(…hai già caricato tutto, rilassati, respira.)
Resto al Chievo Verona
Volevo rassicurare tutti i tifosi che nonostante le offerte di Genoa, Sampdoria e Napoli, che ringrazio comunque per l’interesse, ho deciso di restare e tentare di vincere coppa uefa e coppa italia con questa maglia. In settimana sono uscite fuori notizie assurde, e soprattutto infondate, su un mio litigio con praticamente mezza squadra: una scazzottata con Bogdani, un violento diverbio con Italiano e Marcolini… e non ricordo cos’altro. Tutte bugie. A parte che Bogdani, 1 e novanta per novanta chili, se mi mette una mano addosso mi fa diventare patè… Che non è un nomignolo da calciatore brasiliano. C’è stato un diverbio questo sì, ma niente di così eclatante. Giocando ambedue in attacco può capitare… E’ che a volte mi rode un po’ il culo di servirgli palloni d’oro che vedo sprecare malamente… e poi lui è un egoista… Ok, fra di noi non corre buon sangue. Ma nonostante questo siamo due professionisti, e se scendiamo in campo ambedue, beh, faremo di tutto per onorare la maglia e portare la squadra alla vittoria. Di sicuro – è palese – preferisco giocare con Gasparetto o Pellissier, ma non c’è stata, ribadisco, alcuna scazzottata. Sono un po’ "fumino" e lo sapete, tre espulsioni e otto cartellini gialli in venti partite la dicono lunga, ma non non sono un violento (e soprattutto non sono stupido… ci tengo alle ossa). Con Italiano e Marcolini, siamo amici e usciamo anche la sera assieme a Mengoni e Aldegani. La sera che i tifosi ci hanno beccato a "litigare", in realtà stavamo solo discutendo, un po’ animatamente forse, su cosa fare dopo cena. Io volevo andare al cinema a vedere un film coreano sottotitolato (a caso, uno qualunque) mentre loro volevano vedere "Vacanze in Madagascar".
Tutte queste notizie di un mio voler abbandonare la squadra, sono trapelate solo per un motivo: cercano di destabilizzare l’ambiente e farmi svendere dal Chievo. Qua a Verona hanno creduto da subito in me e ora se le altre società mi vogliono devono pagare i soldoni. Altrimenti resto qua fino a fine contratto, nessun problema. Sono arrivato in nazionale col Chievo a soli diciassette anni e la standing ovation e l’abbraccio dell’allenatore dopo il quinto goal in coppa uefa non possono essere dimenticati. A proposito dei cinque goal in coppa, vorrei rispondere qua alla lettera inviatami dalla signora Pina, tifosa del Verona.
Ciao Flarin, ma come mai in coppa hai segnato cinque goal in sei partite e invece in campionato hai fatto goal solo domenica, dopo ben dodici giornate? Il campionato italiano è troppo tosto per te? Chievo merda. PS: Mia figlia ti trova carino. Mah.
Signora Pina, apprendo da lei che il Verona esiste ancora. Dov’è? In serie C? La ringrazio dell’informazione e attendo ulteriori notizie. Soprattutto riguardo sua figlia.
Stasera ci sarà il ritorno di coppa italia contro la Fiorentina… a Firenze sarà dura difendere l’1 a 0… ma veniteci a sostenere, ci conto. Noi ci proveremo. Nonostante giochi Bogdani.
Forza Chievo.
Gli insegnamenti del maestro Miyagi
"Maestro, non riesco, la mia vita è fuori fuoco."
"Quando la vita è fuori fuoco torna a base della vita."
Il maestro giungeva le mani e chiudeva gli occhi.
"Pregando?"
"Con respiro. No respiro, no vita."
E anche io e Daniel giungevamo le mani e respiravamo come il maestro Miyagi.
Non esiste il dolore, non esiste l’amore. Non esiste né felicità, né tristezza. Esiste solo respirare o non respirare. L’attimo che respiri e l’attimo che non lo fai. La vita è questa. Magari sembrerà triste… ma tu respira, placati… e ti renderai conto che la tristezza non esiste. E soprattutto non esistono dolore e amore: sono solo impulsi elettrici o cazzate tipo ormoni. Ecco, questo, questo è importante da ricordare. Importatissimo. E con un po’ d’allenamento li si può controllare. Lascia andare gli impulsi che ti piacciono, controlla quelli che non ti piacciono. Respirare. Respira. E’ dura, lo so. Ma, ricorda… hai già caricato tutto, rilassati, respira.
Pensieri di George Foreman e di un maratoneta
Il 30 ottobre del 1974, a Kinshasa, in Zaire, si disputò uno degli eventi sportivi più famosi della storia: The Rumble in the Jungle. Muhammad Ali affrontò uno strepitoso e terribile George Foreman nel tentativo di riconquistare il titolo che gli fu tolto per motivi politici anni prima. Muhammad Ali era in declino ed aveva perso contro Frasier e Norton: due pugili che Foreman aveva tirato giù a cazzotti nel giro di due riprese. Foreman arrivava da quaranta vittorie di cui trentasette per ko. Foreman era fottutamente il favorito, non c’era storia, ma nonostante tutto, tutto il pubblico inneggiava ad Ali. Ali bomayè! Ali bomayè! Centomila anime unite insieme nel coro "Ali uccidilo". E quando qualche notte fa mi sono ritrovato a rivedere questo film, ho pensato… ma porcocane, ma Foreman come l’avrà presa? Alla fine anche lui era di origini africane, ma l’amore per Ali e per quello che rappresentava era troppo grande… grandissimo. E poi Foreman era un burbero, era una macchina da guerra imbattibile… impossibile tifare per lui contro Ali. Ma secondo me, Foreman, l’implacabile George Foreman, sotto sotto ci stava male… e si vedeva. Ali lo sfotteva sul ring e lui continuava a tartassarlo come una furia, non perché lo sfotteva, ma perché Ali si permetteva di dirgli tante cose anche perché forte del suo pubblico. Ali non era solo. Foreman sì. Foreman era più bravo, ma era solo… e me lo vedo là, che ferma l’incontro, allarga le braccia, e chiede spiegazioni. Urla, cose insensate, spinto dalla rabbia e dal dolore. Guardatemi, sono io il campione, non Ali! Ho buttato giù Frasier come fosse un sacco di patate! Guardatemi… ma perché mi odiate! Ma, oh, ma che sono bianco? Sono anche io negro come voi! Guardatemi! Guardatemi! E si tira giù i pantaloncini.
Il fatto è questo: Foreman era un campione e anche Ali. Ma c’è chi nasce campione e chi nasce anche Ali.
Ho poi quest’immagine… di un maratoneta, che corre sotto la pioggia, stanco, non si sa da quanto corre. Ma corre.
Io sono un campione. Pensa. Ma ora eccomi qua. Con questo dolore giunto all’improvviso. Ero ai primi posti; poi la fitta. E rallento. Adesso non vedo più i primi dieci, e neanche i primi cento; non riesco proprio a vederli. Mi sto classificando proprio di merda. Ma io corro. Non mi fermo, assolutamente. Aspetta che la fitta sparisca e quegli stronzi li passo tutti. Già me li vedo che si chiedono… ma cos’è? Una moto? Una macchina? Ma le strade non erano chiuse al traffico? No, belli miei, tranquilli, rilassatevi. Risponderò loro. Ero solo io, il campione.
Untitled#08
Scrivo scrivo scrivo… scrivo sul quaderno, "scrivo" su file txt… apro il pannello e scrivo post che non invio, scrivo stupide e-mail che invio e non invio, scrivo fastidiosi sms… che invio e non invio… scrivo scrivo scrivo, non si sa perché e quanto cazzo scrivo. Scrivo mentre mangio, con la forchetta; mentre mi vesto, mentre mi lavo e se mi lavo; mentre sto nel letto, mentre dormo e se dormo; scrivo con le unghie sulle braccia e sulla schiena. Scrivo ovunque, con una magica e fantastica penna invisibile che sputa costantemente inchiostro… come se non fosse possibile fermarla, come se eiaculasse dolore. E se potessi, se fosse possibile, se servisse a qualcosa soprattutto… me la pianterei nel petto questa magica e fantastica penna. E lo squarcerei… e infilerei una mano dentro, scaverei fino a trovare qualcosa, qualunque cosa, e tirerei via tutto quello che c’è e che non c’è più.
Untitled#07
E anche il frigorifero c’è: e ronza: e che palle. Ma almeno adesso sta qua e funziona. Non ricordavo ronzasse così tanto, mah, pazienza. La macchina del gas non la si può ancora usare: devo cambiarle dei pezzi, che ovviamente, non sono facili da trovare essendo vecchia e stravecchia. Ma sta qua pure lei. Sarà divertente cercarli, una figata. C’è la tv, senza antenna, ma pazienza, mi serve solo come schermo. Ha il tubo catodico, è vecchia e stravecchia anche lei, ma ha 29 pollici, mica 2, e la ps2, non la 3, ovviamente, ce la usi, e il lettore dvix pure… e tanto basta direi. C’è la radio, sia mai che… no? E in realtà la presa dell’antenna c’è, ma sta nella parete opposta… beh, basta rimediare un cavo sui cinque-sei metri e ci siamo, tante volte. E poi, c’è una sedia a dondolo. Boh, c’era e ce la lascio. Tavoli e sedie ne ho a iosa sulla verandina. E c’è un armadio enorme, che non posso portare fuori, se non smontandolo pezzo per pezzo come ho già fatto col comò e altre cose. Un culo così, per dio. Ma non si può buttare, questo deve esser conservato… evvabbe, ti conservo allora, ma diventerai una credenza. Una credenza immensa con le stampelle dentro, figo… ci appendo gli spaghetti magari. Ah, e ci sono pure delle altre stampelle… quelle da gamba rotta… purtroppo non mie. Eh, lo so. Ho sempre sognato di spaccarmi una gamba o un braccio, ma niente, che devo dire… e c’è pure sto "bel" tappetone, in mezzo alla stanza che dà poi quel tocco… magari con dei cuscinoni… e sul tappetone ci sono io, sdraiato, che guardo la parete bianca, sopra la tv spenta, e direi che è un po’ vuota ‘sta parete… non fosse per quella lampadina da 60 watt dondolante a destra e per la sua gemella invisibile dall’altra parte. E quanto mi fa tenerezza quella lampadina solitaria, adesso, non si sa. Ok, però… direi che due faretti ci starebbero bene, e forse qualche lampada di quelle lunghe e fighette pure. Tranquilla lampadina, che non ti butto…
E direi che non mi manca niente, proprio niente, no… direi che c’è tutto…
Untitled#06
Logicamente, doveva nevicare perché, logicamente, era più poetico e melodrammatico. Era giusto così, talmente perfetta come scena da film da far ridere. E doveva farne almeno una decina di centimetri o sarebbe stato banale. E svegliarsi la mattina con la neve che fiocca così bella, dopo quella notte così inaspettata e così inverosimile, non è sano per niente. Non fa bene affatto e ti brucia e incenerisce quel poco che ti rimane tra petto e stomaco, che non so cosa sia, ma so che c’è, c’è sempre stato e sempre farà male. E darà fastidio. Vorrei non esistesse, vorrei essere uno di quelli che passa da una persona all’altra come se dovesse solo cambiare un paio di fottute scarpe. Ma non sarò mai così, purtroppo, e non riuscirò mai, mai, a vendicarmi con nessuno e di nessuno. E tutta questa cenere si depositerà sempre di più, arrivando fino alla gola e soffocandomi e uccidendomi pian piano. E non vedo l’ora succeda, perché vivere è bello, ma vivere così è una fatica immensa, porcodio.




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