Archivi del mese: aprile 2008

Titoli di coda

C’è nell’aria un’aria da titoli di coda. The end. Il film è finito, le luci s’accendono, le uscite, sono là. Se volete uscire uscite; se siete quei tipi che devono vedere tutto, che devono sapere se la canzone del tema principale era dei Sigur Ròs o dei Mogwai, restatevene pure seduti. Un po’ però, ché è l’ultimo spettacolo, qua si chiude, siamo stanchi. Se volete la scena Bonus, no, non la troverete, questo non è un film con la scena bonus.
C’è nell’aria una clima di rassegnazione, pensavate fosse serenità e invece no. E’ come uscire da una grotta, tutti infreddoliti dall’umidità, uscite dalla grotta e il sole vi accarezza. La pelle viene solleticata e un brivido vi esplora il corpo. Etciù! Vi scappa uno starnuto, vi sfregate le spalle, pelle d’oca; vi lacrimano gli occhi, dal sonno, per la luce. Per tristezza.
C’è nell’aria un’aria da titoli di coda, una naturale conclusione, una conclusione che uno sceneggiatore decide di mettere anche a dispetto di ciò che pensava ci stesse meglio. La storia era pensata per essere finita in un certo modo, ma poi ha preso vita, ha deciso di evolversi a modo suo… Alla fine si arriva ad un punto in cui si pensa che ci sta bene l’ultimo, di punto. Ma forse combattendo un po’ con le frasi, si potrebbe arrivare al finale che si voleva, essere soddisfatti. Ma ancora forse, invece, è meglio accontentarsi e assecondare le parole che hanno deciso di portarti alla conclusione.

Ecco, e io mi sento così insomma. Più o meno, per diviso.

Lo sai, è che non lo ricordi.

Poniamo per assurdo che possa verificarsi una simile discussione.

ore 15,59

- Ti aspetto alle 8, allora, ciao!
- Ma come alle 8, io volevo vederti stasera!
- … Eh. Alle 8 di sera. Sei simpatico!
- Le 8 di sera? Come le 8 di sera?
- Non sai cosa sono le 8 di sera!?
- Esistono anche di sera le 8? Da quando?
- Le 20!! Ma mi stai coglionando? Dài, mi stai coglionando.
- No.
- …
- …
- …
- Ahem, ma come fai a calcolarle?
- …basta fare + 12? 8 + 12 = 20, 9 + 12 = 21… e via così?
- Ah, ma spetta… + 12!! Le 20, le 8, stessa cosa, ma di sera. Massì, ora ricordo.
- …
- Sai… a volte le cose le sai, è che non le ricordi.
- Sai… ora che ci penso, infatti, stasera avevo già un impegno…

Decisamente un esempio molto idiota, non c’è che dire.
Alle volte mi capita di pensare a quanto spreco di cellule cerebrali o locazioni di memoria che dir si voglia dobbiamo sottostare ( e non sto parlando del caso di questo post. Al momento). Cioè, ma se io una cosa la so. L’ho studiata. Perché devo dimenticarla? E perché a volte riaffiora così? Ad cazzum? Prima ti serviva e niente, non te la ricordi, poi stai, chessò, arando un terreno, segnando un gol a calcetto, friggendo la pancetta per una maxicarbonara e ti viene in mente come si facevano gli scoubidou.

Ma a che cacchio mi serve ora? A me serviva prima quando volevo far colpo su una e farle un bellissimo portachiavi per dire… non ora che sto rifacendo il letto, sempre per dire. Regalare uno scoubidou è una cosa che pochi machi possono permettersi, se l’avessi ricordato prima, sarebbe stato decisamente più utile.

A volte le cose le sai, è che non le ricordi. Ma che vuol dire? Ma allora non le sai più. E però no, invece, le sai proprio… perché se leggi qualcosa, vedi un film, o ascolti la radio, o parli con qualcuno, magari dopo dieci minuti pensi: “occacchio, ma io questo libro l’ho letto”. Se, ovviamente, ci riferiamo al primo esempio della lista, perché se stai parlando con qualcuno e te ne esci così, beh, non è carino che uno ti parla della sua pessima giornata e tu gli dici: “occacchio, ma io questo libro l’ho letto”. Pare che pensi ai capperi tuoi. E se mentre lo dici ti scapperi pure questo non migliora la tua situazione. Lasciamelo dire.

Lo sai, è che non ricordi. Mah. E io suppongo che tutte queste cose che uno sa e non ricorda però occupino ugualmente memoria e riducano la possibilità di apprendere; forse è questo che rallenta le nostre capacità d’apprendimento una volta passata l’età bambinese. Dovrebbe esserci la possibilità di poter decidere cosa cancellare. Tipo, chessò, la faccia di Calderoli. Voglio dimenticarla. Bzzz. Il Padre nostro. Voglio dimenticarlo. Bzzz. E in quello spazio recuperato ci metto la formazione del Genoa con tanto di riserve per aggiornare Pro evolution soccer. Per dire. Purtroppo non è così facile perché senno, chessò, voglio cancellare questo post. Bzzz. Per dire… Per dire cosacacchioche?

Io l’avrei detto in maniera banale

…perciò, per una volta, beccatevi una citazione.

Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finchè non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.

[Alta fedeltà, Nick Hornby]

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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