuno.

Mi resta sempre questa insana frasetta nel cervello, e che ripeto anche ad amici e conoscenti… "Mah, io comunque sono sicuro che andrà tutto bene". Ma pensandolo veramente eh. Sfido io che uno ti tiene in vita. E poi… sbraaa, giù mazzate. Non è divertente un soggetto così?

Ovviamente, sto esagerando, è solo un po’ di amarezza (il mio è solo amarismo, cercate di mettervelo in zucca, io mi scarico così, non sono pessimista, vittimista e quant’altro, ecco. No, non sto sbattendo i piedi, sarà qualcos’altro che fa rumore). So perfettamente che non esiste nessuno che tiene i fili e che decide per me. Solo che più vado avanti e più mi fa ridere. Sembra che esista, mi sento preso per il culo. Io, ogni tanto, mi fermo, sorrido e mi guardo intorno. Cerco le telecamere. E penso ditemi la verità, sono Truman… dài, vi ho scoperti e adesso con voi non ci gioco più. Poi mi passa e torniamo amici. Ok, è passata, visto? E’ solo che a volte mi sembra di tornare sempre allo stesso punto – mi manca il respiro – e questo mi fa impazzire, impazzire gonfio… tornare allo stesso punto, senza prendere le 20000 lire poi, e… e… e che cazzo, questo doveva essere un post dove scrivevo dei miei dubbi su cosa andare a vedere domani sera al cinema. Era pure molto divertente. Giuro. Vi scrivo il dialogo che ne stava scatenando la stesura:

flarin: mercoledì vado a vedermi uno di questi: Il dubbio, Milk, Australia o Revolutionary road.
Yuri Gagarin: REVOLUTIONARY ROAD o MILK… Australia chi l’ha visto mi ha detto che un’endovena di morfina nei coglioni è meno noiosa (puoi citarmi nei tuoi post sul cinema).
flarin: mmm… sì, australia so che è una mezza mattonata sui testicoli, ma mi attira ugualmente… sarà che non ne ho più bisogno (dei testicoli, dico).
Yuri Gagarin: metterei anche questa tua splendida citazione nel post dopo aver visto australia.
flarin: dici?
Yuri Gagarin: sì.
flarin: sai, ora sto postando queste cose.
Yuri Gagarin: sì, beh, te l’avevo consigliato.
flarin: sì, ma tu ora non sei più lo Yuri Gagarin vero… vero tra virgolette, ora sei uno Yuri Gagarin creato da me.
Yuri Gagarin: fammi capire. Quindi ora io non sono me, ma sono te che fingi di essere me?
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, regolare.
flarin: … la finzione che si fonde con la verità in un dialogo costruito per generare finzione partendo dalla verità ipotetica ma che ancora deve avverarsi.
Yuri Gagarin: stavo pensando la stessa cosa.
flarin: ma sai cos’è ancora più incredibile?
Yuri Gagarin: ho paura di chiedertelo, ma dimmi.
flarin: tu… Yuri, tu non sei nemmeno il vero Yuri Gagarin. Non sei un astronauta russo.
Yuri Gagarin: …
flarin: sì, è vero, mi spiace, sei solo un elicotterista appassionato di Uaz
Yuri Gagarin: …
flarin: è così, credimi. Un elicotterista. Appassionato di Uaz.
Yuri Gagarin: … quindi io ora sarei sempre te che fingi di essere me e non sono nemmeno colui che vorrei essere se fossi me e se fossi me sarei un elicotterista appassionato di Uaz che essendo però te in verità ora non so precisamente nemmeno cosa siano.
flarin: esattamente.
Yuri Gagarin: beh, io non sarò io, ma vorrei farti notare che hai palesemente sbroccato.

Era molto divertente, visto? Mh? Mh. Beh, secondo me lo era, ecco. No, non sto sbattendo i piedi.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

Se ti va scrivimi, non mordo. Bau!facebooki cazzacci miei!La mia libreriaLa polvere che mi resta addosso quando leggoLa mia musicail totale dei cazzacci miei più il vostro!qualche foto

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