Archivi del mese: novembre 2007

Il sentiero delle spighe di grano

Il capitano mi ha detto di tenerla d’occhio. A me. Con questo elmetto troppo grande e questi capelli davanti agli occhi. Non so perché mi permettano di tenere i capelli così lunghi, ma tant’è. Il capitano ha detto proprio a me di tenerla d’occhio: a me, con questa giubba strappata, senza bottoni… Sì insomma, proprio a me… con la magliettina nera fuori dei pantaloni e i pantaloni che state visualizzando mentalmente che sono proprio bucati. Anche sulle chiappe. Mi spiace. Ragazzi siamo in guerra… mi spiace… meno male che sotto indosso dei mutandoni marroni enormi, in compenso. Mi ha detto di tenerla d’occhio e io lo faccio, senza inutili domande, perché al capitano io e i miei commilitoni dobbiamo tutto. Mettiti in viaggio, mi fa, e tienila d’occhio. Ma che scherzi? Io lo faccio… lo faccio chessì. Proteggila, promettilo. Lo prometto chessì, ripeto serio e quasi offeso, ma che scherziamo? Mi mette una mano sulla spalla e mi sorride. E io vado, fuciletto in spalla, piccolo soldatino contento, perché l’ha chiesto proprio a me. Il capitano si fida di me.

Le spighe di grano ci circondano. Lei cammina sul ciglio sinistro della strada, io su quello destro. Silenzio, nessuno dei due parla. Ogni tanto noto che mi guarda, dopo un po’ di volte non resisto e mi volto anche io… e non capisco chi sia, non l’ho mai vista in vita mia. Sopracciglio alzato, mi squadra, mi scruta, mi soppesa… poi mi sorride e mi sento rinfrancato. Finalmente l’ho ritrovata, mi viene da pensare. Ma ripeto, non so chi sia. Continuiamo a camminare, mi sveglio e dopo due settimane di sogni strani non muoio né io né lei; nemmeno un piccolo coma o una gamba rotta. Il capitano stavolta ha fatto bene! Sono stato bravissimo: ho svolto impeccabilmente il mio compito. Ne sono lieto.

Se mai dovessi suicidarmi

Sicuramente non sarebbe impiccandomi, perché mi verrebbe troppo da ridere… Immaginerei la scena in cui si vede la sagoma di Homer che dondola sul muro, poi l’inquadratura si allarga e Homer in realtà stava solo schiaffeggiando una lampadina e vatti a ricordare perché lo facesse.

Ché poi se non hai fortuna di romperti subito il collo è un’agonia tremenda e ti si rovinano pure gli occhi… ho sentito dire che i capillari scoppiano e anneriscono tutta la parte bianca. Non mi piace proprio e c’è anche da dire che una volta ho rischiato d’affogare ed è tremendo sentirsi una morsa alla gola, l’aria che manca… troppo lungo e doloroso… no, non ci siamo… Quindi questo esclude anche il poetico buttarsi da un ponte o in qualunque pozza piena d’acqua, ché io non so nuotare e morirei sicuramente, ma la lotta sarebbe tremenda e snervante. E ribadisco, dolorosa, e non voglio soffrire andandomene.

Sempre sul buttarsi da qualche parte, escluderei anche da un grattacielo. La sensazione di volo deve essere stupenda, penso che nemmeno sia doloroso una volta che ti splatti in basso, tanto è forte l’impatto, ma serve appunto un grattacielo enorme, perché se è troppo piccolo magari ti salvi – vabbe in quel caso non è un grattacielo – e resta però il problema della lunghezza della cosa: cadere da un grattacielo può essere lungo, troppo lungo, troppo tempo per pensare. Poi ci ripensi, ma ormai sei lì. Una volta ho scritto un raccontino su uno che si butta da un grattacielo, se lo leggi la prima volta sembra la cosa più stupida del mondo, secondo me invece è una delle poche intelligenti che abbia scritto, se non l’unica. Almeno così me lo ricordo, poi succede sempre che se rileggo cose vecchie vorrei solo bruciarle.

Quindi ricapitoliamo: impiccato no, affogato no, buttarsi no.

Un’ipotesi affascinante è quella dell’overdose. Mai provata la droga pesante, ma una volta venuta meno la paura dell’ago e l’ansia di iniettarsi quel liquido, penso che sia un bel viaggio, ci si dovrebbe spegnere come dormendo. Eviterei la cocaina, perché sniffarla e crepare col naso bianco sarebbe ridicolo, eviterei anche le pasticchette perché, boh, mi sa di troppo artificiale. Non che una siringa sia cosa di natura, ma è meno moderna. Mi sembra ridicolo anche mettere la testa nel forno (e poi io ho quello elettrico) e collegare un tubo alla marmitta dell’auto. Anche perché ho i polmoncini delicati e già mi dà fastidio lo smog e le sigarette, ma figuriamoci…

Quindi direi che l’overdose per ora vince. Ma siamo arrivati invece a quello che più m’affascina in assoluto: tagliarsi le vene e infilarsi in una vasca. L’unico problema è che io sono traumatizzato dalla vista del sangue; da piccolo soffrivo di epistassi e ho perso praticamente metà biennio scolastico tra un’emorragia e l’altra. Un paio di volte però ho quasi rischiato di restarci secco, perciò so com’è il torpore che arriva ad un certo punto… ti scordi di tutto, ti senti in pace col mondo. Una sensazione che per uno come me è una rarità assoluta; credo di esser stato in pace col mondo solo quelle due volte, soprattutto una in cui mi ritirarono su: ero sdraiato in bagno, schiena sul muro… (ricorda qualcosa quest’immagine?)

Però non mi spiego perché si dica che se ti tagli le vene è meglio mettersi in una vasca piena d’acqua che è più veloce e meno doloroso. Quel meno doloroso non riesco ad afferrarlo. Forse dipende dai tagli? Boh, in ogni caso appunto i tagli mi frenano, mi fa troppo senso tagliarmi i polsi, ma mi affascina talmente tanto che ho deciso che se mai mi farò un tatuaggio sarà in quella zona, tipo per esorcizzare. Così magari sarò pronto.

Alla fine penso che, almeno per ora, l’unico modo resti il banale, classico "imbottirsi di sonniferi". Ti spegni dormendo, senza dolore… direi che c’è tutto. Certo son sempre pasticchette, ma è più poetica come immagine.

Però vabbe, sarà per un’altra volta. Adesso la mia vita è piena: ho riscoperto le fette di pane burroemarmellata e non posso più farne a meno. Alla fine, la vita non è altro che un connubio tra burro e marmellata, tutto qua. Basta trovare la marmellata o il burro e spalmarsi su una fetta di pane. 

(Tasso di fraintendimento del post: 90%)

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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