Archivi del mese: agosto 2006

Tormento

Quattro anni fa mi comparve un bozzetto sotto la mandibola. Precisamente a sinistra. In quel periodo il mio nonno materno era ancora in vita. Mio nonno ha vissuto gli ultimi tre mesi di vita da me ed io finché ho potuto ho cercato di stargli accanto. Stava su un lettino in salone, perchè non poteva fare le scale. Noi le camere da letto le abbiamo di sopra. Già era tanto se poteva scendere da quel trabicolo infernale per pranzare con noi figuriamoci se poteva fare le scale. Il tumore si era espanso in tutte le ossa, gli provocava dolori lancinanti. A mio nonno per farlo stare bene decisero di dargli delle medicine. E quelle medicine lo cancellarano mio nonno. Mio  nonno era un tipo rubicondo e gioviale, era l’anima delle feste. Su quel lettino era diventato uno scheletro irascibile ed io quello scheletro lo accudivo, gli cambiavo le flebo e i sacchetti del catetere. Insistevo perché mangiasse. Ci parlavo e gli dicevo tante cazzate, tante bugie. Lui non mi credeva e si arrabbiava, poi a volte tornava lucido e in quegli attimi di lucidità, mio nonno mi sorrideva, ci provava almeno. E chiedeva scusa, a me a mia nonna e mia madre. A tutti. Ci chiedeva scusa perché la vita con lui era stata così stronza. Intanto quel bozzetto sotto la mandibola mi si gonfiava. Dopo due giorni era diventato qualcosa di preoccupante e così mi trascinarono dal medico che mi mandò immediatamente a fare un’ecografia. L’ecografo disse che poteva essere un’adenoma, ma che quasi sicuramente era benigno. L’ecografo non mi disse altro, non diede nessun’altra diagnosi. Tornai a casa e ricordo che c’era il sole quel giorno e ricordo anche che un raggio di sole così caldo sulla pelle non l’ho mai sentito più. Probabilmente ho un tumore pure io pensavo. Ma la cosa mi scivolava dentro senza brividi di paura. Non me ne fregava un cazzo di niente. Mi ricoverarono in ospedale e tra l’attesa del posto e di fare l’intervento chirurgico per quasi un mese me ne stetti col dubbio di cosa avessi. Non era niente, per l’appunto e così tornai a casa giusto per vedere spegnersi quel che era rimasto di mio nonno.

Mi ricordo che appena mi vide tornare, mi chiese come stessi. Io risposi che non era nulla, che stavo bene ora.  In quei giorni era diventato, giustamente, egoista. Ma non è giusto dire giustamente in quanto non era più veramente lui. Non si rendeva conto di quanto mia nonna e gli altri si spaccassero in quattro. Non poteva. Vedere che però per un attimo era tornato in se e si era preoccupato per me mi rese felice e là ho capito quanto è importante la figura del capofamiglia. Da parte paterna avevamo perso l’altro mio nonno un anno prima e s’era sfasciato tutto. Da parte materna invece… Fu uguale se non peggio.

Dopo pochi giorni, mio nonno, fu portato via da casa. Ricordo che era in uno stato al limite dell’umano e ricordo anche che gli ultimi giorni ho sperato che morisse il più presto possibile.

Non è tollerabile che una persona debba soffrire così tanto, io non capisco che senso abbia.

Stanotte questo episodio mi tormentava. La mia vita s’è come spenta quattro anni fa. Per tre mesi non ho fatto altro che scandagliare la mia mente sul senso della vita, sulla religione, sulla morte e su tutte le cose correlate senza cavarci un ragno da un buco se non una visione realistica che molti bollano come pessimistica e basta. Forse giustamente. Perché da quattro anni io mi sono come spento, non riesco proprio a farmi una risata di cuore, a divertirmi in compagnia.  Mi cago il cazzo sempre, se sto da solo dopo un po’ mi stufo, se esco dopo un po’ mi stufo e voglio stare da solo. Non ho ancora trovato come sprecare questi pochi attimi che ci sono stati concessi, anche perché non riesco più a concentrarmi come si deve e a metterci l’attenzione e la voglia che occorrono. Tutti i miei progetti sono congelati a quel periodo.

E adesso che mi sono sfogato, buonanotte.

Si spera.

Hai presente…

Hai presente quando calpesti una merda? Quella merda inutile, che non solo non servirà nemmeno a concimare, ma che è pure dannosa. Quella merda che si sollazza sull’asfalto ben mimetizzata e che ti si attacca alle scarpe. Hai presente? Dai, quella che per levarla ti serve il famoso bastoncino di ghiacciolo. Oh, hai capito? Facciamo conto di sì, perchè io proseguo. Insomma, quella che poi ti devi appoggiare a un cartello o un lampione a raspartela via e, magicamente, in quel momento passano tutti quelli che non devono passare per guardarti e sbeffeggiarti mentre tu cerchi di staccartela sempre con più dedizione dalla suola; tu stesso, a quel punto, ti sentirai una merda. In quel momento passerà il tuo capo che già ti reputa un lavativo e un imbranato e scuoterà la testa, perché "lui lo sapeva"; passerà quella a cui "batti i pezzi" da anni che riderà di te; passerà pure la tua ex con le sue amiche e faranno la solita faccia "è un cretino, ma lo sapevamo". Ah, passeranno pure i tuoi amici e ti faranno girare i coglioni perchè ti prenderanno per il culo. Ti gireranno i coglioni perché non capiranno cosa hai passato finora. A quel punto avrai pietà di quel pezzo di merda solo, inutile e dannoso e che però poteva far crescere qualche fiore almeno, ma non ce l’ha fatta, vuoi per la sfiga di essere stato cagato sulla strada asfaltata, vuoi per la sfiga di essere stato calpestato… e, eh sì, a quel punto avrai pure il rimorso di averlo calpestato quello stronzo.

Colui che scrive qua.
Nel blog, non il verso della papera.

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